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mercoledì 19 settembre 2007

S.O.S. tecnico


AAA BLOGGER CERCASI
Questo annuncio è rivolto a chi (prioritariamente tra i miei amici, ma non solo) è disposto a darmi una mano per rimettere mano al titolo e allo styling di questo blog, in quanto il sottoscritto è, internettianamente parlando, imbranato quanto basta.

Il tempo delle nostre vite


Il tempo?
E' la mano del morente che stringi.
La mano del neonato che stringi, e domani non sarà più neonato.
E' il ricordo del bagnetto che le facevo, mentre la guardo adesso, comperare  rossetti e  collant.
E' vedere un soldato che passa, e pensare al MIO elmetto, tanti anni fa.
E' ricordare le parole di mia nonna.
E' alzarsi la mattina, una mattina di settembre, e pensare: che bella mattina, e sono ancora vivo.
E' addormentarsi la sera, chiedendomi cosa sognerò.
E' rivedere a pranzo un amico caro dell'infanzia, e rivedere i volti che furono.
E' parlare con chi calpestò le stesse strade, quando ancora giravano i cavalli per Milano.
E' non sapere quale tempo vedranno i tuoi occhi, figlia mia.

martedì 18 settembre 2007

La morte di Woityla


PAPARATZI, ATTENDIAMO RISPOSTE.

Riprendo e pubblico, dal sito di MicroMega*:
17/09/07

La dolce morte di Papa Wojtyla. Una risposta

di Lina Pavanelli
«La dolce morte di Papa Wojtyla», il mio articolo comparso sull’ultimo numero di MicroMega, ha già provocato numerose reazioni. Sulla stampa nazionale sono comparse, fino ad ora, due pubblicazioni di rilievo: l’articolo di Luigi Accattoli sul Corriere della Sera del 15 settembre, dal titolo «Quel sondino che nutriva Wojtyla (ma l’annuncio arrivò molto dopo)», e l’intervista di Orazio La Rocca  al medico personale di Karol Wojtyla, il Prof. Renato Buzzonetti, «Così mori Papa Wojtyla», comparsa su La Repubblica il 16 settembre.
Sento la necessità di dare una  breve risposta ad entrambe.
Il primo pezzo è un’inchiesta “tra le persone che accostarono il Papa nell’ ultimo mese”. Propone una ricostruzione “giornalistica” della “vicenda del sondino” in cui si afferma che - anche se non è stato comunicato ufficialmente - il Papa è stato nutrito saltuariamente per via enterale.  In base a tale ricostruzione, il sondino naso-gastrico sarebbe stato inserito e tolto più volte. L’informazione, così come viene presentata, è imbarazzante da commentare da un punto di vista medico: ci troviamo di fronte ad una situazione in cui il paziente già defedato, che non è e non sarà mai più in grado di alimentarsi autonomamente, viene sottoposto ad un trattamento che comporta procedure ripetute che, per la patologia che lo affligge, sicuramente lo tormentano e che, a causa delle interruzioni, è di un’efficacia molto ridotta.
Se anche le informazioni fornite ad Accattoli fossero vere, il dato fondamentale rimane inalterato: per qualche motivo, nel periodo che va dal 2 febbraio al 30 marzo il Santo Padre non è stato nutrito a sufficienza, e per questo è andato incontro ad un grave deficit nutrizionale. Lo affermano le fonti d’agenzia di allora, mai smentite. Lo conferma il  prof. Buzzonetti  nel suo libro. L’archiatra pontificio ripete oltretutto proprio ieri (su Repubblica) che il papa “da quel giorno (30 marzo) fu sottoposto a nutrizione enterale mediante il posizionamento permanente di un sondino naso-gastrico  perché non era più nelle condizioni di nutrirsi per via orale.” La frase non è ambigua: mi sembra voglia dire chiaramente che l’alimentazione enterale è stata  iniziata proprio quel giorno. Se così non fosse, è sufficiente che lo spieghi. Per quel che mi riguarda, non posso che rimanere sconcertata di fronte alla discordanza fra la fonte ufficiale e quelle ufficiose.
     C’è  poi un passaggio, nell’ articolo di Accattoli,  su cui desidero fare una precisazione. E’ il punto dove dice: “La Pavanelli viene a esprimere comprensione per il comportamento dei medici, che – constatando la gravità della situazione del papa ormai senza prospettive di guarigione - l’avrebbero lasciato deperire giorno dopo giorno”. Vorrei specificare che la mia comprensione non è nei confronti di persone che hanno “lasciato che il paziente deperisse”, ma è dovuta al fatto che intuisco i motivi per cui non hanno potuto impedire che ciò accadesse.

Nell’articolo-intervista  di Orazio La Rocca  al prof. Buzzonetti non ci sono riferimenti diretti al mio lavoro. L’archiatra pontificio afferma di aver deciso di parlare, a distanza di due anni, “per controbattere quelle voci che si sono recentemente levate per avanzare dubbi e sospetti intorno agli ultimi istanti di vita di Karol Wojtyla”.
Non so a chi si riferisca  dicendo “quelle voci”. Ho seri dubbi che si tratti del mio articolo e, a dir la verità, dubito anche che fosse a conoscenza del contenuto. Chi l’ha letto infatti sa che non ho mai messo in dubbio l’adeguatezza e la tempestività delle cure somministrate negli ultimi giorni di vita del Santo Padre. Al contrario, sono convinta che in quel frangente sia stato fatto per il paziente tutto il possibile, e che probabilmente nessuno avrebbe potuto fare di meglio.
Il mio saggio non si occupa delle ultime ore di vita di Karol Wojtyla, e nemmeno del suo atteggiamento nell’imminenza della morte o del comportamento dei medici. Il testo ricostruisce sì il decorso clinico del paziente - e riporta perciò anche alcune notizie relative gli ultimi giorni della sua vita - però si occupa essenzialmente dei due mesi precedenti l’evento acuto finale.
Nell’intervista a Repubblica il prof. Buzzonetti parla invece solo degli ultimi giorni e delle ultime ore. Discute del significato che può aver avuto la frase “lasciatemi andare” e della qualità della sua comunicazione personale con il paziente. Precisa che non si è trattato di “una richiesta indiretta di eutanasia rivolta ai medici”. La Rocca fa poi domande sempre concentrate sulle ultime ore o sul senso di questa frase di Wojtyla, sulla possibilità che essa contraddica o no la sua dottrina. Ipotizza una possibile “interruzione di cure” allo stadio finale, quando il paziente non fu portato in ospedale.
Tutto ciò può interessare. Questi argomenti sono però totalmente estranei a ciò di cui ho scritto nel mio articolo, come pure alle questioni che esso solleva. Il mio interesse è focalizzato sul periodo che precede il 30 marzo. L’analisi delle informazioni di cui dispongo mi ha portato a concludere che, per qualche ragione non spiegata da motivi clinici, nei due mesi antecedenti la morte, il paziente non ha ricevuto una quantità di nutrimento sufficiente e non ha usufruito in  tempo utile di quei presidi terapeutici che sono normali per molti malati con patologie simili. In seguito a queste mancanze, il suo organismo è andato incontro ad un grave decadimento globale con conseguente marcato dimagramento e – soprattutto – ad una depressione del sistema immunitario. La somma di questi fattori ha determinato la gravità dell’infezione che ha portato il paziente a morte.

In attesa di prove che dimostrino il contrario, rimango di questa opinione. Come medico, ritengo questa la versione più attendibile.

* Nota di metodo. MicroMega è fonte, ideologicamente, di parte. Tuttavia l'autrice dell'articolo qui riportato, che ha avuto ampia eco anche sulla stampa c.d. indipendente, ha portato elementi oggettivi, che attendono conferme o smentite da chi ne sa più di me.
Fino a smentite avvenute, continuo a ritenere che la prof. Pavanelli non abbia detto falsità, quindi la mia opinione dul fatto è facilmente immaginabile.
Ma se arrivano smentite documentate e verificabili, sarò lieto di darne notizia.

domenica 16 settembre 2007

Primarie del PD - 4


ECCO I CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL PD
E LE LORO DICHIARAZIONI D'INTENTI
Quarta puntata: JACOPO GAVAZZOLI SCHETTINI

L’efficacia e l’efficienza di una democrazia si fondano su un apparato che favorisca la governabilità di un paese adeguandosi ai mutamenti storici e tecnologici. Non necessariamente questo implica la modifica delle tradizioni e delle regole democratiche, che spesso sono solide espressioni di civiltà. Lo stesso sistema politico si fonda su una classe dirigente la cui esistenza è garanzia di continuità democratica.

Azioni correttive di tipo organizzativo possono però produrre grandi impatti nell’efficienza del sistema. Questo è il caso delle dimensioni delle assemblee elettive e del numero (e tipo) degli incarichi politici (“posti di potere”) che fu pensato in passato per rappresentare e dirigere un paese che ora è profondamente mutato.

Per avere una dirigenza politica adeguata agli impegni richiesti, occorre ridurre il numero di coloro che fanno politica, ciò per diminuire i casi in cui non vengono rappresentati effettivamente o efficacemente gli interessi e le aspettative della società e delle sue espressioni. Tenuto conto dei nuovi mezzi di comunicazione, degli strumenti di indagine, dei media per raggiungere e “sentire” il “Paese”, si è convinti che il numero degli eletti e degli incarichi “politici” possa essere ridotto in tutte le sue espressioni: dalle Circoscrizioni al Parlamento. Ovviamente, con i giusti strumenti di legge, nel caso del Parlamento, con una circoscritta e mirata modifica costituzionale che non intaccchi in nessun caso il bilanciamento dei poteri, la struttura costituzionale e le funzioni dei suoi organi, e quindi effettuabile anche a maggioranza in caso di attrito da parte di forze politiche intenzionate a difendere i propri privilegi.

In termini più generarli, oltre a riconsiderare l’impianto delle Regioni a Statuto Speciale (nell’interesse di una maggiore armonizzazione del trattamento del personale politico regionale) si ritiene indispensabile procedere alla soppressione delle Province le cui funzioni e personale potranno passare alle Regioni ed ai Comuni riducendo costi e burocrazia. Occorre inoltre favorire l’unione dei piccoli comuni garantendo ai cittadini la diffusione dei servizi sul territorio.

Sempre nell’ambito della riduzione dei costi del sistema, si ritiene che il Partito Democratico debba essere a vocazione maggioritaria ed attivarsi per una legge elettorale che favorisca la costituzione di due partiti o due blocchi: riformista e moderato. Due schieramenti o partiti, divisi dagli obbiettivi di governo e dalle scelte strategiche, ma uniti dai valori fondanti 
la Repubblica.
La riduzione del numero degli eletti e l’adozione di una legge elettorale che assicuri al paese una maggioranza stabile, non rispondono solo all’esigenza di semplificazione dell’apparato costituzionale e di riduzione dei costi della politica ma anche al principio di democrazia.

La riduzione del debito pubblico è uno degli obbiettivi primari di questo programma perché si ritiene sia la premessa per dare sviluppo sostenibile e responsabile al Paese. Nessuna famiglia o impresa pesantemente indebitata può pianificare serenamente il proprio futuro e fare investimenti su di esso. Questo ancoraggio forzato tiene in porto un Paese ancora giovane e vigoroso.

Una classe politica di sinistra non deve nascondere ai cittadini che il cammino da percorrere sulla strada del contenimento della spesa e dell’abbattimento del debito pubblico è lunga, ma è nell’interesse dei molti, e dei più deboli, raggiungere l’obbiettivo consapevolmente e secondo il principio di uguaglianza nelle opportunità.

La giusta fiscalità è un obiettivo primario e riguarda le famiglie, le imprese, i dipendenti, i liberi professionisti, i nuovi italiani che sono immigrati nel nostro paese da altre nazioni. In caso di un gettito regolare e proporzionato al PIL crescono le risorse da distribuire ai cittadini, da destinarsi alle infrastrutture ed alla riduzione del deficit e delle imposte. In questo senso è doveroso incoraggiare ed incentivare il pagamento di quanto dovuto alla comunità e rendere meno “conveniente” ignorare questo obbligo – anche morale. Qui noi pensiamo si saldi la frattura tra la giusta fiscalità ed una politica sociale sostenibile. La deducibilità delle spese delle famiglie, in relazione al reddito e proporzionalmente all’incremento del gettito derivante dal recupero dell’evasione è un punto nodale di questo disegno.

Spetterà al governo indicare un obbiettivo di extra-gettito a cui ambire e stabilire la percentuale da dedicare alla deducibilità delle spese delle famiglie e quanto usare per l’abbattimento del debito (metà e metà sembrerebbe ragionevole).  Nel corso del tempo la parte dedicata al debito potrebbe essere ridotta incrementando quella destinata alla deducibilità delle famiglie.

Entrando nello specifico  riteniamo debbano essere deducibili tutte le spese documentate non voluttuarie, quali a esempio: farmaci, omogeneizzati, pannolini, badanti e collaboratori, spese relative al mantenimento di malati cronici, scuola e asili, libri, occhiali, lavori di manutenzioni casalinga, spese dentistiche, acquisti elettrodomestici (eco-compatibili), mezzi di trasporto (eco-compatibili), e così via.

Il risultato dell’operazione, che richiederà un importante sforzo programmatico e legislativo da parte dei Ministeri economici e dell’intero Governo, avrà il sostegno, oltre che delle famiglie, anche del mondo produttivo, porterà anche benefici alla sanità ed all’assistenza ai malati ed anziani,  creerà maggiori opportunità per i nuovi italiani di mettersi in regola. Allo stesso modo, le attività economiche legate alle produzioni voluttuarie potranno giovarsi di potenziali e maggiori risorse delle famiglie derivanti dai minori costi per la mera sussistenza. In questo contesto, anche le attività atipiche, casomai con profili problematici, dovranno trovare una loro collocazione fiscale.

Occorre spezzare la maledizione del conte Ugolino che affligge questo paese con giovani-vecchi certi di esser destinati a lavorare per sempre e/o a ricevere pensioni notevolmente inferiori a quelle dei loro padri.

Un nuovo patto generazionale deve comprendere misure a favore dei gruppi sociali più deboli ma anche un ripensamento sui diritti acquisiti che se non sono estendibili alle generazioni più giovani vanno chiamati per quello che sono diventati: privilegi.

L’età pensionabile, compatibilmente alla sostenibilità del lavoro che il cittadino sta effettuando  dovrebbe poter essere ritardata su base esclusivamente volontaria dall’interessato, senza perdita dei diritti acquisiti. In accordo poi al provvedimento sulla deducibilità delle spese di famiglia, ed in concomitanza con provvedimenti per la parità tra uomo e donna, si ritiene di puntare alla equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini, sollecitata anche a livello europeo. Le risorse che ne deriveranno, potranno essere dedicate alle pensioni minime, tali da assicurare un’esistenza realmente dignitosa.

I servizi dello Stato sono percepiti come inefficienze di mercato da molti cittadini, quando essi sono l’ossatura di ogni stato democratico moderno. Gli stessi impiegati statali percepiscono una condizione di difficoltà gestionale e di carenza organizzativa.

In questo ambito s’innesta un disegno generale che mira da un lato a ridurre la burocrazia ed il peso della carta bollata nella vita dei cittadini per circoscrivere alla sfera del necessario le funzioni statali, dall’altro a rendere possibile una funzione pubblica efficace ed autorevole, misurabile nel suo valore aggiunto.

L’istruzione è la prima priorità tra le funzioni pubbliche in quanto un settore strategico per lo sviluppo economico e civile di un Paese.

Nell’ambito di una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse, si ritiene che esse debbano essere distribuite incentivando la meritocrazia ed i risultati, ovvero con criteri di valutazione di tipo qualitativo, principalmente in base al tasso di occupazione dei diplomati e laureati comparando istituti e facoltà della stessa regione e della stessa tipologia di diploma e laurea. Ciò dovrebbe avere l’effetto di stimolare un percorso scolastico ed universitario formativo ed impegnativo, incentivando i più volenterosi e capaci, sia nel caso degli studenti, che nel caso dei docenti. 

E’ lecito anche introdurre criteri valutativi predeterminati di efficacia e di efficienza del corpo docente da parte degli iscritti. Nel caso della valutazione degli studenti universitari, si ritiene che, dal secondo anno di corso, possano ricevere sensibili alleggerimenti delle tasse annuali in ragione dei loro risultati. La virtuosità delle singole esperienze verrebbe premiata da classifiche ministeriali elaborate su indicatori condivisi e verificabili e da una opportuna distribuzione dei fondi.

Per garantire l’efficienza, la trasparenza, una reale libera concorrenza del sistema economico proponiamo l’obbligatorietà, per le società quotate, di consiglieri indipendenti in ragione del 100 % per le banche e del 60% per le altre società, nonché il divieto di cumulare più incarichi (sempre nell’ambito di società quotate).

E’ una misura squisitamente tecnica che a nostro avviso, se attuata nei termini corretti, avrà un impatto enorme nella conduzione dell’intero sistema economico italiano decretando una drastica riduzione dei casi di conflitti di interesse, aumentando l’efficienza della gestione aziendale,promuovendo maggiore e più sana concorrenza e ridando prestigio internazionale all’intero sistema finanziario italiano, con benefici della borsa, dei lavoratori, e dei risparmiatori.

Inoltre, il miglioramento della trasparenza nella gestione di grandi gruppi dovrebbe consentire la riduzione di zone d’ombra nelle ramificazioni interne al sistema politico, e auspicabilmente favorire politiche economiche, industriali, energetiche, più vicine alle esigenze dei consumatori ed allo spirito ambientale e salutare che viene dalla società.

Altro argomento centrale nel programma in via di proposizione saranno gli ordini professionali, visti non necessariamente come elementi ostativi allo sviluppo economico se condotti nel rispetto della concorrenza e con imparzialità nelle valutazioni disciplinari. Probabilmente l’indipendenza degli organi di controllo e di deontologia (con membri non appartenenti all’ordine) ridarebbero ad essi quella efficienza, autorevolezza e garanzia perduta agli occhi dei cittadini. Si eviterebbero il perdurare di gravi casi di ignavia verso appartenenti agli ordini che abbiano violato la legge ed i più elementari principi deontologici.

Ordine pubblico ed amministrazione della giustizia vanno di pari passo. Siamo certi che una giustizia efficace ed efficiente, rapida e certa contribuisca di per sè a ridurre il tasso di criminalità di un paese. In Italia, statistiche alla mano, la maggior parte dei reati rimane inpunito. Quindi, nell’ambito di un generale rafforzamento del sistema investigativo e di intelligence della magistratura e delle forze dell’ordine, anche con nuovi sistemi di reclutamento dei giovani migliori dalla società civile, si ritiene prioritario promuovere un sistema di pene alternative più adeguato ad una società moderna, che offra maggiore efficacia nella redenzione del condannato e che permetta di ristrutturare il sistema carcerario dedicandolo alle pene più gravi. E’ utile ribadire che le carceri debbano essere luoghi di reclusione e non di umiliazione e devono assicurare degli standard igienici e di dignità adeguati.

Le pene alternative avranno ovviamente una componente rieducativa diversa e saranno articolate a seconda del tipo di reati e del destinatario. Esse andranno dall’attività di pulizia e manutenzione del bene pubblico, alle attività sociali, sino ad un sistema di riqualificazione professionale, magari in affiancamento all’attività artigianale.

Il nostro paese è afflitto dalla piaga delle morti bianche. Gli incidenti sul lavoro sono spesso una conseguenza del lavoro nero: un lavoratore irregolare è un lavoratore sfruttato. Colpendo il lavoro nero si combatte l’evasione fiscale e lo sfruttamento del lavoratore.

L’inosservanza delle norme di sicurezza da parte del datore di lavoro deve essere accertata con rapidità: le sanzioni economiche e giuridiche saranno proporzionate. In caso di inosservanza delle norme, i costi economici e sociali derivanti da infortuni sul lavoro dovrebbero interamente essere a carico delle aziende che dovranno provvedere ad un’adeguata copertura assicurativa. In assenza di infortuni professionali, per le aziende di maggiori dimensioni, dove è più compiuta la tutela del  lavoratore, potrebbero essere ipotizzabili sgravi fiscali.

La formazione dei lavoratori deve essere reale, troppo spesso le vittime degli incidenti sono giovani neo-assunti o lavoratori stranieri. I turni devono essere rispettati soprattutto nei lavori usuranti.

Poteri effettivi dei soggetti dell’amministrazione dello stato centrale e decentrata e degli enti locali, devono essere aumentati.

Infine, tenuto conto delle nuove garanzie democratiche offerte anche dall’Unione Europea, si propone la cancellazione dell’immunità parlamentare.
Argomento specifico nel programma finale sarà quello sui crimini che investono minori.
Il nostro spirito di governo in due parole: responsabilità e futuro

Il programma di un partito politico rappresenta l’impegno che questo assume nei confronti del suo elettorato attraverso i progetti che esso si impegna a realizzare nel caso di vittoria elettorale, ma è anche e soprattutto l’impegno che una classe politica responsabile assume nei confronti dell’intero paese.

Per realizzare i programmi occorrono risorse economiche che sono messe a disposizione dai cittadini mediante il pagamento delle tasse: tali risorse sono scarse ed il loro impiego in un determinato settore della vita civile preclude necessariamente che siano destinate ad un altro. Chi governa spiega al cittadino come impiegherà il suo denaro, quali sono le priorità e perché oggi alcune esigenze debbano essere rimandate al domani.

Concertazione e condivisione tra governanti e governati degli obiettivi da realizzare, assunzione della responsabilità da parte dei governanti nel realizzarli, questo è il metodo della democrazia che il Partito Democratico deve fare proprio.

Siamo convinti che dei leader responsabili possano far comprendere ai cittadini che vale la pena sacrificarsi se i vantaggi che da questi scaturiranno in termini di equità, uguaglianza ed efficienza saranno maggiori rispetto ai costi sostenuti. Il rigore economico ed una politica sociale sostenibile sono compatibili, perché sono l’essenza e l’anima della nostra sinistra.

Perché è di sinistra parlare di responsabilità per richiamare i propri cittadini ad una visione sostenibile e giusta del futuro.

Perché è di sinistra partecipare alla costruzione di una Europa più forte e di un mondo più sicuro nel rispetto dei valori delle Nazioni Unite.

Perché è di sinistra parlare di equità per fornire al paese pari opportunità, senza distinzione di sesso, razza, censo, gusti sessuali, ideali politici, religione.
Perché è di sinistra realizzare ideali e andare dove mai nessuno è andato prima.
Voto: sei meno meno.
Verboso, dà l’idea di pura propaganda ed esordisce in “aziendalese”, si atteggia a manager.
Parecchie idee sul contenimento dei costi della politica e della Pubblica Amministrazione, come pure del sostegno alle famiglie giovani e sulle pensioni, enti locali, giustizia e ordine pubblico, trasparenza. Buona l’idea di cancellare l’immunità parlamentare. Nulla sulla criminalità organizzata e sull’ambiente, la politica estera, il conflitto d’interessi, la laicità dello Stato.

sabato 15 settembre 2007

Primarie del PD - 3



ECCO I CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL PD
E LE LORO DICHIARAZIONI D'INTENTI
terza puntata: ENRICO LETTA

Vorrei che il partito democratico ric

onquistasse la parola libertà. Libertà è una parola fondamentale della vita dell’uomo. Ed è la parola fondamentale dei democratici. E’ la parola che è stata scippata, la parola che è stata cambiata. Ed io penso che anche candidarsi sia un’espressione di libertà.

Secondo me l’unico modo per evitare l’effetto calderone è la chiarezza e la trasparenza. Quello che ci chiedono di più in assoluto è una politica che decida: fatti precisi, concreti, scelte.

Un paese che non fa figli è un paese che non vuole futuro. E se l’Italia è arrivata al punto di essere insieme al Giappone il Paese con il più basso tasso di natalità al mondo, abbiamo un problema.

La nostra forza è proprio la voglia di protagonismo delle persone. C’è questa strana idea che la competizione crei disastri. Quando mai. La competizione porta avanti. La competizione spinge ognuno a dare il meglio di sé. E’ che in Italia forse siamo abituati poco a questo.

L’idea di partecipare alla creazione di un nuovo grande partito è uno di quegli stimoli per cui vale la pena fare politica. L’appuntamento di metà settembre che vorrei proporre al quale vorrei che partecipassimo insieme, è un appuntamento in cui parleremo di contenuti, perché fare il partito democratico vuol dire discutere insieme anche sui grandi temi nuovi che abbiamo di fronte e che non c’erano qualche anno fa. Penso seriamente che la mia candidatura possa spostare di un metro in avanti la riflessione, le idee, la partecipazione del partito democratico. Siccome credo nel partito democratico, è bellissimo che ci arriviamo, ma non dobbiamo sbagliare adesso. Dobbiamo farlo bene.
Enrico Letta si candida alle primarie del Partito Democratico. Il viaggio comincia.
Seguici su www.enricoletta.it Ci vediamo a Piacenza il 14 settembre.


Voto: Due. Poche parole, è vero, ma nessuna proposta concreta.

giovedì 13 settembre 2007

Primarie del PD - 2


ECCO I CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL PD
E LE LORO DICHIARAZIONI D'INTENTI
seconda puntata: PIER GIORGIO GAWRONSKY

Caro amico/a,

forse ci siamo già incontrati, abbiamo chiesto insieme il rispetto della legalità, la fine degli abusi “legalizzati” dei politici, del mobbing contro le persone migliori.

Ti chiedo di fermarti un attimo a leggere questa riflessione sul nostro destino comune, e la proposta che ne segue.

Sono un po' deluso da molti protagonisti del nascente Partito Democratico. Non è che non ci siano brave persone fra loro. È che i nostri attuali leaders non sembrano avere un progetto istituzionale per fermare la corruzione politica, che corrode la nostra democrazia, il bilancio dello Stato, e l'etica pubblica.

Non c'è da sorprendersi: i nostri politici migliori devono la loro carriera a questo sistema, ai rapporti che con esso hanno stabilito: è difficile sperare che si pongano alla guida di un cambiamento profondo.

Avendo lavorato alcuni anni all'estero (come economista, sulla povertà globale), mi è particolarmente difficile subire passivamente questa situazione. Certo, anche negli altri paesi europei ci sono corruzione e abusi: ma essi non sono elevati a sistema. Perché da noi non può essere lo stesso?

Le elezioni primarie del Partito Democratico rappresentano uno spiraglio straordinario per arricchire di idee e forze fresche il sistema politico, e provare a cambiarlo.

Ho cercato, nei mesi scorsi, personaggi della società civile più autorevoli di me, disposti a candidarsi alla guida del P.D., che si facessero alfieri di un progetto di profonda riforma e consolidamento delle regole e delle istituzioni che ci governano. Non ne ho trovati.

Ho pertanto deciso di fare il possibile per offrire agli elettori una alternativa alla "continuità” rappresentata dai candidati provenienti dai partiti all’origine del P.D., mettendo in campo una sfida forse impossibile (dipende anche da te). Ho deciso di candidarmi a Segretario nazionale del nascente Partito Democratico. E di proporre così il progetto di riqualificazione etico-istituzionale in cui credo ci riconosciamo in molti, essendo stati i suoi elementi ampiamente discussi negli anni scorsi, fuori dai circuiti politico-mediatici dominanti, nelle nostre associazioni e, in realtà, in modo magari meno “colto”, però anche negli uffici, nelle piazze, e nei bar del nostro paese.

Il senso di questa scelta è, in primo luogo, quello di una provocazione politica, un richiamo alla dignità democratica, rivolto a tutti i cittadini. Ma non è una sfida solitaria: esiste solo se la lanciamo insieme. Se lo facciamo, potremmo scoprire che siamo in tanti. Ma per verificarlo dobbiamo cominciare a metterci in cammino.

Perché le istituzioni devono essere al centro della strategia riformatrice del PD? Perché sono dietro a tutti i problemi del paese. Quando esse vengono abusate da una classe politica largamente fuori controllo, esse cessano di funzionare: i problemi socio-economici diventano allora difficilmente gestibili. Anche la Costituzione: ha bisogno di ritocchi? Certamente: piccoli, mirati, precisi. Ma in genere, il problema è piuttosto quello di applicarla e rispettarla. Per esempio:

l’art. 49 prevede che i partiti politici debbano funzionare “con metodo democratico”. Ma non c’è mai stata una legge attuativa. Questa carenza sta alla base delle attuali difficoltà di liberarci della “casta” dei politici intoccabili e dei relativi scandalosi privilegi. Politici spesso eletti solo in apparenza, in realtà “nominati” dalle segreterie dei partiti.
L’art. 81 vieta la promulgazione di leggi senza copertura finanziaria. Inserito dai costituenti per evitare l’insorgere del debito pubblico, dagli anni “60 è stato aggirato intendendo per copertura finanziaria anche “il ricorso all’indebitamento”.
L’art.  97 c.3 recita: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. E’ evidente che i costituenti intendevano questo “casi” come eccezioni. Oggi invece l’eccezione è diventata la norma: con grave danno per la qualità della pubblica amministrazione e dei servizi ai cittadini.
La Cdl ha cercato soluzioni che si allontanavano dalla Costituzione. Anche Walter Veltroni ha riproposto l’idea di una “Costituente”: niente di più sbagliato! Una Costituente si fa per rifondare una nazione, magari dopo una grande guerra. A noi occorre invece riunirci tutti intorno alla nostra Costituzione, magari aggiornata sui nuovi problemi (pluralismo TV, Autorità garanti, ecc.). Un rinnovato “patriottismo della costituzione” (nel senso di Pietro Scoppola) è il faro che deve guidare il futuro Partito Democratico.

La lotta ai privilegi e agli abusi legalizzati equivale dunque alla difesa delle istituzioni, della buona amministrazione, della democrazia. A vantaggio di tutte le vittime della prevaricazione: dai giovani (che si trovano di fronte un angosciante sistema chiuso) alle vittime del mobbing, fino ai cittadini che soffrono per la scarsa qualità dei servizi pubblici.

Spero di avere la possibilità nelle prossime settimane, attraversi i mass-media, di comunicarvi i numerosi dettagli della visione programmatica e ideale che invoco per il P.D.. Intanto, vi dico le mie parole d’ordine: democrazia, libertà, trasparenza, partecipazione, merito, etica pubblica, Costituzione. Ed ora prepariamoci ad eleggere alla guida del P.D. un Segretario Nazionale di tipo del tutto nuovo. Uno che non è legato dalle amicizie politiche, che non deve la sua carriera alla “casta”, che non ha interessi propri da difendere, profondamente motivato a riformare radicalmente il sistema. Uno che conosce a menadito i meccanismi istituzionali, che abbia studiato i problemi e sappia indirizzare lo sforzo di cambiamento.

Chiedo il vostro aiuto e la vostra partecipazione; a cominciare dalla formazione delle liste in tutta Italia, entro metà Settembre, per le elezioni primarie di Ottobre. Se scendiamo in campo tutti assieme (chi non ha mai fatto politica e i giovani inclusi) possiamo provare a dare insieme una spallata al sistema di abusi e privilegi che soffoca l'Italia. Lavoriamo insieme per un centro-sinistra “radicale, nella sua moderazione”.
Voto: cinque. Buone proposte, anche “forti”, ma solo (sic!) sul piano delle riforme istituzionali. Nel frattempo, però, bisogna pure governare…

mercoledì 12 settembre 2007

Primarie del PD - 1


ECCO I CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL PD
E LE LORO DICHIARAZIONI D'INTENTI
prima puntata: MARIO ADINOLFI
Ventotto milioni di italiani hanno meno di quarant'anni. Su oltre  trecento eletti in Parlamento, l'Ulivo non ha in rappresentanza di  questi 28 milioni di cittadini neanche un eletto. A questo "genocidio  politico" generazionale, non si può rispondere con un tentativo di  cooptazione, come quello di fantomatiche liste under 30 in appoggio  agli esponenti più in vista del futuro Partito democratico. Ora è il  momento di correre il rischio. Altrimenti ogni trattativa sulle  pensioni, ogni mancata trattativa su ammortizzatori sociali e nuove  garanzie nel mondo del lavoro, ogni nuova elezione, saranno luoghi  dove un intero segmento del tessuto sociale (non "i giovani", ma le  energie migliori di questo paese) verrà sistematicamente ignorato,  imbrogliato, umiliato.
Mi candido da outsider alle primarie del 14 ottobre 2007. Da outsider  vero: non sono né ministro, né sindaco, né senatore, né  sottosegretario. Non posso contare sui denari del finanziamento  pubblico alla politica, né sul potere derivante da posizioni di  rilievo. Mi metto nudo davanti al carroarmato, perché l'ho già visto  fare ai miei coetanei che combattevano per la democrazia in un paese  che democrazia non ne ha.
Per questo sono grato a chi ha scelto di aprire questa finestra di  opportunità democratica. Sono grato, sì, anche ai partiti che si  mettono in gioco per costruire qualcosa di davvero nuovo: a Ds e  Margherita, ai loro dirigenti, cui ho rivolto assai spesso parole  anche più che polemiche, va in questo senso un ringraziamento sincero.
Alle persone che sfido candidandomi va la mia stima: sono onorato di  poter incrociare le lame con personalità del calibro e con la storia  di Walter Veltroni, Rosy Bindi, Furio Colombo e spero anche Enrico  Letta. Mi candido per batterli, però, in nome di quel che sarà della  politica. Spero sia molto più di quello che è. E quel che sarà è  l'irruzione di internet nella scena sociale, l'esplosione del fenomeno  dei blog, il formarsi di un popolo prevalentemente composto di under  40 che usa la rete come modello di vita. Io credo che sia anche un  modello politico ed è certamente il modello a cui ispirerò il partito  democratico se dovessi vincere la competizione del 14 ottobre: un  modello reticolare, orizzontale, senza vantaggi di posizione per i  notabili, con un confronto continuo e aperto, capace di portare dentro  il sistema politico rappresentativo in decomposizione, la ventata di  novità rappresentata dalle forme della democrazia diretta, primarie e  referendum in primis.
Per questo e non solo per questo, il primo atto che compierò sarà  chiedere a chiunque firmerà per la mia candidatura di firmare  contestualmente anche il referendum sulla riforma elettorale.
Ora, in strada. E speriamo che conduca ad un posto migliore. Il  partito democratico può esserlo, noi daremo una mano affinché lo  diventi.
"Tre numeri: Cento, Due, Zero"
Le idee di fondo della campagna ADINOLFI 2007 sono: democrazia  diretta, rappresentanza generazionale, rottura degli schemi  oligarchici dei partiti, sostegno al referendum elettorale. Ci  impegniamo però anche su delle proposte concrete su cui intendiamo  orientare il partito democratico, se dovessimo vincere la competizione  del 14 ottobre. Le proposte si articolano su tre numeri: cento, due,  zero.
Cento è la quota che consideriamo credibile per sostenere il sistema  pensionistico e non avviare la generazione dei nati negli Anni  Settanta e Ottanta a pensioni da fame. Quota cento significa  sessant'anni di età e quaranta di contributi, sessantacinque anni di  età e trentacinque di contributi, e così via, fatti salvi i lavori  veramente usuranti, con parificazione dell'età tra uomini e donne. A  quota cento può diventare credibile che noi trentenni e quarantenni di  oggi, dopo aver lavorato quarant'anni, possiamo andare in pensione con  un assegno che garantisca la sussistenza. Altrimenti, un'altra ipoteca  pesantissima sarà messa sul nostro futuro e, dopo lo scippo del Tfr,  ci ritroveremo definitivamente a vederci scippata una vecchiaia almeno  vivibile.
Due è la percentuale del Pil italiano che vogliamo sia investita in  ricerca scientifica, da subito, partendo dall'assegnazione di  strumenti di decenza economica per i giovani ricercatori universitari,  svincolandoli dal baronismo e dalla fame in cui versano oggi. Due è  anche il numero della coppia, della giovane coppia, che deve essere  tutelata in quanto tale se assume l'impegno ad essere un nucleo  stabile di amore e lavoro comune all'interno della società, a  prescindere dall'orientamento sessuale. Due sono i bisogni primari da  soddisfare in questo senso: casa e lavoro. E da qui deriva lo zero.
Zero. Vogliamo zero interessi sui mutui per le giovani coppie che  acquistano la prima casa, con risorse pubbliche che si liberano dalla  ristrutturazione del welfare attraverso la proposta "quota cento", che  potrà prevedere ammortizzatori sociali degni di questo nome, che  trasformino la flessibilità in una condizione dell'opportunità, non  nella schiavitù che è oggi per milioni di giovani lavoratori precari.
Vogliamo zero vincoli all'ingresso nelle libere professioni, che  devono essere libere appunto, dopo l'ottenimento dei titoli di studio  per esercitarle. Vogliamo zero dubbi sul fatto che lo Stato è laico,  laico, laico e lo stesso zero dubbi sul fatto che la Chiesa abbia  diritto di esprimere in piena libertà le proprie opinioni, perché il  partito democratico è l'occasione storica per abbattere  definitivamente un anacronistico steccato. Vogliamo zero discussioni  attorno al fatto che l'emergenza ambientale è una questione primaria,  che se non recuperata ora nell'agenda delle priorità della politica,  rischia di scaricare i suoi prezzi letali su di noi e sui nostri  figli. Vogliamo zero costi della politica che dovrebbe essere  costruita tutta su base volontaria, come questa candidatura e vogliamo  zero caste: azzerare non solo la casta dei politici corrotti,  cancellando dalla possibilità di ricandidatura i condannati con  sentenze passate in giudicato, ma tutte le caste che dalle loro torri  d'avorio hanno trasformato questo splendido paese in una terra del  neo-feudalesimo. Vogliamo zero vincoli all'accesso alla rete, alla  scaricabilità di contenuti in peer to peer per l'utilizzo personale,  alla diffusione della banda larga anche attraverso il WiMax, alla  libertà del web. Zero mafia, zero camorra, zero 'ndrangheta, zero  omissis sui misteri d'Italia, zero rispetto per i terroristi, zero  trame oscure, zero strapotere delle banche, zero conflitti  d'interesse, zero dominio della politica sull'informazione e sulla  Rai, zero umiliazioni per i consumatori, zero evasione fiscale, zero  riduzione in schiavitù di bambini rom e giovani prostitute, zero  disparità e conseguente parità piena della condizione femminile. Zero  sfruttamento dell'uomo sull'uomo, in qualsiasi forma, anche in quella  moderna di un contratto co.co.pro in un call center a seicento euro al  mese.
Ci batteremo per questo, per tutto questo, con nettezza e senza  mediazioni possibili. Non è un libro dei sogni, anzi, non è un sogno.
E' un progetto per un'Italia libera e forte.
Voto: sei.
"Di lotta e di governo"
Incontestabilmente avanza idee interessanti sulla condizione giovanile e le pensioni, e un’idea forte per la ricerca. Per il resto, tocca quasi tutti i punti che mi stanno a cuore, ma mi sembra un po’ troppo generico, se non proprio utopistico.