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giovedì 1 agosto 2013

I HAVE A DREAM

HO UN SOGNO: VIVERE PER 
UNA VOLTA IN UN PAESE CIVILE


Ragazzi, manca poco alla sentenza,  minuti forse. 
Parlando con amici di sinistra, sento speranza e paura. Speranza che lo condannino, paura per le conseguenze: "e se il PD si spacca? E se cade il governo? E se lui se ne inventa una delle sue? E se riesce a far credere all'elettorato ancora una volta di essere innocente e perseguitato?"

Signori: a me interessa che lo condannino. 
Non perchè é Berlusconi, ma perché è colpevole. 
E in un Paese civile, tutte le altre considerazioni non devono interessare  magistrati, nemmeno quando, come in questo caso, sono sottoposti a una pressione mediatica preventiva spaventosa.

Se il PD si spacca, mi spiace per il PD. Se cade il governo, non so se mi spiace, dato che sinora non ha fatto granché. E morto un governo se ne fa un altro (alle elezioni non si credo che si vada).
Lui se ne inventerà di sicuro unna delle sue, che avrà certo come fulcro il solito messaggio in cui si atteggerà a perseguitato politico. Ma tanto lo farà comunque, anche se venisse assolto.

Quindi, che lo si condanni, e con i suoi bei tre anni di interdizione. 
La legge deve essere uguale per tutti.

giovedì 27 settembre 2012

Personaggi di fine impero

SI, D'ACCORDO, MA..



...MICA SONO DEI MARTIRI.



E NEMMENO EROI.


Va bene, è vero. Un Paese che mette in galera un giornalista non è del tutto libero, né del tutto civile. La legge va cambiata. Però non mi è piaciuta l'intemerata di Repubblica, che titola "accanimento giudiziario" riguardo al caso Sallusti, che proprio un perseguitato ad personam non mi pare (mica è colpa del giudice se il Codice Penale è fatto un in certo modo), nè tanto meno i commenti semi agiografici sulla povera "vittima" Sallusti.

Il personaggio, sedicente giornalista, è un lugubre manganellatore, che in questi anni di potere berlusconian-fascista si è prestato alle peggiori nefandezze, compresa l'indecente aggressione al povero Welby o al papà di Eliana Englaro, ma anche comprese la campagne di fango del caso Mitrokin (rivelatosi poi una bufala senza precedenti), e il caso Boffo. Non si contano le notizie tendenziose o addirittura false sparate in prima pagina, i titolazzi razzistoidi e di incitazione all'odio da parte dei giornali diretti da questo servo del potere.

Va bene, è vero che il Codice Penale è eccessivo nel prevedere il carcere per il giornalista che incorra negli errori (?) di Sallusti. Ma è indecente che la destra ora s'atteggi a farne una battaglia in difesa della libertà di stampa, dopo che per anni ha cercato di imbavagliare i giornali di opposizione, di epurare la RAI dai giornalisti scomodi (e in parte vi riuscì pure). Io me li ricordo, quando invocavano (loro) il carcere per i giornalisti che avessero pubblicato le intercettazioni. Adesso dovrebbero almeno tacere.

Va bene, è vero che la Polverini ha fatto un gesto dignitoso, sputtanando l'intero Consiglio Regionale, e dimettendosi. Però è poco credibile, quando si atteggia a Giovanna D'Arco della legalità, dopo che per tre anni ha lasciato fare solo per tenere in piedi una maggioranza finta di ladri veri: s'accorge solo ora, madonnina infilzata, che dalle sue parti si rubava a man salva? Solo ora che la magistratura ha scoperchiato il letamaio?
Ed è poco credibile quando scarica l'intera responsabilità sul consiglio regionale (composto da tutti i partiti) e salva la giunta (composta dai soli partiti di destra) come fosse immacolata.
Sono gli stessi, dai, è lo stesso sistema. Smettiamola col mettere sempre tutti tra i colpevoli.

Va bene.  E' vero che la FIAT è in grave difficoltà. Però, caro Marchionne, la smetta di dire che la colpa è dell'alto costo del lavoro (ammonta al 7-8% del costo di ogni auto, e in Italia è ormai più basso che in Germania o Francia, e di gran lunga) o della rigidità dei sindacati (vuol provare a fare una trattativa con i sindacati francesi? O addirittura con quelli tedeschi, che niente meno siedono in consiglio d'amministrazione? Altro che quelle sciacquette di CISL o UIL (la CGIL non la nomino, con lei Marchionne si rifiuta).


Va bene, è vero che Marchionne ha preso in mano una FIAT sull'orlo del fallimento, e che ora è salva. Ma a che prezzo? Al solito prezzo: facendolo pagare ai lavoratori e non chiedendo investimenti agli azionisti. Siamo alle solite. Adesso Marchionne piagnucola, davanti a Monti: "Ah, se avessimo le stesse agevolazioni che ci dà il Brasile, allora sì che saremmo competitivi!" Hai capito il grande manager! Hai visto il campione del neoliberismo? Se non interviene mamma Italia, non è capace di recuperare competitività, nemmeno tagliando posti di lavoro, investimenti e stipendi. Lui sì che sa come funziona il famoso Libero Mercato. Nel frattempo, quelli di Wolksvagen, che evidentemente non lo sanno, continuano a sottrargli clientela e quote di mercato da sotto il naso. Con più tasse, meno aiuti statali, un costo del lavoro molto superiore e sindacati assai più combattivi.



giovedì 5 gennaio 2012

Eurodeliri


FACCIAMO CHIAREZZA SULL'EURO




Si susseguono gli attacchi populisti alla nostra moneta. Ripropongo quindi qui dei dati e dei fatti un po' vecchi ma che evidentemente è bene ricordare.

Dichiarazioni di Silvio Berlusconi e della Casa delle Libertà:

“L’euro è anche uno scudo contro le sorprese dell’economia globale. Noi non abbiamo niente contro la moneta unica, che non si sarebbe mai fatta senza l’impulso decisivo delle classi dirigenti democratiche e liberali del Continente” (Berlusconi, 2 febbraio 2004, intervista a Panorama)

“Gli Italiani stanno scontando l’avvento dell’euro. (…) Ad ogni modo chiedo: quali previsioni in proposito (dell’aumento dei prezzi, ndr) avevano fatto i governi di centro sinistra e quali interventi avevano progettato? Nessuno.” (Berlusconi, 20 ottobre 2003, intervista a Liberal)

“Sarebbe stato utile avere il doppio prezzo, in euro e in lire, per un periodo più lungo. Ma l’eccessivo entusiasmo per l’euro di chi ci ha preceduto aveva già stabilito che i doppi prezzi dovevano sparire velocemente. E ne abbiamo pagato le conseguenze.” (Berlusconi, 9 giugno 2004, intervista su Gente)

“C’è un altro problema oggi con l’euro. Il suo valore sul dollaro è troppo elevato. E questo fatto penalizza molto le nostre esportazioni e rende meno competitivi i nostri prodotti.” (idem)

“L’inflazione è sotto controllo” (Giulio Tremonti, 8 gennaio 2002, intervista al Corriere della Sera)

“L’euro è stato devastante per come è stato fatto, bisognava farlo con più calma” (Giulio Tremonti, 8 aprile 2004, intervento alla trasmissione radiofonica RAI Radio anch’io).


I dati e i fatti (Fonte dei dati: Ministero dell’Economia e delle Finanze, dipartimento del Tesoro):

  • Il primo gennaio 2002 l’Euro entrò fisicamente nei nostri portafogli. Sei mesi prima, con il Governo Berlusconi già insediato, il Consiglio Nazionale dell’economia e del Lavoro (CNEL) aveva pubblicato uno studio dal titolo “L’impatto dell’introduzione dell’Euro nella vita quotidiana degli Italiani e delle fasce deboli della popolazione”, in cui si legge: “il problema di fondo è quello di conservare, dopo l’introduzione dell’Euro, la memoria dei prezzi, per consentire ai consumatori di accorgersi con immediatezza di eventuali aumenti speculativi dei prezzi in Euro”.


  • In Francia, già nell’estate del 2001, un controllo su 28.000 prodotti aveva fatto registrare un aumento ingiustificato del 5%. Per conseguenza, il governo di Parigi aveva annunciato controlli a campione sui punti vendita ogni due settimane, minacciando sanzioni immediate contro gli speculatori. Perché non sia stato fatto anche in Italia, non si sa.

  • Berlusconi costituì una task force per realizzare una campagna di informazione, ma lascia senza direttive il Comitato Euro, istituito da Ciampi quando era Ministro del Tesoro (1996), evitando di attivare i Comitati Euro Provinciali, istituiti dai precedenti governi proprio per vigilare sul territorio.

  • Il primo ad aumentare i prezzi è il ministro Tremonti, che il 28 dicembre 2001 raddoppia immediatamente la puntata minima del gioco del lotto. Il sindaco di Milano, a capo di una giunta di centro destra, fa subito passare il costo del biglietto dei mezzi pubblici da 1.500 lire a un Euro: +29%

  • L’obbligo di indicazione del doppio prezzo, in Euro e in lire, che scadeva il 28 febbraio 2002, non venne prorogato dal Governo Berlusconi.

  • A Prodi viene spesso rimproverato, dalla Casa delle Libertà, di avere “svenduto” il cambio lira-Euro, che non sarebbe stato “contrattato” a sufficienza, dicendo che si sarebbe potuto ottenere un cambio di 1.500 lire per euro, al fine – dicono – di contenere l’inflazione.

  • In realtà, c’era ben poco da contrattare, perché il trattato di Maastricht prevedeva un rigido meccanismo di calcolo: si presero quindi le quotazioni delle monete dell’ultimo mese, e si considerarono i tassi di cambio esistenti come base di partenza per le trattative. Ad esempio, il marco tedesco vale 0,5113 Euro, e se si considera che il marco valeva circa 980 lire, si ottiene che per rispettare il rapporto l’euro doveva valere 980/0,5113=1917 lire. Tutti, Bankitalia in testa, speravano di farlo valere qualche lira in più, non in meno, proprio per agevolare le esportazioni, dato che in quel periodo nessuno poteva prevedere il boom del prezzo del petrolio (e quindi la risalita dell’inflazione) che c’è stato grazie alle guerre di Bush.

  • Infatti, il tasso ottenuto da Ciampi (1936,27 lire), allora ministro del governo Prodi, corrispondeva a 990 Lire per Marco, e venne da tutti considerato un risultato eccellente. Bankitalia si sarebbe contentata di meno.

  • L’eurotassa fu una delle molte una tantum cui oramai siamo abituati, ma che stavolta serviva per colmare un buco di bilancio (ereditato dall’Ulivo dai precedenti governi a guida democristiana e craxiana) che altrimenti ci avrebbe impedito di entrare nel circolo dei Paesi dell’Euro. Venne richiesta ai lavoratori dipendenti in misura proporzionale al reddito, e in media si trattò di un importo di 80.000 lire. Il 60% circa del suo ammontare venne restituito dal Governo Prodi.

Quanto agli effetti reali dell’Euro, si  tenga presente che, con il nostro debito di allora - 1.500 miliardi-  un aumento di un solo punto dei tassi d’interesse comporta un maggior onere per le casse dello Stato di 12 miliardi; con quello attuale, circa 14. Il fatto che in questi anni il tasso d’interesse, grazie all’Euro, sia costantemente diminuito (3,74% nel 2002, 2,72% nel 2003, 2,66% nel 2004[1]) non solo ci ha salvati da guai ben peggiori, ma ha ridato ossigeno alle nostre disastrate finanze.

Inoltre, se avessimo ancora le lire, la benzina ci costerebbe molto più che 1,70 Euro al litro, ma – presumibilmente – almeno il 50% in più, con ricadute disastrose sull’inflazione e quindi anche sulla nostra competitività.



[1]  Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro

sabato 17 dicembre 2011

La democrazia è più intelligente


PERCHE' DICO NO ALLA “LOGICA” 
POPULISTA DEL BRANCO




Stamattina, mentre aspettavo che il caffè salisse, Datimoglie e Adolefiglia si alzassero, e Datimicio mi faceva le cerimonie di saluto del mattino, sfogliavo il Venerdì di Repubblica. A pagina 76 un trafiletto ha attratto la mia attenzione.
Ho così scoperto che uno storico della medicina, Gilberto Corbellini, ha scritto un libro, “Scienza quindi democrazia”, in cui sostiene una tesi che mi intriga non poco.
Secondo lui, la scienza ci avrebbe resi, nei secoli, più intelligenti e democratici, più liberali e razionali. “Il metodo scientifico”, dice, “ci ha resi capaci di pensare in maniera controintuitiva, scoprendo così le leggi della natura”, educandoci a “mettere sotto controllo , mediante l’addestramento di certe aree del cervello, una serie di emozioni che ci impedirebbero di vivere in uno Stato di diritto, sotto il governo delle leggi, dal momento che la nostra predisposizione biologica è a vivere in un branco, e sotto una gerarchia basata sulla forza. (…) Le democrazie liberali e costituzionali hanno conosciuto la loro espansione nel XX secolo, quando nelle scuole è entrata l’’istruzione scientifica. Ed essa di deve l’effetto Flynn (dal nome dello psicologo James R.Flynn, che l’ha descritto), cioè l’aumento medio del quoziente di intelligenza di 3 punti al decennio, andato di pari passo  con l’estensione dell’idea di cittadinanza e partecipazione degli individui alle società democratiche.” 
Non a caso, osserva Corbellini, esiste tutto un filone di pensiero reazionario che teme la scienza e la considera “priva di uno statuto particolare e la compara all’arte o alla religione”, come fa “buona parte della Chiesa cattolica che la considera addirittura pericolosa.”

Ora, al di là dell’indubbio interesse socio-epistemologico del tema, la tesi mi attrae perché concorre a spiegare alcune mie convinzioni; tali convinzioni mi hanno spinto a scegliere il mio nickname, e per esse da anni combatto nel mio piccolo una battaglia che è per la civiltà, prima ancora che per l’Italia, ed è contro il semplicismo, prima ancora che contro Berlusconi e soci.
Una battaglia in cui cerco di separare le opinioni dai fatti e dai numeri, e nella quale cerco di non fare nessuna asserzione, se non suffragata da fatti e da dati.

La prima convinzione è che l’autoritarismo non può che nutrirsi di ignoranza – basti pensare a Berlusconi, e alla Gelmini e  alla Moratti come ministre dell’istruzione, senza contare i Bossi, i Borghezio, i Calderoli e simili.

La seconda è che il populismo, la xenofobia, il razzismo, si basano su assunti indimostrati e indimostrabili, ma proprio per questo difficilissimi da scardinare, che si rivolgono al modo di pensare intuitivo.  Un esempio di intuitività del pensiero è “le cose vanno male, deve essere colpa di qualcuno, colpa mia non è di sicuro, e nemmeno dei miei simili, quindi deve essere colpa di qualcuno di diverso”. La logica è sgangheratissima, ma efficace. Purtroppo. Questo modo di pensare si nutre di slogan, non di ragionamenti.

sabato 25 settembre 2010

Santa Lucia il governo si porta via. Rissa tra agenti immobiliari blocca l'Italia da tre mesi.


La rissa tra i due compari, i due fondatori del pdl ha raggiunto il più basso dei livelli in uno scontro tra le più alte cariche. Ora sono andati a fare a botte nelle antille, con personaggi improbabili e barbe finte che neanche nei peggiori film del genere…
Ed il paradosso è che mentre si prendono a coltellate i seguaci di Fini assicurano che la prossima settimana voteranno comunque la fiducia a quel malfattore che usa i servizi deviati e quant’altro oggi aggiungerà Fini nel suo video messaggio nel web.
Il problema è la casa di Montecarlo, prima viene questa e poi l’Italia.
E’ evidente che sia un pretesto per nascondere l’enorme fallimento di questa  destra che ha iniziato a governare tra le fanfare gli applausi ed  i 100 parlamentari in più ed ora è ridotta alla compravendita degli ascari per sopravvivere.
L’importante è che di questa incredibile debacle non si parli: non solo i giornali di famiglia ( Libero, Il Giornale, Panorama, Chi e tanti altri…) ma anche i giornali “veri” , tutti o quasi accodati a seguire la campagna meschina sui 60 mq disputati, uno  scontro di potere tra il camerata Fini ed il duce Berlusconi ridotti ad una rissa tra agenti immobiliari.
L’unica domanda a cui Fini dovrebbe rispondere è questa: cosa aspetti a sfiduciare Berlusconi che consideri un pericolo grave per la democrazia?
Ma il problema non è solo sottolineare il male delle destre ed il loro lento tramonto, bensì costruire una alternativa che li mandi al più presto a casa.
E questo va fatto subito, sia se ci sarà il conto alla rovescia per le elezioni di marzo, sia che il nano si travesta da Andreotti e galleggi ancora per un po’ nei liquami da egli stesso prodotti.
Il problema è il PD.  Diviso tra guardoni , autolesionisti ed inciucisti , non riesce a gestire neanche il blocco sociale che , un po’ dimagrito, gli deriva dall’essere stato PCI.
Prima o poi dovremmo affrontare questo argomento, partendo dalla constatazione che mai nella storia si sono avuti progressi, riforme o alcunchè di avanzato avendo come motore il PCI. Le iniziative ( dalle riforma agrarie nel mezzogiorno, allo statuto dei lavoratori, alla riforma del diritto di famiglia, al divorzio e l’aborto ed ogni altra conquista ) hanno sempre visto i dirigenti del PCI protagonisti ultimi e meri certificatori delle lotte altrui.
Sono sempre stati trascinati da questo o quel movimento, da questa o quella pressione della base. La base del PCI, a cui riconosco una grande generosità di militanza e passione,  la vera  protagonista dei cambiamenti, spesso senza l’appoggio del partito.
Io sono anarchica, ma la storia non ha nascondigli e va riconosciuta e raccontata per quel che è.
Qualcosa del genere a quanto sta accadendo oggi, auspicabilmente.
Molti, anche a sinistra,  si stanno appassionando ai metri quadri di Tulliani, con una attività guardonistica che sfocia nell’onanismo della sconfitta annunciata.
C’è invece  qualcuno fra coloro che si dicono di sinistra pronto a mettere sul tavolo le questioni serie del lavoro, della scuola, dell’acqua, delle energie rinnovabili, dei rifiuti che rispuntano da sotto il tappeto, della mafia che investe indisturbata, delle tasse sui salari che vanno tagliate?
C’é qualcuno di costoro dell’opposizione graziosa a sua maestà, pronto a lasciare l’aula quando il banana farà il suo famoso discorso a fine mese?
C’é qualcuno che si dice di sinistra pronto a condurre seriamente la battaglia del salario minimo garantito ?
L’unica nota positiva è questa della manifestazione del 16 ottobre 2010 lanciata dalla FIOM, ripresa dala parte più consapevole del popolo viola che ha spinto per l’appello di  Micromega :  l’esigenza di riunire le lotte a difesa della Costituzione con quelle operaie è insopprimibile e il non averlo capito dimostra il grave limite di una parte del Popolo Viola, che indulge in un atteggiamento piccolo borghese ed autoreferenziale, più interessato ai media che ai contenuti, forse determinato a sterilizzare gli entusiasmi, alla mera conservazione di un serbatoio di voti per il PD.
Ma come ho spiegato prima, niente si è ottenuto nella storia senza prendere a calci nel sedere il corpaccione dell’ex PCI, un elefante rigico e lento, oggi magari un elefantino, che arriva per ultimo ed ha la tendenza a sedersi sopra le conquiste ottenute dal sacrificio altrui.
Dai morti di Reggio Emilia in poi.
Rosellina970

mercoledì 18 agosto 2010

Quante panzane, signor Silvio!



bugia

"Una per una, le bugie di B."  E’ il titolo di un post su Bananabis, che riproduce un articolo di Tito Boeri. Confesso che tra un bagno agostano e l’altro mi era sfuggito. Mi sembra troppo lungo da riportare integralmente, così ve lo riassumo.
Boeri si è preso la briga di leggersi il libretto integrale (complimenti, sai che palle...) che Berlusconi farà distribuire in autunno (lui è pronto per le elezioni…)


 A dire il vero, poco arrosto e molto fumo.
In due anni, nonostante la schiacciante maggioranza parlamentare, ha combinato ben poco.
Ma vediamo in dettaglio la sfilza di balle che il lestofante falsocrinito ci sta per propinare.



"NON ABBIAMO AUMENTATO LE TASSE" 

Sfido. Mentre tutti i governi cercano di ridurle o di aumentare la spesa…! 
Peccato che in campagna elettorale promettesse di ridurle (ha vinto soprattutto sulla politica fiscale, riuscendo a far credere ai gonzi che Prodi aveva aumentato le tasse ai poveri, mentre era cresciuto il gettito soprattutto per minor evasione). 
“Il Governo”, scrive Boeri, “ ha comunque contravvenuto non solo alla promessa fatta in campagna elettorale di ridurre le tasse, ma anche a quella di non introdurre nuovi balzelli, mettendo in mostra notevole creatività nell'introdurre una serie di nuovi prelievi. Dalla Robin tax alla "porno tax", alle tasse sui giochi (…). Bene rimarcare che tutto è avvenuto all'insegna della redistribuzione dai poveri ai ricchi, dai cittadini ai partiti. Le entrate della Robin tax sono andate a finanziare gli organi di partito. La cedolare secca sugli affitti, l'ultima arrivata, sostituirà una tassa progressiva (che tassa proporzionalmente di più chi ha redditi più alti) con una aliquota costante, uguale a tutti i livelli di reddito. L'ICI sulla prima casa abolita a inizio legislatura era quella che gravava sulle famiglie con immobili di maggiore valore. Insomma, un trasferimento dai ceti medi ai più ricchi. Un Robin Hood che opera scrupolosamente al contrario.”

"IL PESO DELLO STATO SI E' RIDOTTO"

Questa poi! La pressione fiscale è cresciuta dal 42,9 del 2008 al 43,2 per cento del 2009, (ultima Relazione Unificata dell'Economia e Finanza Pubblica). Tremonti afferma che ciò è dipeso dalla diminuzione del PIL, ma non può essere, visto che “anche le entrate calano insieme al prodotto in un rapporto pressoché di uno a uno”.
In compenso ciò che cresce è la spesa pubblica (34 miliardi in più nel 2009). “Vero che la manovra appena varata contempla riduzioni di spesa”, dice Boeri, “ma saranno soprattutto a carico degli enti locali che hanno ampiamente mostrato in questi anni di ignorare i vincoli posti dal Governo. Le sanzioni per gli sforamenti sono troppo blande. I commissari delle Regioni che non rispettano i vincoli sono gli stessi Governatori in carica. Come dire che non c'è sanzione politica. Nel frattempo il debito degli enti locali continua a salire. Quello dei Comuni e delle Province ha raggiunto la cifra record di 62 miliardi, più di mille euro a cittadino. Nessuna traccia della riduzione del numero delle Province. E i tagli alla politica, tanto sbandierati sui media, si sono rivelati ben misera cosa. Tagli del 3,5 per cento agli stipendi dei parlamentari. Porteranno a circa 10 milioni di risparmi su di una manovra di quasi 25 miliardi.”

"SI E' CONTRASTATA L'EVASIONE FISCALE"

Bum! Abbiamo un governo che “ha varato l'ennesimo condono, lo scudo fiscale,(…).”
Inoltre, prosegue Boeri, “l'inizio della legislatura è stato caratterizzato da un'operazione di sistematico smantellamento, presentato come "semplificazione", di un insieme di strumenti, che potevano permettere (…) di ottenere, per via telematica, informazioni utili ai fini del contrasto all'evasione. È stato, ad esempio, soppresso l'obbligo di allegare alla dichiarazione Iva gli elenchi clienti/fornitori, sono state abolite le limitazioni nell'uso di contanti e di assegni, la tracciabilità dei pagamenti, la tenuta da parte dei professionisti di conti correnti dedicati ed è stato soppresso l'obbligo di comunicazione preventiva per compensare crediti di imposta superiori ai 10mila euro. Salvo poi ritornare sui propri passi.“
Quando dicevamo (eravamo un pochi per la verità anche a sinistra), in campagna elettorale, che chi prometteva la riduzione della tasse e dava a Prodi della sanguisuga perché combatteva l’evasione mentiva sapendo di mentire, ci davano dei matti. Ora “la manovra appena varata ha ripristinato la tracciabilità, anche se solo per transazioni superiori ai 3.000 euro.” Siccome però il loro elettorato è quello che è, “il Governo ha abbassato pericolosamente la guardia riducendo i controlli contro l'evasione fiscale e contributiva. Un esempio? Durante la passata legislatura gli Ispettorati del Lavoro erano stati potenziati, con l'assunzione di quasi 1500 ispettori. Tuttavia nel 2009 il numero di controlli sui posti di lavoro si è ridotto del 7%, come ammesso dal Ministro Sacconi nella sua audizione alla Camera il 29 aprile scorso. Il risultato è che nel 2009 il lavoro irregolare, quello che non paga tasse e contributi sociali, è ulteriormente aumentato secondo l'Istat, sorprendentemente anche nell'industria dove era fortemente calato negli anni precedenti. Non ingannino i dati sull'attività ispettiva diramati dall'Agenzia delle Entrate. Se aumentano le somme oggetto di accertamenti a fronte di minori controlli, ciò significa che l'evasione media è aumentata.” 


"NON ABBIAMO LASCIATO INDIETRO NESSUNO" 

”Il Governo non ha varato la riforma degli ammortizzatori sociali, lasciando decadere la delega ereditata dalla legislatura precedente.” Con buona pace di chi a sinistra, in campagna elettorale diceva che per i poveri avere Prodi o Berlusconi sarebbe stato lo stesso.  “Questa riforma avrebbe permesso di contenere la povertà che, durante le recessioni, aumenta soprattutto tra chi perde il lavoro.  Il Governo ha, invece, proceduto con una serie di interventi frammentari, temporanei e per lo più propagandistici. I titoli di testa dei TG sono andati alla carta acquisti passata alla storia come "social card" forse perché doveva essere erogata da Robin Hood che, come si è visto, ha invece preferito finanziare gli organi di partito. La social card sembrava essere concepita in modo tale da escludere i maggiormente bisognosi. I destinatari potevano essere solo famiglie povere con almeno un bambino con meno di tre anni oppure con capofamiglia con più 65 anni. Inutile sottolineare che le persone maggiormente bisognose di aiuto spesso non soddisfano questi requisiti. Ad esempio nessuna delle persone senza fissa dimora, censite a Milano nel gennaio 2008, aveva figli così piccoli o più di 65 anni (difficilmente i senza casa sopravvivono così a lungo). Che fosse solo un'operazione propagandistica lo si capisce dallo stesso libretto, se lo si legge con cura. Recita testualmente "dal febbraio 2010 gli enti locali possono partecipare al finanziamento". Significa che la social card è stata posta a carico dei Comuni. Peccato che i poveri siano concentrati nelle aree del Paese in cui i Comuni hanno meno risorse a disposizione e che la manovra appena varata abbia ridotto di due miliardi e mezzo i fondi dei Comuni. Come ammette lo stesso documento sono solo due (su più di 8000) i Comuni che hanno fruito di questa "opportunità": Alessandria e Cassola.

 "A FIANCO DELLA FAMIGLIA" 

Conciliare lavoro e famiglia, per le donne italiane, è più difficile di prima. “I tagli all'organico del corpo docente della scuola secondaria, prevalentemente femminile, e l'introduzione del maestro prevalente, hanno reso più difficile il mantenimento dell'orario a tempo pieno. Anche la detassazione degli straordinari, misura anacronistica in tempo di crisi e per fortuna abbandonata a fine 2008, non favoriva certo le donne con figli piccoli, giovani e anziani, spingendo semmai i loro mariti a lavorare più lungo.”

 "RIPARTE L'EDILIZIA, RIPARTE L'ECONOMIA" 

In due anni, l’imbonitore di piazza che ci governa (no, pardon, ci comanda) ha annunciato la bellezza di quattro “piani casa”.
Peccato che finora “non è stata ancora posata la prima pietra per la costruzione di una qualche nuova casa. Nessun intervento anche sull'edilizia scolastica. Non c'è stata sin qui neanche l'anagrafe promessa a più riprese. Forse perché i primi dati erano davvero allarmanti. A quanto risulta, dei 43 mila edifici scolastici esistenti,solo un terzo è stato costruito negli ultimi trenta anni! Più di mille sono stati costruiti prima dell'Ottocento e più di tremila tra il 1800 e il 1920. Di quasi 7mila edifici non si sa neanche la data di costruzione. Dopo il 1990 solo il 22% delle strutture è stato ristrutturato. I numeri di queste anticipazioni sono semplicemente inaccettabili. Non si può morire schiacciati dal cedimento di un soffitto in un'aula di lezione come a Rivoli e come ieri poteva capitare in una scuola materna a Verona.”

"ABBIAMO DIFESO I LAVORATORI"

Non credo ai miei occhi. L’unica misura presa in questo senso è stato estendere la Cassa Integrazione, ma per deroga, cioè a discrezione del governo (vale a dire, come gli gira).
Se è vero che ciò ha un po’ contenuto la disoccupazione, in compenso “sono state introdotte ulteriori asimmetrie di trattamento fra lavoratori di imprese diverse. E questi interventi d'emergenza ci lasciano in eredità uno strumento, la Cassa in deroga, che sarà molto difficile ridimensionare dopo la crisi. In effetti le ore di Cassa in deroga continuano ad aumentare. Gli interventi in deroga hanno ormai superato in dimensione gli interventi ordinari. Un paradosso che la dice lunga sul navigare a vista con cui si è gestita la politica del lavoro. Il fatto è che i datori di lavoro sono del tutto deresponsabilizzati dagli interventi in deroga; non pagano nulla per fruirne. Sta diventando una specie di sussidio per le imprese che hanno maggiori agganci con la politica. I lavoratori maggiormente colpiti dalla crisi sono stati, comunque, i lavoratori precari che in genere non hanno accesso né alla Cassa Integrazione né ai sussidi ordinari di disoccupazione.”
Un vecchio cavallo di battaglia del palazzinaro col toupet è il famoso “milione di posti di lavoro” (che non vedemmo mai), in compenso dall’inizio della crisi indovina quanti posti di lavoro si sono persi? Un milione, guarda un po’. E si tratta, al 90%, di “lavoratori precari, con contratti a tempo determinato, collaborazioni a progetto o impieghi saltuari nella giungla del parasubordinato. Quasi un lavoratore temporaneo su sei ha perso il lavoro. Il Governo non ha fatto nulla per affrontare il nodo del dualismo del nostro mercato del lavoro. Nel Libro bianco del maggio 2009 aveva annunciato uno Statuto dei Lavori, poi rinviato a "dopo le elezioni regionali", e infine differito "alla fine del 2010". Speriamo ora non venga rimandato a dopo le elezioni politiche.”
Si accettano scommesse.

domenica 14 marzo 2010

Unità in difesa della democrazia


 ORA O MAI PIU' 



Berlusconi, Minzolini e Innocenzi persino nello Zimbabwe dovrebbero dimettersi


12-03-2010 Il Tar e l'inchiesta// Si è alzato il sipario, la scena ora è evidente a tutti anche ai più refrattari. Per la prima volta dalla caduta del regime fascista l'Italia repubblicana è in piena crisi: viviamo oggi in un regime totalitario che sta cancellando ogni spazio di libertà. La situazione può degenerare ulteriormente con il rischio di tensioni politiche non controllabili.
Le rivelazioni del quotidiano il Fatto sull'indaginedi Trani che, attraverso le intercettazioni telefoniche, svela le pressioni fatte da Silvio Berlusconi per chiudere Annozero, raccontano solo l'ultimo capitolo: il controllo esercitato dal premier sul Tg1 è di puro stampo autoritario. Se le rivelazioni del Fatto saranno confermate in tutta la loro gravità e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini e Giancarlo Innocenzi dell'Agicom saranno indagati, persino nello Zimbabwe sarebbero automatiche le loro dimissioni.
 
Telebavaglio, B. sotto inchiesta 
Antonio Massari
il Fatto
12-03-2010


Silvio Berlusconi voleva “chiudere” Annozero. Un membro dell'Agcom – dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d'aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani - per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. 


Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un'inchiesta partita da lontano. L'indagine .-   condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d'usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l'Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l'ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d'interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.   Fino a quando una traccia lo porta su un'altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all'interno dell'Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull'argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s'intrecciano. I sospetti crescono. 


L'inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che   gravano sull'Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull'Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” - come pubblicamente li chiama lui - siano chiusi. E l'Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi - che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione - parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi. I ruoli si capovolgono: è l'Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l'esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all'avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. 


La catena si rovescia: un membro dell'Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso   si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri.
L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il   premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l'hanno attaccato. Chiede se - e come - l'Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l'intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi. Il premier intercettato dimostra di non distinguere   tra il ruolo dell'Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l'Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l'Agcom, può intervenire   soltanto dopo, la trasmissione di Anno Zero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro   Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbawe. 


Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando San-toro manda in   onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all'avvocato inglese Mills, all'epoca indagato per corruzione, reato oggi   prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita   di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a San-toro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide. Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di San-toro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell'Utri. Tutt'altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo.   Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere   vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato. Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo   Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri.


Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un'impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell'Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell'intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un'indagine. La notizia più interessante, però, è un'altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d'interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d'indagine - è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile.


Ginsborg: folle l'impeachment del Colle
Maria Cristina Carratu, la Repubblica, 12-03-2010
ONIDA: incostituzionale il legittimo impedimento// «Matteo Renzi non sottovaluti il contenuto eversivo del governo Berlusconi, la democrazia in Italia corre un serio pericolo». Paul Ginsborg, storico, leader della prima ora di movimenti e girotondi, ne è convinto: le recenti bordate del sindaco di Firenze contro la manifestazione di domani (temere un golpe, ha detto, «fa ridere i polli», «io sono stanco di abbaiare, vorrei cominciare a vincere»), «sono un errore».
Con Di Pietro che chiede l´impeachment di Napolitano il centro sinistra, avverte Renzi, rischia l´effetto boomerang.
«Bisogna ripeterlo: o il centro sinistra sta unito, e Bersani e Di Pietro stringono un´alleanza di ferro contro il grave pericolo che corre il paese, o Berlusconi non sarà mai sconfitto. La richiesta di impeachment è follia, ma spesso la chiarezza di Di Pietro è stata utilissima su questioni su cui il Pd è stato latitante».
Per il sindaco i pasticci del Pdl dovrebbero offrire l´occasione per far valere una proposta politica, non per scendere in piazza.
«Perché si dia un golpe non servono per forza violenze e manganelli. Oggi la vera emergenza democratica si gioca su due fronti: quello istituzionale, certo, rispetto a cui la piazza, luogo storico della società civile, riveste un ruolo cruciale. È già accaduto che l´indignazione della gente abbia imposto la correzione di indirizzi pericolosi. E però, il fronte più decisivo è quello culturale».
In che senso?
«Dopo tanti anni di controllo berlusconiano delle tv commerciali e nazionali, e della più grande casa editrice italiana, si è formata una cultura fortemente caratterizzata dal self-interest e dalla passività, ovvero da una sostanziale indifferenza per la politica. Il vero golpe sta in questo».
E una protesta di piazza rimedierà ad un´analisi mancata?
«In politica, diceva John Stuart Mill, è un problema quando i cittadini sono "un gregge di pecore che brucano quiete fianco a fianco". Appunto: fra un branco di pecore e dei cani che abbaiano ai ladri della democrazia, scelgo senz´altro i cani».
Sembra tornare l´antica questione del rapporto fra cultura di piazza e di governo, che segna tutta la storia della sinistra.
«Sì, ma come battere il berlusconismo se non si capisce cos´è? Suggerirei a Renzi di leggersi Berlusconi passato alla storia. L´Italia nell´era della democrazia autoritaria, di Antonio Gibelli. E poi di dirmi se ha ancora il coraggio di definire i berlusconiani solo dei cialtroni».

domenica 10 febbraio 2008

Storia di un giornale di partito e di una "bella famiglia come le altre",



Raccontata dal Direttore del Corriere d'Italia, Mauro Montanari

Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L’Udeur, in quanto partito votato dall’1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa cinquemila copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano al collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un’altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!". A che serve allora -direte voi- un giorna-le come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa un milione e 331mila euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita in-tera di lavoro? insisterete ancora voi. Che fara?
Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40mila euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete. Che c’entra? Se è bravo… non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98mila euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine. Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di Formula Uno di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora -assicura l’editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui!
Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141mila euro per rappresentanza e 22mila euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per duemila euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.

Mauro Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS




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(Pensato dalla coblogger Sabry65)

martedì 13 novembre 2007

Senza titolo

FACCI HA IL MAL DI PANSA

Riassumo per chi non lo sapesse. Facci su Il Giornale ha scritto una delle sue, cioè che la RAI è "una cloaca", e che è "il vero cancro dell’Italia" (ma quando buttava fuori quelli che non piacevano al suo padrone piduista, se ne stava ben zitto…).
Si becca una querela dalla RAI.
Santoro vorrebbe invitarlo ad Annozero, ma la direzione dell’azienda glielo vieta.
Santoro non può che obbedire, ma dice chiaro e tondo in trasmissione che per lui è sbagliatissimo e che rasenta la censura impedire di invitarlo (personalmente, condivido).
Ma chi è Filippo Facci?
Per chi non lo sapesse, è uno dei molti pennivendoli che tessono quotidianamente le lodi del piduista, ovviamente dicendo il peggio possibile della sua controparte politica.
Ma se si vuole un sommario elenco delle sue malefatte giornalistiche, si veda qui: http://bananabis.splinder.com/tag/facci_filippo

Insomma un campione di obiettività, un vero maestro del giornalismo…
Giampaolo Pansa è quel tale che – dicendosi da sempre di sinistra – ha improvvisamente scoperto che nella guerra civile ‘44-’45 ci sono stati dei morti anche tra i "neri", e che non tutti i morti furono uccisi in combattimento. Da allora non scrive altro che libri vòlti a dimostrare che i partigiani furono dei gran cattivoni, e i comunisti dei gran censuroni.
C’è persino qualcuno che lo vorrebbe più pulito e più obiettivo di Giorgio Bocca, solo perché quest’ultimo – pur ammettendo le atrocità – sèguita a dire, in sostanza: "si, ma se avessero vinto i fascisti?".
Mi era già venuto il dubbio che Pansa si sia, non dico venduto, ma insomma diciamo convertito, ecco, alla vulgata destrogira del "i morti son tutti uguali".
Ora però ne abbiamo la prova. Eccola.
Pansa: "Con Facci epurazione ridicola"
articolo di Luca Telese – "Il Giornale", sabato 10 novembre 2007
"non gli piace (a G.Pansa, ndr) per nulla nemmeno quel che è successo con il giornalista del Giornale "embargato" alla Rai.
Facci non va da Santoro...

  • Dico subito che è ridicolo: io leggo sempre Filippo (Facci, ndr), lo considero un collega bravissimo."
Ah, ecco. Applausi.

giovedì 11 ottobre 2007

Un popolo di eroi


SI FA PRESTO A DIRE CEPPALONI



un popolo di eroi

Quando Berlusconi se ne andò in diretta dagli studi di Rai3 per protesta contro le domande di Lucia Annunziata Mastella ebbe a dichiarare:
"Quella di Berlusconi è una sceneggiata premeditata: il premier vuol far credere di essere vittima dei magistrati, vittima dei comunisti, ora vittima predestinata dell'informazione" (Clemente Mastella, Ansa, 13 marzo 2006, grazie a LoopyDeLoop per la segnalazione)

Inoltre, guardate qui, sarebbe spassosissimo se non fosse offensivo (grazie a Sabry):

mercoledì 8 agosto 2007

I falsi ideologici de "Il Giornale"



I giudici condannano il quotidiano di Paolo Berlusconi
"Un atto rivolto contro un esercito straniero occupante"

Cassazione: "Via Rasella fu atto di guerra"
Il Giornale condannato per diffamazione

Il gappista Bentivegna: "E' la quarta sentenza che ci dà ragione"


ROMA - Nel 1996 Il Giornale scatenò una vera e propria campagna contro i partigiani che compirono l'azione di via Rasella. Quell'attacco che provocò 33 morti e scatenò la rappresaglia delle Ss alle Fosse Ardeatine. Articoli che, in pratica, tendevano a "scaricare" sul gruppo dei gappisti guidato da Rosario Bentivegna, le responsabilità della strage che provocò 335 morti. Ora, però, la Cassazione, confermando la condanna al risarcimento per diffamazione (45 mila euro) a beneficio dei gappisti e di Rosario Bentivegna che li guidava, boccia quella campagna di stampa, ne sottolinea le falsità e condanna il quotidiano di Paolo Berlusconi.

La Cassazione parte da un dato di fatto: l'attentato contro i tedeschi del battaglione 'Ss Bozen', fu un "legittimo atto di guerra rivolto contro un esercito straniero occupante e diretto a colpire unicamente dei militari". Militari che non erano, come aveva sostenuto Il Giornale "vecchi militari disarmati", ma "soggetti pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e pistole".

Ed ancora. Non è vero che il 'Bozen' "era formato interamente da cittadini italiani" in quanto, continuano gli ermellini, "facendo parte dell'esercito tedesco, i suoi componenti erano sicuramente altoatesini che avevano optato per la cittadinanza germanica".

Poi la Cassazione si dedica alla contabilità delle vittime civili dell'attentato. Secondo Il Giornale erano sette. Ma non è così: "Ora nessuno più mette in discussione che le vittime civili furono due". Così come non era vero che dopo l'attentato erano stati affissi manifesti che invitavano gli attentatori a consegnarsi per evitare rappresaglie". Un punto, questo, portato avanti da una certa storiografia revisionista. Per smentire, la Cassazione parte dai fatti. "L'asserzione trova puntuale smentita nel fatto che la rappresaglia delle Fosse Ardeatine era iniziata circa 21 ore dopo l'attentato - dicono i giudici - , e soprattutto nella direttiva del Minculpop la quale disponeva che si tenesse nascosta la notizia di Via Rasella, che venne effettivamente data a rappresaglia già avvenuta".


Ad avviso dei supremi giudici, tutti questi fatti "non rispondenti al vero non possono essere considerati di carattere marginale". E anche se la Corte di Appello di Milano ha riconosciuto che si sarebbero potute esprimere "dure critiche sulla scelta dell'attentato, l'organizzazione, i suoi scopi", questo non basta per mettere in piedi un castello di inesattezze e falsità.

Per questo è da ritenersi "lesiva dell'onorabilità politica e personale" di Bentivegna "la non rispondenza a verità di circostanze non marginali come l'ulteriore parificazione tra partigiani e nazisti con riferimento all'attentato di via Rasella e l'assimilazione tra Erich Priebke e Bentivegna". Un parallelo che Vittorio Feltri, allora direttore del quotidiano, aveva azzardato in un editoriale.

Soddisfatto il commento di Bentivegna: "E' la quarta sentenza di un'alta corte italiana, militare penale o civile che ci dà ragione con le stesse motivazioni, ma il il mondo è pieno o di imbecilli o di faziosi ancora disposti a sostenere il contrario. C'è poco da fare..".

(La Repubblica, 7 agosto 2007)

Ditemi ora.
Sia La Repubblica sia Il Giornale, si sa, sono schierati.
Datemi un parere.
Quale delle due fonti è meno attendibile?

mercoledì 28 marzo 2007

Berlus-connerie


BASTA LA PAROLA.
Tino_Scotti_S
A Berlusconi spesso basta una parola o due, per cavarsela coi suoi, e la stampa. Stavolta ci aveva provato con due: "maggioranza politica", o Prodi a casa.
Ma non mi sorprende più, del resto lui ha imparato la tecnica stalinista delle "purghe" da molto tempo.
Purtuttavia, stavolta, qualche considerazione in più s'impone.
Che il centrosinistra al senato fatichi a mantenere la maggioranza, a causa della porcata di Calderoli, è cosa arcinota.
Ma la notizia di ieri è che il centrosinistra non sarebbe autosufficiente al senato, secondo Berlusconi, il quale lo dice prendendo come spunto il voto sulle missioni all’estero di ieri sera.
Sarà.
Però non possiamo impedirci di notare che:

a) la linea del governo ha preso 20 voti anche dall’opposizione, quindi sul piano istituzionale è più che autonomo: addirittura ottiene il favore di parte della minoranza. Quasi bipartisan. IN qualsiasi altra democrazia seria, tutti direbbero che la linea del governo ha prevalso largamente.

b) Se anche non si considerano i 20 voti di cui sopra, la maggioranza ottiene 160 voti, quindi 2 in più della linea di confine tracciata in anticipo dalla minoranza (158) per definire l’autonomia politica della maggioranza stessa.

c) Berlusconi e soci  chiedono a gran voce l’esclusione (dal computo dei voti a favore) della volontà dei senatori a vita, ma ciò non sta in piedi. Non sta in piedi sul piano costituzionale (non c’è scritto da nessuna parte che il  voto dei senatori a vita ha minor valore politico); non sta in piedi sul piano storico (per il primo governo Berlusconi i senatori a vita furono decisivi persino sulla fiducia, quindi c’è un precedente che fa giurisprudenza in merito); non sta in piedi neppure se si pensa alla “moral suasion” recentemente espressa dal Quirinale, perché Napoletano si riferiva – con un atteggiamento ipergarantista verso le opposizioni, che gli fa onore – all'imminente voto di fiducia, mica a TUTTI i voti in senato in saecula saeculorum.

d) Ma non sta in piedi nemmeno sul piano logico, perché se escludiamo dai voti a favore quelli dei senatori a vita, allora dobbiamo considerarli nulli anche sul piano dei voti validi (altrimenti, hanno valore solo se si astengono o votano contro la maggioranza, il che al senato è lo stesso, e chiunque vede bene che ciò sarebbe un controsenso in ogni modo). Quindi bisogna sottrarre il voto dei senatori a vita, se lo si vuol fare, anche dall’elenco dei votanti: come se si fossero astenuti. E allora però il quorum cala, non è più di 158 e contano solo i due schieramenti.

e) Ebbene, sotto quest’ultimo punto di vista, il centrosinistra ha ottenuto 155 voti, contro i 154 delle opposizioni (e sono pure generoso, perché ho conteggiato così anche i voti favorevoli dell’UDC come se fossero stati contrari).
E riecco comparire dalla porta la maggioranza che si voleva aver cacciato dalla finestra.
Poi, sul fatto che la Casa delle Libertà Provvisorie sia allo sbando politico più totale, non se ne parla...
Forse non trova la parola.