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domenica 14 novembre 2010

Senza titolo



 DEL BERLUSCONISMO COME IDEOLOGIA


BerlusconiManoTesa
(segue)
11. Per quanto riguarda la competitività, siccome non può essere che un suo deficit possa dipendere dall’incapacità o dall’avidità di manager e imprenditori, i colpevoli debbono essere altri. Quindi, ecco di volta in volta il costo del lavoro, la rigidità della contrattualistica giuslavorista, la farraginosità delle nostre leggi, il peso della burocrazia (i famosi “lacci e lacciuoli”).
12. Il fatto che milioni di disgraziati premano alle frontiere del ricco Occidente a causa della fame endemica, dei regimi sanguinari, delle guerre interetniche o a sfondo religioso, non può dipendere dallo sfruttamento dell’Occidente sul Terzo Mondo, né dalla sciagurata ascesa delle multinazionali (ricordate, l’assioma è che dalle imprese non può venire che il Bene), ma solo da una specie di invidia, da parte di popolazioni sottosviluppate e straccione, che invidiano il nostro benessere e vogliono venire a portarcelo via.
13. La democrazia? E’ tollerata se si riduce al rito delle urne, purché svuotato di ogni sostanziale potere di scelta da parte del popolo, a partire dal suo diritto ad essere informato, e a finire con quello di scegliere le facce che andranno in Parlamento. IL resto dell’apparato democratico (i controlli della Corte dei Conti e della Corte Costituzionale, il ruolo di garante del Presidente della Repubblica, la vigilanza da parte della stampa, l’indipendenza della magistratura, il primato del potere legislativo su quello esecutivo, e così via) vengono percepite e fatte percepire come impedimenti all’esercizio del potere esecutivo.
14. Da (13) deriva direttamente che il capo del governo (notare che lo chiamano così, non più solo “presidente del consiglio”) è l’unica autorità legittimata dal voto popolare. Siccome quest’ultimo è tutto ciò che rimane della democrazia, ecco che si cerca di affermare che qualsiasi tentativo di sfiduciare il governo è bollato come manovra di palazzo, se non addirittura come colpo di stato. Ovvio che anche il dettato costituzionale, laddove dice che il parlamentare è eletto senza vincolo di mandato (ciò per assicurare la sua libertà di voto al di là della cosiddetta “disciplina di partito”), è vissuto come un impedimento all’azione demiurgica del Grande Manovratore.
15. Da (14), all’affermare ogni volta che se cade il governo si deve ri-votare, il passo è breve. Ma diventa ancora più breve se a dirlo è un tizio che detiene l’80% del potere di propaganda elettorale…
(continua…)

sabato 13 novembre 2010

Le pericolose idee del signor B.


SBUGIARDARLI ALLE RADICI
berluscorna

Signori,  a quanto pare ci si avvia verso il tramonto politico di Berlusconi. E figuratevi se non ne sono contento.
Tuttavia, avverto la necessità di affrontare taluni argomenti, qui, che non mi sembrano al centro del dibattito. E invece dovrebbero.
Dovrebbero, perché:
  1. Siamo probabilmente alla vigilia di una campagna elettorale decisiva
  2. Anche se B. si avvicina al suo tramonto (incrociamo le dita però perché ancora non è detto, e finché non lo vedo mandare fax da Hammamet, anzi da Antigua,  non ci credo), ciò che è ancor lungi dal tramontare è la sciagurata ideologia che si chiama berlusconismo.
“Ideologia? Ma non erano finite le ideologie?”
Nossignori. B. e soci hanno decretato la fine di due ideologie: il comunismo, per ragioni sin troppo ovvie di convenienza; e il fascismo, per apparente par condicio e per non farsi accusare di fascismo essi stessi.
L'unica ideologia ammessa (all'unica condizione di non chiamarla così) è la loro.

Intendo quindi aprire una serie di post su alcuni presupposti errati che stanno alla base del berlusconismo, smontandoli sul piano teoretico e storico (ma non di rado, persino sul piano della pura e semplice logica).
Il berlusconismo si regge su alcuni assiomi di fondo, che come tali vengono dati per veri a priori, senza bisogno di dimostrazione, e da quelli discende tutta una serie di conseguenze filosofiche e quindi politiche.
Li provo ad enumerare, senza dar loro un ordine particolare.
  1. “Meno stato, più  mercato” è l’idea di fondo del liberismo, che però B. & C. vorrebbero portare a,lle estreme conseguenze con il cosiddetto principio di sussidiarietà:  secondo il quale l’intervento statale è lecito solo ed esclusivamente laddove non arriva la mano del mercato a risolvere le questioni.
  2. Il privato è sempre meglio del pubblico. La mano pubblica viene identificata come l’origine ed il ricettacolo di ogni nequizia: dalla corruzione all’inefficienza, dai cosiddetti “privilegi” alle infiltrazioni mafiose, eccetera eccetera.
  3. L’idolatria dell’imprenditore e del manager: discende direttamente da (a) e (b), e pone al centro dell’azione politica l’uomo d’azienda, simbolo di azione, efficacia, decisionismo, efficienza, competenza. Ne derivano molte “parole d’ordine” , come la locuzione “l’azienda Italia” e l’idea che per risolvere l’inefficienza del settore pubblico occorra mettervi a capo dei manager.
  4. “La lotta di classe è un reperto archeologico.” E’ una vecchia fissazione della destra, che trovò piena attuazione nel sistema corporativo fascista. I poveri e i proletari se ne stiano buoni buoni, che a loro ci pensiamo noi.
  5. Nel frattempo, il governo deve solo badare al benessere delle imprese, perché si può distribuire ricchezza solo se le aziende sono nelle condizioni di produrne. Siccome però lo stato liberista non può intervenire nella libera contrattazione tra gli attori sociali, e la lotta di classe è negata, ecco che ogni rivendicazione sindacale viene delegittimata ed etichettata come “difesa di privilegi”.
  6. “Con la cultura non si mangia”. Credo fosse Goebbels a dire qualcosa di simile, anche se in modo più brutale, negli anni Trenta, quando affermò che ogni volta che sentiva la parola cultura gli veniva voglia di impugnare la pistola. In altre parole, ciò che conta (l’unica cosa che conti davvero) sono i “dané”, ed il successo economico è l’unico mezzo per misurare la qualità dell’essere umano. Le conseguenze di questa impostazione sono devastanti, dallo sfascio della scuola pubblica, dell’Università e della Ricerca, all’abbandono dei beni culturali e paesaggistici, ma anche all’idea che l’istruzione abbia senso solo ed esclusivamente se “prepara al mondo del lavoro”: la scuola non deve più formare cittadini consapevoli, ma tecnici per l’industria ed i servizi (privati, beninteso).
  7. Sarebbe bene avere successo in maniera onesta, ma si sa: siccome la competizione è spietata, e agli imprenditori tocca misurarsi anche con concorrenti non proprio pulitissimi, per stare al passo con i tempi e mantenere profittevoli le imprese occorre mettersi a pagare meno tasse (magari evadendole con il beneplacito del governo), aggirare le norme antinfortunistiche, eccetera.
  8. Siccome le aziende sono in mano agli imprenditori, e gli imprenditori investono in esse solo se si sentono sempre più ricchi (e se guadagnano sempre più a breve termine, e con il minor rischio possibile), occorre far si che gli imprenditori possano guadagnare, guadagnare, guadagnare.  A qualunque costo.  Altrimenti sono legittimati a disinvestire dalle imprese – il che vuol dire tagliare posti di lavoro, e voi di sinistra non vorrete mica una cosa del genere vero?
  9. L’unico progresso della società sta nella crescita economica, quindi, sull’altare della quale occorre sacrificare (o almeno far passare in secondo piano) tutti il resto. Dai diritti civili a quelli sindacali, dalla difesa dell’ambiente alle regole democratiche, dalla progressività della tassazione al welfare state.
  10. Logica (?) conseguenza di tutto quanto sopra è che non importa se a governare è un losco figuro, l'importante è che faccia guadagnare quelli che mettono in moto l'economia.
1 - continua

giovedì 28 ottobre 2010

Dal PDL scappano tutti: era un partito, ora è un bunga bunga per vecchietti pedofili





Tra un po’ a Berlusconi dentro casa rimarranno solo Bondi e Cicchitto: stanno defilandosi tutti in attesa di andarsene verso i Finiani o verso altri lidi. Non ne possono più di un partito latrina dove la prima mignotta che passa diventa ministro ed il primo ricattatore ed estorsore  riceve favori che altri soldatini leali nel tempo non hanno mai neanche intravisto.
Vediamo qualche nome.
In Sardegna è da tempo che c'é la fuga dal Pdl: boom dei finiani tra gli amministratori locali ed è in partenza il senatore  Massidda
Alessio Bonciani, Roberto Rosso, Daniele Toto, Giancarlo Mazzuca. Sono questi i quattro nomi di deputati del Popolo della Libertà che indiscrezioni vogliono vicini all’approdo nel gruppo
Se ne va anche Biondi vecchio liberale e tra i fondatori di Forza Italia: vi ricordate Martino, Pera Urbani? Spariti messi da parte o  allontanatisi per la vergogna di vedere la rivoluzione liberale annunciata divenire una latrina . Lo stesso Jannuzzi, grande giornalista è sparito.
Se ne sta andando Santo Versace, in sicilia il pdl non essite piu’ da tempo, in Toscana c’e’ stata la rivolta contro Verdini capitanata dalla Bergamini, ex fedelissima del nano, e gli stessi cinque parlamentari hanno rilasciato una dichiarazione emblematica sul loro futuro: “Quando uno si trova danti a un muro e non gli viene consentito di fare e dire nulla, può anche cadere preda delle sirene”.In tutta Italia sono già 2500 gli amministratori locali finiani , molti anche dalla Lombardia e dal Piemonte.
A Milano stanno soffiando al nano , oltre il presidente del consiglio comunale anche Gabriele Albertini per metterlo contro la Moratti. Dietro l’operazione per Albertini ci sarebbe Fini ed anche Cacciari con un progetto centrista per il nord, appoggiato da D’Alema.
In Sicilia il nuovo movimento di Miccichè contro Schifani ed Alfano sarà appoggiato dalla Carfagna, che appoggia Caldoro contro Cosentino in Campania
Mentre tutti scappano, il vecchio depravato e le guerdiae dl corpo più strette si chiudono nel castlello.
Un immagine che ricorda il film di Pasolini Salo’ e le 120 giornate di sodoma , questa volta in versione  geiatrica
Con i vecchi gerarchi in preda agli ultimi atti di violenza sessuale contri giovani e bambine, rinchiusi in una villa  mentre s’odono i colpi di mitra e arrivavano i partigiani e gli americani. Insomma la ridotta della Valtellina, la fine del sogno berlusconico risolto in un incubo.
E come sempre quando si è vicini ala caduta spuntano come funghi una pletora di scandali : ultime richieste di mignotte navigate e ragazzine in vendita, scudi umani che si immolano per il loro duce e ricattatori di ogni risma, in un coacervo di gossip misto a  veri reati e comportamenti immorali,  pedinamenti di servizi segreti piu’ che deviati, urla strepiti ed ultime porcate.
Ultima è questa storiaccia della minorenne marocchina , vere o false che siano tutte le circostanze raccontate agli inquirenti …Ma certamente nelle ultime settimane del nano ne spunteranno altre. Del resto lui è fattt così , ha aiutato tanta gente esponendosi ai ricatti ed in cambio voleva solo un po’ di bunga bunga, per se’ per Fede e per qualche altro vecchio depravato che sta con lui.
E pensare che la prima volta che ho sentito questo termine mi è venuta in testa si trattasse di cocaina, invece è la classica situazione che nei tempi andati si chiamava semplicemente ammucchiata
Ed ora una nota veramente personale sulla scorta dei carabinieri per fare il Bunga Bunga
Racconta Ruby, la ragazza marocchina amica del trio Berlusconi-Mora-Fede, che una  sera Emilio Fede  la venne a èprendere su un’auto blu e che popi furono  scortati da una gazzella dei carabinieri  per raggikungere Arcore.
E lì si sarebbero dedicati al Bunga Bunga.
Le indagini ci diranno se è tutto vero. Nei racconti di questa Ruby ci sono contraddizioni, ma anche parecchi riscontri.
Comunque a me salta la mosca al naso per altri motivi. Mi spiego meglio.
Se la tipa non era minorenne e non gli hanno pagato prestazioni sessuali tutto bene, altrimenti scattano gli articoli del codice sulla violenza sessuale ed il favoreggiamento alla prostituzione. Per il resto non sono scandalizzato, per chi detiene il potere politico tutto ciò è piuttosto normale.
Mi incazzo invece per quei carabinieri che magari hanno scelto l’Arma per aiutare il loro Paese e invece sarebbero costretti a  portare ragazze alla Villa del Premier?
Che cosa deve pensare uno come me ma anche un cittadino che non si occupa di certe cose  e magari rischia la vita e non ha scorta, sapendo che ci sono mezzi della pubblica sicurezza per portare minorenni ad Arcore?
Che cosa dovrebbe dire un cittadino che chiama il 112 perché ha i ladri in casa e si sente rispondere che non ci sono auto? Che cosa dovrebbe dire sapendo che una delle poche gazzelle disponibili invece di prestare servizio per le strade sarebbe stata adibita alla scorta di una cubista che andava a fare il Bunga Bunga da Berlusconi?
Chiaramente in tutto ciò i carabinieri sono incolpevoli, ma si innalza il livello di schifo e di odio contro questi maledetti e chi li ha votati e specialmente contiunua ad appoggiarli.
Perchè il potere politico è stato sempre così, ma il livello di sfacciataggine e di porcate di costoro è irraggiungibile!!
Lorenzo 68

lunedì 25 ottobre 2010

Prove tecniche di sinistra in movimento... ovvero "anche l'operaio vuole il figlio dottore"


Lo dico con chiarezza a me stessa ed a tutti coloro che sono interessati. C’é un momento per le analisi, poi viene la sintesi. Sono anni che stiamo aspettando una breccia, anche solo un piccolo pertugio per far rinascere la sinistra come opposizione politica, per riannodare i fili con la società e con le persone vere ed in carne ed ossa.
Fino ad ora è stato l’antiberlusconismo come fenomeno civico, costituzionale a farla da padrone nell’opposizione. E siccome il senso civico nel nostro paese è debole, poco strutturato, quasi residuale siamo stati costrettii a subire scenari di palazzo e lotte di potere, tutt’ora in corso. Mi riferisco a Fini  , Montezemolo e cose simili. Rispetto a queste soluzioni la sinistra si è posta in un ruolo distaccato e subalterno, alla finestra guardando gli altri protagonisti muoversi.
O magari qualcuno dei peggiori fra costoro plaudendo al nuovo uomo forte legato a Confindustria, come se per i lavoratori fosse meglio avere uno di costoro a governare sul serio, piuttosto che il pagliaccio a far finta di comandare…
Lo stesso fenomeno viola non si occupa delle reali contraddizioni sociali ed economiche ma si muove nel solco dell’approccio civico di cui sopra, insufficiente.
Ma ora c’é una novità  che viene dal mondo del lavoro, il quale sotto attacco in maniera formidabile e quasi terminale , non si piega, alza la testa e crea nuove condizioni politiche. E spinge inequivocailmente verso un grande sciopero generale.
Ancora una volta, come già nel 94-95, tocca alla Cgil il ruolo improprio di organizzare e porsi alla testa del popolo di opposizione. E, come allora, sarà questa spinta dal basso a mandare a casa Berlusconi e i suoi scherani. Malgrado le incertezze e gli inciuci del Pd.
La spallata che i sindacati diedero allora al governo Berlusconi contro il suo progetto di riforma previdenziale ancora  fa male alla destra, basta leggere le cronache dell’epoca http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/07/03/berlusconi-al-sindacato-uniti-contro-il.html ed i suoi tentativi successivi, peraltro in parte riusciti, di dividere il sindacato e renderlo in gran parte mansueto e disponibile.
Berlusconi quindi conosce bene la forza della piazza e del malcontento sociale e la teme ( Maroni ha infatti tentato di esorcizzarne l’efficacia e provocarne le tensioni) ma quelli che paiono temerla ancor di più del nano di Arcore sono coloro che dovrebbero essere alla testa dell’opposizione. Mi riferisco ai dirigenti del PD.
Questa finta opposizione del PD, che tremebonda, conduce la propria vita politica nell’ombra dei se e dei ma, condizionata da una classe dirigente inetta e complice del berlusconismo.
Come tanti anni fa furono i movimenti a scuotere l’elefantiaco corpaccione del PCI, a permettere alla sua base di trascinarlo a calci nel sedere verso le ( poche ) conquiste di civiltà e di diritto avute nel nostro paese, così oggi  occorre riprendere a calci nel sedere ciò che rimane del PCI, ovvero il PD suo erede e d indurlo ad appoggiare la FIOM , sì da ricreare le condizioni per una opposizione politica e di classe.
Per qualcuno poco avvezzo che equivocasse ( forse mediolungo? ), con il termine classe non mi riferisco allo stile, ma alla classe in senso marxiano del termine.
La lotta di classe esiste ancora: la conducono i padroni contro i nuovi schiavi
Il 16 ottobre è stato la   rispos­ta all’attacco ai diritti consolidati dei lavo­ratori che ha raggiunto il suo apice a Pomigliano, dove Marchionne e la Fiat hanno deciso di rimettere in chiaro che loro sono i padroni e, dunque, i lavoratori sono servi. Occorre prendere consapevolezza di ciò ed organizzarsi di conseguenza. Non continuare a balbettare tenendo conto un pò degli interessi degli operai, ma anche dei padroni come Marchionne!
Anche perchè, come è stato già rilevato, la breccia di Pomigliano serve per far cadere tutto subito dopo. Vedi la disdetta del contrastto nazionale fatta dalla Federmeccanioca.E’ la crepa che apre la voragine.
Occorre chiuderla subito, immediatamente e con forza.
L’opposizione sociale e politica
A Roma c’era l’Italia dei diritti negati, non solo i metalmelmeccanici della Fiom: c’erano donne e uomini, ragazze e ragazzi, operai e pensionati, impiegati e disoccupati, precari e studenti, insegnanti e immigrati.
E questi ultimi non erano certo i temibili stranieri annunciati dal ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, «infiltrati» tra i manifestanti e pronti a creare disordini e violenze. No, né black bloc né fanatici islamici di Al Quaeda, solo cittadini stranieri che rivendicavano diritti. Pacificamente. Non c’è riuscito, Maroni, con la sua in­timidazione, a tenere a casa le persone ed a far esplodere le tensioni. Abbiamo respinto le sue intimidazioni, la sua meschina strategia della tensione.
E che il suo fosse solo un tentativo di inti­midire le masse è risultato subito evidente dalla rilassatezza di tutte le forze dell’ordine comandate a vigilare sulla sicu­rezza del corteo: non c’era nessuno in tenu­ta antisommossa, nè il numero ed altri atteggiamenti sono sembrati spropositati.
È stata una manifestazione enorma nella quantità ( per un corteo dei metalmeccanici così partecipato occorre tornare agli anni ’70, ma in questo caso si tratta della FIOM da sola) e nella qualità, perchè in questo frangente è stato chiaro a tutti che il popolo della sinistra si è rimesso in moto, in modo pacifico e determinato.
E lo ha dimostrato. Dando sostanza ed urgenza alle analisi dei soggetti che si muovono a sinistra, dettandogli l’agenda e provocandone le reazioni ( vedi Vendola al suo congresso di ieri ).
Ma anche conferendo così un maggiore peso specifico alle pro­prie rivendicazioni nei confronti del Gov­erno e di Confindustria: democrazia, diritti, dignità, lavoro, contratto erano le parole d’ordine degli operai, ma accanto a queste, fra queste, c’erano anche le richieste che arrivano dal mondo della scuola e dell’università, cioè delle istituzioni che dovrebbero formare i cittadini e le future classi dirigenti ma che, invece, sono state trasformate in potenziali “fabbriche” d’ignoranza di massa, in ossequio al prin­cipio enunciato in tv, durante la campagna elettorale del 2006, da Berlusconi durante l’unico faccia a faccia con Prodi: «Voi siete convinti che il figlio dell’operaio debba avere le stesse opportunità del figlio del professionista».
Insomma l’operaio vuole il figlio dottore, non c’è più morale, Contessa, cantava a tal proposito un sarcastico Paolo Pietrangeli nel lontano 1966.
SU FACEBOOK VERSO LO SCIOPERO GENERALE: DOPO IL 16 OTTOBRE CI VUOLE LO SCIOPERO GENERALE. BASTA CHIACCHIERE. BLOCCHIAMO IL PAESE. PER I DIRITTI, PER IL LAVORO, PER LA DEMOCRAZIA.
Rosellina970

sabato 25 settembre 2010

Santa Lucia il governo si porta via. Rissa tra agenti immobiliari blocca l'Italia da tre mesi.


La rissa tra i due compari, i due fondatori del pdl ha raggiunto il più basso dei livelli in uno scontro tra le più alte cariche. Ora sono andati a fare a botte nelle antille, con personaggi improbabili e barbe finte che neanche nei peggiori film del genere…
Ed il paradosso è che mentre si prendono a coltellate i seguaci di Fini assicurano che la prossima settimana voteranno comunque la fiducia a quel malfattore che usa i servizi deviati e quant’altro oggi aggiungerà Fini nel suo video messaggio nel web.
Il problema è la casa di Montecarlo, prima viene questa e poi l’Italia.
E’ evidente che sia un pretesto per nascondere l’enorme fallimento di questa  destra che ha iniziato a governare tra le fanfare gli applausi ed  i 100 parlamentari in più ed ora è ridotta alla compravendita degli ascari per sopravvivere.
L’importante è che di questa incredibile debacle non si parli: non solo i giornali di famiglia ( Libero, Il Giornale, Panorama, Chi e tanti altri…) ma anche i giornali “veri” , tutti o quasi accodati a seguire la campagna meschina sui 60 mq disputati, uno  scontro di potere tra il camerata Fini ed il duce Berlusconi ridotti ad una rissa tra agenti immobiliari.
L’unica domanda a cui Fini dovrebbe rispondere è questa: cosa aspetti a sfiduciare Berlusconi che consideri un pericolo grave per la democrazia?
Ma il problema non è solo sottolineare il male delle destre ed il loro lento tramonto, bensì costruire una alternativa che li mandi al più presto a casa.
E questo va fatto subito, sia se ci sarà il conto alla rovescia per le elezioni di marzo, sia che il nano si travesta da Andreotti e galleggi ancora per un po’ nei liquami da egli stesso prodotti.
Il problema è il PD.  Diviso tra guardoni , autolesionisti ed inciucisti , non riesce a gestire neanche il blocco sociale che , un po’ dimagrito, gli deriva dall’essere stato PCI.
Prima o poi dovremmo affrontare questo argomento, partendo dalla constatazione che mai nella storia si sono avuti progressi, riforme o alcunchè di avanzato avendo come motore il PCI. Le iniziative ( dalle riforma agrarie nel mezzogiorno, allo statuto dei lavoratori, alla riforma del diritto di famiglia, al divorzio e l’aborto ed ogni altra conquista ) hanno sempre visto i dirigenti del PCI protagonisti ultimi e meri certificatori delle lotte altrui.
Sono sempre stati trascinati da questo o quel movimento, da questa o quella pressione della base. La base del PCI, a cui riconosco una grande generosità di militanza e passione,  la vera  protagonista dei cambiamenti, spesso senza l’appoggio del partito.
Io sono anarchica, ma la storia non ha nascondigli e va riconosciuta e raccontata per quel che è.
Qualcosa del genere a quanto sta accadendo oggi, auspicabilmente.
Molti, anche a sinistra,  si stanno appassionando ai metri quadri di Tulliani, con una attività guardonistica che sfocia nell’onanismo della sconfitta annunciata.
C’è invece  qualcuno fra coloro che si dicono di sinistra pronto a mettere sul tavolo le questioni serie del lavoro, della scuola, dell’acqua, delle energie rinnovabili, dei rifiuti che rispuntano da sotto il tappeto, della mafia che investe indisturbata, delle tasse sui salari che vanno tagliate?
C’é qualcuno di costoro dell’opposizione graziosa a sua maestà, pronto a lasciare l’aula quando il banana farà il suo famoso discorso a fine mese?
C’é qualcuno che si dice di sinistra pronto a condurre seriamente la battaglia del salario minimo garantito ?
L’unica nota positiva è questa della manifestazione del 16 ottobre 2010 lanciata dalla FIOM, ripresa dala parte più consapevole del popolo viola che ha spinto per l’appello di  Micromega :  l’esigenza di riunire le lotte a difesa della Costituzione con quelle operaie è insopprimibile e il non averlo capito dimostra il grave limite di una parte del Popolo Viola, che indulge in un atteggiamento piccolo borghese ed autoreferenziale, più interessato ai media che ai contenuti, forse determinato a sterilizzare gli entusiasmi, alla mera conservazione di un serbatoio di voti per il PD.
Ma come ho spiegato prima, niente si è ottenuto nella storia senza prendere a calci nel sedere il corpaccione dell’ex PCI, un elefante rigico e lento, oggi magari un elefantino, che arriva per ultimo ed ha la tendenza a sedersi sopra le conquiste ottenute dal sacrificio altrui.
Dai morti di Reggio Emilia in poi.
Rosellina970

mercoledì 18 agosto 2010

Quante panzane, signor Silvio!



bugia

"Una per una, le bugie di B."  E’ il titolo di un post su Bananabis, che riproduce un articolo di Tito Boeri. Confesso che tra un bagno agostano e l’altro mi era sfuggito. Mi sembra troppo lungo da riportare integralmente, così ve lo riassumo.
Boeri si è preso la briga di leggersi il libretto integrale (complimenti, sai che palle...) che Berlusconi farà distribuire in autunno (lui è pronto per le elezioni…)


 A dire il vero, poco arrosto e molto fumo.
In due anni, nonostante la schiacciante maggioranza parlamentare, ha combinato ben poco.
Ma vediamo in dettaglio la sfilza di balle che il lestofante falsocrinito ci sta per propinare.



"NON ABBIAMO AUMENTATO LE TASSE" 

Sfido. Mentre tutti i governi cercano di ridurle o di aumentare la spesa…! 
Peccato che in campagna elettorale promettesse di ridurle (ha vinto soprattutto sulla politica fiscale, riuscendo a far credere ai gonzi che Prodi aveva aumentato le tasse ai poveri, mentre era cresciuto il gettito soprattutto per minor evasione). 
“Il Governo”, scrive Boeri, “ ha comunque contravvenuto non solo alla promessa fatta in campagna elettorale di ridurre le tasse, ma anche a quella di non introdurre nuovi balzelli, mettendo in mostra notevole creatività nell'introdurre una serie di nuovi prelievi. Dalla Robin tax alla "porno tax", alle tasse sui giochi (…). Bene rimarcare che tutto è avvenuto all'insegna della redistribuzione dai poveri ai ricchi, dai cittadini ai partiti. Le entrate della Robin tax sono andate a finanziare gli organi di partito. La cedolare secca sugli affitti, l'ultima arrivata, sostituirà una tassa progressiva (che tassa proporzionalmente di più chi ha redditi più alti) con una aliquota costante, uguale a tutti i livelli di reddito. L'ICI sulla prima casa abolita a inizio legislatura era quella che gravava sulle famiglie con immobili di maggiore valore. Insomma, un trasferimento dai ceti medi ai più ricchi. Un Robin Hood che opera scrupolosamente al contrario.”

"IL PESO DELLO STATO SI E' RIDOTTO"

Questa poi! La pressione fiscale è cresciuta dal 42,9 del 2008 al 43,2 per cento del 2009, (ultima Relazione Unificata dell'Economia e Finanza Pubblica). Tremonti afferma che ciò è dipeso dalla diminuzione del PIL, ma non può essere, visto che “anche le entrate calano insieme al prodotto in un rapporto pressoché di uno a uno”.
In compenso ciò che cresce è la spesa pubblica (34 miliardi in più nel 2009). “Vero che la manovra appena varata contempla riduzioni di spesa”, dice Boeri, “ma saranno soprattutto a carico degli enti locali che hanno ampiamente mostrato in questi anni di ignorare i vincoli posti dal Governo. Le sanzioni per gli sforamenti sono troppo blande. I commissari delle Regioni che non rispettano i vincoli sono gli stessi Governatori in carica. Come dire che non c'è sanzione politica. Nel frattempo il debito degli enti locali continua a salire. Quello dei Comuni e delle Province ha raggiunto la cifra record di 62 miliardi, più di mille euro a cittadino. Nessuna traccia della riduzione del numero delle Province. E i tagli alla politica, tanto sbandierati sui media, si sono rivelati ben misera cosa. Tagli del 3,5 per cento agli stipendi dei parlamentari. Porteranno a circa 10 milioni di risparmi su di una manovra di quasi 25 miliardi.”

"SI E' CONTRASTATA L'EVASIONE FISCALE"

Bum! Abbiamo un governo che “ha varato l'ennesimo condono, lo scudo fiscale,(…).”
Inoltre, prosegue Boeri, “l'inizio della legislatura è stato caratterizzato da un'operazione di sistematico smantellamento, presentato come "semplificazione", di un insieme di strumenti, che potevano permettere (…) di ottenere, per via telematica, informazioni utili ai fini del contrasto all'evasione. È stato, ad esempio, soppresso l'obbligo di allegare alla dichiarazione Iva gli elenchi clienti/fornitori, sono state abolite le limitazioni nell'uso di contanti e di assegni, la tracciabilità dei pagamenti, la tenuta da parte dei professionisti di conti correnti dedicati ed è stato soppresso l'obbligo di comunicazione preventiva per compensare crediti di imposta superiori ai 10mila euro. Salvo poi ritornare sui propri passi.“
Quando dicevamo (eravamo un pochi per la verità anche a sinistra), in campagna elettorale, che chi prometteva la riduzione della tasse e dava a Prodi della sanguisuga perché combatteva l’evasione mentiva sapendo di mentire, ci davano dei matti. Ora “la manovra appena varata ha ripristinato la tracciabilità, anche se solo per transazioni superiori ai 3.000 euro.” Siccome però il loro elettorato è quello che è, “il Governo ha abbassato pericolosamente la guardia riducendo i controlli contro l'evasione fiscale e contributiva. Un esempio? Durante la passata legislatura gli Ispettorati del Lavoro erano stati potenziati, con l'assunzione di quasi 1500 ispettori. Tuttavia nel 2009 il numero di controlli sui posti di lavoro si è ridotto del 7%, come ammesso dal Ministro Sacconi nella sua audizione alla Camera il 29 aprile scorso. Il risultato è che nel 2009 il lavoro irregolare, quello che non paga tasse e contributi sociali, è ulteriormente aumentato secondo l'Istat, sorprendentemente anche nell'industria dove era fortemente calato negli anni precedenti. Non ingannino i dati sull'attività ispettiva diramati dall'Agenzia delle Entrate. Se aumentano le somme oggetto di accertamenti a fronte di minori controlli, ciò significa che l'evasione media è aumentata.” 


"NON ABBIAMO LASCIATO INDIETRO NESSUNO" 

”Il Governo non ha varato la riforma degli ammortizzatori sociali, lasciando decadere la delega ereditata dalla legislatura precedente.” Con buona pace di chi a sinistra, in campagna elettorale diceva che per i poveri avere Prodi o Berlusconi sarebbe stato lo stesso.  “Questa riforma avrebbe permesso di contenere la povertà che, durante le recessioni, aumenta soprattutto tra chi perde il lavoro.  Il Governo ha, invece, proceduto con una serie di interventi frammentari, temporanei e per lo più propagandistici. I titoli di testa dei TG sono andati alla carta acquisti passata alla storia come "social card" forse perché doveva essere erogata da Robin Hood che, come si è visto, ha invece preferito finanziare gli organi di partito. La social card sembrava essere concepita in modo tale da escludere i maggiormente bisognosi. I destinatari potevano essere solo famiglie povere con almeno un bambino con meno di tre anni oppure con capofamiglia con più 65 anni. Inutile sottolineare che le persone maggiormente bisognose di aiuto spesso non soddisfano questi requisiti. Ad esempio nessuna delle persone senza fissa dimora, censite a Milano nel gennaio 2008, aveva figli così piccoli o più di 65 anni (difficilmente i senza casa sopravvivono così a lungo). Che fosse solo un'operazione propagandistica lo si capisce dallo stesso libretto, se lo si legge con cura. Recita testualmente "dal febbraio 2010 gli enti locali possono partecipare al finanziamento". Significa che la social card è stata posta a carico dei Comuni. Peccato che i poveri siano concentrati nelle aree del Paese in cui i Comuni hanno meno risorse a disposizione e che la manovra appena varata abbia ridotto di due miliardi e mezzo i fondi dei Comuni. Come ammette lo stesso documento sono solo due (su più di 8000) i Comuni che hanno fruito di questa "opportunità": Alessandria e Cassola.

 "A FIANCO DELLA FAMIGLIA" 

Conciliare lavoro e famiglia, per le donne italiane, è più difficile di prima. “I tagli all'organico del corpo docente della scuola secondaria, prevalentemente femminile, e l'introduzione del maestro prevalente, hanno reso più difficile il mantenimento dell'orario a tempo pieno. Anche la detassazione degli straordinari, misura anacronistica in tempo di crisi e per fortuna abbandonata a fine 2008, non favoriva certo le donne con figli piccoli, giovani e anziani, spingendo semmai i loro mariti a lavorare più lungo.”

 "RIPARTE L'EDILIZIA, RIPARTE L'ECONOMIA" 

In due anni, l’imbonitore di piazza che ci governa (no, pardon, ci comanda) ha annunciato la bellezza di quattro “piani casa”.
Peccato che finora “non è stata ancora posata la prima pietra per la costruzione di una qualche nuova casa. Nessun intervento anche sull'edilizia scolastica. Non c'è stata sin qui neanche l'anagrafe promessa a più riprese. Forse perché i primi dati erano davvero allarmanti. A quanto risulta, dei 43 mila edifici scolastici esistenti,solo un terzo è stato costruito negli ultimi trenta anni! Più di mille sono stati costruiti prima dell'Ottocento e più di tremila tra il 1800 e il 1920. Di quasi 7mila edifici non si sa neanche la data di costruzione. Dopo il 1990 solo il 22% delle strutture è stato ristrutturato. I numeri di queste anticipazioni sono semplicemente inaccettabili. Non si può morire schiacciati dal cedimento di un soffitto in un'aula di lezione come a Rivoli e come ieri poteva capitare in una scuola materna a Verona.”

"ABBIAMO DIFESO I LAVORATORI"

Non credo ai miei occhi. L’unica misura presa in questo senso è stato estendere la Cassa Integrazione, ma per deroga, cioè a discrezione del governo (vale a dire, come gli gira).
Se è vero che ciò ha un po’ contenuto la disoccupazione, in compenso “sono state introdotte ulteriori asimmetrie di trattamento fra lavoratori di imprese diverse. E questi interventi d'emergenza ci lasciano in eredità uno strumento, la Cassa in deroga, che sarà molto difficile ridimensionare dopo la crisi. In effetti le ore di Cassa in deroga continuano ad aumentare. Gli interventi in deroga hanno ormai superato in dimensione gli interventi ordinari. Un paradosso che la dice lunga sul navigare a vista con cui si è gestita la politica del lavoro. Il fatto è che i datori di lavoro sono del tutto deresponsabilizzati dagli interventi in deroga; non pagano nulla per fruirne. Sta diventando una specie di sussidio per le imprese che hanno maggiori agganci con la politica. I lavoratori maggiormente colpiti dalla crisi sono stati, comunque, i lavoratori precari che in genere non hanno accesso né alla Cassa Integrazione né ai sussidi ordinari di disoccupazione.”
Un vecchio cavallo di battaglia del palazzinaro col toupet è il famoso “milione di posti di lavoro” (che non vedemmo mai), in compenso dall’inizio della crisi indovina quanti posti di lavoro si sono persi? Un milione, guarda un po’. E si tratta, al 90%, di “lavoratori precari, con contratti a tempo determinato, collaborazioni a progetto o impieghi saltuari nella giungla del parasubordinato. Quasi un lavoratore temporaneo su sei ha perso il lavoro. Il Governo non ha fatto nulla per affrontare il nodo del dualismo del nostro mercato del lavoro. Nel Libro bianco del maggio 2009 aveva annunciato uno Statuto dei Lavori, poi rinviato a "dopo le elezioni regionali", e infine differito "alla fine del 2010". Speriamo ora non venga rimandato a dopo le elezioni politiche.”
Si accettano scommesse.

venerdì 23 luglio 2010

Chiedo scusa...


SORRY

foto Cortina 2008
Chiedo scusa a tutti voi, a partire dai miei amici co-blogger.
Lo so, è da un po' che latito.
Sarà il fatto che per motivi personali ho dovuto dedicarmi maggiormente alla famiglia.
Sarà che la mia attività di consulenza e formazione manageriale(si, sono uno di "quelli delle Risorse Umane", adesso lo sapete) sta davvero conoscendo un bello sviluppo e ho dovuto persino comperarmi uno studio nuovo (azz... con tanto di sala riunioni, mica cotiche!) e che ho catturato due clienti esteri, sto scrivendo il secondo volume del mio libro, sto organizzando degli incontri sulla leadership al femminile e .... No, tutte scuse.

In realtà sono talmente schifato dall'Italia politica che ho avuto per mesi la nausea soltanto al pensiero di scrivere un post.
Ora, domenica, dopodomani, me ne vado in vacanza.
Due settimane al mare, poi otto giorni in ritiro nella nostra casetta in montagna, al limitare del bosco.
Poi al rientro, conto di rimettermi a scrivere.
Se avete cambiato canale, facendo zapping tornate qui a fine agosto.

Buone vacanze a tutti.



P.S.: Stavo per cascarci pure io. Con tutto il clima di fine impero che si respira, e con tutti gli argomenti che gli Italiani hanno oramai sotto gli occhi per non vedere l'ora che il Cainano si tolga dai Maroni, viene quasi la voglia di fare il conto alla rovescia, preparare lo champagne e concentrarsi sul "dopo" (che non sarà certo facile, con l'eredità di macerie che ci lascia, il lestofante).
Poi però mi sono risvegliato.
Scherziamo?
Quello lì ha sette vite.
E' stato dato per finito già nel '95, nel '98, nel 2006, alla fine del 2007 si è inventato il predellino e ci ha vinto le elezioni.
E' pieno di quattrini, appoggi in alto loco (in calo, ma li ha), televisioni, giornali, ha avviluppato tutti i gangli del potere (quello vero) con i suoi fidi, è pieno di cricche e cricchette che sono disposte a pilotare di tutto, probabilmente ha già manipolato più volte le schede nell'urna, può permettersi di far dire in televisione e sulla stampa quello che gli pare, non si perita di circondarsi di delinquenti pronti a bastonare chi si oppone (il manganello di oggi è il dossier a sfondo sessuale), ha già comperato giudici e utilizzato i servizi segreti per screditare e distruggere gli oppositori (ricordate il caso Mitrokin?).
Tutto questo in un paese abitato da persone che sono per oltre la metà analfabeti di ritorno e che votano in base a quello che dicono i TG (i suoi).
Non è il momento di abbassare la guardia.