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venerdì 6 aprile 2012

Simul stabunt, simul cadent


FINE DI UN MITO


1. Una delle mie speranze è stata, da una ventina d’anni, di campare abbastanza a lungo da assistere alla fine politica di Berlusconi e del berlusconismo, da una parte, e di Bossi e del leghismo dall’altra.
Figuriamoci se adesso non mi rallegri: non perché anche nella Lega ci siano i soliti ladri e corrotti (lo si sapeva da un pezzo, solo non era emerso da un’indagine di questa portata), ma perché finalmente la cosa è emersa agli occhi dell’opinione pubblica. E’ la fine del mito della Lega degli onesti che si contrappone alla Roma ladrona e corrotta. La fine del mito razzista della presunta superiorità morale antropologicamente fondata della “gente padana”, onesta e lavoratrice ma che evade le tasse per sedicente legittima difesa.

2. A parte l’umana pietà per la malattia  che lo colpì otto anni fa, non ho mai nascosto l’orrore che mi fa da sempre un lugubre individuo come Umberto Bossi, né il disprezzo profondo che sento per le sue “idee”: dissoluzione della Patria, egoismo localista, razzismo a piene mani, incoraggiamento della violenza, contiguità col neofascismo, appoggio strumentale a un partito eversore, il PDL, che ha fatto entrare la corruzione, il furto, l’illegalità e la sopraffazione nei salotti buoni della politica, anzi nella stanza dei bottoni, senza vergogna e anzi consegnando le chiavi del palazzo e della cosa pubblica a una banda che non si sa se sia più incompetente o più disonesta.

Non provo quindi nessuna simpatia per quest’uomo, e nessuna fiducia nella sua presunta onestà.
Ma non posso fare a meno di pensare che dopo la sua menomazione sia stato mantenuto artificialmente in vita dal punto di vista politico dalla cricca che lo circondava, un po’ come accadeva ai segretari del PCUS (chi si ricorda il Breznev degli ultimi anni, ormai incapace di reggersi in piedi e probabilmente anche di intendere e volere, ma sempre presente nell’iconografia ufficiale?).

Adesso, tradito da una famiglia che si è approfittata un po’ troppo del suo lassismo morale e della sua fiducia, si dimette, con un gesto di innegabile dignità e con la solita astuzia politica, nella speranza che ciò riduca i danni sul piano elettorale – il 6 maggio è ormai alle porte.
Sotto sotto, è possibile che covi la speranza di continuare a comandare lui – del resto lo hanno prontamente eletto presidente onorario della Lega, per acclamazione. Come Silvio.

Dietro a due astri al tramonto, o forse già tramontati, ribollono le lotte intestine per la successione in due partiti che, orfani delle loro leadership storiche, sono in piena crisi d’identità.
C’è da sperare che quello che nascerà dalle macerie della vecchia Lega, e da quelle del vecchio PDL, sia più pulito, meno becero, e soprattutto più civile, non più incline ad ascoltare le sirene dell’eversione populista.

lunedì 19 marzo 2012

Italia 1919-1994: una tentazione dura a morire

ALLARMANTE ATTUALITA'




Dal PNF (Partito Nazionale Fascista) al PDL. Da Benedetto XV a Benedetto XVI.
Historia magistra vitae.

venerdì 30 dicembre 2011

Retaggi di un'onda nera calante

AVEVANO MESSO UN FASCISTA A RAPPRESENTARE L'ITALIA.
PROFESSOR MONTI, LO RICHIAMI.



Leggo con orrore e sdegno, sul sito di Libertà e Giustizia, quanto segue:

Al Ministro degli Esteri: un simpatizzante del fascismo non può rappresentare l’Italia anti-fascista

30 dicembre 2011 - 3 Commenti »
Massimo Marnetto
Il Tricolore italiano
Ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata,
le scrivo per manifestare il grave imbarazzo e la profonda indignazione che provoca in molti di noi cittadini amanti della Costituzione, sapere che sia tollerato il comportamento di Mario Vattani, console italiano in Giappone, di esplicita apologia del fascismo, quando nel tempo libero canta canzoni di apprezzamento della Repubblica di Salò e spera di “alzare presto la bandiera nera”.
Qui non si tratta di “una questione personale” come ha tentato di minimizzare con inspiegabile leggerezza il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari.
Infatti, Mario Vattani – in arte Katanga quando canta inni all’eversione – si pone contro il dettato dell’art. 54 della Costituzione, che vincola tutti i cittadini al  dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione.
Inoltre, come titolare di delicate funzioni pubbliche di rappresentanza diplomatica, il Vattani-Katanga ha “il dovere di adempierle con disciplina ed onore”, come prescrive sempre l’art.54 della Carta.
Per questi gravi e comprovati motivi, le chiediamo di provvedere affinché Mario Vattani sia rimosso al più presto dalla sua funzione, come segno di intransigente rispetto dei valori costituzionali, nati dal superamento della tragedia fascista.
Con vigilanza democratica.
Sono poi andato a verificare: questo lurido individuo rappresenta l'Italia a Tokio dal luglio scorso. Scusate, non mi ricordo bene: da chi era guidato allora il Ministero degli Esteri? E chi era Presidente del COnsiglio?

giovedì 15 dicembre 2011

Dopo la caduta (spero) del Grande Truffatore

COSA COMBATTERE ANCORA?




La domanda l'ho sentita porre in vari modi a parecchi oppositori del regime berlusconiano (uno su tutti, Ezio Mauro). Essa sottintende, e a volte esplicita, un quesito ulteriore, che più o meno suona così: "adesso che Berlusconi è sconfitto (non ancora dalle urne, ma sperabilmente dalla Storia), il tuo giornale, la tua attività di pensiero critico, serve ancora? Non è che la sua uscita di scena condanna al declino anche la tua testata, che per 17 anni è stata particolarmente "caratterizzata" in chiave antiberlusconiana?"

Il quesito mi è parso legittimo, ma abbastanza ozioso, sino a che non è stato posto a me da un vecchio amico qualche giorno fa.
Il solo fatto che la domanda mi è stata posta rende evidente che la risposta, se sembra ovvia a me, non sembra ovvia a molti altri, tra i quali forse anche i miei dodici visitatori.

Eccomi dunque a dirlo, apertis verbis: certo, c'è ancora molto da combattere. Bisogna partire dal presupposto che il berlusconismo come malattia non è stata la causa, ma la conseguenza di una mentalità (anche se ha poi contribuito a rafforzarla al punto da renderla a lungo dominante).
In questo senso mi sento di indicare alcuni bersagli contro i quali appuntare la mia critica più radicale. Pochi, ma a mio avviso assolutamente fondamentali.

a) Il razzismo, la xenofobia, il localismo incarnato dalla Lega fascistoide, becera e violenta, con tutto il suo corollario di vilipendio alla Patria, di aprioristica disobbedienza fiscale, di antieuropeismo e di insofferenza verso il concetto stesso di cultura. Il caso ha voluto che in un paio di giorni si siano verificati il pogrom di Torino (un episodio trucido, lugubre, degno del Ku Klux Klan) e l'azione del criminale nazifascista di Firenze (non etichettiamolo come pazzo, per favore: a furia di dire che i teppisti da stadio erano quattro deficienti, si è finito per lasciar dilagare il fenomeno...). E me lo chiedi, certo che c'è da combattere!

b) La mentalità neoliberista, che dietro a tutta una serie di falsi ideologici, teorie economiche strampalate, assiomi indimostrati e leggende metropolitane, ha "sdoganato" l'egoismo dei ricchi, diviso il sindacato e asservito la sinistra, legittimato l'evasione fiscale e la ridicolizzazione del ruolo sociale dell'impresa, il primato della finanza sull'economia, l'idolatria del manager rispetto al politico, la demonizzazione del welfare, la redistribuzione della ricchezza dal popolo alle caste, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, il potere smisurato di un fanatico incapace come Marchionne. Eccome se c'è da combattere!

c) Infine, ancora Lui: il guitto delinquenziale, l'erotomane monomaniaco, il riccastro parvenue, il superegolatra, il fiancheggiatore criminogeno, il Grande Truffatore di Arcore. Adesso è sulla difensiva, sembra sconfitto definitivamente e forse lo è. Ma attenzione, non crediate che si sia rassegnato. Anche perché è convinto, forse a ragione, che il suo declino politico segni l'inizio della sua fine anche sul piano giudiziario e imprenditoriale: gli unici due veri motivi per i quali era sceso in campo, quasi diciotto anni fa. Non so cosa stia tramando, ma nulla di buono di sicuro. Eccerto, che c'è ancora da combattere!

lunedì 14 novembre 2011

Crolla l'impero politico del Grande Truffatore: e ora?


VITTORIA (?)
Berlusconi se ne va


Su Berlusconi, cali il mio “requiem” politico, ma lo intono con minor gioia di quanto immaginassi. Sia perché mi fu chiaro il 14 dicembre scorso che ormai era finito (gli toccò ricorrere scopertamente alla corruzione di massa dei parlamentari, per far sopravvivere una parvenza di maggioranza); sia perché non mi è ancor chiaro se siamo davanti a un 25 Aprile o a un 8 settembre…; sia – e soprattutto – perché lascia dietro di sé solo macerie, e tocca a tutti gli Italiani ora aggiustare i danni che ha provocato.
E non sono affatto felice di poter dire che l’avevo detto.
Su Monti, a parte i vaneggiamenti di chi lo assimila ai banchieri che ci hanno mandati sul lastrico, vaneggiamenti che non meritano risposta, osservo che per impostare e far approvare seriamente quelle tre o quattro riforme che davvero servono, sono necessari non meno di quattro mesi, anche considerando i tempi tecnici dei due rami del Parlamento (nonché la sosta natalizia). Soggiungo che il suo governo farà benissimo se si disinteresserà totalmente della legge elettorale (è cosa politica per eccellenza, se ne occupino i partiti in Parlamento, questo è un governo tecnico e tale deve rimanere se non vuole essere impallinato anzitempo).
E adesso? Adesso questo blog continua, con due obiettivi. Il primo è quello di continuare ad opporsi a un berlusconismo che, se è ferito a morte sul piano politico (ma c’è sempre la scadenza delle prossime politiche, e “quello là” ha sette vite…), è purtroppo ancor vivo nel tessuto della società e nei circoli della destra più becera.
Il secondo è denunciare le connivenze, o per meglio dire le sudditanze psicologiche, della sinistra nei confronti del berlusconismo stesso ma soprattutto del neoliberismo.
Viva l’Italia.

PS Sento dire che B. è caduto per lo spread, ed è vero ma fino a un certo punto. E' caduto anche perché il Vaticano, la confindustria e persino i circoli neoliberisti internazionali han no pensato che un amico così impresentabile era ormai scomodo. E' caduto anche perché i sondaggi lo danno perdente. E' caduto perché la società ha ancora degli anticorpi. Per esempio non tutta la stampa è stata asservita al regime mediatico. Mi piace pensare che un po' è caduto anche grazie a noi resistenti, poveri, umili cittadini che sul web e in piazza non abbiamo smesso di farci sentire. Per questo l’altra sera, mentre a casa mia brindavo con Datimoglie e Adolefiglia alla caduta del regime, il mio pensiero è andato a tutti gli Amici della Resistenza. Sono troppi per citarli tutti qui, ma non posso esimermi dal ricordare alla rinfusa, quanto meno, Eccebombo, Contezero, Dicke, Beatasolitudine, in generale tutti i miei cobloggers, Fabiolamon, Slasch, Andrea, jfk, e ultimo ma non ultimo di questa lista parziale, Condorbianco. Grazie ragazzi.

mercoledì 11 maggio 2011

Per vincere, sono capaci di tutto


Approfittando vigliaccamente di essere per sorteggio l'ultima dei due a parlare nel confronto televisivo su SKY,
la Moratti accusa il suo avversario - che a quel punto non può replicare - di essere un ladro d'auto condannato e amnistiato.

La cosa è falsa (fu assolto in cassazione), ma detta da una che va a rimorchio di Berlusconi, il quale ha fatto dell'impunità il suo cavillo di battaglia, sinceramente fa pena.

Personamente non credevo che la Moratti si spingesse a questo grado di bassezza.
Devono proprio avere una paura della Madonna.

Ma intanto si sprofonda sempre più in basso.


Per favore divulgate. 

martedì 8 marzo 2011

Ci mancava questa...


DIGOS O OVRA?
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Ecco, ci siamo quasi oramai.
Da anni, ogni qual volta rotestiamo usando la parola “regime”, salta sempre su uno che con voce querula e petulante ribatte stizzito alla Ghedini: “Ma va làààà, ma dove li vedi i carri armati per le strade? E i manganelli? E tu forse non sei libero di parlare? E di manifestare? Eh? Eh? Eh? Allora dov’è il regime??”
Inutile spiegargli che bisogna ribellarsi prima che arrivino i manganelli, l’olio di ricino e via discorrendo. Adesso abbiamo le liste di proscrizione dei giornalisti scomodi, gli atti di intimidazione fascista non si contano più (ma nei giornali sono sempre in cronaca locale quando ci sono), una specie di Agenzia Stefani che si chiama Mediaset e impone le “veline” (in senso giornalistico) alla RAI, la censura, un primo abbozzo di leggi razziali. E adesso questo, che leggiamo sul sito di Libertà e Giustizia, a firma di Olga Piscitelli.
Ma dico io, cosa deve fare ancora Berlusconi perché si possa parlare di regime??
Indossare il fez? Fare il saluto romano? Invadere l’Etiopia?
Leggete qui:
Uno striscione rimosso dagli agenti della Digos, l’altro strappato e sostituito con un sacco di escrementi lasciato sul balcone. Accade a Brescia, succede da noi. Due soci di Libertà e Giustizia sono finiti al centro di uno strano caso che sa di intimidazione. Un giallo dai contorni per niente chiari con tanto di lettera ai giornali e esposto alla Procura.
La storia parte da lontano, da quando cioè l’associazione lancia la campagna Dimettiti, rivolta al presidente del Consiglio. Una raccolta di firme è il filo conduttore di una mobilitazione pacifica che culmina con l’incontro al Palasharp del 5 febbraio e continua con campagne di sensibilizzazione in tutte le città. A Brescia, il circolo di LeG, decide di appendere ai balconi striscioni con l’invito a dimettersi rivolto a Silvio Berlusconi. “B. offendi l’Italia, dimettiti”, “B., per favore, dimettiti”, “B. vergogna, dimettiti”. Nel giro di pochi giorni la città si riempie, oggi se ne contano ancora una cinquantina per le vie del centro e anche un po’ oltre, in periferia.
Qualche giorno fa, uno dei soci di LeG, quando di mattina apre le persiane, trova che il suo striscione è stato strappato, ridotto a brandelli. Al suo posto, sul terrazzino spunta un sacchetto di escrementi con quello che sembra un bigliettino di accompagnamento: “Ecco il pranzo dei comunisti, firmato S.B.”. Una bravata, commenta lì per lì, la vittima. L’arrivo tempestivo dei vigili urbani aggiunge agitazione su agitazione: chi li ha chiamati? “Arrivassero con la stessa solerzia quando li chiamo per un una macchina in sosta vietata”, si stupisce il proprietario dell’appartamento, in zona Sant’Anna. Un regolamento comunale vieterebbe di esporre striscioni e panni che disturbino il decoro cittadino. Forse, dicono i vicini, si tratta di quello. Del “regalo” trovato sul balcone non parla nessuno. Sicuri che si tratti soltanto di un gesto di pessimo gusto, i padroni di casa decidono di non andare oltre, di non sporgere denuncia.
Poi, però la storia si ripete. Questa volta, non sono mani qualunque quelle che staccano il secondo striscione, dai muri della casa di un altro socio LeG. Lo striscione di via Schivardi, è stato rimosso e sequestrato, domenica, da agenti della Digos che si sono presentati a casa di uno dei vicini, visto che nell’appartamento con lo striscione non c’era nessuno. Gli agenti si sono identificati, hanno chiesto una scala e saliti fini al balcone hanno rimosso lo striscione anti-Cavaliere. Quell’appartamento, in via di ristrutturazione, non è ancora abitato. Sul balcone, pendeva un vecchio lenzuolo con su la scritta: “B., per favore, Dimettiti (tu e la tua corte di 315 schiavi)”.
Che è successo? “Esporre uno striscione è reato? Se sì, quale norma è stata violata? In tal caso, a quale autorità spetta tale contestazione? Interventi di questo tipo rientrano nei compiti della Digos? Non spetta al magistrato ordinare un sequestro e solo in presenza di un reato?”. Queste domande, nero su bianco, sono state spedite con una missiva ai giornali della città. Il proprietario dell’appartamento ha ritenuto di dover fare un esposto alla Procura, per capire meglio. I soci di LeG Brescia si stupiscono che “in Italia si stia arrivando al punto che non sia lecito chiedere le dimissioni di un presidente del Consiglio non stimato”.
FATE GIRARE LA NOTIZIA; MI SA CHE LA CENSURANO

lunedì 28 febbraio 2011

Superati anche dal Cile


SUDAMERICANO?

MAGARI!

ZAPATALeggo sul blog di Alessandro Giglioli che, in una intervista al Corriere della Sera, il Presidente cileno, che en passant è di destra, quasi si offende quando il giornalista lo paragona a Berlusconi.
Sebastian Piñera è alla vigilia di una visita ufficiale in Italia, e di solito in questi casi il politico intervistato esprime valutazioni assai diplomatiche sul Paese in cui sta per recarsi, frasi del tipo “i nostri rapporti sono eccellenti”, e così via.

Sebastian Piñera no: quando il giornalista gli chiede “I suoi connazionali l’hanno paragonata a Silvio Berlusconi, siete entrambi imprenditori entrati in politica, con interessi nei media e nel calcio. Trova il confronto calzante?”, il Presidente cileno prende le distanze, piccato:
«Io ho preso un dottorato a Harvard, ho insegnato 15 anni all’università e non mi pare che sia il caso del presidente Berlusconi» (…) «ho fatto l’imprenditore, ma la mia vera vocazione è la vita pubblica e l’impegno per restaurare la democrazia in Cile», insomma «ci sono molte differenze, sono più giovane, mi considero un uomo di famiglia, sono sposato da 37 anni, il parallelo non regge, siamo molto differenti per stile di vita, comportamenti e valori» e infine «ho risolto il conflitto d’interessi vendendo tutto a un blind trust, anche se la legge cilena non mi obbligava a farlo».
No comment.

martedì 8 febbraio 2011

Il '68 non c'entra una sega


NON C'E' IN BALLO SOLO 
IL RUOLO DELLA DONNA
un popolo di eroi


Ieri sera a L’Infedele, Gad Lerner ha mostrato le interviste fatte ad alcune esponenti del Centrodestra (immancabile la Santanché), interpellate sulla manifestazione “Se non ora quando?”
che avrà luogo domenica in molte città d’Italia.
Devo dire che è molto difficile sentire in così pochi minuti un concentrato di idiozie più denso.
Tralasciando le solite rifritture (“sinistra moralista”) e una sola, generica imbarazzata ammissione a denti stretti per quanto qualunquista (“purtroppo la nostra società sta smarrendo i valori autentici”), le due castronerie più grosse, ripetute a gola spiegata da molte intervistate, sono a mio avviso riassumibili come segue.

a) “la dignità della donna si difende sempre, non strumentalizzando una vicenda per dare addosso a Berlusconi: per esempio cosa hanno da dire a sinistra sulla giornalista de Il Giornale che è stata perquisita?” (questa è la cazzeria profferita da Sua Spudoratezza Santanché)

b) “le donne che si concedono per fare carriera non sono che l’ultima conseguenza del permissivismo dilagante che è stato propugnato dalla sinistra dal ’68 in avanti, quindi adesso è inutile che a sinistra si faccia la morale.”

Facile liquidare la prima fesseria (la giornalista non è stata perquisita in quanto donna, quindi l’esempio non c’entra un cavolo). Più insidiosa la seconda, perché sembra colta, politica.
Ma è solo una illusione ottica. In realtà la donna che usa il suo corpo per fare carriera o anche solo sopravvivere non è certo una conseguenza del ’68, non a caso ci si riferisce a tale attività con la locuzione “il più antico mestiere del mondo”. Da Cleopatra e Salomé sino alle cortigiane del ‘700 e ‘800, non c’è stato alcun bisogno di aspettare il 1968. Anzi, la liberazione sessuale che con un certo semplicismo si vorrebbe coincidente con il movimento del Maggio Francese, e che percorse il movimento femminista, vedeva la prostituzione molto negativamente, al punto da sostenere che una donna che si sposasse per “sistemarsi” poteva tranquillamente essere assimilata a una puttana e il marito a uno stupratore legalizzato.

In realtà le damazze del centrodestra, molto coraggiose nel difendere le donne se c'è di mezzo l'Islam, quanto cacasotto se si tratta di criticare il Padrone, non hanno capito una mazza. E cioè che la manifestazione di domenica non è contro quelle povere minus habens che credono di diventare qualcuno concedendosi al Caimano, bensì contro l'immagine avvilente che il Caimano stesso dà dell'Umanità: una immagine svilente del corpo e dell'intelligenza della donna, ma anche squalificante dell'Uomo, trattato come un satiro guardone, bavoso e ossessionato dal pisello.

Io domenica ci sarò, a Milano, in Piazza Duomo, ma non per fare da comparsa solidale al fianco di Datimoglie e Adolefiglia. Ci sarò per testimoniare che non tutti gli uomini italiani sono come Berlusconi, Mora, Fede e compagia cantante.

giovedì 9 dicembre 2010

Ancora sull'ideologia berlusconide


IL BERLUSCONISMO COME IDEOLOGIA/
/SBUGIARDARLI ALLE RADICI - 3


il grande dittatore chaplin


Affronterei ora i primi tre punti dell’ideologia berlusconide , e cioè:
1. “Meno stato, più mercato” è l’idea di fondo del liberismo, che però B. & C. vorrebbero portare a,lle estreme conseguenze con il cosiddetto principio di sussidiarietà: secondo il quale l’intervento statale è lecito solo ed esclusivamente laddove non arriva la mano del mercato a risolvere le questioni.
2. Il privato è sempre meglio del pubblico. La mano pubblica viene identificata come l’origine ed il ricettacolo di ogni nequizia: dalla corruzione all’inefficienza, dai cosiddetti “privilegi” alle infiltrazioni mafiose, eccetera eccetera.
3. L’idolatria dell’imprenditore e del manager: discende direttamente da (a) e (b), e pone al centro dell’azione politica l’uomo d’azienda, simbolo di azione, efficacia, decisionismo, efficienza, competenza. Ne derivano molte “parole d’ordine” , come la locuzione “l’azienda Italia” e l’idea che per risolvere l’inefficienza del settore pubblico occorra mettervi a capo dei manager.
Sul punto 1, non voglio annoiare il lettore su questioni da intenditori, tipo l’eredità di Ricardo, di Adamo Smith e di Keynes. Mi limito a poche riflessioni.
Anzitutto, l’assunto di fondo è che il mercato si autoregoli. Quante volte vi siete sentiti dire che se siamo un regime di concorrenza perfetta tutti se ne giovano? Spesso, vero? “Loro” vi spiegherebbero che in concorrenza perfetta le diverse aziende, per contendersi il favore dei clienti-consumatori, si farebbero in quattro: migliorando la qualità del prodotto e del servizio, ed abbassando i prezzi, proprio per battere la concorrenza.
La logica conseguenza sarebbe che il privato è sempre meglio del pubblico, che operando in regime di monopolio finisce con il disinteressarsi degli utenti-clienti per favorire i propri interessi clientelari e alimentare le sacche di corporativismo, con il solo scopo di mantenere dei parassiti.
Sarebbe tutto vero, se alla prova dei fatti non si fosse rivelato, sin troppe volte, una bufala grossa come una casa. Proprio nei settori di prima necessità (alimentari, energia, sanità, infrastrutture, edilizia, eccetera eccetera) ciò che si verifica quasi sempre è la formazione di cartelli in cui poche grandi aziende si spartiscono la torta, mantengono i prezzi alti e trattano il consumatore da suddito cretino propinandogli un sacco di fregature.
Basti pensare a come siamo trattati dalle banche, dalle assicurazioni, dalle compagnie petrolifere. Basti pensare a come si comportano le grandi multinazionali alimentari (una su tutte, la Monsanto), o a come agiscono le compagnie telefoniche, le grandi imprese di costruzioni. Non dimentichiamo che laddove c’è il corrotto (il politico, il pubblico) c’è anche chi corrompe (l’imprenditore, il privato).
Basti pensare allo sfacelo del territorio, delle risorse, dell’ambiente compiuto da tutte le industrie chimiche del mondo, private o pubbliche senza distinzione.
Basta pensare alla scuola. Sino a fine anni ’80 la nostra istruzione era ai livelli dei migliori paesi del mondo, oggi è in declino. Perché? Per il continuo dirottamento di risorse dal pubblico alle scuole private: che poi nella maggioranza dei casi sono di estrazione cattolica…
Basti pensare alla sanità italiana, che con tutte le sue magagne è ancora di gran lunga migliore rispetto per esempio a quella degli USA (che pure è interamente privata, almeno sino al 31 dicembre 2010). Sul fatto poi che il settore pubblico sarebbe il terreno di coltura ideale per le infiltrazioni mafiose nella società, viene da ridere: forse che i mafiosi non sono imprenditori PRIVATI?
Quanto al presunto monopolio statale, c’è un equivoco di fondo. Non è assolutamente scritto da nessuna parte che un’azienda statale, per il solo fatto di esistere, debba per forza operare in regime di monopolio. Così come non è affatto detto che un settore ad imprenditoria privata non possa conoscere le storture, se non del monopolio, quanto meno dell’oligopolio.
Per finire con l’idolatria dell’imprenditore e del manager: certo, non di rado le aziende private sono economicamente più efficienti di quelle pubbliche. Grazie tante, sono organizzazioni a fini di lucro. E’ logico che le aziende private, se sopravvivono, lo fanno perché hanno i conti in attivo. Mentre quelle pubbliche, non avendo il lucro come scopo, spesso vanno “in rosso” e i loro debiti devono essere ripianati dalla collettività. Grazie tante, ma nel frattempo non si considera mai che sono in rosso anche perché hanno offerto servizio pubblico a prezzi – diciamo così – popolari, redistribuendo di fatto del reddito.
Ma per tornare all’imprenditore e quindi al manager che ne cura gli affari, quello che nessuno diceva mai – e che invece sommessamente molti economisti cominciano a dire – è che la sua efficienza è sempre e solo, prioritariamente, pro domo sua, non certo in favore della comunità. Non c’è alcuna prova che un imprenditore di successo, arrivato al potere, metta la propria efficienza al servizio del bene comune. Assai più probabile che faccia proprio il contrario, ponendo il proprio potere al servizio dei propri interessi.
Non parlo solo di Berlusconi (sarebbe sin troppo ovvio), ma anche della famiglia Bush, che ha scatenato guerre planetarie e alimentato porcherie d’ogni genere pur di favorire i propri affari petroliferi.
La sanità pubblica sarà pure inefficiente, ma scandali come quello della Casa di Cura Santa Rita sono privati.
Sia chiaro, queste mie righe non vogliono essere una apologia del comunismo, i cui disastri sono sotto gli occhi di tutti; sto solo dicendo che da qui, a sostenere che siccome il capitalismo non ha alternative, allora bisogna consentire che il capitalismo si sviluppi nel modo più sregolato e selvaggio possibile, ce ne corre.
In altre parole, non è tanto una questione di assetto (totalmente o parzialmente privato), quanto di etica pubblica. E questa, l’etica pubblica, non può prescindere da due cose: l’educazione civica e regole da far rispettare agli attori del mercato.
Proprio le due cose, signori miei, che Berlusconi ha cercato di distruggere con tutto il proprio impegno.

martedì 16 novembre 2010

Ideologia berlusconide


IL BERLUSCONISMO COME IDEOLOGIA/
/SBUGIARDARLI ALLE RADICI - 2

bugia
Per una volta, partirei dal fondo, cioè dal nr. 15: “se cade il governo si deve ri-votare”, e dal nr. 14: “il capo del governo è l’unica autorità legittimata dal voto popolare.”
Primo, non è vero che sia l’unica: c’è anche il Parlamento. Secondo, dove mai è scritto che in democrazia sono legittimate solo le cariche elettive? I magistrati non sono eletti dal popolo. I commissari di polizia, tanto meno. Non parliamo dei vigili urbani. Ma nemmeno il Presidente della Repubblica è eletto dal popolo. E nemmeno la Corte Costituzionale. Quindi l’idea che la democrazia coincida sic-et-simpliciter con il voto è quanto meno bizzarra. Per fare solo qualche esempio storico, Hitler e Mussolini vennero eletti. In pieno impero romano (un notevole esempio di autocrazia), non poche cariche pubbliche erano elettive (per esempio, gli edili).

Ma soprattutto è bizzarro che “se cade il governo si deve ri-votare”: secondo questo ragionamento, se il Parlamento sfiducia l’esecutivo, viene sciolto - il presupposto quindi è che il parlamento è legittimato a far leggi solo se si trova d'accordo con il capo del governo. Bizzarro, vero? In altri termini, l’organo controllante (il Parlamento) deve star bene attento a quello che fa, perché se osa ritirare la fiducia all’organo controllato (il governo), decade immediatamente. Con tanti saluti al primato del parlamento stesso, che fino a prova contraria è anch’esso eletto dal popolo, ed essendo un organo collegiale è tendenzialmente più democratico della presidenza del consiglio che, per definizione, è una carica occupata da un singolo cittadino.
Ed infatti è proprio qui una delle prime storture del quasi ventennio berlusconico: la pretesa che il parlamento sia semplicemente la stanza delle ratifiche delle decisioni governative, né più né meno qual era il Senato Romano sotto l’Impero (nel periodo repubblicano no, era un’altra storia).

“Ma sulla scheda elettorale c’è indicato il nome del candidato alla presidenza del consiglio”, argomentano alcuni. Certo, e infatti è invalsa la prassi (corretta) di assegnare al candidato della coalizione che ha vinto le elezioni politiche l’incarico di formare il nuovo governo. Ma ciò non toglie che il medesimo, subito dopo, deve ottenere la fiducia di entrambi i rami del Parlamento, proprio perché in Italia l’Esecutivo risponde al Legislativo, e non viceversa. 

Ragionando per ipotesi, supponiamo che la coalizione “X” vinca le elezioni. Il Capo dello Stato incarica quindi il suo candidato, signor Pepito Sbezzeguti, di formare il nuovo governo. Costui lo fa, ma subito dopo, per una botta di megalomania o perché ha bevuto un po’ troppo, si presenta al Parlamento asserendo che il suo governo intende dichiarare guerra alla Germania, combattere la mafia bombardando Palermo, costruire un ponte che congiunga Genova a Olbia e portare a zero le tasse. E’ palese che, in questo caso, la “colpa” non sarebbe certo né dei parlamentari che hanno vinto le elezioni, né tanto meno di quelli – pur democraticamente eletti – che appartengono alla coalizione perdente. Per quale motivo costoro non dovrebbero negare la fiducia a un pazzoide, pena l’immediato ritorno alle urne?

L’esempio che ho fatto è volutamente paradossale, ma se anziché una settimana dopo le elezioni, il governo perde la fiducia dopo due anni, per quale motivo il Parlamento dovrebbe avere meno ragione a negarla?

domenica 14 novembre 2010

Senza titolo



 DEL BERLUSCONISMO COME IDEOLOGIA


BerlusconiManoTesa
(segue)
11. Per quanto riguarda la competitività, siccome non può essere che un suo deficit possa dipendere dall’incapacità o dall’avidità di manager e imprenditori, i colpevoli debbono essere altri. Quindi, ecco di volta in volta il costo del lavoro, la rigidità della contrattualistica giuslavorista, la farraginosità delle nostre leggi, il peso della burocrazia (i famosi “lacci e lacciuoli”).
12. Il fatto che milioni di disgraziati premano alle frontiere del ricco Occidente a causa della fame endemica, dei regimi sanguinari, delle guerre interetniche o a sfondo religioso, non può dipendere dallo sfruttamento dell’Occidente sul Terzo Mondo, né dalla sciagurata ascesa delle multinazionali (ricordate, l’assioma è che dalle imprese non può venire che il Bene), ma solo da una specie di invidia, da parte di popolazioni sottosviluppate e straccione, che invidiano il nostro benessere e vogliono venire a portarcelo via.
13. La democrazia? E’ tollerata se si riduce al rito delle urne, purché svuotato di ogni sostanziale potere di scelta da parte del popolo, a partire dal suo diritto ad essere informato, e a finire con quello di scegliere le facce che andranno in Parlamento. IL resto dell’apparato democratico (i controlli della Corte dei Conti e della Corte Costituzionale, il ruolo di garante del Presidente della Repubblica, la vigilanza da parte della stampa, l’indipendenza della magistratura, il primato del potere legislativo su quello esecutivo, e così via) vengono percepite e fatte percepire come impedimenti all’esercizio del potere esecutivo.
14. Da (13) deriva direttamente che il capo del governo (notare che lo chiamano così, non più solo “presidente del consiglio”) è l’unica autorità legittimata dal voto popolare. Siccome quest’ultimo è tutto ciò che rimane della democrazia, ecco che si cerca di affermare che qualsiasi tentativo di sfiduciare il governo è bollato come manovra di palazzo, se non addirittura come colpo di stato. Ovvio che anche il dettato costituzionale, laddove dice che il parlamentare è eletto senza vincolo di mandato (ciò per assicurare la sua libertà di voto al di là della cosiddetta “disciplina di partito”), è vissuto come un impedimento all’azione demiurgica del Grande Manovratore.
15. Da (14), all’affermare ogni volta che se cade il governo si deve ri-votare, il passo è breve. Ma diventa ancora più breve se a dirlo è un tizio che detiene l’80% del potere di propaganda elettorale…
(continua…)

sabato 13 novembre 2010

Le pericolose idee del signor B.


SBUGIARDARLI ALLE RADICI
berluscorna

Signori,  a quanto pare ci si avvia verso il tramonto politico di Berlusconi. E figuratevi se non ne sono contento.
Tuttavia, avverto la necessità di affrontare taluni argomenti, qui, che non mi sembrano al centro del dibattito. E invece dovrebbero.
Dovrebbero, perché:
  1. Siamo probabilmente alla vigilia di una campagna elettorale decisiva
  2. Anche se B. si avvicina al suo tramonto (incrociamo le dita però perché ancora non è detto, e finché non lo vedo mandare fax da Hammamet, anzi da Antigua,  non ci credo), ciò che è ancor lungi dal tramontare è la sciagurata ideologia che si chiama berlusconismo.
“Ideologia? Ma non erano finite le ideologie?”
Nossignori. B. e soci hanno decretato la fine di due ideologie: il comunismo, per ragioni sin troppo ovvie di convenienza; e il fascismo, per apparente par condicio e per non farsi accusare di fascismo essi stessi.
L'unica ideologia ammessa (all'unica condizione di non chiamarla così) è la loro.

Intendo quindi aprire una serie di post su alcuni presupposti errati che stanno alla base del berlusconismo, smontandoli sul piano teoretico e storico (ma non di rado, persino sul piano della pura e semplice logica).
Il berlusconismo si regge su alcuni assiomi di fondo, che come tali vengono dati per veri a priori, senza bisogno di dimostrazione, e da quelli discende tutta una serie di conseguenze filosofiche e quindi politiche.
Li provo ad enumerare, senza dar loro un ordine particolare.
  1. “Meno stato, più  mercato” è l’idea di fondo del liberismo, che però B. & C. vorrebbero portare a,lle estreme conseguenze con il cosiddetto principio di sussidiarietà:  secondo il quale l’intervento statale è lecito solo ed esclusivamente laddove non arriva la mano del mercato a risolvere le questioni.
  2. Il privato è sempre meglio del pubblico. La mano pubblica viene identificata come l’origine ed il ricettacolo di ogni nequizia: dalla corruzione all’inefficienza, dai cosiddetti “privilegi” alle infiltrazioni mafiose, eccetera eccetera.
  3. L’idolatria dell’imprenditore e del manager: discende direttamente da (a) e (b), e pone al centro dell’azione politica l’uomo d’azienda, simbolo di azione, efficacia, decisionismo, efficienza, competenza. Ne derivano molte “parole d’ordine” , come la locuzione “l’azienda Italia” e l’idea che per risolvere l’inefficienza del settore pubblico occorra mettervi a capo dei manager.
  4. “La lotta di classe è un reperto archeologico.” E’ una vecchia fissazione della destra, che trovò piena attuazione nel sistema corporativo fascista. I poveri e i proletari se ne stiano buoni buoni, che a loro ci pensiamo noi.
  5. Nel frattempo, il governo deve solo badare al benessere delle imprese, perché si può distribuire ricchezza solo se le aziende sono nelle condizioni di produrne. Siccome però lo stato liberista non può intervenire nella libera contrattazione tra gli attori sociali, e la lotta di classe è negata, ecco che ogni rivendicazione sindacale viene delegittimata ed etichettata come “difesa di privilegi”.
  6. “Con la cultura non si mangia”. Credo fosse Goebbels a dire qualcosa di simile, anche se in modo più brutale, negli anni Trenta, quando affermò che ogni volta che sentiva la parola cultura gli veniva voglia di impugnare la pistola. In altre parole, ciò che conta (l’unica cosa che conti davvero) sono i “dané”, ed il successo economico è l’unico mezzo per misurare la qualità dell’essere umano. Le conseguenze di questa impostazione sono devastanti, dallo sfascio della scuola pubblica, dell’Università e della Ricerca, all’abbandono dei beni culturali e paesaggistici, ma anche all’idea che l’istruzione abbia senso solo ed esclusivamente se “prepara al mondo del lavoro”: la scuola non deve più formare cittadini consapevoli, ma tecnici per l’industria ed i servizi (privati, beninteso).
  7. Sarebbe bene avere successo in maniera onesta, ma si sa: siccome la competizione è spietata, e agli imprenditori tocca misurarsi anche con concorrenti non proprio pulitissimi, per stare al passo con i tempi e mantenere profittevoli le imprese occorre mettersi a pagare meno tasse (magari evadendole con il beneplacito del governo), aggirare le norme antinfortunistiche, eccetera.
  8. Siccome le aziende sono in mano agli imprenditori, e gli imprenditori investono in esse solo se si sentono sempre più ricchi (e se guadagnano sempre più a breve termine, e con il minor rischio possibile), occorre far si che gli imprenditori possano guadagnare, guadagnare, guadagnare.  A qualunque costo.  Altrimenti sono legittimati a disinvestire dalle imprese – il che vuol dire tagliare posti di lavoro, e voi di sinistra non vorrete mica una cosa del genere vero?
  9. L’unico progresso della società sta nella crescita economica, quindi, sull’altare della quale occorre sacrificare (o almeno far passare in secondo piano) tutti il resto. Dai diritti civili a quelli sindacali, dalla difesa dell’ambiente alle regole democratiche, dalla progressività della tassazione al welfare state.
  10. Logica (?) conseguenza di tutto quanto sopra è che non importa se a governare è un losco figuro, l'importante è che faccia guadagnare quelli che mettono in moto l'economia.
1 - continua

lunedì 21 giugno 2010

Gelli, Berlusconi, Marchionne ed il fascismo gently




La massoneria piduista manda l’avviso di sfratto al governo dell’anestesia con un sottinteso: fallo sto fascismo, completa l’opera senza fare troppo il gigione…e fallo in fretta  prima che il caos finanziario diventi tremendamente economico e si ridia fiato a movimenti e ribellioni socialistoidi.
Non che un po’ di lavoro  il pagliaccio di Arcore non lo avesse fatto in quella direzione , sono anni che parliamo solo  di magistratura da metter all’angolo ed informazione da comprare o comprimere “…vi si producevano giornali spazzatura che contenevano solo sport, fatti di cronaca nera, oroscopi, romanzetti rosa, film stracolmi di sesso e canzonette sentimentali composte da una specie di caleidoscopio detto versificatore…” da “1984″, di George Orwell.
Per non dire dei tentativi – diversi anche riusciti  – di leggi sfascia costituzione.
Però il tutto aveva ed ha un sapore di affare esasperatamente personale ,  invece che di una pedissequa esecuzione di un piano reazionario come quello del maestro.
Gelli ha ragione : il fascismo o si attua compiutamente in tutte le sue forme ed in tutte le sue necessarie durezze e nefandezze , altrimenti non funziona !
Peraltro la strada stretta – un tempo – della reazione si era mano mano allargata con l’aiuto dei perfetti idioti  e/o dei complici della sinistra debole e confusa e piena di massoni che grosso modo ha mostrato di volere molte cose che andavano in quella direzione. Certo loro le chiedono con più ritegno e meno strappi, ma molti colpi di piccone li hanno messi a segno anche loro.
Un esempio? Il precariato è stato  introdotto da Treu, la riforma controriforma dell’autonomia scolastica l’ha anticipata Luigi Berlinguer, i CPT per segregare i migranti è una ideuzza della Turco Napolitano …
Ma l’esempio più grosso di lenta progressiva irresponsabile distruzione della Costituzione è l’attuale vicenda di  Pomigliano,  dove i lavoratori sono stati messi in condizione di subire un ricatto odioso : perdere il lavoro oppure diventare schiavi.
Cancellata la malattia ed il diritto di sciopero, turni massacranti ed anche un bel grazie al prode Marchionnne per aver gentilmente concesso di continuare a fare la Panda in Campania.
Ma il factotum della Fiat non vuole vincere, gli serve l’unanimità. Ed ecco che in soccorso si muovono tanti mediatori interessati alla cartina di tornasole Pomigliano.
Basta dare un’occhiata a cosa scrive Repubblica, sentire cosa dice in proposito Veltroni e Fassino e così via.
E tutto un bel partecipare all’accerchiamento del lavoratore per terrorizzarlo e costringerlo al si al referendum.  Ma è anche una occasione da non perdere per ristrutturare i rapporti aziendali, per sempre.
Ma neanche così la cosa è accettabile  per Marchionne, che deve imbarcare tutti altrimenti lo stabilimento non funziona come un orologio svizzero. Ed allora ecco pronto un piano C di cui ci mette al corrente il giornale di De Benedetti, che dà una mano a Marchionne: è la prova provata della cattiva fede e del retro pensiero di questa gentaglia che per decenni ha vissuto attaccato allo Stato – elergitore e che ora ha un solo scopo, distruggere il contratto nazionale, il diritto al lavoro, il sindacato.
Una volta per sempre.

Ecco come Repubblica ci mette sull’avviso: Marchionne pensa di chiudere e ripartire con una nuova società. La newco rileverebbe lo stabilimento e riassumerebbe i 5mila operai ma con il contratto aziendale che ricalca la proposta della Fiat

“Chiudere Pomigliano per rifondare Pomigliano. Perché c’è un “piano C” che sta prendendo corpo nel quartier generale della Fiat. È un’opzione che supererebbe tutte le sacche di resistenza della Fiom e dei Cobas destinate a riapparire comunque, sotto forma di una persistente microconflittualità, al di là delle dimensioni del sì al referendum di domani. Sarebbe lo strappo definitivo di Sergio Marchionne con l’attuale sistema di relazioni industriali.
Nelle sue linee generali il progetto è già stato buttato giù dai tecnici del Lingotto ed è molto semplice: costituire una nuova società, una newco, sempre controllata da Torino, alla quale sarà la Fiat a conferire le attività produttive di Pomigliano, cioè la fabbricazione della Panda. La Nuova Pomigliano, a quel punto, riassumerebbe, uno per uno, gli oltre cinquemila lavoratori con un nuovo contratto, quello scritto con l’ultimo accordo separato, con i turni di notte, di sabato e domenica; con meno pause, più straordinari e assenteismo ricondotto a livelli fisiologici. Ritmi da ciclo continuo. Ma soprattutto la certezza del rispetto delle nuove regole aziendali. Niente più contratto nazionale, niente più iscrizione della Nuova Pomigliano alla Confindustria. Niente più sindacato, forse. Il prato verde per ricominciare. È lo schema già adottato, per altre ragioni, con l’Alitalia: la bad company e la good company. Una cesura con il passato……
……..
Perché non è affatto detto che gli basti un plebiscito al referendum. Addirittura un sì all’80% potrebbe non essere sufficiente poiché – è evidente – non ci sarà alcuna garanzia che Pomigliano funzioni “come un orologio svizzero” (Marchionne docet). Se la Fiom non sarà della partita (il referendum puntava a farla rientrare) e minaccia pure il ricorso alle vie giudiziarie, l’efficienza dello stabilimento sarà sempre in bilico. Così traballa lo stesso progetto industriale.”
Il fascismo fu prima violenza e manganello e poi lento assuefarsi al conformismo.
Nel nostro caso attuale è l’inverso  :  prima la lenta anestesia posta in essere da questi alieni, lenta e devastante , utilizzando le droghe in commercio ( calcio e televisione) poi il lento picconare la casa copstituzionale, fino ad arrivare a mostrare i muscoli in corripondenza della fine del cinghialone, la cui vita politica è agli sgoccioli e sta per essere sostituito, anche se in gran parte il lavoro è stato fatto : una sorta quindi di fascismo friendly,  controllando i conflitti sociali sul nascere, niente olio di ricino ma una tenaglia collettiva di poteri forti e di interessi comuni per far ingurgitare modifiche che neanche Gelli aveva sperato di ottenere.
Un fascismo subìto sotto anestesia generale, che ormai va avanti per inerzia trovando un popolo – vasellina che non mostra dolore, in gran parte ancora anestetizzato.
L’unica avvertenza è che “il Silvio faccia meno il goliardico e sia  più determinato nell’instaurazione fascista, ecchecazzo!!!”
Crazyhorse70

sabato 24 aprile 2010

Tentato regime/4


(dal sito di Li bertà e Giustizia, quarta parte)


2008-2010

Due anni contro la Costituzione

Osservatorio dei diritti perduti

A cura di Olga Piscitelli



7 febbraio – Rompiamo il Silenzio
Esce su la Repubblica una pagina di Libertà e Giustizia con il manifesto di Gustavo
Zagrebelsky. Primi firmatari: Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Umberto Eco, Claudio
Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta
Rubini, Salvatore Veca. In poche ore le firme salgono a più di 200 mila.

9 febbraio – Attacco di Berlusconi alla Costituzione: è filosovietica, va cambiata
Una riforma della Carta costituzionale, secondo il premier, “è necessaria perché è una legge
fatta molti anni fa sotto l’influsso di una fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di
forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come un modello”.

11 febbraio – LeG presenta il manifesto “Rompiamo il Silenzio”
La democrazia italiana è in bilico. E’ bene che lo sappiano i giornalisti di tutto il
mondo”. E’ l’allarme lanciato da Gustavo Zagrebelsky dalla sala della stampa estera
di Roma. In platea Oscar Luigi Scalfaro. Zagrebelsky avverte: “Non è la prima volta
che l’Italia è il luogo di un esperimento politico. Lo fu in passato di un modello che poi fu
esportato in tutta Europa”.

12 febbraio – Il ddl sulle intercettazioni, media oscurati. Il Csm: violata la Carta
Pubblicate i fatti, ma non gli atti. E’ questo lo slogan della maggioranza che con una norma
capestro cancella la cronaca giudiziaria: fino al dibattimento, nessun atto, nemmeno se solo riassunto, potrà essere reso pubblico. I testi degli ascolti non potranno mai essere divulgati.
Per il Csm è una previsione che contrasta “con i valori dell’articolo 21 della Costituzione”.

13 febbraio – Scalfaro in piazza per la Costituzione: ignorante chi la chiama sovietica
In piazza per la manifestazione convocata dal Pd, il presidente emerito che guida l’associazione Salviamo la Costituzione, difende la legge fondamentale varata nel ’48. E rivolgendosi al presidente del Consiglio dice: “Siamo preoccupati, non ci faccia temere per la libertà e la democrazia”.

14 febbraio – Napolitano: teniamoci stretta la Costituzione
“In Italia per fortuna abbiamo una Costituzione. Teniamocela stretta”.

15 febbraio – Il centrodestra conquista la Sardegna
Il centrodestra strappa la Sardegna allo schieramento avversario e Ugo Cappellacci diventa il nuovo governatore, scalzando Renato Soru che nel 2004 vinse con il 50,13%. Il dato arriva chioaro e netto 15 ore dopo la chiusura dei seggi. E quando le sezioni scrutinate sono 1658 su 1812, Cappellacci è al 51,90% dei consensi, mentre il presidente uscente si ferma al 42,89%, con un distacco di 9 punti che pesa come un ko. Irrompe un partito “nuovo”, quello delle schede nulle che diventano la terza forza della Sardegna: sono quasi 15.000, a cui si aggiungono le schede annullate volontariamente dall'elettore (circa 3300) e quelle bianche (più di 5000).

17 febbraio – Veltroni si dimette da segretario del Pd
“Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto”, dice
Veltroni, raccogliendo il "no" del vertice del partito e l'invito a ripensarci. “Spesso mi sono
trovato i bastoni tra le ruote”, aggiunge a conferma del suo addio. I vertici del Pd in un primo momento respingono le dimissioni, confermando piena fiducia al leader. Veltroni prende tempo per riflettere e decidere. La riunione del coordinamento con all'ordine del giorno la sconfitta sarda è aggiornata ma il segretario non torna sui suoi passi. La reggenza del partito è affidata a Dario Franceschini.

23 febbraio – Franceschini nuovo segretario del Pd giura sulla Costituzione
Il presidente del Consiglio – dice – ha in mente un paese in cui il potere viene sempre più
tacitamente concentrato nelle mani di una sola persona. Questo è contro la Costituzione a lui lui ha giurato fedeltà.

25 febbraio – Sacconi modifica il diritto di sciopero
La svolta è limitata al settore dei trasporti, ma lo sciopero solo “a maggioranza”, o dei
lavoratori o dei sindacati, vincola l’esercizio del diritto di sciopero previsto dalla Costituzione.
Un disegno di legge in tre soli articoli che mette nero su bianco una riforma annunciata fin da ottobre e subito contrastata dalla Cgil. 

26 febbraio – Troppi decreti, Napolitano convoca Fini e Schifani
I presidenti di Camera e Senato salgono al Colle. Napolitano: “per quanto si tratti di
provvedimenti straordinari che il governo adotta sotto la sua responsabilità, il Presidente della Repubblica e i Presidenti delle Camere non possono esimersi dal sollevare i problemi,
costituzionalmente sensibili, che derivano sia da un’abnorme frequenza del ricorso a decreti,
sia dall’eterogeneità che essi spesso presentano nei loro contenuti e che è poi aggravata dalla pratica di emendamenti estranei alla materia e chiaramente strumentali”.

27 febbraio – Fini: questa è una legislatura costituente
“Continuo a pensare che ci siano tutte le condizioni per avviare e portare a compimento le
riforme della seconda parte della Costituzione”. Lo afferma il presidente della Camera
Gianfranco Fini, a margine della conferenza dei presidenti dei Parlamenti europei a Parigi,
rispondendo a chi gli chiede se questa sarà una legislatura costituente.

1 marzo – Franceschini: i valori fondativi della Costituzione non si toccano
“La Costituzione si può modernizzare per le parti che riguardano il funzionamento delle
istituzioni, ad esempio il sistema bicamerale che rallenta il processo legislativo, ma non si può toccare per la parte che riguarda i valori. In modo esplicito o tacito, loro cercano di intervenire, di toccare la parte che riguarda i valori fondativi. Non si toccano”. Il segretario del Pd promette che “se provano a toccarli ci troveranno in Parlamento e nel Paese con tutta la forza possibile”.

5 marzo – Alfano: presto modifiche alla Carta
“Nelle prossime settimane inizierà una riflessione, in Consiglio dei Ministri, sulla riforma della
Costituzione per assicurare ai cittadini una effettiva parità tra difesa e accusa”. In particolare la riflessione per le modifiche costituzionali riguarderà il tema dell’obbligatorietà dell’azione penale e quello dell’ampliamento dei poteri di indagine della polizia giudiziaria.

5 marzo – Andreotti: la Costituzione va bene così com’è
“La Costituzione rimane com’è. A mio avviso va benissimo, ci ha permesso grandi sviluppi, sia interni che internazionali”.

5 marzo - Sicurezza, i penalisti contro il governo: "Intollerabile svolta autoritaria"
Duro attacco dell'Unione Camere Penali: "lo Stato forte non è quello che viene meno al rispetto dei valori costituzionali del processo penale, ma è tout court lo stato di diritto, che applica le regole esistenti e garantisce la certezza della pena non con una condanna preventiva ed aprioristica, ma con un percorso processuale di ragionevole durata senza alcun sacrificio delle regole di accertamento dei fatti". La Giunta esprime "sconcerto e sdegno dei penalisti per le norme regressive ed illiberali adottate dal Governo e per quelle in discussione in Parlamento".

10 marzo – Firenze, il candidato sindaco del Pd: anch’io cambierei la Costituzione
“Credo che la Carta andrebbe rivista fin nei principi fondamentali”. Così il presidente della
Provincia di Firenze e candidato del Pd a sindaco della città Matteo Renzi nell’intervista al
Magazine del Corriere della Sera. Dice anche: “Occorre riformare l’idea di sindacato e ribaltare
il sistema del welfare”.

10 marzo – Appello degli architetti
“Le licenze facili e i permessi edilizi fai da te decretano la fine delle nostre malconce istituzioni. 
Il territorio, la città e l’architettura non dipendono da un’anarchia progettuale che non rispetta il contesto, ma dalla civiltà e dalle leggi della comunità. La proposta di liberalizzazione dell’edilizia, annunciata dal presidente Berlusconi, rischierebbe di compromettere in maniera definitiva il territorio. Ecco perché c’è bisogno di un sussulto civile delle coscienze di questo paese”. Firmato da Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas, Vittorio Gregotti

11 marzo – Medici delatori, i camici bianchi insorgono
Sindacati dei medici in rivolta per un emendamento della Lega al ddl sulla Sicurezza, che
obbliga 120mila medici delle strutture pubbliche a denunciare i clandestini. I sindacati
annunciano che useranno tutti gli strumenti legali, fino alla corte di giustizia europea,
passando per la Corte costituzionale.

11 marzo – Testamento biologico, passa la linea dura della Pdl
Nutrizione e idratazione saranno “sostegni vitali” e dunque il paziente non potrà rinunciarvi. E’ la versione che passa in commissione Sanità; il testo, in questa versione, affronterà il dibattito nell’aula del Senato.

11 marzo – Berlusconi: “Alla Camera voti solo il capogruppo”
Silvio Berlusconi, davanti all’assemblea dei deputati del Pdl, propone che siano solo i capigruppo a votare alla Camera. “Chi non è d’accordo potrà votare contro o astenersi”. Una proposta che si lega alle nuove norme di voto e all’esigenza di “rivedere i regolamenti
parlamentari che non sono adeguati per un governo e una maggioranza che devono avere
tempi certi sull'approvazione delle leggi”. In Aula, lo stop di Gianfranco Fini: “Fino a quando la Costituzione è quella vigente nessun deputato può essere delegato a votare per altri, e ciascun deputato dovrà votare soltanto per sé. Quando e se la Costituzione sarà cambiata si vedrà”.

12 marzo - Fini: cosa si aspetta a ripartire dalla Bozza Violante?
"C'è una bozza di riforma della seconda parte della Costituzione ampiamente condivisa. Che
cosa si aspetta a ripartire da quel punto?". Se lo chiede il presidente della Camera Gianfranco Fini, che torna ad auspicare che la legislatura in corso sia ricordata come una legislatura costituente: "Non servono nuove istruttorie, si tratta di mettere insieme ciò su cui oggi è possibile un accordo largo. Ad esempio, il bicameralismo perfetto e la riduzione dei numeri parlamentari. Ne avranno vantaggio tanto il governo quanto l'opposizione".

12 marzo – Berlusconi: le istituzioni sono vecchie, bisogna poter decidere
Silvio Berlusconi ritira il premio del Riformista di miglior politico dell’anno e dice che “i tempi
della politica sono tali per cui si deve arrivare a decisioni più immediate”. Non ripropone il
presidenzialismo, “Al limite se ne può parlare nella seconda parte della legislatura, ma con
l'accordo di tutti”, ma il sistema e l'architettura istituzionale “non sono in linea con i tempi”,
occorrono “percorsi e metodi più brevi”. Il premier “non ha nessun potere”, qualsiasi
provvedimento, anche i decreti legge, devono passare per il presidente della Repubblica e per il Parlamento. Una democrazia “superparlamentare”, non “adeguata” ai tempi odierni.

13 marzo - Avvocatura: il filtro della Cassazione è anticostituzionale
"Forte discrezionalità nelle decisioni, violazione del diritto alla difesa e del giusto processo".
Insomma, il filtro in Cassazione proposto dal governo per i procedimenti civili è "chiaramente
incostituzionale". Così l'Organismo Unitario dell'Avvocatura (Oua), l'Unione nazionale Camere
civile e gli avvocati dell'Ordine di Roma affiancati da alcuni giuristi italiani. Se passa questa
riforma, sostiene il presidente Oua, Maurizio De Tilla, avremo "solo un processo autoritario”.

15 marzo – Berlusconi: il premier ha diritto di governare per decreto
Davanti ai commercianti riuniti a Cernobbio il Cavaliere rivendica il diritto di governare per
decreto legge, “l'unico vero potere che ho”. Il ragionamento : “Ogni decreto legge deve essere spiegato al capo dello Stato, anche se questa non è la Costituzione, ma la prassi. Secondo la Costituzione il governo decide sotto la sua responsabilità e per me la responsabilità non è più del governo se ci deve essere il potere di un'altra istituzione che mi giudica sui due requisiti”.

15 marzo - Franceschini, la prima parte della Costituzione “non si tocca”
Il segretario del Pd Dario Franceschini , dal palco dell'assemblea dei delegati under 30 del Pd a Fieramilano, invita i giovani "ad alzare la voce ogni volta che qualcuno prova a toccare i
principi" della Carta. Alcune modifiche possono invece essere apportate alla seconda parte del testo, secondo Franceschini, per esempio: “dimezzare il numero dei parlamentari, mantenendo una Camera sola per fare le leggi e un Senato delle autonomie”.

16 marzo – Calderoli: Le ronde sono come le ambulanze
“Il senso civico? Se lo mettano da qualche parte... Le ronde sono come le ambulanze”. Roberto Calderoli si dice “sconcertato” per quanto pubblicato dal Secolo d'Italia, il quotidiano di Alleanza nazionale, il 15 marzo. Titolo dell’editoriale: “Ma quali ronde... Qui ci vuole più senso civico”. Calderoli non gradisce: “Se bastasse il senso civico a non essere stuprati, rapinati, uccisi per la strada...”.

23 marzo - Vasco Errani: "Il piano casa è contro le Regioni e contro la Costituzione"
Il governatore dell'Emilia Romagna: "Il decreto ha chiari profili di incostituzionalità. Rende
immediatamente operative in tutta Italia norme di competenza concorrente delle Regioni. In
materia edilizia al governo spetta solo la legislazione di principio. Ci si troverebbe, come
peraltro avvenne con i condoni edilizi, in una complicata incertezza giuridica. Molte Regioni
farebbero ricorso alla Corte costituzionale, che ha i tempi che ha. Insomma, un pasticcio"

24 marzo - Cicchitto: "Dopo il federalismo, il presidenzialismo"
In Aula, per la dichiarazione di voto sul federalismo, il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto: “Per il Pdl questo progetto è in un quadro più generale di riforma istituzionale, nel quale si deve bilanciare questo passaggio con il presidenzialismo, che nella sua prima versione può essere rappresentato dall'aumento dei poteri del premier, che possa sciogliere Parlamento in accordo con il Capo dello Stato, e possa cambiare i ministri. Va eliminato il bicameralismo, e vanno ridotti i parlamentari"; inoltre, "vanno bilanciati tre centri di potere: il premier e l'esecutivo, il sistema federale, e il Parlamento della Repubblica".

24 marzo - L'odg Franceschini: "Riformare la seconda parte della Costituzione"
Con 319 sì, 195 astenuti e 35 contrari, la Camera approva la legge con cui delega il Governo a varare il federalismo fiscale. Il Governo accoglie un ordine del giorno del Pd (primo firmatario Franceschini) in cui si chiede all'esecutivo di "sollecitare e favorire un confronto fra la maggioranza e l'opposizione per promuovere in tempi rapidi una riforma della seconda parte della Costituzione", basata sulla bozza Violante. Il progetto: "riduzione del numero dei parlamentari, trasformazione del Senato in camera delle autonomie territoriali e adeguare i procedimenti decisionali e la forma di governo al mutato contesto politico-istituzionale".

26 marzo - Libertà e Giustizia: azzardata e rischiosa la mossa di Franceschini
Sandra Bonsanti, presidente dell' associazione Libertà e Giustizia, esprime preoccupazione per l'ordine del giorno, presentato alla Camera dal segretario del Pd, Dario Franceschini, ed accolto dal governo, per un confronto sulla riforma della Costituzione, a partire dalla "bozza Violante" elaborata nella passata legislatura". In primo luogo "non si capisce perché rivolgersi al governo"; in secondo luogo, "avviarsi sulla strada prevista, senza avere alcuna certezza sullo sbocco finale, potrebbe essere una avventura". 

27 marzo - Testamento biologico, Veronesi: il Parlamento calpesta i diritti della Carta
Umberto Veronesi, senatore pd, dopo il sì di palazzo Madama alla legge sul testamento
biologico. "Ci misuriamo con quella che Cavour, 150 anni fa, chiamava una dittatura
parlamentare. Se la maggioranza si blinda e non accetta alcuno degli emendamenti della
minoranza, allora il Parlamento perde gran parte della sua funzione. Il presidente della
Repubblica avrà qualche dubbio sulla costituzionalità della norma. L´autodeterminazione è alla base della Costituzione”.

29 marzo - Fini: la legge sul fine-vita è da Stato etico
Serve una fase costituente, dice il presidente della Camera Gianfranco Fini, parlando al
secondo giorno del congresso del Pdl. Siamo sicuri che la legge approvata al Senato sia per
davvero la laicità? Perché, quando si impone per legge un precetto religioso, si è più vicini a
una concezione da Stato etico che non da Stato laico.

30 marzo - Berlusconi: più poteri al premier
La Costituzione assegna al presidente del Consiglio poteri quasi inesistenti. In altri Paesi,
invece, il premier ha poteri veri: in Italia ha solo poteri finti. Comunque, sulle riforme andremo avanti anche da soli. Dal discorso conclusivo del congresso Pdl.