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giovedì 9 dicembre 2010

Ancora sull'ideologia berlusconide


IL BERLUSCONISMO COME IDEOLOGIA/
/SBUGIARDARLI ALLE RADICI - 3


il grande dittatore chaplin


Affronterei ora i primi tre punti dell’ideologia berlusconide , e cioè:
1. “Meno stato, più mercato” è l’idea di fondo del liberismo, che però B. & C. vorrebbero portare a,lle estreme conseguenze con il cosiddetto principio di sussidiarietà: secondo il quale l’intervento statale è lecito solo ed esclusivamente laddove non arriva la mano del mercato a risolvere le questioni.
2. Il privato è sempre meglio del pubblico. La mano pubblica viene identificata come l’origine ed il ricettacolo di ogni nequizia: dalla corruzione all’inefficienza, dai cosiddetti “privilegi” alle infiltrazioni mafiose, eccetera eccetera.
3. L’idolatria dell’imprenditore e del manager: discende direttamente da (a) e (b), e pone al centro dell’azione politica l’uomo d’azienda, simbolo di azione, efficacia, decisionismo, efficienza, competenza. Ne derivano molte “parole d’ordine” , come la locuzione “l’azienda Italia” e l’idea che per risolvere l’inefficienza del settore pubblico occorra mettervi a capo dei manager.
Sul punto 1, non voglio annoiare il lettore su questioni da intenditori, tipo l’eredità di Ricardo, di Adamo Smith e di Keynes. Mi limito a poche riflessioni.
Anzitutto, l’assunto di fondo è che il mercato si autoregoli. Quante volte vi siete sentiti dire che se siamo un regime di concorrenza perfetta tutti se ne giovano? Spesso, vero? “Loro” vi spiegherebbero che in concorrenza perfetta le diverse aziende, per contendersi il favore dei clienti-consumatori, si farebbero in quattro: migliorando la qualità del prodotto e del servizio, ed abbassando i prezzi, proprio per battere la concorrenza.
La logica conseguenza sarebbe che il privato è sempre meglio del pubblico, che operando in regime di monopolio finisce con il disinteressarsi degli utenti-clienti per favorire i propri interessi clientelari e alimentare le sacche di corporativismo, con il solo scopo di mantenere dei parassiti.
Sarebbe tutto vero, se alla prova dei fatti non si fosse rivelato, sin troppe volte, una bufala grossa come una casa. Proprio nei settori di prima necessità (alimentari, energia, sanità, infrastrutture, edilizia, eccetera eccetera) ciò che si verifica quasi sempre è la formazione di cartelli in cui poche grandi aziende si spartiscono la torta, mantengono i prezzi alti e trattano il consumatore da suddito cretino propinandogli un sacco di fregature.
Basti pensare a come siamo trattati dalle banche, dalle assicurazioni, dalle compagnie petrolifere. Basti pensare a come si comportano le grandi multinazionali alimentari (una su tutte, la Monsanto), o a come agiscono le compagnie telefoniche, le grandi imprese di costruzioni. Non dimentichiamo che laddove c’è il corrotto (il politico, il pubblico) c’è anche chi corrompe (l’imprenditore, il privato).
Basti pensare allo sfacelo del territorio, delle risorse, dell’ambiente compiuto da tutte le industrie chimiche del mondo, private o pubbliche senza distinzione.
Basta pensare alla scuola. Sino a fine anni ’80 la nostra istruzione era ai livelli dei migliori paesi del mondo, oggi è in declino. Perché? Per il continuo dirottamento di risorse dal pubblico alle scuole private: che poi nella maggioranza dei casi sono di estrazione cattolica…
Basti pensare alla sanità italiana, che con tutte le sue magagne è ancora di gran lunga migliore rispetto per esempio a quella degli USA (che pure è interamente privata, almeno sino al 31 dicembre 2010). Sul fatto poi che il settore pubblico sarebbe il terreno di coltura ideale per le infiltrazioni mafiose nella società, viene da ridere: forse che i mafiosi non sono imprenditori PRIVATI?
Quanto al presunto monopolio statale, c’è un equivoco di fondo. Non è assolutamente scritto da nessuna parte che un’azienda statale, per il solo fatto di esistere, debba per forza operare in regime di monopolio. Così come non è affatto detto che un settore ad imprenditoria privata non possa conoscere le storture, se non del monopolio, quanto meno dell’oligopolio.
Per finire con l’idolatria dell’imprenditore e del manager: certo, non di rado le aziende private sono economicamente più efficienti di quelle pubbliche. Grazie tante, sono organizzazioni a fini di lucro. E’ logico che le aziende private, se sopravvivono, lo fanno perché hanno i conti in attivo. Mentre quelle pubbliche, non avendo il lucro come scopo, spesso vanno “in rosso” e i loro debiti devono essere ripianati dalla collettività. Grazie tante, ma nel frattempo non si considera mai che sono in rosso anche perché hanno offerto servizio pubblico a prezzi – diciamo così – popolari, redistribuendo di fatto del reddito.
Ma per tornare all’imprenditore e quindi al manager che ne cura gli affari, quello che nessuno diceva mai – e che invece sommessamente molti economisti cominciano a dire – è che la sua efficienza è sempre e solo, prioritariamente, pro domo sua, non certo in favore della comunità. Non c’è alcuna prova che un imprenditore di successo, arrivato al potere, metta la propria efficienza al servizio del bene comune. Assai più probabile che faccia proprio il contrario, ponendo il proprio potere al servizio dei propri interessi.
Non parlo solo di Berlusconi (sarebbe sin troppo ovvio), ma anche della famiglia Bush, che ha scatenato guerre planetarie e alimentato porcherie d’ogni genere pur di favorire i propri affari petroliferi.
La sanità pubblica sarà pure inefficiente, ma scandali come quello della Casa di Cura Santa Rita sono privati.
Sia chiaro, queste mie righe non vogliono essere una apologia del comunismo, i cui disastri sono sotto gli occhi di tutti; sto solo dicendo che da qui, a sostenere che siccome il capitalismo non ha alternative, allora bisogna consentire che il capitalismo si sviluppi nel modo più sregolato e selvaggio possibile, ce ne corre.
In altre parole, non è tanto una questione di assetto (totalmente o parzialmente privato), quanto di etica pubblica. E questa, l’etica pubblica, non può prescindere da due cose: l’educazione civica e regole da far rispettare agli attori del mercato.
Proprio le due cose, signori miei, che Berlusconi ha cercato di distruggere con tutto il proprio impegno.

martedì 16 novembre 2010

Ideologia berlusconide


IL BERLUSCONISMO COME IDEOLOGIA/
/SBUGIARDARLI ALLE RADICI - 2

bugia
Per una volta, partirei dal fondo, cioè dal nr. 15: “se cade il governo si deve ri-votare”, e dal nr. 14: “il capo del governo è l’unica autorità legittimata dal voto popolare.”
Primo, non è vero che sia l’unica: c’è anche il Parlamento. Secondo, dove mai è scritto che in democrazia sono legittimate solo le cariche elettive? I magistrati non sono eletti dal popolo. I commissari di polizia, tanto meno. Non parliamo dei vigili urbani. Ma nemmeno il Presidente della Repubblica è eletto dal popolo. E nemmeno la Corte Costituzionale. Quindi l’idea che la democrazia coincida sic-et-simpliciter con il voto è quanto meno bizzarra. Per fare solo qualche esempio storico, Hitler e Mussolini vennero eletti. In pieno impero romano (un notevole esempio di autocrazia), non poche cariche pubbliche erano elettive (per esempio, gli edili).

Ma soprattutto è bizzarro che “se cade il governo si deve ri-votare”: secondo questo ragionamento, se il Parlamento sfiducia l’esecutivo, viene sciolto - il presupposto quindi è che il parlamento è legittimato a far leggi solo se si trova d'accordo con il capo del governo. Bizzarro, vero? In altri termini, l’organo controllante (il Parlamento) deve star bene attento a quello che fa, perché se osa ritirare la fiducia all’organo controllato (il governo), decade immediatamente. Con tanti saluti al primato del parlamento stesso, che fino a prova contraria è anch’esso eletto dal popolo, ed essendo un organo collegiale è tendenzialmente più democratico della presidenza del consiglio che, per definizione, è una carica occupata da un singolo cittadino.
Ed infatti è proprio qui una delle prime storture del quasi ventennio berlusconico: la pretesa che il parlamento sia semplicemente la stanza delle ratifiche delle decisioni governative, né più né meno qual era il Senato Romano sotto l’Impero (nel periodo repubblicano no, era un’altra storia).

“Ma sulla scheda elettorale c’è indicato il nome del candidato alla presidenza del consiglio”, argomentano alcuni. Certo, e infatti è invalsa la prassi (corretta) di assegnare al candidato della coalizione che ha vinto le elezioni politiche l’incarico di formare il nuovo governo. Ma ciò non toglie che il medesimo, subito dopo, deve ottenere la fiducia di entrambi i rami del Parlamento, proprio perché in Italia l’Esecutivo risponde al Legislativo, e non viceversa. 

Ragionando per ipotesi, supponiamo che la coalizione “X” vinca le elezioni. Il Capo dello Stato incarica quindi il suo candidato, signor Pepito Sbezzeguti, di formare il nuovo governo. Costui lo fa, ma subito dopo, per una botta di megalomania o perché ha bevuto un po’ troppo, si presenta al Parlamento asserendo che il suo governo intende dichiarare guerra alla Germania, combattere la mafia bombardando Palermo, costruire un ponte che congiunga Genova a Olbia e portare a zero le tasse. E’ palese che, in questo caso, la “colpa” non sarebbe certo né dei parlamentari che hanno vinto le elezioni, né tanto meno di quelli – pur democraticamente eletti – che appartengono alla coalizione perdente. Per quale motivo costoro non dovrebbero negare la fiducia a un pazzoide, pena l’immediato ritorno alle urne?

L’esempio che ho fatto è volutamente paradossale, ma se anziché una settimana dopo le elezioni, il governo perde la fiducia dopo due anni, per quale motivo il Parlamento dovrebbe avere meno ragione a negarla?

domenica 14 novembre 2010

Senza titolo



 DEL BERLUSCONISMO COME IDEOLOGIA


BerlusconiManoTesa
(segue)
11. Per quanto riguarda la competitività, siccome non può essere che un suo deficit possa dipendere dall’incapacità o dall’avidità di manager e imprenditori, i colpevoli debbono essere altri. Quindi, ecco di volta in volta il costo del lavoro, la rigidità della contrattualistica giuslavorista, la farraginosità delle nostre leggi, il peso della burocrazia (i famosi “lacci e lacciuoli”).
12. Il fatto che milioni di disgraziati premano alle frontiere del ricco Occidente a causa della fame endemica, dei regimi sanguinari, delle guerre interetniche o a sfondo religioso, non può dipendere dallo sfruttamento dell’Occidente sul Terzo Mondo, né dalla sciagurata ascesa delle multinazionali (ricordate, l’assioma è che dalle imprese non può venire che il Bene), ma solo da una specie di invidia, da parte di popolazioni sottosviluppate e straccione, che invidiano il nostro benessere e vogliono venire a portarcelo via.
13. La democrazia? E’ tollerata se si riduce al rito delle urne, purché svuotato di ogni sostanziale potere di scelta da parte del popolo, a partire dal suo diritto ad essere informato, e a finire con quello di scegliere le facce che andranno in Parlamento. IL resto dell’apparato democratico (i controlli della Corte dei Conti e della Corte Costituzionale, il ruolo di garante del Presidente della Repubblica, la vigilanza da parte della stampa, l’indipendenza della magistratura, il primato del potere legislativo su quello esecutivo, e così via) vengono percepite e fatte percepire come impedimenti all’esercizio del potere esecutivo.
14. Da (13) deriva direttamente che il capo del governo (notare che lo chiamano così, non più solo “presidente del consiglio”) è l’unica autorità legittimata dal voto popolare. Siccome quest’ultimo è tutto ciò che rimane della democrazia, ecco che si cerca di affermare che qualsiasi tentativo di sfiduciare il governo è bollato come manovra di palazzo, se non addirittura come colpo di stato. Ovvio che anche il dettato costituzionale, laddove dice che il parlamentare è eletto senza vincolo di mandato (ciò per assicurare la sua libertà di voto al di là della cosiddetta “disciplina di partito”), è vissuto come un impedimento all’azione demiurgica del Grande Manovratore.
15. Da (14), all’affermare ogni volta che se cade il governo si deve ri-votare, il passo è breve. Ma diventa ancora più breve se a dirlo è un tizio che detiene l’80% del potere di propaganda elettorale…
(continua…)

sabato 13 novembre 2010

Le pericolose idee del signor B.


SBUGIARDARLI ALLE RADICI
berluscorna

Signori,  a quanto pare ci si avvia verso il tramonto politico di Berlusconi. E figuratevi se non ne sono contento.
Tuttavia, avverto la necessità di affrontare taluni argomenti, qui, che non mi sembrano al centro del dibattito. E invece dovrebbero.
Dovrebbero, perché:
  1. Siamo probabilmente alla vigilia di una campagna elettorale decisiva
  2. Anche se B. si avvicina al suo tramonto (incrociamo le dita però perché ancora non è detto, e finché non lo vedo mandare fax da Hammamet, anzi da Antigua,  non ci credo), ciò che è ancor lungi dal tramontare è la sciagurata ideologia che si chiama berlusconismo.
“Ideologia? Ma non erano finite le ideologie?”
Nossignori. B. e soci hanno decretato la fine di due ideologie: il comunismo, per ragioni sin troppo ovvie di convenienza; e il fascismo, per apparente par condicio e per non farsi accusare di fascismo essi stessi.
L'unica ideologia ammessa (all'unica condizione di non chiamarla così) è la loro.

Intendo quindi aprire una serie di post su alcuni presupposti errati che stanno alla base del berlusconismo, smontandoli sul piano teoretico e storico (ma non di rado, persino sul piano della pura e semplice logica).
Il berlusconismo si regge su alcuni assiomi di fondo, che come tali vengono dati per veri a priori, senza bisogno di dimostrazione, e da quelli discende tutta una serie di conseguenze filosofiche e quindi politiche.
Li provo ad enumerare, senza dar loro un ordine particolare.
  1. “Meno stato, più  mercato” è l’idea di fondo del liberismo, che però B. & C. vorrebbero portare a,lle estreme conseguenze con il cosiddetto principio di sussidiarietà:  secondo il quale l’intervento statale è lecito solo ed esclusivamente laddove non arriva la mano del mercato a risolvere le questioni.
  2. Il privato è sempre meglio del pubblico. La mano pubblica viene identificata come l’origine ed il ricettacolo di ogni nequizia: dalla corruzione all’inefficienza, dai cosiddetti “privilegi” alle infiltrazioni mafiose, eccetera eccetera.
  3. L’idolatria dell’imprenditore e del manager: discende direttamente da (a) e (b), e pone al centro dell’azione politica l’uomo d’azienda, simbolo di azione, efficacia, decisionismo, efficienza, competenza. Ne derivano molte “parole d’ordine” , come la locuzione “l’azienda Italia” e l’idea che per risolvere l’inefficienza del settore pubblico occorra mettervi a capo dei manager.
  4. “La lotta di classe è un reperto archeologico.” E’ una vecchia fissazione della destra, che trovò piena attuazione nel sistema corporativo fascista. I poveri e i proletari se ne stiano buoni buoni, che a loro ci pensiamo noi.
  5. Nel frattempo, il governo deve solo badare al benessere delle imprese, perché si può distribuire ricchezza solo se le aziende sono nelle condizioni di produrne. Siccome però lo stato liberista non può intervenire nella libera contrattazione tra gli attori sociali, e la lotta di classe è negata, ecco che ogni rivendicazione sindacale viene delegittimata ed etichettata come “difesa di privilegi”.
  6. “Con la cultura non si mangia”. Credo fosse Goebbels a dire qualcosa di simile, anche se in modo più brutale, negli anni Trenta, quando affermò che ogni volta che sentiva la parola cultura gli veniva voglia di impugnare la pistola. In altre parole, ciò che conta (l’unica cosa che conti davvero) sono i “dané”, ed il successo economico è l’unico mezzo per misurare la qualità dell’essere umano. Le conseguenze di questa impostazione sono devastanti, dallo sfascio della scuola pubblica, dell’Università e della Ricerca, all’abbandono dei beni culturali e paesaggistici, ma anche all’idea che l’istruzione abbia senso solo ed esclusivamente se “prepara al mondo del lavoro”: la scuola non deve più formare cittadini consapevoli, ma tecnici per l’industria ed i servizi (privati, beninteso).
  7. Sarebbe bene avere successo in maniera onesta, ma si sa: siccome la competizione è spietata, e agli imprenditori tocca misurarsi anche con concorrenti non proprio pulitissimi, per stare al passo con i tempi e mantenere profittevoli le imprese occorre mettersi a pagare meno tasse (magari evadendole con il beneplacito del governo), aggirare le norme antinfortunistiche, eccetera.
  8. Siccome le aziende sono in mano agli imprenditori, e gli imprenditori investono in esse solo se si sentono sempre più ricchi (e se guadagnano sempre più a breve termine, e con il minor rischio possibile), occorre far si che gli imprenditori possano guadagnare, guadagnare, guadagnare.  A qualunque costo.  Altrimenti sono legittimati a disinvestire dalle imprese – il che vuol dire tagliare posti di lavoro, e voi di sinistra non vorrete mica una cosa del genere vero?
  9. L’unico progresso della società sta nella crescita economica, quindi, sull’altare della quale occorre sacrificare (o almeno far passare in secondo piano) tutti il resto. Dai diritti civili a quelli sindacali, dalla difesa dell’ambiente alle regole democratiche, dalla progressività della tassazione al welfare state.
  10. Logica (?) conseguenza di tutto quanto sopra è che non importa se a governare è un losco figuro, l'importante è che faccia guadagnare quelli che mettono in moto l'economia.
1 - continua

giovedì 28 ottobre 2010

Dal PDL scappano tutti: era un partito, ora è un bunga bunga per vecchietti pedofili





Tra un po’ a Berlusconi dentro casa rimarranno solo Bondi e Cicchitto: stanno defilandosi tutti in attesa di andarsene verso i Finiani o verso altri lidi. Non ne possono più di un partito latrina dove la prima mignotta che passa diventa ministro ed il primo ricattatore ed estorsore  riceve favori che altri soldatini leali nel tempo non hanno mai neanche intravisto.
Vediamo qualche nome.
In Sardegna è da tempo che c'é la fuga dal Pdl: boom dei finiani tra gli amministratori locali ed è in partenza il senatore  Massidda
Alessio BoncianiRoberto RossoDaniele TotoGiancarlo Mazzuca. Sono questi i quattro nomi di deputati del Popolo della Libertà che indiscrezioni vogliono vicini all’approdo nel gruppo
Se ne va anche Biondi vecchio liberale e tra i fondatori di Forza Italia: vi ricordate Martino, Pera Urbani? Spariti messi da parte o  allontanatisi per la vergogna di vedere la rivoluzione liberale annunciata divenire una latrina . Lo stesso Jannuzzi, grande giornalista è sparito.
Se ne sta andando Santo Versace, in sicilia il pdl non essite piu’ da tempo, in Toscana c’e’ stata la rivolta contro Verdini capitanata dalla Bergamini, ex fedelissima del nano, e gli stessi cinque parlamentari hanno rilasciato una dichiarazione emblematica sul loro futuro: “Quando uno si trova danti a un muro e non gli viene consentito di fare e dire nulla, può anche cadere preda delle sirene”.In tutta Italia sono già 2500 gli amministratori locali finiani , molti anche dalla Lombardia e dal Piemonte.
A Milano stanno soffiando al nano , oltre il presidente del consiglio comunale anche Gabriele Albertini per metterlo contro la Moratti. Dietro l’operazione per Albertini ci sarebbe Fini ed anche Cacciari con un progetto centrista per il nord, appoggiato da D’Alema.
In Sicilia il nuovo movimento di Miccichè contro Schifani ed Alfano sarà appoggiato dalla Carfagna, che appoggia Caldoro contro Cosentino in Campania
Mentre tutti scappano, il vecchio depravato e le guerdiae dl corpo più strette si chiudono nel castlello.
Un immagine che ricorda il film di Pasolini Salo’ e le 120 giornate di sodoma , questa volta in versione  geiatrica
Con i vecchi gerarchi in preda agli ultimi atti di violenza sessuale contri giovani e bambine, rinchiusi in una villa  mentre s’odono i colpi di mitra e arrivavano i partigiani e gli americani. Insomma la ridotta della Valtellina, la fine del sogno berlusconico risolto in un incubo.
E come sempre quando si è vicini ala caduta spuntano come funghi una pletora di scandali : ultime richieste di mignotte navigate e ragazzine in vendita, scudi umani che si immolano per il loro duce e ricattatori di ogni risma, in un coacervo di gossip misto a  veri reati e comportamenti immorali,  pedinamenti di servizi segreti piu’ che deviati, urla strepiti ed ultime porcate.
Ultima è questa storiaccia della minorenne marocchina , vere o false che siano tutte le circostanze raccontate agli inquirenti …Ma certamente nelle ultime settimane del nano ne spunteranno altre. Del resto lui è fattt così , ha aiutato tanta gente esponendosi ai ricatti ed in cambio voleva solo un po’ di bunga bunga, per se’ per Fede e per qualche altro vecchio depravato che sta con lui.
E pensare che la prima volta che ho sentito questo termine mi è venuta in testa si trattasse di cocaina, invece è la classica situazione che nei tempi andati si chiamava semplicemente ammucchiata
Ed ora una nota veramente personale sulla scorta dei carabinieri per fare il Bunga Bunga
Racconta Ruby, la ragazza marocchina amica del trio Berlusconi-Mora-Fede, che una  sera Emilio Fede  la venne a èprendere su un’auto blu e che popi furono  scortati da una gazzella dei carabinieri  per raggikungere Arcore.
E lì si sarebbero dedicati al Bunga Bunga.
Le indagini ci diranno se è tutto vero. Nei racconti di questa Ruby ci sono contraddizioni, ma anche parecchi riscontri.
Comunque a me salta la mosca al naso per altri motivi. Mi spiego meglio.
Se la tipa non era minorenne e non gli hanno pagato prestazioni sessuali tutto bene, altrimenti scattano gli articoli del codice sulla violenza sessuale ed il favoreggiamento alla prostituzione. Per il resto non sono scandalizzato, per chi detiene il potere politico tutto ciò è piuttosto normale.
Mi incazzo invece per quei carabinieri che magari hanno scelto l’Arma per aiutare il loro Paese e invece sarebbero costretti a  portare ragazze alla Villa del Premier?
Che cosa deve pensare uno come me ma anche un cittadino che non si occupa di certe cose  e magari rischia la vita e non ha scorta, sapendo che ci sono mezzi della pubblica sicurezza per portare minorenni ad Arcore?
Che cosa dovrebbe dire un cittadino che chiama il 112 perché ha i ladri in casa e si sente rispondere che non ci sono auto? Che cosa dovrebbe dire sapendo che una delle poche gazzelle disponibili invece di prestare servizio per le strade sarebbe stata adibita alla scorta di una cubista che andava a fare il Bunga Bunga da Berlusconi?
Chiaramente in tutto ciò i carabinieri sono incolpevoli, ma si innalza il livello di schifo e di odio contro questi maledetti e chi li ha votati e specialmente contiunua ad appoggiarli.
Perchè il potere politico è stato sempre così, ma il livello di sfacciataggine e di porcate di costoro è irraggiungibile!!
Lorenzo 68

lunedì 25 ottobre 2010

Prove tecniche di sinistra in movimento... ovvero "anche l'operaio vuole il figlio dottore"


Lo dico con chiarezza a me stessa ed a tutti coloro che sono interessati. C’é un momento per le analisi, poi viene la sintesi. Sono anni che stiamo aspettando una breccia, anche solo un piccolo pertugio per far rinascere la sinistra come opposizione politica, per riannodare i fili con la società e con le persone vere ed in carne ed ossa.
Fino ad ora è stato l’antiberlusconismo come fenomeno civico, costituzionale a farla da padrone nell’opposizione. E siccome il senso civico nel nostro paese è debole, poco strutturato, quasi residuale siamo stati costrettii a subire scenari di palazzo e lotte di potere, tutt’ora in corso. Mi riferisco a Fini  , Montezemolo e cose simili. Rispetto a queste soluzioni la sinistra si è posta in un ruolo distaccato e subalterno, alla finestra guardando gli altri protagonisti muoversi.
O magari qualcuno dei peggiori fra costoro plaudendo al nuovo uomo forte legato a Confindustria, come se per i lavoratori fosse meglio avere uno di costoro a governare sul serio, piuttosto che il pagliaccio a far finta di comandare…
Lo stesso fenomeno viola non si occupa delle reali contraddizioni sociali ed economiche ma si muove nel solco dell’approccio civico di cui sopra, insufficiente.
Ma ora c’é una novità  che viene dal mondo del lavoro, il quale sotto attacco in maniera formidabile e quasi terminale , non si piega, alza la testa e crea nuove condizioni politiche. E spinge inequivocailmente verso un grande sciopero generale.
Ancora una volta, come già nel 94-95, tocca alla Cgil il ruolo improprio di organizzare e porsi alla testa del popolo di opposizione. E, come allora, sarà questa spinta dal basso a mandare a casa Berlusconi e i suoi scherani. Malgrado le incertezze e gli inciuci del Pd.
La spallata che i sindacati diedero allora al governo Berlusconi contro il suo progetto di riforma previdenziale ancora  fa male alla destra, basta leggere le cronache dell’epoca http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/07/03/berlusconi-al-sindacato-uniti-contro-il.html ed i suoi tentativi successivi, peraltro in parte riusciti, di dividere il sindacato e renderlo in gran parte mansueto e disponibile.
Berlusconi quindi conosce bene la forza della piazza e del malcontento sociale e la teme ( Maroni ha infatti tentato di esorcizzarne l’efficacia e provocarne le tensioni) ma quelli che paiono temerla ancor di più del nano di Arcore sono coloro che dovrebbero essere alla testa dell’opposizione. Mi riferisco ai dirigenti del PD.
Questa finta opposizione del PD, che tremebonda, conduce la propria vita politica nell’ombra dei se e dei ma, condizionata da una classe dirigente inetta e complice del berlusconismo.
Come tanti anni fa furono i movimenti a scuotere l’elefantiaco corpaccione del PCI, a permettere alla sua base di trascinarlo a calci nel sedere verso le ( poche ) conquiste di civiltà e di diritto avute nel nostro paese, così oggi  occorre riprendere a calci nel sedere ciò che rimane del PCI, ovvero il PD suo erede e d indurlo ad appoggiare la FIOM , sì da ricreare le condizioni per una opposizione politica e di classe.
Per qualcuno poco avvezzo che equivocasse ( forse mediolungo? ), con il termine classe non mi riferisco allo stile, ma alla classe in senso marxiano del termine.
La lotta di classe esiste ancora: la conducono i padroni contro i nuovi schiavi
Il 16 ottobre è stato la   rispos­ta all’attacco ai diritti consolidati dei lavo­ratori che ha raggiunto il suo apice a Pomigliano, dove Marchionne e la Fiat hanno deciso di rimettere in chiaro che loro sono i padroni e, dunque, i lavoratori sono servi. Occorre prendere consapevolezza di ciò ed organizzarsi di conseguenza. Non continuare a balbettare tenendo conto un pò degli interessi degli operai, ma anche dei padroni come Marchionne!
Anche perchè, come è stato già rilevato, la breccia di Pomigliano serve per far cadere tutto subito dopo. Vedi la disdetta del contrastto nazionale fatta dalla Federmeccanioca.E’ la crepa che apre la voragine.
Occorre chiuderla subito, immediatamente e con forza.
L’opposizione sociale e politica
A Roma c’era l’Italia dei diritti negati, non solo i metalmelmeccanici della Fiom: c’erano donne e uomini, ragazze e ragazzi, operai e pensionati, impiegati e disoccupati, precari e studenti, insegnanti e immigrati.
E questi ultimi non erano certo i temibili stranieri annunciati dal ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, «infiltrati» tra i manifestanti e pronti a creare disordini e violenze. No, né black bloc né fanatici islamici di Al Quaeda, solo cittadini stranieri che rivendicavano diritti. Pacificamente. Non c’è riuscito, Maroni, con la sua in­timidazione, a tenere a casa le persone ed a far esplodere le tensioni. Abbiamo respinto le sue intimidazioni, la sua meschina strategia della tensione.
E che il suo fosse solo un tentativo di inti­midire le masse è risultato subito evidente dalla rilassatezza di tutte le forze dell’ordine comandate a vigilare sulla sicu­rezza del corteo: non c’era nessuno in tenu­ta antisommossa, nè il numero ed altri atteggiamenti sono sembrati spropositati.
È stata una manifestazione enorma nella quantità ( per un corteo dei metalmeccanici così partecipato occorre tornare agli anni ’70, ma in questo caso si tratta della FIOM da sola) e nella qualità, perchè in questo frangente è stato chiaro a tutti che il popolo della sinistra si è rimesso in moto, in modo pacifico e determinato.
E lo ha dimostrato. Dando sostanza ed urgenza alle analisi dei soggetti che si muovono a sinistra, dettandogli l’agenda e provocandone le reazioni ( vedi Vendola al suo congresso di ieri ).
Ma anche conferendo così un maggiore peso specifico alle pro­prie rivendicazioni nei confronti del Gov­erno e di Confindustria: democrazia, diritti, dignità, lavoro, contratto erano le parole d’ordine degli operai, ma accanto a queste, fra queste, c’erano anche le richieste che arrivano dal mondo della scuola e dell’università, cioè delle istituzioni che dovrebbero formare i cittadini e le future classi dirigenti ma che, invece, sono state trasformate in potenziali “fabbriche” d’ignoranza di massa, in ossequio al prin­cipio enunciato in tv, durante la campagna elettorale del 2006, da Berlusconi durante l’unico faccia a faccia con Prodi: «Voi siete convinti che il figlio dell’operaio debba avere le stesse opportunità del figlio del professionista».
Insomma l’operaio vuole il figlio dottore, non c’è più morale, Contessa, cantava a tal proposito un sarcastico Paolo Pietrangeli nel lontano 1966.
SU FACEBOOK VERSO LO SCIOPERO GENERALE: DOPO IL 16 OTTOBRE CI VUOLE LO SCIOPERO GENERALE. BASTA CHIACCHIERE. BLOCCHIAMO IL PAESE. PER I DIRITTI, PER IL LAVORO, PER LA DEMOCRAZIA.
Rosellina970

sabato 25 settembre 2010

Santa Lucia il governo si porta via. Rissa tra agenti immobiliari blocca l'Italia da tre mesi.


La rissa tra i due compari, i due fondatori del pdl ha raggiunto il più basso dei livelli in uno scontro tra le più alte cariche. Ora sono andati a fare a botte nelle antille, con personaggi improbabili e barbe finte che neanche nei peggiori film del genere…
Ed il paradosso è che mentre si prendono a coltellate i seguaci di Fini assicurano che la prossima settimana voteranno comunque la fiducia a quel malfattore che usa i servizi deviati e quant’altro oggi aggiungerà Fini nel suo video messaggio nel web.
Il problema è la casa di Montecarlo, prima viene questa e poi l’Italia.
E’ evidente che sia un pretesto per nascondere l’enorme fallimento di questa  destra che ha iniziato a governare tra le fanfare gli applausi ed  i 100 parlamentari in più ed ora è ridotta alla compravendita degli ascari per sopravvivere.
L’importante è che di questa incredibile debacle non si parli: non solo i giornali di famiglia ( Libero, Il Giornale, Panorama, Chi e tanti altri…) ma anche i giornali “veri” , tutti o quasi accodati a seguire la campagna meschina sui 60 mq disputati, uno  scontro di potere tra il camerata Fini ed il duce Berlusconi ridotti ad una rissa tra agenti immobiliari.
L’unica domanda a cui Fini dovrebbe rispondere è questa: cosa aspetti a sfiduciare Berlusconi che consideri un pericolo grave per la democrazia?
Ma il problema non è solo sottolineare il male delle destre ed il loro lento tramonto, bensì costruire una alternativa che li mandi al più presto a casa.
E questo va fatto subito, sia se ci sarà il conto alla rovescia per le elezioni di marzo, sia che il nano si travesta da Andreotti e galleggi ancora per un po’ nei liquami da egli stesso prodotti.
Il problema è il PD.  Diviso tra guardoni , autolesionisti ed inciucisti , non riesce a gestire neanche il blocco sociale che , un po’ dimagrito, gli deriva dall’essere stato PCI.
Prima o poi dovremmo affrontare questo argomento, partendo dalla constatazione che mai nella storia si sono avuti progressi, riforme o alcunchè di avanzato avendo come motore il PCI. Le iniziative ( dalle riforma agrarie nel mezzogiorno, allo statuto dei lavoratori, alla riforma del diritto di famiglia, al divorzio e l’aborto ed ogni altra conquista ) hanno sempre visto i dirigenti del PCI protagonisti ultimi e meri certificatori delle lotte altrui.
Sono sempre stati trascinati da questo o quel movimento, da questa o quella pressione della base. La base del PCI, a cui riconosco una grande generosità di militanza e passione,  la vera  protagonista dei cambiamenti, spesso senza l’appoggio del partito.
Io sono anarchica, ma la storia non ha nascondigli e va riconosciuta e raccontata per quel che è.
Qualcosa del genere a quanto sta accadendo oggi, auspicabilmente.
Molti, anche a sinistra,  si stanno appassionando ai metri quadri di Tulliani, con una attività guardonistica che sfocia nell’onanismo della sconfitta annunciata.
C’è invece  qualcuno fra coloro che si dicono di sinistra pronto a mettere sul tavolo le questioni serie del lavoro, della scuola, dell’acqua, delle energie rinnovabili, dei rifiuti che rispuntano da sotto il tappeto, della mafia che investe indisturbata, delle tasse sui salari che vanno tagliate?
C’é qualcuno di costoro dell’opposizione graziosa a sua maestà, pronto a lasciare l’aula quando il banana farà il suo famoso discorso a fine mese?
C’é qualcuno che si dice di sinistra pronto a condurre seriamente la battaglia del salario minimo garantito ?
L’unica nota positiva è questa della manifestazione del 16 ottobre 2010 lanciata dalla FIOM, ripresa dala parte più consapevole del popolo viola che ha spinto per l’appello di  Micromega :  l’esigenza di riunire le lotte a difesa della Costituzione con quelle operaie è insopprimibile e il non averlo capito dimostra il grave limite di una parte del Popolo Viola, che indulge in un atteggiamento piccolo borghese ed autoreferenziale, più interessato ai media che ai contenuti, forse determinato a sterilizzare gli entusiasmi, alla mera conservazione di un serbatoio di voti per il PD.
Ma come ho spiegato prima, niente si è ottenuto nella storia senza prendere a calci nel sedere il corpaccione dell’ex PCI, un elefante rigico e lento, oggi magari un elefantino, che arriva per ultimo ed ha la tendenza a sedersi sopra le conquiste ottenute dal sacrificio altrui.
Dai morti di Reggio Emilia in poi.
Rosellina970