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lunedì 31 dicembre 2012

Auguri

BUON ANNO ITALIA


Entro nel solito tabaccaio per comprare i miei sigari e il tabacco da pipa, e vedo un bel cartello, con su scritto: "Fatemi capire, i Maja hanno parlato della fine del mondo o di un anno di merda?" All'autore del cartello un bell'otto per la sintesi. In effetti il 2012 non è stato esaltante, direi. Ma non è colpa sua. Sono venuti al pettine i nodi di decenni di sperperi, aggravati da un ventennio di seconda repubblica (voto: tre) e da quasi un decennio di potere berlusconiano (voto: zero).

Ma è il momento di dare le pagelle.

Berlusconi: zero. Ondivago lo è sempre stato, ma ultimamente riesce a dire tutto e il suo contrario addirittura nella stessa intervista, nella stessa frase. Candido Monti, ma mi fa schifo. Caondiderei Alfano, ma scendo in campo io al suo posto perché lui non ci ha il quid. Il legame con la Lega è essenziale per vincere e battere i komunisti, ma possiamo vincere anche senza la Lega. Ho lasciato il potere per senso di responsabilità ma ho lasciato il potere perché travolto da un komplotto. Previsione: non arriva al venti per cento. Abbiamo visto che nel 2006 riuscì a recuperare il 6-7% di svantaggio in una campagna elettorale interminabile (da novembre ad aprile), e aveva ben altro appeal a destra di quanto ne abbia oggi, aveva l'appoggio del Vaticano e dei poteri forti, aveva alleata una Lega che viaggiava attorno al 10% (il venti, al Nord, il che gli diede il pareggio al Senato). Oggi ha meno appeal, meno tempo a disposizione, ha perso tutti gli appoggi, se avrà la Lega alleata, questa oggi vale il 5%. Inoltre è accerchiato. Non ha più solo da guardarsi dai Komunisti, ma anche da Monti e persino da Beppe Grullo. Quindi è disperato. C'è da aspettarsi che sfoderi qualche dossier falso su Monti o Bersani, come già fece con Fassino e Prodi.

Maroni:sei di incoraggiamento, giusto perché si ritrova per le mani un partito allo sbando. Recpuerare consensi non sarà facile per lui. Può sperare di conservare la Lombardia solo se si allea con Berlusconi, ma è un grosso rischio perché rischia la rivolta interna e la marginalizzazione definitiva. Previsione: non supera il sei per cento, se gli va bene.

Monti: troppo presto per giudicare. Se riuscirà a non cedere ai relitti umani presenti nell'UDC e a presentare liste pulite; se riuscirà ad aprire davvero al centrosinistra dopo le elezioni (perché c'è poco da dire, ci vorrebbe per lui un miracolo per superare il PD), allora meriterà otto. Anche perchè ha messo al primo posto dell'agenda-giustizia il conflitto d'interessi. Previsione: tra il venti e il venticinque, con buone probabilità di fare da ago della bilancia al Senato.

Bersani: otto per le primarie, cinque per le cose che sta dicendo su Monti. Gli attacchi preventivi verso di lui, benché condotti per ora con un certo garbo, non li capisco. Sarà una legislatura costituente, si spera, e avrà quindi bisogno dei centristi. Ha un vantaggio, secondo i sondaggi, blindato. Non ci capisce perché imposti la campagna contro Monti e non contro Berlusconi, che - non va dimenticato - per quanto ferito e politicamente morente rimane il grande nemico dell'Italia e va sconfitto de-fi-ni-ti-va-men-te. Ora, io capisco che bisogna pur far vedere che non si è montiani sennò si rischia di perdere voti a sinistra , si fa incazzare SEL e s'ingrassa Beppe Grullo, ma che bisogno c'è di infiammare i rapporti con il centro? Se si finisce a litigare col centro, Bersani, mi spiace, ma hai cominciato tu. Previsioni: non meno del 30%, più probabilmente attorno al 35. Se non fa cazzate.

Vendola: sei, in recupero. Sta moderando il suo massimalismo e ciò gli fa onore. Si spera che al di là delle trombonate che deve sparare per far stare buoni i suoi elettori più rossi e incazzati, si comporti nei fatti in modo più ragionevole di, per dirne uno, Bertinotti (due alla memoria). Previsioni. tra il sei e l'otto per cento.

Casini: otto alla furbizia, quattro in trasparenza. Che diavolo vuol dire che sarai lieto di sottoporre le tue candidature a Bondi, però i candidati dell'UDC li sceglie l'UDC? La vecchia ambiguità di democristiano non se ne vuole proprio andare, eh? Ha avuto l'acume di lasciare per primo Berluska al suo destino (tre a me, per la rima), un lustro fa, però ne è stato per una dozzina d'anni un reggicoda dei più fedeli. Lo stesso si può dire di Fini, con l'aggravante che se n'è andato dal PDL assai più tardi.

Montezemolo? Quattro. L'ho già detto altrove: http://www.blogger.com/blogger.g?blogID=2947502949930589969#editor/target=post;postID=3757766158098018410
"Un altro manager/imprenditore "prestato" alla politica, con un bel programma neoliberista, che ha passato la sessantina, è ossessionato dalla propria immagine, e si rivolge ai moderati "che non vogliono consegnare il Paese alla sinistra". 
Questa devo averla già sentita.
(…)
Certo, sempre meglio che un pazzoide puttaniere corrotto e corruttore, amico dei fascisti e dei razzisti, con una certa tendenza all'egocrazia. "

Grillo( voto zero. E basta.

lunedì 15 ottobre 2007

Senza titolo


2005: QUATTROMILIONIDUECENTOMILA PER TUTTO IL CENTROSINISTRA
2007: TREMILIONITRECENTOMILA PER IL SOLO PARTITO DEMOCRATICO


QUANDO
L'ONOREVOLE STRAPIRLA...
PARDON, STRAPARLA

Alcune reazioni cutanee ai primi risultati delle primarie PD.
Cicchitto (FI): voti lievitati. "La nascita di un nuovo partito - ha detto il vice coordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto - è sempre una cosa seria. Meno seria è però questa sorta di lievitazione di voti, che si è verificata dalle 17 alle 18.30, come se Veltroni avesse anche il potere di moltiplicare i pani e i pesci".
Commento: FI sì che se ne intende, di dati taroccati.

Buttiglione (UDC): democristiani torneranno con noi. "Del vecchio PCI ne è rimasto molto, ma non c'è chiarezza nei valori che una volta erano propri di quel partito. Erano sbagliati, ma davano forza ad una militanza politica. Così vedo solo il rischio di fare il partito del pragmatismo puro, cioè della politica per la politica. Dunque, un partito che legittima l'antipolitica".
Commento: la tua DC, invece, perbacco…!
Roberto Castelli (Lega): “Una tragica debàcle; l’affluenza dimezzata dimostra che, anche a sinistra, i cittadini non ne possono più di questa maggioranza.”
Commento: non sai fare nemmeno una divisione.

Franco Giordano (PRC): “Un evento di rilevo, ma l’altro grande fatto democratico sarà il corteo del 20 ottobre.”
Commento: cacchio c’entra?

Oliviero Diliberto (Pdci): “Auspico che questa vittoria non crei ulteriori fibrillazioni al governo in carica.”
Commento: parla lui, che non fa altro che rompere le palle.

Clemente Mastella (UDEUR): “Ci saranno comunque molti scontenti del PD che potranno ora guardare a noi con simpatia.”
Commento: l'avvoltoio perde u pilu, ma non il vizio.

mercoledì 19 settembre 2007

Primarie del PD - 5


ECCO I CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL PD E LE LORO DICHIARAZIONI D'INTENTI
Quinta puntata: ROSY BINDI

Il nostro cantiere democraticoAncora
Oggi presento la mia candidatura alla guida del Partito democratico. Lo faccio con grande senso di responsabilità chiedendo a tanti di collaborare a questo entusiasmante compito.
Non ho voluto offrire qui un programma né un manifesto, ma brevi riflessioni lasciate volutamente aperte, perché a sostegno della mia candidatura non chiedo soltanto una firma, ma contributi, esperienze e idee che arricchiscano questa fase del nostro lavoro comune.
Nelle prossime settimane, attraverso incontri, convegni, siti internet e i laboratori che si apriranno nei 475 collegi elettorali, potremo liberare le energie di una vera fase costituente e portare, tutti insieme, a compimento il programma per il Partito democratico.

Un partito nuovoAncora
Abbiamo una grande ambizione: restituire dignità e autorevolezza alla politica. Vogliamo farlo attraverso la costruzione di un partito nuovo.
Proprio nel momento in cui il sistema dei partiti appare screditato e i cittadini sentono la politica distante, noi scommettiamo su un’idea nuova di partito e di politica.
La società italiana è ferita, sono aumentate le disuguaglianze e si è allargata la distanza fra i cittadini e le istituzioni. Qualcuno pensa che la risposta sia l’antipolitica e l’alimenta attraverso un populismo mediatico e un nuovo corporativismo sociale e geografico. È invece solo la politica, rimotivata e adeguata alle nuove situazioni, che può davvero aiutare a risolvere i problemi e restituire la voglia di futuro al Paese.

Un partito pluraleAncora
Il Partito democratico non sarà la semplice fusione dei partiti fondatori. Già ora l’Ulivo è qualcosa di più. Per dar vita a un partito nuovo è necessario unire le culture politiche della liberaldemocrazia, del cattolicesimo democratico e della sinistra democratica, ma anche accogliere i tanti fermenti nati nel nuovo secolo attorno ai temi della pace, della democrazia partecipativa, dello sviluppo sostenibile e dei diritti.
Mentre quelli del Novecento erano partiti identitari perché rispondevano a società culturalmente omogenee, oggi noi siamo chiamati a costruire un partito plurale perché viviamo in una società caratterizzata dalla frammentazione etica e culturale. Una frammentazione che si trasferisce nelle istituzioni, crea conflitto al loro interno, paralizza le decisioni, e rischia di inibire l’azione di governo.
Il partito plurale che dobbiamo costruire insieme deve quindi assumersi la fatica e la responsabilità della sintesi, in modo da rendere le istituzioni libere dai conflitti e capaci di decidere.
Un partito davvero plurale non è un partito che include una parte in un’altra, non giustappone le diversità, non oscura le differenze. E’ invece capace di affermare una forte identità in virtù di una sintesi autentica tra culture e punti di vista diversi che devono continuare a vivere.
Un partito davvero plurale trova nella sintesi tra le tante tonalità presenti la condizione indispensabile per essere unito e fare le scelte necessarie. E quanto più quelle scelte appaiono innovative e coraggiose, tanto più è necessario l’apporto di tutti.
Tutti hanno pari dignità, tutti hanno la responsabilità di offrire un contributo che peserà e conterà in una decisione comune frutto di una sintesi più avanzata e convincente del proprio punto di vista
Per questo motivo la collocazione internazionale del nuovo partito è una questione fondamentale. Il Pd italiano ha l’ambizione di creare a livello europeo una casa politica nuova per tutte le culture democratiche che devono attrezzarsi a rispondere alle domande nuove di questo secolo: domande di giustizia, nuove questioni poste dalla scienza, nuovi interrogativi etici e nuove sfide antropologiche.
Nessuno disconosce il valore dell’esperienza socialdemocratica europea ma il mondo è incalzato da nuove domande di democrazia, di libertà e di giustizia sociale alle quali solo l’unità delle culture riformiste può dare a livello mondiale risposte, portando ad unità percorsi e storie che hanno interpretato i valori democratici in tutti i continenti. Noi non ci arrendiamo allo schema oramai ingessato del Parlamento europeo.

Un partito democraticoAncora
A differenza di altre Costituzioni, (quella francese affida ai partiti un semplice ruolo elettorale, quella tedesca li limita a strumenti di manifestazione della volontà politica del popolo) l’originalità della nostra Costituzione è quella di individuare nei partiti lo strumento a disposizione dei cittadini per determinare la politica nazionale con metodo democratico. Questo strumento che negli ultimi due decenni è stato depotenziato, fino ad essere delegittimato dall’ultima legge elettorale fondata sull’idea implicita che l’unica relazione tra potere politico e cittadini sia la tele-comunicazione, deve essere rinnovato.
I partiti sono una palestra insostituibile di democrazia per un Paese. Se fallisce il metodo democratico dentro i partiti è a rischio anche la democrazia nella società. Ciascuno di noi è chiamato ad un’innovazione radicale del proprio modo di concepire il partito, la militanza, la responsabilità politica.
Il Partito democratico non nasce per azzerare le storie, personali e collettive, le biografie, le radici di ognuno di noi. Ma non nasce neppure per garantire il nostro passato e il nostro presente con la rassicurante continuità di un’organizzazione e di una forma partito che non corrispondono più né alle aspettative dei cittadini né agli obiettivi che ci siamo dati.
Il percorso che stiamo sperimentando in vista dell’appuntamento del 14 ottobre, dovrà essere il frutto di una larga consultazione, del coinvolgimento di tutti, di ascolto paziente e vero. Anche se il regolamento elettorale che è stato approvato favorisce chi può contare su una forte organizzazione, siamo certi che saranno in moltissimi, donne e uomini, e soprattutto giovani ad essere i protagonisti di questa nuova stagione.
Fin d’ora possiamo impegnarci su alcuni punti. Un partito che contrastando radicalmente le patologie del passato sia costruito sulla base della partecipazione vera e democrazia interna. Un partito aperto ma anche con una militanza e un radicamento nel territorio. Capace di rappresentare la ricchezza e la diversità che caratterizza il popolo italiano. Un partito nazionale e federale che riconosce il valore dell’autonomia delle sue espressioni locali.
Il carattere Nazionale e unitario del Pd dovrà essere assicurato da una leadership rappresentativa e plurale: il nostro non sarà mai il partito del leader.

Per una nuova laicitàAncora
Se il Pd è pensato e progettato al servizio del bene del nostro Paese, capace cioè di guidare il rinnovamento della democrazia e superare in una nuova sintesi le vecchie appartenenze, dovrà anche diventare la casa e la scuola di una nuova laicità, il luogo in cui tutti i cittadini possano sentirsi rappresentati, a qualunque fede, etica e cultura appartengano.
Oggi si può guardare a una nuova laicità che si faccia carico delle diversità etiche, culturali e religiose, all’interno delle quali viviamo quotidianamente. Mentre si avverte una crescente insofferenza per il conflitto continuo e la demonizzazione reciproca, è maturata la consapevolezza che la laicità non è il laicismo, non è negazione o indifferenza sui valori, ma confronto persuasivo e faticosa ricerca di un bene condiviso e storicamente realizzabile.
Il pluralismo etico, religioso e culturale che caratterizza la società italiana, e che va ulteriormente arricchendosi per la presenza di nuovi cittadini stranieri, impone non solo un civile confronto tra i credenti di diverse appartenenze religiose, e un dialogo tra credenti e non credenti, ma ci spinge alla ricerca di una sintesi più avanzata di dialogo e collaborazione, nel quadro delle linee tracciate dalla nostra Costituzione.

Per un bipolarismo maturoAncora
Il Partito democratico ha la funzione di portare a compimento una lunga transizione politica, realizzando una matura democrazia dell’alternanza, in grado di assicurare governabilità e stabilità.
All’Italia serve un bipolarismo fondato su chiari rapporti istituzionali, in cui chi vince governa e chi perde le elezioni sta all’opposizione fino al termine della legislatura o fino a nuove elezioni.
Il Pd è un partito che investe nel valore di una democrazia governante e si mette al servizio dell’interesse generale.
Un partito collocato al centro del centrosinistra per portare tutto il centrosinistra al governo, senza ambiguità e tatticismi nella politica delle alleanze e non invece un partito che all’interno del centro sinistra si pensa come parte contrapposta ad altre parti, aperta ad un confronto autonomo con tutto o parti del centro destra.
Per questo è indispensabile cambiare questa legge elettorale e realizzare un nuovo assetto istituzionale, muovendoci con equilibrio, senza tradire la Carta costituzionale che la destra italiana voleva stravolgere e che ci è stata restituita con un referendum popolare.
Il Paese ha bisogno di completare l’attuazione del nuovo Titolo V della Costituzione, riconoscendo alle regioni e ai governi locali una autonomia fiscale pur nel rispetto della solidarietà nazionale. Ma è anche necessario rafforzare le responsabilità e i poteri dell’esecutivo dando ai cittadini la possibilità di scegliere senza tuttavia prevedere l’elezione diretta del capo del governo.

Il Pd e il governo dell’ItaliaAncora
L’orizzonte temporale di un partito è ben più ampio dei cinque anni di una legislatura, cui è legata l’attività di un governo.
E mentre la funzione di un partito è quella di costruire il consenso, affezionare alla democrazia, alimentare partecipazione e condivisione nel Paese, il governo attua il proprio mandato di legislatura, esercitando e costruendo le necessarie mediazioni nella coalizione.
Per questo un programma di un partito si colloca in un orizzonte diverso da quello di un programma di governo. Esprime una visione del Paese, indica una prospettiva di lungo periodo che si offre come linfa vitale ma non unica dell’azione di governo.
Oggi il programma del Partito democratico parte da un sostegno forte e convinto al Governo guidato da Romano Prodi, senza ambiguità e tatticismi nel rispetto del patto solennemente sottoscritto da tutti i partiti dell’Unione di fronte agli elettori per un governo di legislatura. E disegna una prospettiva per il futuro.

Per uno sviluppo sostenibileAncora
L’Italia è stata a lungo un paese fermo, che deve affrontare tanti problemi: le disuguaglianze tra Nord e Sud, le poche risorse destinate all’innovazione a alla ricerca, le carenze nelle infrastrutture, la bassa competitività del nostro sistema produttivo, la scarsa mobilità sociale.
L’Italia deve fare scelte forti e impegnative per i giovani, i poveri, i fragili e i bambini, e può farlo se la politica torna ad essere credibile. È questo il compito di un partito nuovo, che in primo luogo restituisce autorevolezza alla politica perché la politica possa risvegliare il senso di responsabilità e lo spirito di collaborazione in ogni parte della società.
Queste scelte sono possibili solo se c’è condivisione e solidarietà.
Nessuno pensi di risolvere separatamente la questione settentrionale dalla questione meridionale.
Nessuno pensi di risolvere il conflitto tra le generazione mettendo i padri contro i figli.
Queste scelte sono possibili se insomma tutti, le istituzioni, le imprese, i sindacati, la cultura, la comunicazione, le famiglie faranno la propria parte.
L’Italia sarà più libera, più ricca e più giusta se il Pd assumerà il riformismo come una costante attitudine al cambiamento.
Rimuovere i vincoli strutturali allo sviluppo a cominciare da quelli di finanza pubblica, far crescere la dotazione infrastrutturale e la rete dei servizi per le imprese, agevolare l’accesso al credito, riqualificare il sistema di istruzione e formazione, combattere le posizioni di rendita e monopolio, rappresentano gli assi di una politica economica in grado di far recuperare all’Italia il divario rispetto ai partners europei.
Il Pd è chiamato inoltre a comporre le istanze, che hanno talora portato all’immobilismo, provenienti dal mondo dell’industria con le istanze ambientali fatte proprie dai cittadini.
Il conflitto si può ridurre se affianchiamo ad un grande sforzo di investimenti in tecnologia, un forte impegno nelle politiche che incentivano la qualità ambientale.
Qualità e sostenibilità sono le caratteristiche dello sviluppo del paese che il Pd si impegna promuovere anche attraverso la tutela dei beni pubblici come l’acqua, l’aria e il patrimonio culturale e naturale.

Equità ed efficienza nei servizi pubbliciAncora
L’esperienza europea insegna che l’attenzione alle esigenze delle persone, il perseguimento della giustizia nell’economia ha costituito un fattore decisivo di successo del nostro modello di sviluppo.
Garantire le opportunità a tutti i cittadini è una ricchezza per tutti.
Allo stesso tempo è necessario adeguare il ruolo dello Stato alle mutate esigenze del Paese.
Un’efficace rete di protezione sociale rende la società più libera e permette di affrontare le sfide della competizione globale.
Innovazione è oggi una parola cruciale nell’azione pubblica, se vogliamo – come noi vogliamo - assicurare la sostenibilità finanziaria dei sistemi di welfare.
È il nodo principale da affrontare, il servizio migliore che la politica può rendere ai propri cittadini. La qualità dei servizi e l’efficienza della gestione sono il pilastro dell’azione politica.
Una migliore efficienza e la capacità di innovare della pubblica amministrazione costituiscono il presupposto per chiedere ai cittadini di adempiere il dovere fiscale.
Ci sono troppi segnali di frattura nel Paese. Affrontare il problema di una gestione ottimale delle risorse pubbliche è l’unica opportunità per rinsaldare il patto sociale tra chi chiede, giustamente, una pressione fiscale meno soffocante e chi auspica il potenziamento degli standard delle prestazioni. Innovare la pubblica amministrazione significa anche liberare le imprese dal fardello della burocrazia, freno che il sistema paese non può più permettersi nel contesto della competizione globale.
La promozione dell’universalità dei servizi pubblici, accanto ad un fisco più equo, è un passo essenziale per scongiurare il miraggio di una risposta individualistica alla gestione dei rischi.

Un welfare di lungo periodoAncora
È necessario che il Partito democratico pensi il Paese nel lungo periodo.
In questo senso il rigore dei conti pubblici e il controllo della dinamica del debito pubblico sono la condizione necessaria per garantire la tenuta del nostro Stato sociale anche in futuro.
L’invecchiamento della popolazione è una delle sfide più importanti dei prossimi anni. Se il Partito democratico saprà mettere al centro le esigenze reali delle persone e della famiglia, se saprà scommettere sull’immigrazione regolare come una bella e grande risorsa per il nuovo Paese, i mutamenti in corso costituiranno non più solo un problema ma anche un’importante occasione di rinnovamento.
L’allungamento della vita cambierà il modo di pensare agli anziani e al rapporto tra età lavorativa e età pensionabile. Fra qualche anno il dibattito di questi giorni sull’innalzamento dell’età pensionabile risulterà drammaticamente sorpassato.
È bene pensare oggi ai diritti dei lavoratori anziani del futuro, mettendo a punto percorsi di uscita graduale dal mondo del lavoro.
Allo stesso tempo oggi dobbiamo pensare e avviare una rete di servizi integrati, socio sanitari e assistenziali per le persone non autosufficienti, vera emergenza sociale che affrontano le nostre famiglie.

Welfare e mercato del lavoroAncora
È necessario ripensare il nostro modello welfare anche alla luce dei cambiamenti che investono il mondo del lavoro. Il sistema degli ammortizzatori sociali, attualmente disegnato su un mercato del lavoro profondamente mutato nel tempo, deve essere al centro di una riforma strutturale, con l’obiettivo dell’inclusione dei giovani che rischiano di rimanere intrappolati in una precarietà senza prospettive.
Allo stesso tempo è necessario correggere le distorsioni nella spesa e la scarsissima attenzione alle funzioni dell’assistenza sociale e di tutela della famiglia. In questo settore è urgente affrontare il problema del sostegno alle famiglie con figli e alle famiglie in condizioni di povertà.
Investire nella crescita è anche investire nel capitale umano delle donne, sviluppando quei servizi che, alleviando il carico del lavoro di cura familiare, permettono di incrementare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro.
Uguaglianza e opportunitàAncora
È necessario che questo progetto abbia la forza necessaria per essere realizzato. Una condizione di successo è che il Partito democratico possa contare sul contributo delle forze democratiche e tutti gli italiani che hanno interesse nella giustizia sociale ed economica del nostro Paese.
L’Italia non può più permettersi di pagare il prezzo di vecchi privilegi e nuove precarietà, di nuove disuguaglianze e vecchie rendite.
Si tratta di impegnarsi su molti fronti: dalla tutela del lavoratore che è anche consumatore, alla lotta all’evasione - uno degli elementi innovativi dell’azione di questo governo -, al pieno riconoscimento del merito nel mondo del lavoro.
La vera uguaglianza delle opportunità è quella che non lascia indietro nessuno e promuove le qualità di ciascuno.

La LegalitàAncora
Il
 Partito democratico è chiamato ad essere, e con estremo rigore, il partito della legalità, e la legalità si identifica anche con la sicurezza per tutti.

Proprio per il suo essere il bene collettivo forse più direttamente contrapposto al primato dell’interesse individuale, la legalità va intesa sia come lotta alla criminalità, alla corruzione politica e alle mafie, sia come paziente opera di formazione di una nuova coscienza civile.
In questo senso anche la sicurezza acquista nel Partito democratico un senso più autentico e proprio: non viene dal rinchiudersi dei forti nelle loro cittadelle protette, ma cresce e si consolida con la diffusione dei diritti e delle opportunità.

La PaceAncora
Il
 Partito democratico si colloca entro la storia della lunga lotta dei popoli per la riduzione delle disuguaglianze e per l’affermazione delle libertà personali.

Occorre prendere atto che la crisi della democrazia, accanto alle sue specificità italiane, mostra anche una dimensione internazionale. Essa non si affronta attraverso la pretesa di esportare democrazia con la forza ma lavorando ad una prospettiva di sviluppo equo e sostenibile per tutti, rinunciando a sostenere regimi dittatoriali, con un maggior controllo del commercio delle armi, con la cooperazione e il multilateralismo.
La globalizzazione è fenomeno positivo solo se sottoposta ad un governo aperto alla partecipazione di tutte le nazioni e accompagnata da un rafforzamento dell’autonomia e della democrazia dei territori.
L’art. 11 della Costituzione rappresenta il caposaldo della politica internazionale del partito nuovo.
Il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti è per noi un’opzione ideale irrinunciabile. Questa opzione è però possibile solo entro un governo internazionale dei conflitti, e dunque attraverso organismi internazionali e sopranazionali e al loro interno con l’attiva condivisione di responsabilità per la difesa della stabilità e della sicurezza internazionali.
Europa e ONU sono le forme concrete che è andata assumendo nel secolo scorso questa opzione di politica internazionale, pur fra difficoltà, contraddizioni e ritardi, caratterizzando la politica internazionale della Repubblica e le sue alleanze. E’ tale politica che va sviluppata nel contesto nuovo della fine della guerra fredda, dei nuovi problemi posti dalla globalizzazione, dalla criminalità internazionale, dal terrorismo, dalla questione ambientale, che un Partito democratico è chiamato a far divenire coscienza comune della società italiana e di quanti in essa vogliono integrarsi.

Più donne, più democraziaAncora
Le donne italiane devono assumere la leadership delle risposte alla crisi della democrazia.
Hanno segnato la storia della Repubblica nei suoi equilibri politici, a partire dalla Resistenza e dalla Costituzione, e nelle spinte alla modernizzazione della società italiana. Dalle storiche battaglie per la parità e i diritti, con la scolarizzazione e il lavoro, con la nuova creatività e imprenditorialità.
Sono oggi le prime interessate ad una forte reinvenzione della pratica democratica e partecipativa. La loro sistematica esclusione dal potere è molto più di un simbolo delle prassi oligarchiche, della qualità della selezione politica, che umilia insieme le iscritte ai partiti e le donne fuori dei partiti, ma non solo le donne.
Sono le prime ad essere interessate sia a una politica capace di decidere, sia a riscrivere l’agenda politica in modo da privilegiare le grandi questioni irrisolte del mondo che pesano sulla vita quotidiana: dagli squilibri nell’uso delle risorse alla formazione delle nuove generazioni, dal governo pacifico dei conflitti anche etnici e regionali alla lotta alle disuguaglianze, dalla cura dei deboli e degli esclusi al rapporto etica-politica; dal rinnovamento senza tradimenti delle grandi culture storiche; alla battaglia per la legalità e la riduzione dei costi della politica.
I temi della agenda politica delle donne non sono, come pensa qualcuno, un punto debole dell’incontro fra le diverse culture dell’Ulivo. Sono invece la conferma della sua necessità e della sua possibilità. Pur venendo da esperienze e riferimenti etici diversi, convergono nell’affrontare le questioni etiche del nostro tempo più attraverso la costruzione condivisa delle condizioni, anche materiali, per l’esercizio delle responsabilità personali, che attraverso la contrapposizione ideologica dei divieti e dei permessi.
Le donne conoscono dissensi di partenza, ma non li temono e non se ne fanno paralizzare. Sanno bene, infatti, che sui temi che le riguardano direttamente non possono permettersi strumentalizzazioni ideologiche e posizioni di rendita che bloccano le soluzioni.
Siamo sicuri che questo è un obiettivo nel quale tutti, donne e uomini, possono riconoscersi per il bene del Paese.

Voto: sei e mezzo. Ha il pregio di essere un programma di partito, non un programma elettorale di governo). Molto articolato, affronta nodi politici di rilievo, a partire dalla corruzione e dalla lotto alla mafia.
Un po’ generico. La candidatura di Rosy Bindi, poi, è secondo me indebolita dal fatto che di recente ha dichiarato che l’ineleggibilità dei politici condannati dovrebbe valere solo per reati di corruzione.

domenica 16 settembre 2007

Primarie del PD - 4


ECCO I CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL PD
E LE LORO DICHIARAZIONI D'INTENTI
Quarta puntata: JACOPO GAVAZZOLI SCHETTINI

L’efficacia e l’efficienza di una democrazia si fondano su un apparato che favorisca la governabilità di un paese adeguandosi ai mutamenti storici e tecnologici. Non necessariamente questo implica la modifica delle tradizioni e delle regole democratiche, che spesso sono solide espressioni di civiltà. Lo stesso sistema politico si fonda su una classe dirigente la cui esistenza è garanzia di continuità democratica.

Azioni correttive di tipo organizzativo possono però produrre grandi impatti nell’efficienza del sistema. Questo è il caso delle dimensioni delle assemblee elettive e del numero (e tipo) degli incarichi politici (“posti di potere”) che fu pensato in passato per rappresentare e dirigere un paese che ora è profondamente mutato.

Per avere una dirigenza politica adeguata agli impegni richiesti, occorre ridurre il numero di coloro che fanno politica, ciò per diminuire i casi in cui non vengono rappresentati effettivamente o efficacemente gli interessi e le aspettative della società e delle sue espressioni. Tenuto conto dei nuovi mezzi di comunicazione, degli strumenti di indagine, dei media per raggiungere e “sentire” il “Paese”, si è convinti che il numero degli eletti e degli incarichi “politici” possa essere ridotto in tutte le sue espressioni: dalle Circoscrizioni al Parlamento. Ovviamente, con i giusti strumenti di legge, nel caso del Parlamento, con una circoscritta e mirata modifica costituzionale che non intaccchi in nessun caso il bilanciamento dei poteri, la struttura costituzionale e le funzioni dei suoi organi, e quindi effettuabile anche a maggioranza in caso di attrito da parte di forze politiche intenzionate a difendere i propri privilegi.

In termini più generarli, oltre a riconsiderare l’impianto delle Regioni a Statuto Speciale (nell’interesse di una maggiore armonizzazione del trattamento del personale politico regionale) si ritiene indispensabile procedere alla soppressione delle Province le cui funzioni e personale potranno passare alle Regioni ed ai Comuni riducendo costi e burocrazia. Occorre inoltre favorire l’unione dei piccoli comuni garantendo ai cittadini la diffusione dei servizi sul territorio.

Sempre nell’ambito della riduzione dei costi del sistema, si ritiene che il Partito Democratico debba essere a vocazione maggioritaria ed attivarsi per una legge elettorale che favorisca la costituzione di due partiti o due blocchi: riformista e moderato. Due schieramenti o partiti, divisi dagli obbiettivi di governo e dalle scelte strategiche, ma uniti dai valori fondanti 
la Repubblica.
La riduzione del numero degli eletti e l’adozione di una legge elettorale che assicuri al paese una maggioranza stabile, non rispondono solo all’esigenza di semplificazione dell’apparato costituzionale e di riduzione dei costi della politica ma anche al principio di democrazia.

La riduzione del debito pubblico è uno degli obbiettivi primari di questo programma perché si ritiene sia la premessa per dare sviluppo sostenibile e responsabile al Paese. Nessuna famiglia o impresa pesantemente indebitata può pianificare serenamente il proprio futuro e fare investimenti su di esso. Questo ancoraggio forzato tiene in porto un Paese ancora giovane e vigoroso.

Una classe politica di sinistra non deve nascondere ai cittadini che il cammino da percorrere sulla strada del contenimento della spesa e dell’abbattimento del debito pubblico è lunga, ma è nell’interesse dei molti, e dei più deboli, raggiungere l’obbiettivo consapevolmente e secondo il principio di uguaglianza nelle opportunità.

La giusta fiscalità è un obiettivo primario e riguarda le famiglie, le imprese, i dipendenti, i liberi professionisti, i nuovi italiani che sono immigrati nel nostro paese da altre nazioni. In caso di un gettito regolare e proporzionato al PIL crescono le risorse da distribuire ai cittadini, da destinarsi alle infrastrutture ed alla riduzione del deficit e delle imposte. In questo senso è doveroso incoraggiare ed incentivare il pagamento di quanto dovuto alla comunità e rendere meno “conveniente” ignorare questo obbligo – anche morale. Qui noi pensiamo si saldi la frattura tra la giusta fiscalità ed una politica sociale sostenibile. La deducibilità delle spese delle famiglie, in relazione al reddito e proporzionalmente all’incremento del gettito derivante dal recupero dell’evasione è un punto nodale di questo disegno.

Spetterà al governo indicare un obbiettivo di extra-gettito a cui ambire e stabilire la percentuale da dedicare alla deducibilità delle spese delle famiglie e quanto usare per l’abbattimento del debito (metà e metà sembrerebbe ragionevole).  Nel corso del tempo la parte dedicata al debito potrebbe essere ridotta incrementando quella destinata alla deducibilità delle famiglie.

Entrando nello specifico  riteniamo debbano essere deducibili tutte le spese documentate non voluttuarie, quali a esempio: farmaci, omogeneizzati, pannolini, badanti e collaboratori, spese relative al mantenimento di malati cronici, scuola e asili, libri, occhiali, lavori di manutenzioni casalinga, spese dentistiche, acquisti elettrodomestici (eco-compatibili), mezzi di trasporto (eco-compatibili), e così via.

Il risultato dell’operazione, che richiederà un importante sforzo programmatico e legislativo da parte dei Ministeri economici e dell’intero Governo, avrà il sostegno, oltre che delle famiglie, anche del mondo produttivo, porterà anche benefici alla sanità ed all’assistenza ai malati ed anziani,  creerà maggiori opportunità per i nuovi italiani di mettersi in regola. Allo stesso modo, le attività economiche legate alle produzioni voluttuarie potranno giovarsi di potenziali e maggiori risorse delle famiglie derivanti dai minori costi per la mera sussistenza. In questo contesto, anche le attività atipiche, casomai con profili problematici, dovranno trovare una loro collocazione fiscale.

Occorre spezzare la maledizione del conte Ugolino che affligge questo paese con giovani-vecchi certi di esser destinati a lavorare per sempre e/o a ricevere pensioni notevolmente inferiori a quelle dei loro padri.

Un nuovo patto generazionale deve comprendere misure a favore dei gruppi sociali più deboli ma anche un ripensamento sui diritti acquisiti che se non sono estendibili alle generazioni più giovani vanno chiamati per quello che sono diventati: privilegi.

L’età pensionabile, compatibilmente alla sostenibilità del lavoro che il cittadino sta effettuando  dovrebbe poter essere ritardata su base esclusivamente volontaria dall’interessato, senza perdita dei diritti acquisiti. In accordo poi al provvedimento sulla deducibilità delle spese di famiglia, ed in concomitanza con provvedimenti per la parità tra uomo e donna, si ritiene di puntare alla equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini, sollecitata anche a livello europeo. Le risorse che ne deriveranno, potranno essere dedicate alle pensioni minime, tali da assicurare un’esistenza realmente dignitosa.

I servizi dello Stato sono percepiti come inefficienze di mercato da molti cittadini, quando essi sono l’ossatura di ogni stato democratico moderno. Gli stessi impiegati statali percepiscono una condizione di difficoltà gestionale e di carenza organizzativa.

In questo ambito s’innesta un disegno generale che mira da un lato a ridurre la burocrazia ed il peso della carta bollata nella vita dei cittadini per circoscrivere alla sfera del necessario le funzioni statali, dall’altro a rendere possibile una funzione pubblica efficace ed autorevole, misurabile nel suo valore aggiunto.

L’istruzione è la prima priorità tra le funzioni pubbliche in quanto un settore strategico per lo sviluppo economico e civile di un Paese.

Nell’ambito di una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse, si ritiene che esse debbano essere distribuite incentivando la meritocrazia ed i risultati, ovvero con criteri di valutazione di tipo qualitativo, principalmente in base al tasso di occupazione dei diplomati e laureati comparando istituti e facoltà della stessa regione e della stessa tipologia di diploma e laurea. Ciò dovrebbe avere l’effetto di stimolare un percorso scolastico ed universitario formativo ed impegnativo, incentivando i più volenterosi e capaci, sia nel caso degli studenti, che nel caso dei docenti. 

E’ lecito anche introdurre criteri valutativi predeterminati di efficacia e di efficienza del corpo docente da parte degli iscritti. Nel caso della valutazione degli studenti universitari, si ritiene che, dal secondo anno di corso, possano ricevere sensibili alleggerimenti delle tasse annuali in ragione dei loro risultati. La virtuosità delle singole esperienze verrebbe premiata da classifiche ministeriali elaborate su indicatori condivisi e verificabili e da una opportuna distribuzione dei fondi.

Per garantire l’efficienza, la trasparenza, una reale libera concorrenza del sistema economico proponiamo l’obbligatorietà, per le società quotate, di consiglieri indipendenti in ragione del 100 % per le banche e del 60% per le altre società, nonché il divieto di cumulare più incarichi (sempre nell’ambito di società quotate).

E’ una misura squisitamente tecnica che a nostro avviso, se attuata nei termini corretti, avrà un impatto enorme nella conduzione dell’intero sistema economico italiano decretando una drastica riduzione dei casi di conflitti di interesse, aumentando l’efficienza della gestione aziendale,promuovendo maggiore e più sana concorrenza e ridando prestigio internazionale all’intero sistema finanziario italiano, con benefici della borsa, dei lavoratori, e dei risparmiatori.

Inoltre, il miglioramento della trasparenza nella gestione di grandi gruppi dovrebbe consentire la riduzione di zone d’ombra nelle ramificazioni interne al sistema politico, e auspicabilmente favorire politiche economiche, industriali, energetiche, più vicine alle esigenze dei consumatori ed allo spirito ambientale e salutare che viene dalla società.

Altro argomento centrale nel programma in via di proposizione saranno gli ordini professionali, visti non necessariamente come elementi ostativi allo sviluppo economico se condotti nel rispetto della concorrenza e con imparzialità nelle valutazioni disciplinari. Probabilmente l’indipendenza degli organi di controllo e di deontologia (con membri non appartenenti all’ordine) ridarebbero ad essi quella efficienza, autorevolezza e garanzia perduta agli occhi dei cittadini. Si eviterebbero il perdurare di gravi casi di ignavia verso appartenenti agli ordini che abbiano violato la legge ed i più elementari principi deontologici.

Ordine pubblico ed amministrazione della giustizia vanno di pari passo. Siamo certi che una giustizia efficace ed efficiente, rapida e certa contribuisca di per sè a ridurre il tasso di criminalità di un paese. In Italia, statistiche alla mano, la maggior parte dei reati rimane inpunito. Quindi, nell’ambito di un generale rafforzamento del sistema investigativo e di intelligence della magistratura e delle forze dell’ordine, anche con nuovi sistemi di reclutamento dei giovani migliori dalla società civile, si ritiene prioritario promuovere un sistema di pene alternative più adeguato ad una società moderna, che offra maggiore efficacia nella redenzione del condannato e che permetta di ristrutturare il sistema carcerario dedicandolo alle pene più gravi. E’ utile ribadire che le carceri debbano essere luoghi di reclusione e non di umiliazione e devono assicurare degli standard igienici e di dignità adeguati.

Le pene alternative avranno ovviamente una componente rieducativa diversa e saranno articolate a seconda del tipo di reati e del destinatario. Esse andranno dall’attività di pulizia e manutenzione del bene pubblico, alle attività sociali, sino ad un sistema di riqualificazione professionale, magari in affiancamento all’attività artigianale.

Il nostro paese è afflitto dalla piaga delle morti bianche. Gli incidenti sul lavoro sono spesso una conseguenza del lavoro nero: un lavoratore irregolare è un lavoratore sfruttato. Colpendo il lavoro nero si combatte l’evasione fiscale e lo sfruttamento del lavoratore.

L’inosservanza delle norme di sicurezza da parte del datore di lavoro deve essere accertata con rapidità: le sanzioni economiche e giuridiche saranno proporzionate. In caso di inosservanza delle norme, i costi economici e sociali derivanti da infortuni sul lavoro dovrebbero interamente essere a carico delle aziende che dovranno provvedere ad un’adeguata copertura assicurativa. In assenza di infortuni professionali, per le aziende di maggiori dimensioni, dove è più compiuta la tutela del  lavoratore, potrebbero essere ipotizzabili sgravi fiscali.

La formazione dei lavoratori deve essere reale, troppo spesso le vittime degli incidenti sono giovani neo-assunti o lavoratori stranieri. I turni devono essere rispettati soprattutto nei lavori usuranti.

Poteri effettivi dei soggetti dell’amministrazione dello stato centrale e decentrata e degli enti locali, devono essere aumentati.

Infine, tenuto conto delle nuove garanzie democratiche offerte anche dall’Unione Europea, si propone la cancellazione dell’immunità parlamentare.
Argomento specifico nel programma finale sarà quello sui crimini che investono minori.
Il nostro spirito di governo in due parole: responsabilità e futuro

Il programma di un partito politico rappresenta l’impegno che questo assume nei confronti del suo elettorato attraverso i progetti che esso si impegna a realizzare nel caso di vittoria elettorale, ma è anche e soprattutto l’impegno che una classe politica responsabile assume nei confronti dell’intero paese.

Per realizzare i programmi occorrono risorse economiche che sono messe a disposizione dai cittadini mediante il pagamento delle tasse: tali risorse sono scarse ed il loro impiego in un determinato settore della vita civile preclude necessariamente che siano destinate ad un altro. Chi governa spiega al cittadino come impiegherà il suo denaro, quali sono le priorità e perché oggi alcune esigenze debbano essere rimandate al domani.

Concertazione e condivisione tra governanti e governati degli obiettivi da realizzare, assunzione della responsabilità da parte dei governanti nel realizzarli, questo è il metodo della democrazia che il Partito Democratico deve fare proprio.

Siamo convinti che dei leader responsabili possano far comprendere ai cittadini che vale la pena sacrificarsi se i vantaggi che da questi scaturiranno in termini di equità, uguaglianza ed efficienza saranno maggiori rispetto ai costi sostenuti. Il rigore economico ed una politica sociale sostenibile sono compatibili, perché sono l’essenza e l’anima della nostra sinistra.

Perché è di sinistra parlare di responsabilità per richiamare i propri cittadini ad una visione sostenibile e giusta del futuro.

Perché è di sinistra partecipare alla costruzione di una Europa più forte e di un mondo più sicuro nel rispetto dei valori delle Nazioni Unite.

Perché è di sinistra parlare di equità per fornire al paese pari opportunità, senza distinzione di sesso, razza, censo, gusti sessuali, ideali politici, religione.
Perché è di sinistra realizzare ideali e andare dove mai nessuno è andato prima.
Voto: sei meno meno.
Verboso, dà l’idea di pura propaganda ed esordisce in “aziendalese”, si atteggia a manager.
Parecchie idee sul contenimento dei costi della politica e della Pubblica Amministrazione, come pure del sostegno alle famiglie giovani e sulle pensioni, enti locali, giustizia e ordine pubblico, trasparenza. Buona l’idea di cancellare l’immunità parlamentare. Nulla sulla criminalità organizzata e sull’ambiente, la politica estera, il conflitto d’interessi, la laicità dello Stato.

sabato 15 settembre 2007

Primarie del PD - 3



ECCO I CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL PD
E LE LORO DICHIARAZIONI D'INTENTI
terza puntata: ENRICO LETTA

Vorrei che il partito democratico ric

onquistasse la parola libertà. Libertà è una parola fondamentale della vita dell’uomo. Ed è la parola fondamentale dei democratici. E’ la parola che è stata scippata, la parola che è stata cambiata. Ed io penso che anche candidarsi sia un’espressione di libertà.

Secondo me l’unico modo per evitare l’effetto calderone è la chiarezza e la trasparenza. Quello che ci chiedono di più in assoluto è una politica che decida: fatti precisi, concreti, scelte.

Un paese che non fa figli è un paese che non vuole futuro. E se l’Italia è arrivata al punto di essere insieme al Giappone il Paese con il più basso tasso di natalità al mondo, abbiamo un problema.

La nostra forza è proprio la voglia di protagonismo delle persone. C’è questa strana idea che la competizione crei disastri. Quando mai. La competizione porta avanti. La competizione spinge ognuno a dare il meglio di sé. E’ che in Italia forse siamo abituati poco a questo.

L’idea di partecipare alla creazione di un nuovo grande partito è uno di quegli stimoli per cui vale la pena fare politica. L’appuntamento di metà settembre che vorrei proporre al quale vorrei che partecipassimo insieme, è un appuntamento in cui parleremo di contenuti, perché fare il partito democratico vuol dire discutere insieme anche sui grandi temi nuovi che abbiamo di fronte e che non c’erano qualche anno fa. Penso seriamente che la mia candidatura possa spostare di un metro in avanti la riflessione, le idee, la partecipazione del partito democratico. Siccome credo nel partito democratico, è bellissimo che ci arriviamo, ma non dobbiamo sbagliare adesso. Dobbiamo farlo bene.
Enrico Letta si candida alle primarie del Partito Democratico. Il viaggio comincia.
Seguici su www.enricoletta.it Ci vediamo a Piacenza il 14 settembre.


Voto: Due. Poche parole, è vero, ma nessuna proposta concreta.

giovedì 13 settembre 2007

Primarie del PD - 2


ECCO I CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL PD
E LE LORO DICHIARAZIONI D'INTENTI
seconda puntata: PIER GIORGIO GAWRONSKY

Caro amico/a,

forse ci siamo già incontrati, abbiamo chiesto insieme il rispetto della legalità, la fine degli abusi “legalizzati” dei politici, del mobbing contro le persone migliori.

Ti chiedo di fermarti un attimo a leggere questa riflessione sul nostro destino comune, e la proposta che ne segue.

Sono un po' deluso da molti protagonisti del nascente Partito Democratico. Non è che non ci siano brave persone fra loro. È che i nostri attuali leaders non sembrano avere un progetto istituzionale per fermare la corruzione politica, che corrode la nostra democrazia, il bilancio dello Stato, e l'etica pubblica.

Non c'è da sorprendersi: i nostri politici migliori devono la loro carriera a questo sistema, ai rapporti che con esso hanno stabilito: è difficile sperare che si pongano alla guida di un cambiamento profondo.

Avendo lavorato alcuni anni all'estero (come economista, sulla povertà globale), mi è particolarmente difficile subire passivamente questa situazione. Certo, anche negli altri paesi europei ci sono corruzione e abusi: ma essi non sono elevati a sistema. Perché da noi non può essere lo stesso?

Le elezioni primarie del Partito Democratico rappresentano uno spiraglio straordinario per arricchire di idee e forze fresche il sistema politico, e provare a cambiarlo.

Ho cercato, nei mesi scorsi, personaggi della società civile più autorevoli di me, disposti a candidarsi alla guida del P.D., che si facessero alfieri di un progetto di profonda riforma e consolidamento delle regole e delle istituzioni che ci governano. Non ne ho trovati.

Ho pertanto deciso di fare il possibile per offrire agli elettori una alternativa alla "continuità” rappresentata dai candidati provenienti dai partiti all’origine del P.D., mettendo in campo una sfida forse impossibile (dipende anche da te). Ho deciso di candidarmi a Segretario nazionale del nascente Partito Democratico. E di proporre così il progetto di riqualificazione etico-istituzionale in cui credo ci riconosciamo in molti, essendo stati i suoi elementi ampiamente discussi negli anni scorsi, fuori dai circuiti politico-mediatici dominanti, nelle nostre associazioni e, in realtà, in modo magari meno “colto”, però anche negli uffici, nelle piazze, e nei bar del nostro paese.

Il senso di questa scelta è, in primo luogo, quello di una provocazione politica, un richiamo alla dignità democratica, rivolto a tutti i cittadini. Ma non è una sfida solitaria: esiste solo se la lanciamo insieme. Se lo facciamo, potremmo scoprire che siamo in tanti. Ma per verificarlo dobbiamo cominciare a metterci in cammino.

Perché le istituzioni devono essere al centro della strategia riformatrice del PD? Perché sono dietro a tutti i problemi del paese. Quando esse vengono abusate da una classe politica largamente fuori controllo, esse cessano di funzionare: i problemi socio-economici diventano allora difficilmente gestibili. Anche la Costituzione: ha bisogno di ritocchi? Certamente: piccoli, mirati, precisi. Ma in genere, il problema è piuttosto quello di applicarla e rispettarla. Per esempio:

l’art. 49 prevede che i partiti politici debbano funzionare “con metodo democratico”. Ma non c’è mai stata una legge attuativa. Questa carenza sta alla base delle attuali difficoltà di liberarci della “casta” dei politici intoccabili e dei relativi scandalosi privilegi. Politici spesso eletti solo in apparenza, in realtà “nominati” dalle segreterie dei partiti.
L’art. 81 vieta la promulgazione di leggi senza copertura finanziaria. Inserito dai costituenti per evitare l’insorgere del debito pubblico, dagli anni “60 è stato aggirato intendendo per copertura finanziaria anche “il ricorso all’indebitamento”.
L’art.  97 c.3 recita: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. E’ evidente che i costituenti intendevano questo “casi” come eccezioni. Oggi invece l’eccezione è diventata la norma: con grave danno per la qualità della pubblica amministrazione e dei servizi ai cittadini.
La Cdl ha cercato soluzioni che si allontanavano dalla Costituzione. Anche Walter Veltroni ha riproposto l’idea di una “Costituente”: niente di più sbagliato! Una Costituente si fa per rifondare una nazione, magari dopo una grande guerra. A noi occorre invece riunirci tutti intorno alla nostra Costituzione, magari aggiornata sui nuovi problemi (pluralismo TV, Autorità garanti, ecc.). Un rinnovato “patriottismo della costituzione” (nel senso di Pietro Scoppola) è il faro che deve guidare il futuro Partito Democratico.

La lotta ai privilegi e agli abusi legalizzati equivale dunque alla difesa delle istituzioni, della buona amministrazione, della democrazia. A vantaggio di tutte le vittime della prevaricazione: dai giovani (che si trovano di fronte un angosciante sistema chiuso) alle vittime del mobbing, fino ai cittadini che soffrono per la scarsa qualità dei servizi pubblici.

Spero di avere la possibilità nelle prossime settimane, attraversi i mass-media, di comunicarvi i numerosi dettagli della visione programmatica e ideale che invoco per il P.D.. Intanto, vi dico le mie parole d’ordine: democrazia, libertà, trasparenza, partecipazione, merito, etica pubblica, Costituzione. Ed ora prepariamoci ad eleggere alla guida del P.D. un Segretario Nazionale di tipo del tutto nuovo. Uno che non è legato dalle amicizie politiche, che non deve la sua carriera alla “casta”, che non ha interessi propri da difendere, profondamente motivato a riformare radicalmente il sistema. Uno che conosce a menadito i meccanismi istituzionali, che abbia studiato i problemi e sappia indirizzare lo sforzo di cambiamento.

Chiedo il vostro aiuto e la vostra partecipazione; a cominciare dalla formazione delle liste in tutta Italia, entro metà Settembre, per le elezioni primarie di Ottobre. Se scendiamo in campo tutti assieme (chi non ha mai fatto politica e i giovani inclusi) possiamo provare a dare insieme una spallata al sistema di abusi e privilegi che soffoca l'Italia. Lavoriamo insieme per un centro-sinistra “radicale, nella sua moderazione”.
Voto: cinque. Buone proposte, anche “forti”, ma solo (sic!) sul piano delle riforme istituzionali. Nel frattempo, però, bisogna pure governare…

mercoledì 12 settembre 2007

Primarie del PD - 1


ECCO I CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL PD
E LE LORO DICHIARAZIONI D'INTENTI
prima puntata: MARIO ADINOLFI
Ventotto milioni di italiani hanno meno di quarant'anni. Su oltre  trecento eletti in Parlamento, l'Ulivo non ha in rappresentanza di  questi 28 milioni di cittadini neanche un eletto. A questo "genocidio  politico" generazionale, non si può rispondere con un tentativo di  cooptazione, come quello di fantomatiche liste under 30 in appoggio  agli esponenti più in vista del futuro Partito democratico. Ora è il  momento di correre il rischio. Altrimenti ogni trattativa sulle  pensioni, ogni mancata trattativa su ammortizzatori sociali e nuove  garanzie nel mondo del lavoro, ogni nuova elezione, saranno luoghi  dove un intero segmento del tessuto sociale (non "i giovani", ma le  energie migliori di questo paese) verrà sistematicamente ignorato,  imbrogliato, umiliato.
Mi candido da outsider alle primarie del 14 ottobre 2007. Da outsider  vero: non sono né ministro, né sindaco, né senatore, né  sottosegretario. Non posso contare sui denari del finanziamento  pubblico alla politica, né sul potere derivante da posizioni di  rilievo. Mi metto nudo davanti al carroarmato, perché l'ho già visto  fare ai miei coetanei che combattevano per la democrazia in un paese  che democrazia non ne ha.
Per questo sono grato a chi ha scelto di aprire questa finestra di  opportunità democratica. Sono grato, sì, anche ai partiti che si  mettono in gioco per costruire qualcosa di davvero nuovo: a Ds e  Margherita, ai loro dirigenti, cui ho rivolto assai spesso parole  anche più che polemiche, va in questo senso un ringraziamento sincero.
Alle persone che sfido candidandomi va la mia stima: sono onorato di  poter incrociare le lame con personalità del calibro e con la storia  di Walter Veltroni, Rosy Bindi, Furio Colombo e spero anche Enrico  Letta. Mi candido per batterli, però, in nome di quel che sarà della  politica. Spero sia molto più di quello che è. E quel che sarà è  l'irruzione di internet nella scena sociale, l'esplosione del fenomeno  dei blog, il formarsi di un popolo prevalentemente composto di under  40 che usa la rete come modello di vita. Io credo che sia anche un  modello politico ed è certamente il modello a cui ispirerò il partito  democratico se dovessi vincere la competizione del 14 ottobre: un  modello reticolare, orizzontale, senza vantaggi di posizione per i  notabili, con un confronto continuo e aperto, capace di portare dentro  il sistema politico rappresentativo in decomposizione, la ventata di  novità rappresentata dalle forme della democrazia diretta, primarie e  referendum in primis.
Per questo e non solo per questo, il primo atto che compierò sarà  chiedere a chiunque firmerà per la mia candidatura di firmare  contestualmente anche il referendum sulla riforma elettorale.
Ora, in strada. E speriamo che conduca ad un posto migliore. Il  partito democratico può esserlo, noi daremo una mano affinché lo  diventi.
"Tre numeri: Cento, Due, Zero"
Le idee di fondo della campagna ADINOLFI 2007 sono: democrazia  diretta, rappresentanza generazionale, rottura degli schemi  oligarchici dei partiti, sostegno al referendum elettorale. Ci  impegniamo però anche su delle proposte concrete su cui intendiamo  orientare il partito democratico, se dovessimo vincere la competizione  del 14 ottobre. Le proposte si articolano su tre numeri: cento, due,  zero.
Cento è la quota che consideriamo credibile per sostenere il sistema  pensionistico e non avviare la generazione dei nati negli Anni  Settanta e Ottanta a pensioni da fame. Quota cento significa  sessant'anni di età e quaranta di contributi, sessantacinque anni di  età e trentacinque di contributi, e così via, fatti salvi i lavori  veramente usuranti, con parificazione dell'età tra uomini e donne. A  quota cento può diventare credibile che noi trentenni e quarantenni di  oggi, dopo aver lavorato quarant'anni, possiamo andare in pensione con  un assegno che garantisca la sussistenza. Altrimenti, un'altra ipoteca  pesantissima sarà messa sul nostro futuro e, dopo lo scippo del Tfr,  ci ritroveremo definitivamente a vederci scippata una vecchiaia almeno  vivibile.
Due è la percentuale del Pil italiano che vogliamo sia investita in  ricerca scientifica, da subito, partendo dall'assegnazione di  strumenti di decenza economica per i giovani ricercatori universitari,  svincolandoli dal baronismo e dalla fame in cui versano oggi. Due è  anche il numero della coppia, della giovane coppia, che deve essere  tutelata in quanto tale se assume l'impegno ad essere un nucleo  stabile di amore e lavoro comune all'interno della società, a  prescindere dall'orientamento sessuale. Due sono i bisogni primari da  soddisfare in questo senso: casa e lavoro. E da qui deriva lo zero.
Zero. Vogliamo zero interessi sui mutui per le giovani coppie che  acquistano la prima casa, con risorse pubbliche che si liberano dalla  ristrutturazione del welfare attraverso la proposta "quota cento", che  potrà prevedere ammortizzatori sociali degni di questo nome, che  trasformino la flessibilità in una condizione dell'opportunità, non  nella schiavitù che è oggi per milioni di giovani lavoratori precari.
Vogliamo zero vincoli all'ingresso nelle libere professioni, che  devono essere libere appunto, dopo l'ottenimento dei titoli di studio  per esercitarle. Vogliamo zero dubbi sul fatto che lo Stato è laico,  laico, laico e lo stesso zero dubbi sul fatto che la Chiesa abbia  diritto di esprimere in piena libertà le proprie opinioni, perché il  partito democratico è l'occasione storica per abbattere  definitivamente un anacronistico steccato. Vogliamo zero discussioni  attorno al fatto che l'emergenza ambientale è una questione primaria,  che se non recuperata ora nell'agenda delle priorità della politica,  rischia di scaricare i suoi prezzi letali su di noi e sui nostri  figli. Vogliamo zero costi della politica che dovrebbe essere  costruita tutta su base volontaria, come questa candidatura e vogliamo  zero caste: azzerare non solo la casta dei politici corrotti,  cancellando dalla possibilità di ricandidatura i condannati con  sentenze passate in giudicato, ma tutte le caste che dalle loro torri  d'avorio hanno trasformato questo splendido paese in una terra del  neo-feudalesimo. Vogliamo zero vincoli all'accesso alla rete, alla  scaricabilità di contenuti in peer to peer per l'utilizzo personale,  alla diffusione della banda larga anche attraverso il WiMax, alla  libertà del web. Zero mafia, zero camorra, zero 'ndrangheta, zero  omissis sui misteri d'Italia, zero rispetto per i terroristi, zero  trame oscure, zero strapotere delle banche, zero conflitti  d'interesse, zero dominio della politica sull'informazione e sulla  Rai, zero umiliazioni per i consumatori, zero evasione fiscale, zero  riduzione in schiavitù di bambini rom e giovani prostitute, zero  disparità e conseguente parità piena della condizione femminile. Zero  sfruttamento dell'uomo sull'uomo, in qualsiasi forma, anche in quella  moderna di un contratto co.co.pro in un call center a seicento euro al  mese.
Ci batteremo per questo, per tutto questo, con nettezza e senza  mediazioni possibili. Non è un libro dei sogni, anzi, non è un sogno.
E' un progetto per un'Italia libera e forte.
Voto: sei.
"Di lotta e di governo"
Incontestabilmente avanza idee interessanti sulla condizione giovanile e le pensioni, e un’idea forte per la ricerca. Per il resto, tocca quasi tutti i punti che mi stanno a cuore, ma mi sembra un po’ troppo generico, se non proprio utopistico.