Visualizzazioni totali

domenica 11 gennaio 2009

Testate nel muro


Per molto meno, in un Paese civile si scatenerebbe un'ondata di indignazione.
Da noi, la notizia passa inosservata.

PROSEGUE LA FASCISTIZZAZIONE

Leggete qua sotto, si commenta da sé.

«Onorificenza ai repubblichini»
Insorgono i partigiani
Paola Di Caro
Corriere della Sera
09-01-2009
ROMA — L'idea appare semplice e, in tempi di riscoperta patriottica, tale da mettere d'accordo tutti: la proposta di legge numero 1360 che sarà esaminata a giorni dalla commissione Difesa della Camera e che è stata presentata da parlamentari del Pdl tra i quali Cristaldi e De Corato di An, chiede che venga istituito un «Ordine del Tricolore», come «atto dovuto verso tutti coloro che impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della "bontà" della loro lotta per la rinascita della Patria».

Dell'Ordine, dovrebbero far parte tutti coloro che abbiano «prestato servizio militare per almeno sei mesi in zona di operazioni delle forze armate italiane durante la guerra 1940-45», mutilati e invalidi, ex prigionieri o internati, partigiani gappisti e no ma anche «combattenti nelle formazioni dell'esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-45».
Arriva dunque per proposta di legge l'approdo di un cammino che negli ultimi anni in molti hanno portato avanti: quello della «pacificazione nazionale» tra vincitori e vinti, dell'equiparazione di fatto dei partigiani ai ragazzi di Salò, i repubblichini che seguirono Mussolini nell'ultima disperata avventura.

Equiparazione che peraltro i proponenti della legge vorrebbero non solo negli onori, ma anche nei vantaggi materiali che ne derivano: nel testo infatti si prevede una erogazione annua a partire dal 2009 di 200 milioni di euro come «adeguamento pensionistico» ai reduci della guerra o eventualmente alle loro vedove, un vitalizio insomma. E siccome la legge Finanziaria non prevede tale stanziamento, si dà mandato al ministro dell'Economia di reperire altrove e in fretta le risorse.
I primi ad insorgere sono stati i partigiani dell'Anpi, che terranno martedì prossimo sul tema una conferenza pubblica alla Sala del Cenacolo (parleranno tra gli altri Giuliano Vassalli, Claudio Pavone, Armando Cossutta) e che denunciano «l'ennesimo tentativo da parte della destra di sovvertire la storia d'Italia e le radici stesse della nostra Repubblica con un ddl che equipara partigiani, deportati e militari ai repubblichini di Salò», tentativo peraltro fallito nella scorsa legislatura con un pdl analogo. Ma anche dal Pd (che pure aveva visto un suo esponente, Paolo Corsini, sottoscrivere il testo e in seguito ritirare la firma) ieri si sono levate le voci scandalizzate del ministro ombra della Difesa Roberta Pinotti e di Roberto Zaccaria, che parlano di «gesto di gravità inaudita che suscita profonda indignazione », di «palese e goffo tentativo di stravolgere la storia», insomma del «peggior revisionismo possibile » non estraneo a «un pezzo riconoscibile dell'attuale maggioranza di governo», come si deduce dalle dichiarazioni passate di «Alemanno e La Russa».

«Non c'è niente di scandaloso nè di immorale - ribattono i consiglieri romani del Pdl Cassone e Gramazio - : è un atto dovuto, la sinistra vuole solo riportare alla luce antichi rancori». Anche il presidente della Commissione Difesa, Edmondo Cirielli, ribatte al Pd, e accusa gli avversari di non «aver fatto alcuna opposizione» all'inserimento del pdl tra quelli da esaminare. E il fatto che lui, da presidente, sia anche relatore del provvedimento è dovuto solo «alla delicatezza del tema trattato».

lunedì 15 dicembre 2008

Oggi come allora


CORSI E RICORSI 
adunoceanic

Ciò che non tutti sanno è che – fatte le debite differenze – la situazione che stiamo vivendo non è molto diversa da quella che precedette, a cavallo tra otto e novecento, l’affermarsi dei movimenti autoritari di estrema destra.

Già negli ultimi due decenni dell’ottocento, la sinistra era percorsa da un aspro dibattito, al centro del quale un quesito dominava la scena: Marx aveva ragione o no? Il Marxismo era stato buon profeta, e le contraddizioni del capitalismo stavano scavandogli la fossa, oppure esso si sarebbe rinnovato, liberalizzato, e sarebbe sopravvissuto?
La domanda non era peregrina, visto che stavano venendo meno alcuni assunti di fondo del pensiero marxista. In effetti, le condizioni dei lavoratori stavano rapidamente migliorando in tutta Europa, grazie alle lotte sindacali e all’affermarsi dei movimenti socialisti (oggi diremmo “miglioristi”), che accettando di fatto il capitalismo come sistema lottavano per renderlo egualitario. Si andava un po’ ovunque verso l’istruzione minima obbligatoria e il suffragio universale. Ben presto si sarebbe iniziato a parlare di Welfare State. In una situazione di tal genere, inevitabilmente l’attrattiva della rivoluzione perdeva di fascino agli occhi delle masse.

Inaugurando una prassi che sarebbe stata la croce (autoinflitta) della Sinistra per i successivi dodici decenni, essa si spaccò in due: Bolscevichi e Menscevichi, collettivisti e miglioristi, insomma tra rivoluzionari a tutti i costi e “socialdemocratici”.

I primi avevano come scopo il rovesciamento dell’ordine esistente, oramai non più come mezzo per ottenere parità di diritti e democrazia in senso materialista (che era poi il messaggio di Marx), ma come fine in sé. I secondi, più pragmaticamente, lottavano per aprire tavoli di trattativa.  Marciare divisi per colpire uniti? Quando di fece, funzionò. Il potere costituito, spaventato dalle tendenze rivoluzionarie, preferì aderire alle richieste dei moderati, facendo larghe concessioni. Ma alla lunga gli oltranzisti della rivoluzione si incattivirono, via via radicalizzandosi sempre più, finché si ebbe la scissione dei comunisti dalla casa comune socialista, in un clima che proprio in quegli anni, avendo come detonatore la Prima Guerra Mondiale, avrebbe portato alla rivoluzione sovietica.

Alcuni massimalisti, deprivati delle ragioni storiche della rivoluzione bolscevica in occidente, frustrati nel loro desiderio di rovesciare su basi marxiste l’ordine costituito, delusi dall’esito tutto sommato pacifico della lotta di classe, spostarono l’asse dalla lotta su scala internazionale: se non si poteva far la rivoluzione contro il capitale, si poteva fare la rivoluzione contro altre nazioni più ricche. Non per caso il fascismo attecchì nelle più povere delle potenze occidentali (Italia, Spagna), e il Nazismo nella più disastrata, mentre nelle nazioni più ricche ebbe solo tiepide simpatie, generalmente in chiave antibolscevica.  

Chiedo scusa ai lettori per il lungo preambolo, ma è qui che volevo arrivare: desidero far osservare come fu dal ventre dei duri e puri di estrema sinistra che uscirono i fascismi. Fu dalla protesta più radicale che uscì Sorel, e dopo di lui Mussolini. Il tutto mentre la destra si cullava nell’illusione di poter governare il loro radicalismo estremo, e la sinistra pensava di fare opposizione con l’Aventino.

Seguiranno altri post sull’argomento, ma chiedo ai lettori: non ci vedete qualche somiglianza con il quadro politico e sociale che stiamo vivendo?

mercoledì 3 dicembre 2008

Avviso ai naviganti


PAUSA

DSCF0264




Salve, mi chiamo Parsifal, sono il gatto di Dati e Fatti.
L'umano che vive con me mi prega di avvisare i lettori di questo blog che gode ancora di buona salute, nonostante gli attacchi di fegato che quotidianamente gli causano le facce del Cavaliere Nero e dei suoi reggicoda. Mi prega anche di farvi sapere che vi pensa sempre, ma che al momento è troppo impegnato sul lavoro per dedicarsi al blog - anche perché di cose da scrivere ce ne sarebbero sin troppe, e lui non ha tempo per fare le cose per benino. Contate fiduciosi di rileggere i suoi contributi al dibattito a partire dal 12 dicembre, più o meno.  Miao a tutti.

martedì 25 novembre 2008

Dopo che sono entrati i ladri in casa mettiamo le porte blindate


ItaliaOggi: Sicurezza, appena tagliati 22,8 mln
25-11-2008
di Nicola Colaianni e Alessandra Ricciardi
Dopo la tragedia di Rivoli, la Gelmini vara una task force per salvare 100 istituti a rischio
Erano stati tagliati da poco 22,8 milioni di euro dal capitolo per l'edilizia scolastica. Lo ha fatto la manovra di bilancio per il 2009, approvata dalla camera e ora all'esame del senato per il via libera definitivo. Intanto, però, è andato in scena un nuovo tragico incidente -quello di Rivoli, a sei anni dal crollo della scuola di San Giuliano di Puglie- con un morto e feriti gravi. E così si sono riaccesi i riflettori sull'emergenza degli edifici scolastici italiani. Gli ultimi report denunciano lo stato di fatiscenza degli oltre 42 mila edifici in cui studiano circa 8 milioni di ragazzi e lavorano 1,2 milioni di persone: Cittadinanza attiva, Legambiente, Uil scuola-solo per citarne alcuni- hanno evidenziato, con poche differenze, che più della metà delle strutture è a rischio. ItaliaOggi se ne era occupato martedì scorso, ricostruendo il dedalo di finanziamenti, competenze e dimenticanze che hanno contraddistinto l'ultimo decennio. Inevitabile, oggi, la polemica politica sulle responsabilità di una scuola che va letteralmente a pezzi: il centrosinistra rivendica l'edilizia come priorità: «Il governo Berlusconi ha ridimezzato i finanziamenti da noi deliberati», accusa l'ex viceministro all'istruzione, la senatrice Mariangela Bastico. «Noi stiamo investendo, basta leggere i nostri provvedimenti, il centrosinistra specula», risponde Maurizio Gasparri, capogruppo al senato del Pdl, che fa eco alle dichiarazioni del ministro Gelmini: «L'ediliza è una nostra priorità». Al momento non risultano essere in preparazione interventi governativi d'emergenza a carattere finanziario. Per fare ordine in materia, sanare le pastoie burocratiche e chiarire in modo definitivo le responsabilità e gli oneri economici, ai piani alti dell'Istruzione fanno affidamento sul federalismo. La riforma federale, che sta muovendo i primi passi al senato, infatti eliminerà del tutto la competenza statale in materia. Ma sarà un processo lungo. Al ministero intanto ieri si è svolta la prima seduta della task force voluta dalla Gelmini per individuare i 100 istituti a maggiore rischio sismico su cui intervenire, come prevede il dl 137. Il coordinamento degli interventi è stato assegnato al sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso. Il piano dovrà comunque tenere conto delle segnalazioni delle regioni e degli enti locali. Una nuova riunione dovrebbe esserci giovedì. Per un quadro completo della situazione è necessario disporre però dell'anagrafe degli istituti. Il ministro Gelmini è deciso a fare in fretta, ma l'anagrafe sarà completa non prima di gennaio 2009.
L'ultimo taglio
Il taglio finanzario di cui si parla in questi giorni è quello operato con la manovra di bilancio 2009. Riguarda la Missione Istruzione. Nel programma Programmazione e coordinamento dell'istruzione, nel macroaggregato Investimenti, si realizza una riduzione di 22,8 milioni di euro sul Cap. 7180 relativo ad investimenti per i piani di edilizia scolastica. I fondi in questione fanno parte dello stanziamento di 100 milioni di euro, previsto dalla Finanziaria 2007 (Comma 625 dell'art.1) per il 2009, con cui si finanziavano i piani regionali. Poiché i 250 milioni statali, per il triennio 2007-2008-2009, dovevano essere compartecipati in uguale misura dalle Regioni e dagli enti titolari delle costruzioni, Comuni o Province, la loro assegnazione era stata preannunciata per tutto il triennio in questione. Cosa succede ora che il governo provvede a tagliare una quota di questo cofinanziamento? Cosa succede ai piani in via di definizione e di realizzazione? Si dovranno riprogrammare. Insomma, il ministero dell'istruzione dovrà distribuire regionalmente i 22,8 milioni di tagli, e gli enti locali rivedere per intero i piani già deliberati.
Il crollo a San Giuliano
Con la legge finanziaria 2003 (dopo il crollo di San Giuliano) si previde, all'articolo 80, comma 21, di inserire un piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici, con particolare riguardo a quelli che insistevano sul territorio delle zone soggette a rischio sismico.
Questa iniziale previsione legislativa ignorava che le competenze programmatorie, in base all'articolo 4 della legge 23/96, spettavano alle Regioni, ai Comuni e alle Province e non indicava l'entità dello stanziamento. Questo impedì di fatto l'operatività del piano. Si rimediò con la successiva legge finanziaria 2004 quando al piano straordinario venne destinato un importo non inferiore al 10%delle risorse per le Infrastrutture, che fossero risultate disponibili al gennaio 2004. Si trattava di una somma pari a circa 500 milioni di euro. Poiché l'intervento era ritenuto di urgenza, venne definito un primo piano stralcio: comprendente 738 interventi a livello regionale per circa 194 milioni di euro. Il piano, concordato in Conferenza unificata Stato Regioni Città, fu approvato dal CIPE e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 agosto 2005. Un secondo piano stralcio di oltre 300 milioni, per circa 900 interventi, è stato adottato con le stesse modalità e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 aprile 2007, n. 83. Si sono così esauriti gli impegni per i circa 500 milioni previsti nel 2004.
Il dl Gelmini
L'articolo 7-bis, aggiunto al decreto legge 137/2008, apre una nuova partita. Voluto dal ministro dell'istruzione, MariaStella Gelmini, esso rifinanzia il piano antisismico, individuando uno stanziamento pari al 5% -e non più 10%- del piano per le grandi infrastrutture. Non è ancora dato sapere a quale somma la percentuale è da riferirsi. Lo stesso articolo prevede un recupero di somme stanziate nel passato a favore delle Regioni e per vari motivi non spese e prospetta un intervento riguardante 100 edifici a rischio sismico da ristrutturare con una procedura straordinaria. A questo scopo si utilizzano i 20 milioni di euro l'anno, per tre anni, che erano stati destinati dalla Finanziaria 2008 proprio per gli interventi di edilizia scolastica antisismica.
Le colpe locali
Ma ritornando alla materia del sostegno finanziario da parte dello stato si deve rilevare che saltato il piano 2002, finanziati in misura inferiore al passato i piani 2003 e 2004 (per un importo complessivo di circa 460 milioni di euro ), saltati anche i piani 2005 e 2006, gli enti locali hanno denunciato di trovarsi nell'impossibilità di rispettare la scadenze per la conclusione delle attività di messa a norma degli edifici. Per questo motivo la Finanziaria 2007 aveva previsto il rifinanziamento della legge 23/1996 per gli anni 2007, 2008 e 2009, rispettivamente con 50, 100 e 100 milioni di euro destinando il 50% delle somme alla messa in sicurezza delle scuole e chiedendo la compartecipazione in parti eguali a Regioni ed enti locali.
Quei fondi per il governo in carica ha tagliato per 22,8 milioni di euro per il 2009. Gli enti locali non hanno responsabilità? «Ci sono degli sprechi, i soldi in alcuni casi potevano essere spesi meglio e indirizzati sull'edilizia, ma da soli è impossibile farcela» ha ammesso il presidente dell'Unione province italiane, Fabio Melilli. Spetta infatti alle Province la competenza per le scuole superiori, ai Comuni per gli istituti della scuola dell'obbligo. Ma la messa in sicurezza, che comporta in alcuni casi rifacimento degli edifici, ha un costo elevato. Basti pensare che nell'ultimo anno la provincia di Roma ha stanziato 60 milioni per il settore. E non bastano.

lunedì 24 novembre 2008

Spagna scrocefissa!


Spagna: giudice toglie crocefissi da scuola

Il giudice di Valladolid, in Spagna, ha ordinato di togliere i crocefissi dalle aule e gli spazi comuni di una scuola pubblica della città. E’ la prima volta che accade in Spagna: la sentenza afferma che la presenza di simboli religiosi come il crocefisso viola i diritti fondamentali della costituzione. “Lo stato” scrive il giudice “non può aderire nè dare appoggio a nessun credo religioso, perché non deve esistere alcuna confusione tra fini religiosi e fini statali”; inoltre, proprio perché nelle scuole pubbliche vi sono minori “nella piena fase di formazione della personalità”, la presenza del simbolo religioso “può provocare in questi minori il sentimento che lo stato è più vicino alla confessione con cui vedono la relazione”.
Il processo giudiziario che ha portato alla sentenza è stato promosso dall’associazione Escuela Laica, il cui portavoce afferma: “è la prima volta che un giudice dà ragione alla libertà di coscienza e all’igiene democratica”.

—-
Segnaliamo il sondaggio sul “Corriere della Sera” proprio su questo caso.

domenica 23 novembre 2008

Per la nostra scuola

Non dimentichiamoci che la nostra scuola è ancora in serio pericolo, difendiamola da chi vuole renderla di bassa qualità e iniqua.