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martedì 20 giugno 2006

Per la Costituzione


Referendum costituizionale del 25 e 26 giugno
Tutte le ragioni del no in pdf clicca qui per scaricare un utile manoscritto firmato http://operazioneverita.splinder.com da diffondere a tutti coloro ne vogliono sapere di più.

Postato dal coblogger Condorbianco

Scenari da brivido


C’ERA UNA VOLTA UN RE…


Se domani avessimo una Costituzione per la quale una sola persona, un solo italiano, tiene in pugno il Parlamento, ed esercita di fatto il potere esecutivo, dal momento che:

-         può sciogliere a suo insindacabile giudizio la Camera;
-         è padrone del Senato;
-         nomina e revoca i Ministri,

cosa ne direste?

Pensereste che è pericolosa per la Democrazia?

Beh, avete proprio ragione.
Infatti sto parlando dello Statuto fondamentale del Regno d’Italia, promulgato dal Re Carlo Alberto nel marzo del 1848, e che consentì 74 anni dopo a Vittorio Emauele III di realizzare un colpo di stato, consegnando il potere in mano a Mussolini.

Basta leggere l’art. 5 (“al Re solo appartiene il potere esecutivo”), l’art. 9 (“Il Re convoca ogni anno le due Camere: può prorogarne le sessioni e disciogliere quella dei Deputati”), l’art.33 (“Il Senato è composto da membri nominati dal Re”) e l’art. 65 (“il Re nomina e revoca i suoi Ministri”) dello Statuto cosiddetto “Albertino” per rendersene conto.

Ma noi oggi siamo molto più accorti e democratici, e stiamo per votare con un referendum popolare una riforma costituzionale moooooolto migliore, per la quale, invece, una sola persona controlla per 5 anni (e non a vita, come un Re!) Governo e Parlamento. Infatti:

-         scompare la collegialità del governo, il cui potere rimane completamente in mano al primo ministro. Infatti all’art. 33 prescrive che I ministri sono nominati e revocati dal Primo ministro, che quindi si sostituisce al Re;
-         è il primo ministro a determinare la politica del governo a suo piacimento, proprio come il Re al quale solo apparteneva il potere esecutivo. Sempre all’art. 33 la riforma dice che  il Primo ministro determina (e non più “dirige”, come oggi) la politica generale del Governo e ne è responsabile. Garantisce l’unità di indirizzo politico e amministrativo, dirigendo, (nel testo della vecchia Costituzione quest’espressione, dirigendo, non c’è) promuovendo e coordinando l’attività dei ministri;
-         il governo non deve più chiedere la fiducia al parlamento: l’art. 32 della riforma recita che il Primo ministro illustra il programma di legislatura e la composizione del Governo alle Camere entro dieci giorni dalla nomina. La Camera dei deputati si esprime con un voto sul programma. Come un Re, non si degna di chiedere la fiducia;
-         il primo ministro può far sciogliere le camere al presidente della repubblica quando e come vuole. Secondo l’art.27, infatti, il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento della Camera dei deputati ed indìce le elezioni “su richiesta del Primo Ministro”;

lunedì 19 giugno 2006

Per la democrazia


MA L'INFORMAZIONE, NON ERA "ALL'85% DI SINISTRA"?
 
REFERENDUM: LA TV INGANNA
Rai e Mediaset disorientano gli italiani
di GIOVANNI SARTORI - Corriere della Sera - 13 giugno 2006

L'incombente referendum sulla nuova costituzione investe argomenti molto difficili. I più non li capiscono, e quindi se ne disinteressano. A torto perché una scelta sbagliata danneggerà tutti, ivi inclusi i disinteressati. Ma tant'è. Il referendum è indetto, e il dovere della Rai come servizio pubblico è di spiegarlo onestamente e imparzialmente. Come? Come si fa? La nostra tv non lo ha mai fatto, probabilmente nemmeno sa come farlo, e comunque se ne impipa. In Saxa Rubra l'imparziale è un imbecille; l'intelligentone si schiera e, se l'azzecca, viene debitamente ricompensato dal vincitore. Da aprile il vincitore è cambiato. Ma il nuovo vincitore continua a sonnecchiare, consentendo così che il referendum costituzionale sia gestito, senza nemmeno cambiare un guardalinee, dalla tv colonizzata da Berlusconi.


Facendo un passo indietro comincio da questa domanda: qual è il problema che viene specificamente posto da un referendum? In questo contesto non si tratta più di descrivere un testo ma di strutturare una scelta. Perché è meglio approvare? Perché è meglio rifiutare? Questo è il quesito posto agli italiani, e questo è il quesito che il nostro cosiddetto servizio pubblico pervicacemente elude.
Pilucco tra i vari spot e filmatini che per dovere di ufficio mi sono dovuto sorbire in questi giorni. Un tema molto insistito, non a caso, è quello della riduzione del numero dei parlamentari.

Il tema è popolare e gli strateghi al servizio di Sua Emittenza hanno capito che è più facile da vendere agli ignari di tutto. E così si ripete a distesa che i deputati passeranno, con la riforma, da 630 a 518 e i senatori da 313 a 252. Vero o falso? Semi-vero, e quindi semi- falso. E anzi più falso che vero. Non solo perché la sinistra ha proposto un taglio più drastico, ma anche perché ne propone l'attuazione subito mentre la destra la rinvia addirittura al 2016. Mediaset, poi, è ancora più imbrogliona. Perché nella sua animazione di questo punto le figurine dei parlamentari si trasformano in simboli dell'euro. Come per dire: votate Sì e risparmierete soldi. E questa non è una mezza verità ma una sicura falsità.

Secondo esempio: il bicameralismo perfetto (paritario). La riforma Bossi- Berlusconi lo ha eliminato. Ma lo aveva anche eliminato prima la sinistra. Sul che la Rai tace, mentre il problema dovrebbe essere di chi lo abbia sostituito peggio. Imperturbato lo spot Rai illustra così: «La riforma prevede tre tipi di leggi», norme approvate soltanto dalla Camera (alle quali però il Senato federale può proporre modifiche); secondo, norme approvate soltanto dal Senato federale (alle quali la Camera può anch'essa proporre modifiche); e infine «norme che disciplinano norme sia dello Stato e delle Regioni».
Quasi tutti i costituzionalisti hanno detto che questo è un caos ingestibile. Ma questo non va detto. I vari Mimun, Mazza, Giuliana Del Bufalo, o chi per loro (non so chi confezioni queste pillole papaverine) si chiamano fuori dichiarandosi «neutrali».
Neutrali? Per carità. Un referendum è come ricorrere a un tribunale. La destra ha imposto la sua riforma, la sinistra la contesta. Nel tribunale si devono udire entrambe le parti, e poi il giudice (il demos
votante) decide.

Ma il nostro referendum sta procedendo inaudita altera parte, senza contraddittorio. A me sembra incredibile, oltreché vergognoso. Eppure sino al momento nel quale scrivo il consiglio di amministrazione della Rai e il suo presidente Petruccioli hanno fatto finta di non vedere che «mamma Rai» sta disorientando gli italiani con un'informazione che è, in realtà, disinformazione.
PS Giovanni Sartori, autore di questo articolo, è competente (è uno dei più noti studiosi in materia) e NON è comunista (ha insegnato a lungo negli USA) - leggi qui sotto.
Nato a Firenze nel 1924, laureato in Scienze Sociali e Politiche nel 1946, libero docente in Storia della Filosofia Moderna e in Dottrina dello Stato.
E’ stato, sempre all’Università di Firenze, Professore incaricato di Storia della Filosofia Moderna, 1950 - 56; Professore incaricato di Scienza Politica, 1956-65; Professore straordinario di Sociologia Applicata, 1962-65; Professore ordinario di Scienza Politica, 1965-76.
Nel 1976 si trasferiva all’Università di Stanford, California, quale Professore di Scienza Politica e Senior Fellow della Hoover Institution.
Dal 1979 è stato Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University di New York dove è ora professore emerito; tra il 1993-96 è anche tornato ad essere Professore di Scienza Politica all’Università di Firenze.
E’ stato Professore visitante di Governo all’Università di Harvard (1964-65), e all’Università di Yale (1966-67 e 1969-70), Fellow del Center of Advanced Study in the Behavioral Sciences di Stanford (1971/72), Visiting Scholar all’American Enterprise Institute, Washington, DC (1982), e Visiting Fellow, Russel Sage Foundation (1988-89).
Tra i suoi incarichi, è stato Direttore dell’Istituto di Scienza Politica dell’Università di Firenze dal 1965 al 1976; Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze nel triennio 1968-71; Professore del Consiglio Accademico dell’Istituto Universitario Europeo, 1975-76; Direttore del Centro Studi della Casa Italiana della Columbia University, 1979-85.
E’ medaglia d’oro della Pubblica Istruzione per i benemeriti della scuola, cultura e arte; socio della American Academy of Arts and Sciences e della Accademia dei Lincei; dottore honoris causa dell’Università di Genova, della Georgetown University, Washington DC, della Università di Guadalajara e dell’Università di Buenos Aires.
E’ Direttore, dal 1971, della Rivista Italiana di Scienza Politica. Dal 1998 è Vice Presidente di “Società Libera”.

giovedì 15 giugno 2006


Sfatiamo un altro mito

Le bugie del SI

diminuisce il numero di Parlamentari
Ci saranno 112 deputati (art. 56) e 63 senatori (art. 57) in meno, quindi in teoria si "tagliano" dal Parlamento 175 nostri rappresentanti. Però (art. 57) vanno aggiunti al Senato i 40 rappresentanti delle Regioni e dei Consigli delle autonomie locali (non avranno diritto di voto, ma certamente avranno una adeguata indennità economica!). Inltre alla Camera vanno aggiunti i 3 Deputati a vita. 
Quindi gli "stipendi" risparmiati sono solo il 13% (132 sugli attuali 945). Inoltre:
  1. a norma dell'art.4 delle disposizioni transitorie tale riduzione di parlamentari avverrà non in questa, non nella successiva, ma addirittura tra 3 legislature, e quindi fra 15 anni!
  2. se lo scopo fosse stato solo di diminuire il numero dei Parlamentari sarebbe bastato agire sugli articoli 56 e 57 e non su tutti gli altri!

il Senato federale è più vicino ai cittadini
Già oggi i Senatori sono eletti a base regionale (e questo criterio non viene modificato dalla riforma). Se la riforma vuole chiamare "federale" il Senato, non credo che sia un problema per lo stesso motivo per cui non lo sarebbe stato se il testo del '48 avesse scelto l'espressione "Senato federale" invece di "Senato" e basta. Al senato vengono aggiunti i rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali, ma essi non hanno diritto di voto. Che federalismo è quello in cui i rappresentanti delle autonomie non hanno diritto di voto nelle questioni che li riguardano?

(da http://www.lacostituzione.it)

Postato dal coblogger Condorbianco

«Citizen Berlusconi»



L'introduzione del libro che il giornalista americano Alexander Stille ha dedicato a ricostruire «vita e imprese» di Silvio Berlusconi.


Ho trovato estremamente interessante il libro di Alexander Stille non solo perché ripercorre in modo molto documentato gli ultimi venticinque anni di storia italiana, offrendo una serie di informazioni che ogni cittadino dovrebbe conoscere per poter esprimere in modo informato il proprio voto politico, ma soprattutto perché l'analisi e i giudizi sull'Italia, e su Berlusconi in particolare, sono offerti da un esterno, da uno straniero, da una persona che non è direttamente coinvolta con interessi di parte nelle nostre vicende politiche, da uno che ragiona come un americano, non come un italiano. E' insomma un ritratto che a me pare obiettivo e spassionato, oltre che acuto, in quanto capace di cogliere il buono e il cattivo nell'ascesa personale e politica di Berlusconi, inquadrandola nel contesto sociale in cui è avvenuta (scrive Stille: «La storia di Berlusconi è una delle grandi avventure politiche del tardo Novecento, un esempio stupefacente di ciò che accade quando i mezzi di comunicazione, il denaro e la politica uniscono le proprie forze in una società pressoché priva di regole»).

Il testo seguente riproduce l'introduzione del libro (pagine 7-20), i cui riferimenti completi, per chi volesse cercarlo in libreria, sono: Alexander Stille, «Citizen Berlusconi. Vita e imprese», Garzanti, Milano, febbraio 2006.


clicca per saperne di più

(da http://pesanervi.diodati.org)

mercoledì 14 giugno 2006

Libertà di essere informati


Per un'altra TV

Venerdì 16 giugno in tutta Italia si raccolgono le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare "Per un'altra Tv". Siamo vicini alla quota di 50.000 firme, e la giornata nazionale serve a raggiungerla il più rapidamente possibile.
Dove firmare Tutti gli appuntamenti della giornata sono nel nostro calendario. Puoi comunque rivolgerti ai comitati in tutta Italia. Quando firmi, lascia un contributo per sostenere le spese.Anche 50 centesimi. Basta poco per migliorare la qualità dell'informazione in Italia.
Organizza un banchetto nella tua città, diffondi la voce, prova a cambiare le cose in prima persona.
Ricorda: solo la tua firma promuove realmente la proposta di legge.
(da http://www.perunaltratv.it)

Per leggere il testo della proposta di legge clicca qui

Ringrazio gli amici del forum http://destriesinistri.forumfree.net/ per la segnalazione.

Postato dal coblogger Condorbianco

lunedì 12 giugno 2006

Anche i Partigiani...


Riceviamo dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, e volentieri pubblichiamo, il seguente
APPELLO PER IL "NO" AL REFERENDUM
LAVORO SINDACATO COSTITUZIONE DEVOLUTION
Relazione all’attivo dei delegati CGIL Como dell’11 maggio 2006 (di Leo Ceglia)
Il 25 e 26 di giugno si voterà per il Referendum confermativo della controriforma costituzionale che ci ha lasciato in eredità il precedente governo Berlusconi. Si tratta di una pessima eredità, e noi voteremo e inviteremo a votare NO.
(…) vogliamo dire perché il sindacato, noi come CGIL, ma anche CISL e UIL, intende impegnarsi e molto per la vittoria del NO.
Ci sono almeno due ragioni.
La prima è che la Costituzione riguarda tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso.
La Costituzione definisce i principi, i valori, le regole, per l’individuo e per la collettività, che rendono possibile la convivenza civile e democratica.
(…)
La seconda ragione è invece specifica e ci riguarda proprio in quanto sindacato.
La nostra Costituzione, infatti, un po’, l’abbiamo scritta anche noi.
Dicendo noi intendiamo il movimento operaio e sindacale italiano.
L’abbiamo scritta in un periodo specifico e particolare della storia del nostro Paese, tra il 1943 e il 1948.
(…)
Questo progetto, cosiddetto della devolution o del federalismo, può essere ricondotto a due momenti principali che ridisegnano integralmente l’architettura costituzionale della nostra forma stato e che si potrebbero riassumere in questo modo. Il primo momento è quello che trasferisce alla nuova figura del Primo Ministro tali e tanti poteri da cancellare il principio della divisione dei poteri.
Il secondo momento è quello che disegna la nuova architettura costituzionale del centro destra e che dà vita al cosiddetto "federalismo o devolution", per dirla nel linguaggio che piace alla Lega.
(…)
Il primo momento della riforma ha il suo centro, il suo filo conduttore, nella riforma del ruolo e della figura del Capo del Governo.
Egli verrebbe ad assumere su di sé un potere assoluto, e in particolare verrebbero ad essere a lui sottomessi sia il Parlamento che il Governo, vale a dire sia il potere legislativo sia quello esecutivo. Del terzo potere, quello giudiziario vedremo bene tra breve, ma anch’esso viene in qualche modo indirettamente sottomesso alla nuova figura del Primo Ministro.
Questo della sottomissione al Primo Ministro dei tre poteri dello stato è il cuore della riforma del centro destra. Ed essa dissolve, svuota, cancella, il principio cardine di tutte le Costituzioni democratiche, quello della separazione e dell’equilibrio dei poteri. Per questo la riforma del centro destra è antidemocratica.
(…)
A scandire la concentrazione dei poteri, ovvero la sottomissione dei tradizionali poteri dello stato al Primo Ministro, il disposto combinato di alcuni articoli della riforma, e in particolare gli articoli 88, 92, 94, 95.
Dal disposto combinato di questi articoli viene fuori che:
  • Il Primo Ministro è eletto dal popolo.
  • Il Primo Ministro nomina e revoca i Ministri.
  • Il Primo Ministro ottiene un voto (non di fiducia, ndr)sul programma di governo.
  • Il Primo Ministro determina e dirige l’attività del governo.
  • Il primo Ministro può richiedere in qualunque momento lo scioglimento della Camera e se ne assume la esclusiva responsabilità.
  • Il Primo Ministro se sfiduciato dalla Camera dei deputati decade assieme alla Camera che lo ha sfiduciato e si torna a votare.
  • Si torna ugualmente a votare in caso di morte o impedimento del Primo ministro.
  • Si torna a votare in caso di dimissioni volontarie del Primo Ministro.
  • Il Primo Ministro può decidere e chiedere la priorità sui provvedimenti legislativi in calendario alla Camera e chiedere su di essi il voto di fiducia. Se non la ottiene si torna a votare.
  • Se il primo ministro riceve la fiducia grazie al concorso determinante di deputati della opposizione si torna a votare (cosiddetta norma antiribaltone).
  • Il primo ministro può essere sostituito solo dopo essersi dimesso a seguito di sfiducia da parte della sua maggioranza e sostituito con un primo ministro indicato appositamente dalla medesima maggioranza, con la cosiddetta "sfiducia costruttiva".
Con l’eccezione dell’ultimo punto, praticamente impossibile a realizzarsi visti tutti gli altri, vita e morte del primo ministro e del Parlamento sono indissolubili, cade l’uno cade anche l’altro.
A completare l’opera della concentrazione dei poteri nelle mani del Primo Ministro le modifiche agli organi di garanzia.
Il Presidente della Repubblica diviene una specie di notaio nei confronti del potere esecutivo e legislativo, esegue e certifica le volontà del Primo Ministro e della sua Camera.
La Corte Costituzionale viene "politicizzata" alterandone la composizione, i giudici di nomina politica passano da cinque a sette, su quindici. Inoltre le vengono tolte le competenze a giudicare sui conflitti legislativi tra Stato e Regioni (il che rende il futuro Presidente una specie di notaio della volontà del Primo Ministro, ndr).
(…)
La violazione del principio della divisione dei poteri è palese.
(…)
Gli consegna tutto il potere perché egli potrebbe tenere sotto ricatto il potere legislativo, che se non fa quel che dice lui, tutti a casa e si torna a votare. Potrebbe tenere sotto ricatto il potere esecutivo perché nomina e revoca i Ministri "ad nutum" (con un cenno del capo). Potrebbe condizionare il potere giudiziario perché si altera la composizione della Corte Costituzionale portando a sette su quindici i giudici di nomina parlamentare.
(…)
Alcuni esempi tratti dalla cronaca di questi giorni ci aiutano a capire quale potrebbe essere la differenza per i cittadini, cioè per ciascuno di noi, tra la Costituzione attuale e quella che vi sarebbe se vincessero i SI.
Il primo es. è la condanna definitiva di Previti. Invito tutti a non gioire per questo ma solo a riflettere sulla differenza di quadro costituzionale di cui dirò.
Perché Previti non ce l’ha fatta a scampare al giudizio? Per due ragioni. La prima è perché Ciampi ha imposto, a pena di incostituzionalità,che il dimezzamento dei tempi di prescrizione non dovesse valere per quelli che erano già a giudizio. La seconda è che nei due rami del Parlamento l’indignazione per la Cirielli è stata davvero grande anche in alcuni settori del centro destra.
Cosa sarebbe successo se questo stesso governo avesse potuto operare con la nuova Costituzione da esso proposta? Che Previti non sarebbe mai arrivato al giudizio definitivo. Una legge ad hoc lo avrebbe salvato. Né la camera, né il Senato federale, né il Presidente della repubblica avrebbero potuto nulla contro un Primo ministro con i poteri che abbiamo visto.
(…)
Secondo esempio. Conflitto tra Castelli e Ciampi sul potere di grazia, quella per Bompressi (e indirettamente per Sofri). Ora la CC ha risolto il quiz a favore del potere esclusivo del Capo dello Stato. Con la nuova Costituzione, pensate che il Capo dello Stato avrebbe comunque sollevato il conflitto di poteri tra Lui e il Ministro di Giustizia? E se anche l’avesse fatto pensate sarebbe successo la stessa cosa con una CC con dentro sette deputati e senatori giudici su quindici?
Terzo esempio. Le discussioni sulla elezione del Capo dello Stato di questi giorni. Pensate avrebbero avuto senso nella cornice della nuova Costituzione? E quale senso avrebbero potuto avere gli appelli alla necessità di avere un Capo dello Stato garante della unità del paese e dei diritti delle opposizioni, super partes, se la Costituzione del centro destra quelle stesse funzioni di garanzia le avrebbe eliminate?
(…)
Si sente dire, nella polemica politica, da parte di esponenti del centro destra, che i poteri conferiti al primo ministro servono a rafforzare l’esecutivo e la stabilità di governo, e che in questo ci si allineerebbe ai sistemi democratici in vigore in altri paesi, Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Germania.
Non è vero. I modelli di questi quattro paesi non sono affatto simili a quello proposto dal centro destra.In nessuno di questi paesi il rapporto tra il Capo dell’esecutivo e il Parlamento è neanche lontanamente simile a quello che è stato proposto da noi.
  • Nel sistema cosiddetto del premierato inglese in nessun caso il Premier può sciogliere il Parlamento ed egli può essere sostituito in qualunque momento anche se solo nell’ambito della sua maggioranza (è cronaca di questi giorni).
  • Nel sistema cosiddetto del Presidenzialismo all’americana il Presidente non può sciogliere le camere e neppure porre la fiducia sulle leggi che possono essere approvate anche se lui è contrario.
  • Nel sistema cosiddetto del semipresidenzialismo alla francese, che prevede come è noto un "esecutivo duale", cioè un esecutivo che è guidato sia dal Presidente della Repubblica sia dal Primo Ministro, (perciò è semipresidenziale), il Capo dello stato può sciogliere il Parlamento e quest’ultimo può sfiduciare il Primo Ministro.
  • Nel sistema cosiddetto del cancellierato tedesco infine il primo ministro può essere rimosso nel Bundestag da una maggioranza anche diversa da quella che ha vinto le elezioni.
(…)
Alcuni del centrodestra, per non andare troppo lontano, ci propinano anche l’argomento che in fondo si darebbe al primo ministro né più né meno che i poteri che ha qualunque sindaco da qualche anno a questa parte qui da noi.
In fondo anche il sindaco è eletto direttamente dal popolo e può sciogliere il Consiglio Comunale e promuovere nuove elezioni. Dove sarebbe lo scandalo?
C’è lo scandalo.
C’è perché il sindaco non fa le leggi, deve osservarle.
Il super primo ministro invece le leggi può farle. La differenza ci pare decisiva.
Passiamo rapidamente al secondo momento del progetto di riforma del centro destra, quello cosiddetto del "federalismo o devolution".
(…)
La riforma prevede una Camera dei deputati e un Senato federale della Repubblica.
L’iter legislativo muta radicalmente. Le leggi le approva la sola Camera e il Senato esprime solo un parere. Il Senato invece si occuperà delle leggi Regionali e di quelle nazionali che hanno un interesse espressamente regionale.
(…)
Ma a giustificare il termine federalismo o devolution è l’art. 117 della riforma, il quarto comma, quello che attribuisce alle Regioni la competenza esclusiva su materie come la sanità, la scuola, la polizia locale e ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato.
La competenza esclusiva delle regioni sui sistemi sanità scuola e polizia locale può dar luogo in potenza ad una moltiplicazione geografica di quei tre sistemi.
Venti regioni, venti differenti sistemi.
(…)
A questa nostra obiezione il centro destra risponde che loro si riferiscono alla organizzazione della sanità e della scuola e non al diritto in sé, che rimane garantito sul territorio nazionale nell’uno e nell’altro caso.
Che significa? Non è dato sapere.
(…)
Una riforma sulla organizzazione scolastica ce l’abbiamo già, è quella sull’autonomia scolastica. Vogliono forse cancellarla e centralizzare tutto sulle regioni? Ripetiamo, non è dato sapere.
In ogni caso, se prima quei diritti e la loro organizzazione facevano capo allo Stato, alla Repubblica dice la Costituzione, ora farebbero capo alle regioni, e non è esattamente la stessa cosa.
Inoltre, e anche questo non è indifferente come guasto che si produrrebbe, la competenza esclusiva su quelle materie implica che vengano raddoppiati gli apparati burocratico amministrativi ora interamente ministeriali, e moltiplicati per così dire, organizzativamente, su scala regionale con costi non indifferenti sulle casse pubbliche e, temo, rischi anche per i contratti nazionali di scuola e sanità.
(…)
In effetti, Alleanza Nazionale ha voluto e imposto il famoso articolo 127, secondo comma. E’ quello che introduce il concetto, non ben specificato, di "interesse nazionale della Repubblica". Questo articolo, tempo settanta giorni, consente al governo di turno tramite il Senato Federale, di cancellare ogni legge regionale giudicata in contrasto col famoso interesse nazionale.
(…)
E’ possibile che un governo sensibile al centralismo assecondi un orientamento, e un altro governo, sensibile al federalismo separatista ne assecondi un altro.
(…)
Per finire, due parole sulla polemica che più è stata in voga sino ad oggi, quella sul rapporto tra prima e seconda parte della Costituzione.
Gli estensori della riforma dicono che la prima parte non verrebbe toccata.
(…)
Ve lo immaginate cosa potrebbe fare un Primo Ministro a capo di una camera asservita e ricattabile, sul diritto di sciopero ad esempio, quando lo stesso primo ministro dovesse pensare sullo sciopero che esso è un rito trito e ritrito, inutile, che danneggia l’economia e le tasche degli stessi scioperanti che scioperano perchè turlupinati dai sindacati asserviti ai comunisti?
Ma si potrebbero fare esempi per tutti i 54 articoli della prima parte, molti dei quali definiti dal "nostro" di tipo sovietico.
No, la riforma costituzionale del centro destra riguarda eccome anche la prima parte di essa. Una metafora di Giorgio La Pira dice che la Costituzione è la Casa Comune di tutti. La prima parte contiene le fondamenta e i muri portanti, la seconda parte è il tetto. Se si smantella il tetto, una pioggia di leggi farà marcire anche tutto il resto.
Un’ultima considerazione. Brevissima.
Due legislazioni successive, a colpi di maggioranza, hanno modificato e provato a modificare la Costituzione. E’ sbagliato e grottesco tutto ciò.
Le Costituzioni scrivono le regole per tutti, di un gioco che deve valere per molte generazioni.
Questa legislazione ha anche questo compito, quello di piantarla con questo gioco demenziale, non esiste che ogni maggioranza di legislatura riscrive la Costituzione a suo piacimento!
Per tutte queste ragioni il 25 e 26 giugno votiamo e invitiamo a votare NO.
Il 2 giugno, sessantesimo della Festa della Repubblica si svolgerà a Como e forse in tutta Italia, il Referendum day, organizzato dai comitati "Salviamo la Costituzione", sentiamoci tutti mobilitati.
 p.s. ricordatevi il 19/7 su sky la proiezione de la "La mafia è bianca".