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lunedì 15 luglio 2013

Basta coi razzisti


VA' A CASA TUA, CHE E' MEGLIO




Lega sei alla frutta, fattene una ragione.
Che dire però di Calderoli, se non che è da secoli che affermo che la lega è razzista, e infatti è dal suo ventre che escono con regolarità rutti e rigurgiti razzisti – quando non addirittura neonazisti? Ma c’era bisogno di quest’ultima oscena pagliacciata, di questa demente uscita del porcellatore padano, per giungere a tali conclusioni’ Sono vent’anni, signore e signori, che questi analfabeti, questi violenti demagoghi, questi nazisti inconsapevoli (spero inconsapevoli almeno), ci propinano con impressionante regolarità i loro deliri antiimmigrati, antimeridionali, antiomosessuali, anticomunisti, antieuropei, anti-tutto-ciò-che-par-loro-diverso. E mi son sentito rispondere per vent'anni di non esagerare, che quelle del Bossi erano solo "provocazioni", battute. Dimenticando che anche il nazismo potè attecchire su decenni di provocazioni e battute. E tutto accadeva, in questi vent'anni in Italia, con la compiacente e a volte ghignante e compiaciuta complicità dei sedicenti “moderati”, quelli del PDL. E ahimè, con la colpevole ignavia della sinistra. C’è solo da sperare che la misura sia colma.

A proposito di sinistra, e del PD
Si è detto e scritto di tutto, al riguardo, negli ultimi anni. Credo che il paradosso della sinistra, apparentemente inesplicabile, possa essere riassunto così: in un ventennio in cui la concorrenza (leggi: la destra, il centrodestra italiano) ha dato di sé lo spettacolo peggiore che una forza politica possa dare di sé, dimostrando una incredibile incapacità di governo ma anche una stupefacente indifferenza (se non peggio) verso la Costituzione e le regole democratiche, una forza contrapposta appena normale avrebbe dovuto vincere tutte le elezioni a mani basse. 

Invece la sinistra ha solo saputo dividersi tra imbelli (incapaci persino di denunciare ad esempio il razzismo leghista), massimalisti che oggettivamente favorivano la paura dei komunisti insita nell’elettore medio (vero Bertinotti?) e anime belle, aduse a parlar forbito nei dibattiti rivolti agli intellettuali, ma senza mai farsi sentire dal popolo. 
Come mai?

“La solita, cronica divisione interna che affligge la sinistra dal congresso di Livorno in poi”, si dirà, e in parte è vero. Ma temo ci sia dell’altro. 

Temo che ci sia stata una paura folle. Una paura che indusse la classe dirigente (si fa per dire) del PDS-DS-PD a venire a patti col nemico percependolo “troppo forte”, per cui ci siamo raccontati per vent’anni che “ad attaccare Berlusconi si fa il suo gioco”, che era meglio sorvolare su ineleggibilità, conflitto d’interessi, leggi ad personam e via vomitando, per la paura di venire aggrediti e distrutti dall’enorme potere mediatico-politico-economico del Caimano che, non va dimenticato, disponeva di appoggi potentissimi, dagli USA di Bush al Vaticano ai salotti buoni della finanza italiana e - quand'era al governo - degli immancabili Servizi deviati. 
Un fondo di verità quindi c’era, e la paura aveva un suo fondamento, visti i casi Boffo e Mitrokin, per non parlare dell’intercettazione a Fassino.
Ma porca vacca, avrei voluto vedere un partito con la schiena dritta. Perché potevamo perdere uguale, come è stato per vent’anni. Ma c’è modo e modo.


PS. Ciò non toglie che ritornerei a votare PD su una gamba sola, se si votasse domani. L’alternativa è regalare il Paese ai soliti noti.

venerdì 6 aprile 2012

Simul stabunt, simul cadent


FINE DI UN MITO


1. Una delle mie speranze è stata, da una ventina d’anni, di campare abbastanza a lungo da assistere alla fine politica di Berlusconi e del berlusconismo, da una parte, e di Bossi e del leghismo dall’altra.
Figuriamoci se adesso non mi rallegri: non perché anche nella Lega ci siano i soliti ladri e corrotti (lo si sapeva da un pezzo, solo non era emerso da un’indagine di questa portata), ma perché finalmente la cosa è emersa agli occhi dell’opinione pubblica. E’ la fine del mito della Lega degli onesti che si contrappone alla Roma ladrona e corrotta. La fine del mito razzista della presunta superiorità morale antropologicamente fondata della “gente padana”, onesta e lavoratrice ma che evade le tasse per sedicente legittima difesa.

2. A parte l’umana pietà per la malattia  che lo colpì otto anni fa, non ho mai nascosto l’orrore che mi fa da sempre un lugubre individuo come Umberto Bossi, né il disprezzo profondo che sento per le sue “idee”: dissoluzione della Patria, egoismo localista, razzismo a piene mani, incoraggiamento della violenza, contiguità col neofascismo, appoggio strumentale a un partito eversore, il PDL, che ha fatto entrare la corruzione, il furto, l’illegalità e la sopraffazione nei salotti buoni della politica, anzi nella stanza dei bottoni, senza vergogna e anzi consegnando le chiavi del palazzo e della cosa pubblica a una banda che non si sa se sia più incompetente o più disonesta.

Non provo quindi nessuna simpatia per quest’uomo, e nessuna fiducia nella sua presunta onestà.
Ma non posso fare a meno di pensare che dopo la sua menomazione sia stato mantenuto artificialmente in vita dal punto di vista politico dalla cricca che lo circondava, un po’ come accadeva ai segretari del PCUS (chi si ricorda il Breznev degli ultimi anni, ormai incapace di reggersi in piedi e probabilmente anche di intendere e volere, ma sempre presente nell’iconografia ufficiale?).

Adesso, tradito da una famiglia che si è approfittata un po’ troppo del suo lassismo morale e della sua fiducia, si dimette, con un gesto di innegabile dignità e con la solita astuzia politica, nella speranza che ciò riduca i danni sul piano elettorale – il 6 maggio è ormai alle porte.
Sotto sotto, è possibile che covi la speranza di continuare a comandare lui – del resto lo hanno prontamente eletto presidente onorario della Lega, per acclamazione. Come Silvio.

Dietro a due astri al tramonto, o forse già tramontati, ribollono le lotte intestine per la successione in due partiti che, orfani delle loro leadership storiche, sono in piena crisi d’identità.
C’è da sperare che quello che nascerà dalle macerie della vecchia Lega, e da quelle del vecchio PDL, sia più pulito, meno becero, e soprattutto più civile, non più incline ad ascoltare le sirene dell’eversione populista.

sabato 3 marzo 2012

Avanti il prossimo.


E DOPO BENITO E SILVIO...?


Un raduno di Balilla


Boh, sarà che a quasi  53 anni comincio ad avere la sensazione (ahi ahi…) di aver già visto tutto.
Ma sta di fatto che in questo periodo mi sembra di essere in qualche modo tornato al ’91-’92. Massì, dài, mi riferisco a quel diffuso sentimento di incazzatura, di disillusione, che derivava dallo spettacolo indecoroso della politica sul finire della Prima Repubblica.  Qualunquismo a tonnellate (per la serie: “è tutto un magna magna, son tutti uguali” - oggi lo chiamerei “tuttugualismo”).

Ma anche la speranza. Allora essa era riposta dai più (e da me tra loro) nell’opera meritoria e donchisciottesca della Magistratura (“Di Pietro facci sognare”). Oggi nella ritrovata serietà di un governo di cui si può lecitamente dire di tutto, meno che non sia – finalmente – un governo normale, degno di stare alla pari con quelli degli altri Paesi europei e non solo.

E allora?
E allora niente, insieme alla speranza – vuoi vedere che stavolta ci trasformiamo in un Paese decente, dopo tutto l’Italia ha dato il meglio di sé nelle Ricostruzioni – insieme alla speranza, dicevo, ho paura.
Si, perché dalle macerie della Prima Repubblica sorse, anziché un’Italia più onesta, il potere del Cavaliere Nero, che devastò per quasi vent’anni il mio Paese con attentati alla Costituzione e ai diritti civili, con lo sdoganamento del peggiore razzismo e del più becero neofascismo, con una politica economica folle e classista, ma anche con una politica estera da barzelletta. Un potere che non so se passerà alla Storia più per il malaffare, peggiore persino che con Craxi e Andreotti, o per la sua incapacità ed inettitudine (e su questo, ahimé, non c’è confronto se non, forse, nel regime fascista).

Proprio come era già avvenuto nel periodo ’19-’22 (e chi ha studiato la Storia non ha bisogno di spiegazioni).
Mi viene da chiedermi, con angoscia crescente, a chi adesso toccherà raccogliere il testimone di Benito e Silvio. Ci toccherà il solito dittatorucolo da strapazzo? O il solito ladro matricolato? O ancora, il solito cialtrone incapace ma bravissimo a incantare le masse? O un concentrato di tutte e tre le cose, come è successo con il bungabunghista di Arcore?

Poi penso che però la temperie storica è diversa.  Forse la borghesia italiana, il Vaticano, gli USA, i poteri forti, hanno capito che è meglio un Monti, per i loro interessi, che un Berlusconi.
Berlusconi, mi dico, non è più al potere (ne ha ancora, di potere, ma una cosa è avere potere e un’altra è essere al potere, non so se mi spiego): ma non ha ancora lasciato la scena politica, e con lui nemmeno l’altro cialtrone, Bossi. Questo rappresenta un bel “tappo” elettorale, visto che messi insieme rappresentano ancora un terzo dei voti… E quindi non c’è spazio, per ora, né per qualcosa di peggio (???) né per qualcosa di uguale ma apparentemente diverso.

Forse non mi resta che augurare alla Lega, e al PDL un lunga, lunghissima agonia.
Magari, nel frattempo, si diventa davvero un Paese normale. Forza Italia.

domenica 26 febbraio 2012

Forse può nascere la Terza Repubblica

IL VENTO CAMBIA



a) La sentenza di Milano sul caso Mills. 
Solita storia, già vista. Un sistema ipergarantista. Un imputato che ha avuto un potere quasi illimitato, e che si è fatto delle leggi che ne impediscono la condanna. Un'informazione a lui in gran parte asservita (ancor oggi la RAI è gestita dai dirigenti da lui nominati). E un messaggio vagamente minaccioso lanciato dalla difesa durante l'arringa finale: "confidiamo che questa corte, nonostante tutto, saprà giudicare con imparzialità". Di seguito, il solito coro di piagnistei  sulla inesistente "persecuzione" del reo (perché di reo si tratta, benché non punibile) e di balle sulla sua "innocenza".
Di diverso, rispetto a prima, c'è che i TG RAI non hanno titolato -mentendo - che Berlusconi è stato "assolto" (come fecero invece in analoghi casi in precedenza), bensì "prosciolto per prescrizione" - il che invece è vero alla lettera. 
La difesa si lascia scappare che avrebbe preferito l'assoluzione piena - con ciò ammettendo implicitamente che B. NON E' STATO ASSOLTO. 
Infatti tutto ciò la dice lunga su due cose. 
Primo: è palese che la sentenza di proscioglimento per sopravvenuta prescrizione riconosce valide le ragioni dell'accusa, e quindi riconosce le responsabilità dell'imputato (altrimenti lo assolverebbe), ma lo dichiara non perseguibile perché nel frattempo LUI si è fatto una legge apposita, e le leggi per quanto balorde si rispettano. 
Secondo: Sta cambiando il vento e persino i pennivendoli hanno ormai capito che non conviene più leccare i piedi al lestofante.

b) Dopo un feroce assalto delle lobbies, prima tra tutte quella dei cattolici, Monti ribadisce le liberalizzazioni e l'IMU della Chiesa. Ci fosse stato al potere Berlusconi, non avrebbe nemmeno pensato di fargliela pagare, l'IMU. 
Ma il fatto che la Chiesa, anziché alzare barricate e minacciare rappresaglie, se ne sta ufficialmente buona e mostra il suo volto collaborativo (sto parlando del Vaticano, ovviamente, non delle scuole cattoliche che ovviamente strillano) indica che il vento è cambiato.

c) Berlusconi cerca di sedurre Monti e gli propone di sostenerlo anche dopo il 2013. Astuto, il ragazzo, ma questo già si sapeva. Il fatto che però - per la prima volta dopo 18 anni - non urli a tutto il mondo che vuole le elezioni, e persino mette in dubbio la propria ricandidatura, la dice lunga.
 Il vento sta cambiando, e sotto i colpi dei sondaggi - disastrosi per il PDL - persino i suoi fedelissimi devono avergli consigliato un passo indietro. Ricevuto un bel due di picche persino da Casini per la rinascita della Casa delle Libertà, sempre più distante la Lega che oramai ha capito quanto pericoloso sia stato calare i calzoni, per dieci lunghi anni, di fronte alle sfrontate pretese di Berlusconi.

d) Il diplomatico fascista (vedi http://comeungrido.blogspot.com/2011/12/retaggi-di-unonda-nera-calante.html) che era stato messo da Berlusconi e soci a rappresentare il nostro Paese in estremo Oriente, è stato rimosso, senza tante storie, senza se e senza ma. Bene, ci mancherebbe altro, dirà qualcuno; e lo dico anche io. 
Quel che c'è di nuovo è che stavolta ciò è avvenuto come una cosa pacifica, normale. Si scopre che un membro del nostro Corpo Diplomatico è un fascista convinto (e pazienza), ma soprattutto che non esita a fare apologia di fascismo? Normale, lo si rimuove dall'incarico. Come in ogni Paese civile.
Mi ha meravigliato il fatto che la cosa sia avvenuta, appunto, senza clamori. Nessuno che ha strillato alla persecuzione Komunista, all'egemonia culturale dei "rossi", e via così.
Forse anche in questo senso il vento sta cambiando.
Evviva.

PS sento dire da qualcuno, a destra, che se le stesse cose di Monti le avesse fatte Berlusconi (es. sull'art.18) ci sarebbe stata una mezza rivoluzione. 
Ora, a parte il fatto che si potrebbe dire lo stesso per il centrosinistra (vedi le "lenzuolate" di Bersani che, solo per aver tentato le liberalizzazioni venne sepolto da una campagna di stampa senza precedenti, e come lui il povero Visco che cercava, come Monti, di gfar pagare le tasse agli evasori), il paragone non sta in piedi.
Perché se un governo normale ed affidabile propone una revisione dell'art. 18 - ma anche della Costituzione, al limite - se ne può parlare. Se lo propone un governo ladro, filofascista, asservito ben precisi interessi, la cosa puzza alquanto.

venerdì 23 dicembre 2011

Lessico del degrado


COSA VUOL DIRE "SFIGATO"



Sembra un piccolo dettaglio, ma a me non pare piccolo.
Sento sempre più spesso, in bocca agli adolescenti, l’espressione “sfigato”. Niente di strano in sé, anche noi alla loro età usavamo questo vocabolo un po’ scurrile, sia pur con minore frequenza.
Il fatto è che oggi i ragazzi ne fanno un uso improprio.
Il termine deriva dal volgare “sfiga”, che sta per “sfortuna”: quindi “sfigato” significa “sfortunato", e in tale accezione lo si è sempre inteso almeno sino ad alcuni anni fa, infatti lo si diceva non di rado in tono compassionevole nei confronti di chi veniva definito tale.

Oggi no: il più delle volte viene pronunciato con disprezzo., e se si sta attenti al contesto delle frasi in cui il termine viene inserito, ci si accorge che nel gergo dei ragazzi d’oggi non significa più “sfortunato”, bensì “perdente”.
A parte che l'essere perdenti, in sé, non dovrebbe costituire ragione di disprezzo, visto che a tutti può capitare di perdere, anche senza demerito, qualche altra considerazione s'impone.

A me la cosa fa semplicemente rabbrividire, perché sottintende tutto un sistema di (dis)valori imperante. Sei povero? Allora sei sfigato, quindi perdente, non meriti la nostra compassione perché in qualche modo il tuo destino te lo sei meritato. Lo stesso vale per chi è grasso, maldestro, timido, disoccupato, eccetera.


La prima conseguenza è che la società non riconosce più il dovere di sostenere i bisognosi: la situazione di bisogno si tramuta in un verdetto senza appello. Il vecchio adagio "poveri ma onesti" non costituisce più motivo di orgoglio, ma di emarginazione.

Corollario: non è “sfigato” chi ha successo (non importa come).
Ci sarà da lavorare con questi ragazzi, dopo la fine del berlusconismo e l’auspicabile tramonto del neoliberismo e della telecrazia.

giovedì 15 dicembre 2011

Dopo la caduta (spero) del Grande Truffatore

COSA COMBATTERE ANCORA?




La domanda l'ho sentita porre in vari modi a parecchi oppositori del regime berlusconiano (uno su tutti, Ezio Mauro). Essa sottintende, e a volte esplicita, un quesito ulteriore, che più o meno suona così: "adesso che Berlusconi è sconfitto (non ancora dalle urne, ma sperabilmente dalla Storia), il tuo giornale, la tua attività di pensiero critico, serve ancora? Non è che la sua uscita di scena condanna al declino anche la tua testata, che per 17 anni è stata particolarmente "caratterizzata" in chiave antiberlusconiana?"

Il quesito mi è parso legittimo, ma abbastanza ozioso, sino a che non è stato posto a me da un vecchio amico qualche giorno fa.
Il solo fatto che la domanda mi è stata posta rende evidente che la risposta, se sembra ovvia a me, non sembra ovvia a molti altri, tra i quali forse anche i miei dodici visitatori.

Eccomi dunque a dirlo, apertis verbis: certo, c'è ancora molto da combattere. Bisogna partire dal presupposto che il berlusconismo come malattia non è stata la causa, ma la conseguenza di una mentalità (anche se ha poi contribuito a rafforzarla al punto da renderla a lungo dominante).
In questo senso mi sento di indicare alcuni bersagli contro i quali appuntare la mia critica più radicale. Pochi, ma a mio avviso assolutamente fondamentali.

a) Il razzismo, la xenofobia, il localismo incarnato dalla Lega fascistoide, becera e violenta, con tutto il suo corollario di vilipendio alla Patria, di aprioristica disobbedienza fiscale, di antieuropeismo e di insofferenza verso il concetto stesso di cultura. Il caso ha voluto che in un paio di giorni si siano verificati il pogrom di Torino (un episodio trucido, lugubre, degno del Ku Klux Klan) e l'azione del criminale nazifascista di Firenze (non etichettiamolo come pazzo, per favore: a furia di dire che i teppisti da stadio erano quattro deficienti, si è finito per lasciar dilagare il fenomeno...). E me lo chiedi, certo che c'è da combattere!

b) La mentalità neoliberista, che dietro a tutta una serie di falsi ideologici, teorie economiche strampalate, assiomi indimostrati e leggende metropolitane, ha "sdoganato" l'egoismo dei ricchi, diviso il sindacato e asservito la sinistra, legittimato l'evasione fiscale e la ridicolizzazione del ruolo sociale dell'impresa, il primato della finanza sull'economia, l'idolatria del manager rispetto al politico, la demonizzazione del welfare, la redistribuzione della ricchezza dal popolo alle caste, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, il potere smisurato di un fanatico incapace come Marchionne. Eccome se c'è da combattere!

c) Infine, ancora Lui: il guitto delinquenziale, l'erotomane monomaniaco, il riccastro parvenue, il superegolatra, il fiancheggiatore criminogeno, il Grande Truffatore di Arcore. Adesso è sulla difensiva, sembra sconfitto definitivamente e forse lo è. Ma attenzione, non crediate che si sia rassegnato. Anche perché è convinto, forse a ragione, che il suo declino politico segni l'inizio della sua fine anche sul piano giudiziario e imprenditoriale: gli unici due veri motivi per i quali era sceso in campo, quasi diciotto anni fa. Non so cosa stia tramando, ma nulla di buono di sicuro. Eccerto, che c'è ancora da combattere!

venerdì 20 maggio 2011

Non ci posso credere!


QUANDO SI DICE COGLIONI
prosperini

Ieri sera riunione di quartiere, presente il sindaco della mia città e un assessore, per spiegare il meccanismo di riscatto del diritto di superfizie in diritto di proprietà.
A un certo punto un tizio (che conosco, e mi meraviglia molto perché in città è un professionista stimato, e intelligente) prende la parola e rivolgendosi al sindaco fa:
“Vediamo se ho capito: in base alle leggi sull’edilizia convenzionata, uno compra NON la proprietà del terreno, ma il diritto a costruirci sopra e a rimanerci per 90 anni come se ne fosse il proprietario. In cambio, paga il terreno una cifra nettamente inferiore al prezzo di mercato. Giusto? Bene. Solo che dopo 90 anni il terreno, e tutto ciò che è stato costruito sopra, torna al Comune.
Allora io pongo una domanda sindaco, siccome siamo obbligati dal vostro piano regolatore di sinistra a dotare tutti i nuovi stabili di giardino condominiale, chi mi dice che dopo 90 anni voi su quel verde non ci costruite una bella moschea?”

mercoledì 11 maggio 2011

Per vincere, sono capaci di tutto


Approfittando vigliaccamente di essere per sorteggio l'ultima dei due a parlare nel confronto televisivo su SKY,
la Moratti accusa il suo avversario - che a quel punto non può replicare - di essere un ladro d'auto condannato e amnistiato.

La cosa è falsa (fu assolto in cassazione), ma detta da una che va a rimorchio di Berlusconi, il quale ha fatto dell'impunità il suo cavillo di battaglia, sinceramente fa pena.

Personamente non credevo che la Moratti si spingesse a questo grado di bassezza.
Devono proprio avere una paura della Madonna.

Ma intanto si sprofonda sempre più in basso.


Per favore divulgate. 

lunedì 28 febbraio 2011

Superati anche dal Cile


SUDAMERICANO?

MAGARI!

ZAPATALeggo sul blog di Alessandro Giglioli che, in una intervista al Corriere della Sera, il Presidente cileno, che en passant è di destra, quasi si offende quando il giornalista lo paragona a Berlusconi.
Sebastian Piñera è alla vigilia di una visita ufficiale in Italia, e di solito in questi casi il politico intervistato esprime valutazioni assai diplomatiche sul Paese in cui sta per recarsi, frasi del tipo “i nostri rapporti sono eccellenti”, e così via.

Sebastian Piñera no: quando il giornalista gli chiede “I suoi connazionali l’hanno paragonata a Silvio Berlusconi, siete entrambi imprenditori entrati in politica, con interessi nei media e nel calcio. Trova il confronto calzante?”, il Presidente cileno prende le distanze, piccato:
«Io ho preso un dottorato a Harvard, ho insegnato 15 anni all’università e non mi pare che sia il caso del presidente Berlusconi» (…) «ho fatto l’imprenditore, ma la mia vera vocazione è la vita pubblica e l’impegno per restaurare la democrazia in Cile», insomma «ci sono molte differenze, sono più giovane, mi considero un uomo di famiglia, sono sposato da 37 anni, il parallelo non regge, siamo molto differenti per stile di vita, comportamenti e valori» e infine «ho risolto il conflitto d’interessi vendendo tutto a un blind trust, anche se la legge cilena non mi obbligava a farlo».
No comment.

martedì 8 febbraio 2011

Il '68 non c'entra una sega


NON C'E' IN BALLO SOLO 
IL RUOLO DELLA DONNA
un popolo di eroi


Ieri sera a L’Infedele, Gad Lerner ha mostrato le interviste fatte ad alcune esponenti del Centrodestra (immancabile la Santanché), interpellate sulla manifestazione “Se non ora quando?”
che avrà luogo domenica in molte città d’Italia.
Devo dire che è molto difficile sentire in così pochi minuti un concentrato di idiozie più denso.
Tralasciando le solite rifritture (“sinistra moralista”) e una sola, generica imbarazzata ammissione a denti stretti per quanto qualunquista (“purtroppo la nostra società sta smarrendo i valori autentici”), le due castronerie più grosse, ripetute a gola spiegata da molte intervistate, sono a mio avviso riassumibili come segue.

a) “la dignità della donna si difende sempre, non strumentalizzando una vicenda per dare addosso a Berlusconi: per esempio cosa hanno da dire a sinistra sulla giornalista de Il Giornale che è stata perquisita?” (questa è la cazzeria profferita da Sua Spudoratezza Santanché)

b) “le donne che si concedono per fare carriera non sono che l’ultima conseguenza del permissivismo dilagante che è stato propugnato dalla sinistra dal ’68 in avanti, quindi adesso è inutile che a sinistra si faccia la morale.”

Facile liquidare la prima fesseria (la giornalista non è stata perquisita in quanto donna, quindi l’esempio non c’entra un cavolo). Più insidiosa la seconda, perché sembra colta, politica.
Ma è solo una illusione ottica. In realtà la donna che usa il suo corpo per fare carriera o anche solo sopravvivere non è certo una conseguenza del ’68, non a caso ci si riferisce a tale attività con la locuzione “il più antico mestiere del mondo”. Da Cleopatra e Salomé sino alle cortigiane del ‘700 e ‘800, non c’è stato alcun bisogno di aspettare il 1968. Anzi, la liberazione sessuale che con un certo semplicismo si vorrebbe coincidente con il movimento del Maggio Francese, e che percorse il movimento femminista, vedeva la prostituzione molto negativamente, al punto da sostenere che una donna che si sposasse per “sistemarsi” poteva tranquillamente essere assimilata a una puttana e il marito a uno stupratore legalizzato.

In realtà le damazze del centrodestra, molto coraggiose nel difendere le donne se c'è di mezzo l'Islam, quanto cacasotto se si tratta di criticare il Padrone, non hanno capito una mazza. E cioè che la manifestazione di domenica non è contro quelle povere minus habens che credono di diventare qualcuno concedendosi al Caimano, bensì contro l'immagine avvilente che il Caimano stesso dà dell'Umanità: una immagine svilente del corpo e dell'intelligenza della donna, ma anche squalificante dell'Uomo, trattato come un satiro guardone, bavoso e ossessionato dal pisello.

Io domenica ci sarò, a Milano, in Piazza Duomo, ma non per fare da comparsa solidale al fianco di Datimoglie e Adolefiglia. Ci sarò per testimoniare che non tutti gli uomini italiani sono come Berlusconi, Mora, Fede e compagia cantante.

lunedì 7 febbraio 2011

Il pifferaio magico


FU VERO LEADER?

EccoUnCretino

 …ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo, permettetemi qualche dubbio in proposito.
Dall’inglese, “to lead” significa “guidare”, “farsi seguire”. Il che implica che se c’è un leader debbono esserci, per definizione, dei followers: coloro i quali lo seguono. Ma l’idea stessa del guidare e del seguire implica un moto, un dirigersi verso un fine, una meta. L’avere una direzione.
Ed è qui che possiamo fare una prima distinzione. Esistono leader che si fanno seguire per un ideale che implica un futuro migliore e di progresso (Gandhi, M.L.King, solo per citarne due arcinoti) ed altri che si fanno seguire assecondando gli istinti peggiori della gente (persino scontato Hitler).
Nella seconda categoria, quella dei leader “negativi” possiamo annoverare coloro i quali non avrebbero seguito se non sulla base del terrore e della menzogna (ancora Hitler, ma anche Stalin).

Insomma, ci sono leader e leader.

E Berlusconi? Berlusconi incarna un modello abbastanza originale di leader. Il leader che potremmo definire “assolutorio”. La gente lo segue perché – come dice Severgnini – è lui stesso un’assoluzione ambulante. 
Se lui, potente ed osannato, evade le tasse, corrompe i giudici, si abbandona alle orge, fa regolarmente la figura del parvenue maleducato nelle cerimonie ufficiali, diffama gli avversari, piega le regole a proprio vantaggio ed occupa la posizione che occupa, se lui dall’alto dello scranno su cui siede “sdogana” anche il razzismo, l’egoismo localista e Faccetta Nera in nome del pragmatismo, allora cosa vuoi che sia se io non mi faccio fare la fattura dall’idraulico, se parcheggio in seconda fila, se evado a mia volta, se cerco la “spintarella”, se disprezzo il diverso e il più povero (avete notato che il peggior insulto oggi è “sfigato”?)…

Insomma, ecco perché metà – o poco meno – degli Italiani ancora lo seguono: perché è il monello che c’è in noi, è il proprio porco comodo che diventa lecito e anzi si vanta della sua – della nostra – furbizia.
Ne consegue il disprezzo per le regole e l’invettiva contro il moralismo, lo sbrago totale dei costumi  e dell’educazione, il dileggio verso la cultura ed i libri, sino all’esaltazione dell’egoismo come virtù (questa viene da lontano, chi si ricorda il “gene egoista”?), che Albanese ha reso benissimo con Cetto La Qualunque quando grida dal palco del comizio di voler fare, per i poveri e i bisognosi, una “beata minchia”.

Ed ecco la vera ragione per la quale il trionfo del berlusconismo ha implicato, necessariamente, la sconfitta del senso civico e dell’altruismo della sinistra e del cattolicesimo progressista: il comunismo e lo stalinismo non c’entrano una cippa, è fumisteria ideologica. Il vero bersaglio è la coscienza in senso etico.  Come ebbe a dire Gaber, “non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me”.
Perché lo temo?
Basta guardare lo sguardo beota e soddisfatto di sé del cretino qui sopra, per capirlo.

lunedì 24 gennaio 2011

Bondi, la cultura, le scimmie ed il cinghiale




Nelle ore in cui Bondi rischia di essere sfiduciato in parlamento perchè il suo capo vuole rischiare la conta, pensando alla cultura massacrata da tagli e da scelte volte ad impoverirla, mi colpiscono alcune notizie che vedono protagonisti i leghisti.
Costoro  come scimmie impazzite eseguono gli ordini in periferia, talvolta emulando come veri cercopitechi le gesta dei capi romani e così finendo come kamikaze per esplodere le loro stupidaggini ai confini di Berlusconia , ricoprendosi di ridicolo.
Intanto il cinghiale ferito barcolla ma non molla. Grazie a chi? Ai cercopitechi, che ancora pensano che in groppa a lui arriveranno nelle terre promesse del federalismo. Ma quando mai!
Al massimo avranno un posto in prima fila durante un bunga bunga, col trota travestito da poliziotto in reggicalze. Come ha finito per fare la sua fidanzata, anticipandolo. Trota cornuto, tra l’altro…
La cultura non si mangia, dice Tremonti. L’affermazione la dice lunga sulle capacità e la lungimiranza del ministro degli evasori, ma tant’é.
Eppure la cultura fa mangiare un sacco di gente, produce e scambia molto denaro oltre ad essere lo specchio di un paese, oggi  impoverito dal berlusconismo.
Un paese senza democrazia culturale e senza memoria storica, come s’impegnano a fare già le molte TV del nano malato,  è un Paese che si può asservire con molta più tranquillità.
Un paese dove berlusconi non è più in carne ed ossa ma è diventato da tempo una fiction rassicurante che viene sempre perdonata ( credereste mai che topo gigio commetta un reato ? ). Vent’anni di impegno hanno pur sortito qualche effetto, lo dico per quelli che si domandano ancora come sia possibile che solo metà degli italiani consideri insopportabile l’attuale situazione politica e chieda le dimissioni del berlusca.
L’altra metà crede o fa finta di credere al complotto:  non tutti sono più esaltati come prima, ma chi anche fosse uscito dal cerchio dei malati conclamati, ha comunque in corpo abbastanza virus per rimanere  nel secondo o terzo cerchio dei confusi o disorientati o peggio ancora “terzista” o finanche sinistro-modernista ( vedi Renzi ).
Solo da noi è così, perchè solo da noi la sottocultura televisiva ha raggiunto ed infettato una così larga parte della popolazione, dalla invasione degli ultracorpi in poi.
Con molta stupidità e pressapochismo i leghisti ripristinano i roghi dei libri della Sacra Inquisizione
C’é aria di censura, nel Veneto leghista. Gli scrittori pro-Battisti, prima genericamente ostracizzati da un assessore della provincia di Venezia, ora vengono messi al bando nelle scuole. Mentre nelle biblioteche comunali, nel silenzio generale, stanno sparendo le opere degli autori politicamente scomodi.
Ecco gli scrittori che qualche anno fà firmavano un appello pro Battisti e che ora vengono messi al bando nel veneto leghista. Non che ce ne freghi nulla del terrorista Battisti , anzi – bisogna sempre precisare per via di deficienti in agguato  -  ma solo la stupidità peggiore puo’ avere questa ansia di censurare.
Poi se la prendono col cinema.
E’ uscito nelle sale «Renato Vallanzasca-Gli angeli del male» di Michele Placido con Kim Rossi Stuart nel ruolo dell’ex bandito.
Subito si alzato lo scemo di turno, il deputato della Lega Davide Cavallotto, invitando a boicottare il film: «Dopo aver pubblicizzato la mafia in tutto il mondo e reso celebre da Nord a Sud la sanguinaria Banda della Magliana di Roma – dice Cavallotto – non ancora soddisfatto il cattivo maestro Michele Placido è salito in cattedra per elevare a eroe lo spietato assassino Renato Vallanzasca».
«Usare giovani e affascinanti attori per sdoganare l’immagine di personaggi che dovrebbero cadere nell’oblio per i crimini commessi - secondo Cavallotto - è un insulto alla memoria delle vittime e una crudeltà verso i loro parenti. Adesso ci mancava solo la madre di Renato Vallanzasca a chiedere la grazia per il figlio al Capo dello Stato».
Ora tocca a Saviano.
A parte le tv di RAISET ed i giornali del padrone, già pronti a far pagare con il metodo del fango ( metodo Boffo), chiunque osi avere una opinione diversa da quella del mondo berlusconico , anche la figlia di Berlusconi è scesa in campo per il Papi attaccando lo scrittore con l’aria di dire:” Caro stipendiato, stai al tuo posto, non toccare il mio Papi, vendi milioni di cope che mi arricchiscono ma non ti permettere di lodare i procuratori di Milano. Ne approfitto pèer rammentarti di farti un trapianto di capelli, che sembri uno sfigato…“
Sulle voci che girano intorno alle chances della figlia bruttina del premier di ereditare il potere del Papi abbiamo già detto di recente.
Per non dire dell’odio della Lega verso Saviano dopo la polemica a “Vieni via con me”: un’Amministrazione leghista viene accusata di aver tolto Gomorra dagli scaffali dalla biblioteca di Preganziol.
Sembra che gli amministratori ritengano che i libri di Saviano non siano degni di restare in biblioteca, dopo che lo scrittore ha denunciato durante la trasmissione televisiva di Rai 3 “Vieni via con me” che la mafia interloquisce con la Lega.
Saviano ha detto una ovvietà, ma i cretini si sono distinti nel sottolinearla.
La Lega e la cultura ( personale ):  Calderoli è un minus habens oppure ci fa?
L’altro esempio è che giorni fa il giudice Guariniello non ha potuto incriminire il direttore di un supermercato che vendeva prodotti con la salmonella dentro, perché la legge sulle adulterazioni dei cibi è stata cancellata dal Ministero per la semplificazione normativa, e la Corte Costituzionale intervenuta in merito aveva comunque prorogato di due anni tale legge con scadenza 31 dicembre 2010. E in due anni questo governo del fare non l’ha rifatta.
Talvolta la Lega si sveglia un mattino e se la prende con se stessa.
Conoscendo i nostri polli, i cercopitechi leghisti insomma, sembra assurdo eppure è così.
La Lega litiga per la cultura ed anzi i sindaci leghisti alzano gli scudi contro il governo, come se a Palazzo Chigi loro non ci fossero.
Oggi si sono accorti che la sforbiciata indiscriminata al settore poteva passare per le loro città. Così, con un ministro – Sandro Bondi – dimezzato e che passa le notti a pensare se dimettersi o farsi dimettere, i teatri d’Italia si trovano in ginocchio.
A guidare la rivolta il sindaco di Verona, Flavio Tosi, alle prese con l’Arena, il tempio della sua città, che rischia di chiudere per bancarotta. Verrebbe da chiedergli dove erano i suoi del Carroccio quando a Palazzo Chigi si tagliava a destra e a manca nel settore cultura. Resta il fatto che il povero (si fa per dire) Tosi ha ragione: le stagioni della lirica sono a serio rischio
Il caso Arena
In questo caso il problema non sono solo i tagli. La stagione della lirica nel 2010 ha chiuso con tre milioni in meno di incassi al botteghino rispetto all’anno precedente e 423.000 spettatori persi per strada, praticamente il minimo. Tosi, però, non ci pensa a fare mea culpa e punta il dito contro il governo: “Può accadere – dice – di dover chiudere il bilancio della Fondazione Arena in rosso, non per responsabilità gestionali, ma esclusivamente per la mancanza dei fondi statali. Da un lato mal comune mezzo gaudio, visto che questo ci accomuna a tutte le altre fondazioni liriche. Ma i casi sono due: o l’Italia, che è un Paese che vive anche di cultura e di lirica, fa i conti seriamente con questo dato, oppure qui si rischia di mandare a ramengo l’intero comparto. A gennaio ci troveremo con tutti i sindaci e i sovrintendenti interessati per andare a parlare con il ministro, perché nessuno può pensare di mandare a carte quarantotto la Fondazione Arena”. La risposta gliel’ha già data però il suo collega di partito, l’onorevole Alessandro Montagnoli, leghista, membro della Commissione Finanze della Camera. “Il no del governo al reintegro del Fondo Unico per lo Spettacolo? Purtroppo era prevedibile – premette – visto che tutti sapevano che all’interno del decreto milleproroghe le priorità erano due: il reintegro del 5 per mille, a favore del volontariato, e dare una mano al trasporto pubblico locale”. Nessuna speranza, dunque.
I Cercopitechi  fanno quadrato intorno al cinghiale ferito, per quanto ancora?
Crazyhorse70

giovedì 21 febbraio 2008

Operazione "pulizia" nel PDL (?)


Trasmettiamo ora, per la serie:
"VORREI MA NON POSSO"
l'ultimo scimmiottamento di Berlusconi verso il PD.

berlusconi se la ride

Bondi: "Divieto candidature non vale per procedimenti politici"
Il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, ha scritto ai coordinatori regionali per illustrare i criteri nella formazione delle liste. Il Pdl, spiega Bondi, intende "riconfermare in linea di massima i parlamentari uscenti", valutando però "il numero delle legislature ricoperte, il loro radicamento territoriale, l'impegno profuso a favore del partito" con l'obiettivo, prosegue la missiva, "di favorire un necessario e naturale ricambio con particolare attenzione alle donne ed ai giovani". Il coordinatore apre poi il capitolo delle esclusioni per procedimenti penali in corso, chiarendo che il criterio non vale però per "quelli che, come sappiamo, hanno un'origine di carattere politico".
Commento: "Ah ecco: mi pareva..."

domenica 10 febbraio 2008

Storia di un giornale di partito e di una "bella famiglia come le altre",



Raccontata dal Direttore del Corriere d'Italia, Mauro Montanari

Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L’Udeur, in quanto partito votato dall’1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa cinquemila copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano al collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un’altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!". A che serve allora -direte voi- un giorna-le come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa un milione e 331mila euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita in-tera di lavoro? insisterete ancora voi. Che fara?
Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40mila euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete. Che c’entra? Se è bravo… non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98mila euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine. Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di Formula Uno di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora -assicura l’editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui!
Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141mila euro per rappresentanza e 22mila euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per duemila euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.

Mauro Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS




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(Pensato dalla coblogger Sabry65)

lunedì 12 novembre 2007

Che domenica bestiale

UN BRANCO DI IDIOTI

STRISCIONE1
Ieri per me ERA stata una bella giornata. Al mattino con Datimoglie e Adolefiglia ad assistere a una partita di pallavolo tra squadre juniores (ci gioca una sua amica): grande sportività in campo e fuori, le sconfitte che si complimentano con le vincitrici, e queste ultime che ringraziano senza degnazione.

Nessun genitore pirla sugli spalti, tutti applaudono tutti.
L’aria dell’hinterland milanese, in un bellissimo cielo terso con gli alberi colorati d’autunno, era stupenda. Al pomeriggio tutti e tre di nuovo fuori, alla fiera del tartufo di Via Ripamonti, in mezzo a una folla allegra, un po’ infreddolita, composta, che assaggiava salamelle e vin brulé. Siamo i felici possessori di due tartufini di Norcia che ci sono costati un patrimonio e che dureranno pochissimo.

E così, dopo cena, visto un bel film alla TV, mentre Datimoglie si appisolava sul sofà, DatieFatti zappingava pigramente, cercando (confesso) le previsioni del tempo, prima della nanna. E lì ha scoperto che un poliziotto scemo e alcuni branchi di cerebrolesi sedicenti tifosi gli stavano rovinando il ricordo di una domenica serena.

Quindi si impone qualche pensierino sugli ULTRAStupidi.

Primo: c’era da aspettarselo, e io infatti me lo aspettavo. Dopo i provvedimenti presi in seguito alla morte di Raciti, che hanno effettivamente reso assai più sicuri gli stadi, gli idioti teppisti organizzati non vedevano l’ora di menare le mani e vendicarsi sulla polizia.
Era tutto preparato. Se io, che non appartengo alla loro categoria, vado allo stadio, non ho nulla di infiammabile con me, salvo l’accendino bic (che non basta certo per dare fuoco a un pulmino della polizia, lì è assai più utile una molotov).

Secondo: c’è da aspettarsi che il centrodestra tenti di strumentalizzare, come sempre, anche questo episodio, magari addossando la colpa a Veltroni per i disordini di Roma (in tal caso, sorvoleranno con elegante levità su quelli di Milano, perché lì c’è la Moratti); oppure diranno che questo governo è imbelle, le solite stupidaggini insomma, come se loro avessero mosso un dito, in cinque anni di governo cleptocratico.

Terzo: il poliziotto che ha sparato è un cretino galattico, e va punito con tanta più severità proprio perché poliziotto. Non voglio allora sentire cretinaggini del tipo “non delegittimate le forze dell’ordine” (idiozia di probabile provenienza destrorsa) o ancora “polizia violenta” (cazzata probabilmente levogira).

domenica 23 settembre 2007

Onestà


UN ESEMPIO: IL QUIRINALE.

Capire, vuol dire distinguere.
Se uno non distingue un lombrico da un pitone, può credere a un tale che gli racconta che i rettili sono invertebrati.
Se non voglio distinguere il mago Otelma (si scrive così?) da Grillo, mi faccio convincere che Grillo è un imbonitore di piazza dello stesso livello.

E allora, per distinguere.
Scopro che i costi del Quirinale sono occulti. Sissignori. Da sempre. Non c’è stato un Presidente della Repubblica – dicasi uno – che abbia reso trasparente e pubblico il bilancio dell’Istituzione che rappresenta.
Si sa solo lo stanziamento finale, se ben capisco da quanto è riportato ne “La Casta” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, capitolo tre. Lì mi si dice (e non ho motivo alcuno di dubitarne), che il costo della macchina Quirinale è lievitato fino al giorno d’oggi, 2007, anno in cui essa macchina costa il quadruplo (senza trasparenza) di Buckingham Palace, per dire.

Ora uno può dire: ma allora anche i Presidenti della Repubblica son tutti ladri?.
Vero nulla.  Apprendo che Enrico De Nicola  guadagnava (anni ’40) 11 milioni di lire l’anno, e che oggi, al netto dell’inflazione, l’appannaggio del Presidente è uguale.
In valuta di oggi, Einaudi riceveva 185 mila Euro (1948), Saragat 255 mila (1965), Cossiga 210 mila e – a fine mandato, nel 1992 – 185mila.
Scalfaro? 211 mila, però chiese e ottenne di pagare l’Irpef  come tutti (viene da chiedersi se per rompere una continuità evasoria rispetto ai predecessori, o per reagire a tentativi di “seduzione” da parte della politica).
Ciampi non adeguò mai, in sette anni, il suo compenso (218 mila, che è lo stipendio lordo di Napolitano).

Quale la morale?
Che di uomini onesti ce ne sono, ma che il sistema li mette nella condizione di non nuocere.
Magari li manda al Quirinale.
E’ uno strano posto, dietro alle Quattro Fontane, a due passi dal mercato.
Cos’hai capito? Il Mercato di Traiano, volevo dire.

martedì 4 settembre 2007

Pensieri di un elettore di centrosinistra



RIFLESSIONI AL RITORNO


Matteotti


E insomma, rieccomi qui.
Sono sopravvissuto ai 49° della Tunisia.
E mi ritrovo nella solita e monotona meteorologia politica italiana.
Una noia che non ti dico.

In vacanza, incuriosito dal mio amico Valerio, ho letto un po’ di Beha.
Acuto, non c’è che dire. Dice anche cose condivisibili.
Solo, lo trovo un po’ debole come impianto logico. Un po’ troppo nichilista, per i miei gusti.
Anche al bar, di solito, si sente dire “è tutto un magna magna”, “la politica è una roba sporca”, eccetera.
Beh, io non ci sto, e lo sapete.

Su una cosa però sono d’accordo con lui. Il berlusconismo travalica Berlusconi. La colossale sbornia di soldi-successo-pubblicità-TVspazzatura-sdoganamentodeifascismi-revisionismostorico-giustificazionismodellaillegalità, eccetera, non nasce (né, purtroppo, muore), con Berlusconi, bensì affonda le sue radici nel craxismo e nel CAF. E in ultima analisi nella mentalità italiana. E ha trovato e trova complicità (nei fatti, se non nelle intenzioni) di una bella fetta del centro-sinistra.

Tutto vero. Ma non fermiamoci a questo.
Perché la sbornia di cui sopra, se prende il nome di Berlusconismo, è perché Berlusconi, senza vergogna alcuna, la trasforma in ideologia, in metodo sedicente legittimo di lotta politica e di potere. Berlusconi non mi spaventa solo per ciò che ha fatto, per i guasti visibili che ha prodotto, ma perché rende quella mentalità accettabile e accettata, lecita e anzi auspicabile e persino si ammanta di virtù, laddove la traveste da lotta per le libertà (Casa delle libertà, TV delle libertà, eccetera).

Fino a quando lui sarà padrone della scena politica, per lo meno a destra, niente da fare.
Così come, finché il CAF guidava la Prima Repubblica, ogni speranza di rinnovamento reale era una chimera pura e semplice.
Come ho detto poco fa a una cara amica: “ecco perché voglio la fine del berlusconismo: per poterli mandare a cagare tutti quanti. Libero di non votare turandomi il naso come al solito!!”

Ed ecco perché, da oggi, questo blog continuando a combattere questo centro destra, ma soprattutto Berlusconi, denuncerà le contaminazioni berlusconiste di cui la sinistra è affetta.
Un’ultima notazione.

Io voterò. Voterò sempre, fino a che ci sarà il nanetto in agguato, e sempre contro di lui. Ma posso sempre mandare messaggi elettorali alla sinistra, nel mio piccolo di elettore. Te lo immagini (poniamo) se le elezioni fossero vinte dal centrosinistra, ma con IDV al 35%??

martedì 24 aprile 2007

Che bella famiglia


Dal blog di Cristiana Alicata, che saluto:


Le belle famigliole italiane.

Aprile 24th, 2007· ROMA - Li narcotizzavano, e spesso anche drogavano, per costringerli poi a partecipare a giochi erotici. Vittime di alcuni insegnanti e collaboratori di una scuola materna ed elementare di Rignano Flaminio, vicino Roma, erano alcuni bambini tra i 3 e i 10 anni. Sei le persone arrestate - tre maestre, il marito di una di loro, una bidella e un addetto a una pompa di benzina.  Da corriere.it del 24 aprile 2007.

La maestrina con il marito capito? La bidella e il benzinaio (apoteosi del cliché femminile e di quello del vero macho sporco di grasso)….sembra un romanzo di Ammaniti. E invece no.
Scusate, ma queste cose mi fanno accapponare la pelle. Mi aspetterei che la Bindi, la Pollastrini, Fini, Bagnasco, quelli del Family Day, Ruini e il Papa, perdessero la voce in difesa di questi bambini. Sono queste le cose che DEVONO  scandalizzarci. Sono questi i mostri. O chi non ne parla si sente più simile a loro che a due donne che si baciano o due uomini che si abbracciano? Devo credere questo? Tutti a gridare subito allo scandalo per una mossa effeminata di un maschio che ne tradisce la non cultura machista. Tutti a scuotere la testa e a dire: “Che schifo.” Se due donne vivono insieme.
OH…GENTE! TORNIAMO A DARE LA GIUSTA PRIORITA’ ALLE COSE.

lunedì 1 gennaio 2007


da l'Adige.it
«L'università italiana è un bordello»
di ANDREA TOMASI

L'accusa di un prof trentino Paris: «Un sistema mafioso»
21/12/2006 06:32

È trentino, ma vive e lavora negli Stati Uniti. Da oltreoceano ha ingaggiato una battaglia contro il «sistema universitario italiano». Si chiama Quirino Paris. È professore di economia agraria, economia matematica ed econometria. Insegna alla University of California (Davis) e dice: «Ciò che succede da voi, qui non potrebbe mai accadere». Parla di «mafia accademica». 

Dagli Usa ha inviato una dettagliata documentazione sui concorsi pubblici sospetti. Così la Procura della Repubblica di Trieste ha aperto un'inchiesta. Professor Paris, lei ha denunciato il sistema dei concorsi universitari: chiamate di professori studiate a tavolino; assegnazioni di cattedre definite dai «soliti baroni». Si parte da un «caso calabrese», ma lei dice che il sistema drogato non c'è solo in Meridione. «Purtroppo, il sistema dei concorsi truccati è piuttosto diffuso. Infatti, questa è la ragione principale per la riforma del sistema nel 1999 e per la riforma di cui si parla nel 2006. Nel 1999 si è passati da un sistema "nazionale" (nel senso che venivano eletti i membri di una commissione nazionale) ad un sistema "locale" (nel senso che i membri delle commissioni avevano valenza solo per il concorso bandito da una sola università). 

Ora si parla di ritornare al sistema nazionale. Perché? Perché, evidentemente, il sistema non funziona su larga scala. Ma bisogna rendersi finalmente conto che il sistema delle elezioni (anche mitigate da un sorteggio tra 15 eletti) non funziona né per le commissioni nazionali né per quelle locali». Nel 2003 lei denunciò al Cun (Consiglio universitario nazionale) il caso di un docente non confermato nonostante avesse tanti titoli. Al presidente del Cun chiese di intervenire per fare chiarezza. Lei parlò di "mafia accademica" e di "cupola". Una segnalazione che le è costata delle denunce per diffamazione. Lei ha mostrato, con un metodo matematico, che le votazioni per i membri delle commissioni erano pilotate. Ci può spiegare, in parole semplici, come funziona la cosa? «Le commissioni di concorso per professori ordinari di una data disciplina sono formate da cinque membri, uno designato dall'università che bandisce il posto e quattro eletti da tutti professori ordinari di quella disciplina afferenti a qualsiasi università. In economia agraria ci sono all'incirca cento professori ordinari. Dal 1999 al 2005 ci sono state ventisette votazioni per concorsi di professore ordinario. In ogni votazione, solo quattro individui hanno ricevuto un numero consistente di voti e sono risultati eletti. Non solo. Il numero di voti ricevuti è stato quasi uguale tra i quattro eletti. La probabilità che un evento di questo tipo si verifichi ventisette volte di seguito è praticamente uguale a zero. Ciò dimostra che le votazioni sono state pilotate. Lo scopo del pilotaggio è quello di far eleggere membri che siano d'accordo nel dichiarare idonei dei candidati che sono stati scelti come vincitori del concorso a priori, cioè prima dell'elezione dei membri della commissione. Nell'università italiana, in via generale, non si vince un concorso senza sponsor». 

Dopo qualche anno e tante grane giudiziarie, rifarebbe quello che ha fatto? Denuncerebbe all'autorità competente lo scandalo concorsi? «Certamente sì. Anzi, seguirei i concorsi più da vicino, per più tempo e mi documenterei con maggiore dettaglio». Dopo la sua denuncia, lei venne espulso dalla Sidea (Società italiana degli economisti agrari). Come si è spiegato quell'espulsione? «Semplicemente con il fatto che il presidente, che è stato il pilota di tutte le 150 votazioni in economia agraria dal 1999 al 2005, si crede potente ed intoccabile, non sopporta critiche e non ascolta consigli. Inoltre i componenti del Consiglio di presidenza della Sidea sono semplicemente dei suoi satelliti». Lei è trentino. Negli scorsi mesi anche l'Università di Trento è stata coinvolta in un'inchiesta sui concorsi: selezioni di personale tecnico amministrativo. Si è parlato di "raccomandazioni". 

Varie segnalazioni sono arrivate ai giornali regionali ma, stando a quanto emerso, pare che tutto fosse in regola. Pensa che esistano dei metodi sicuri al cento per cento per assegnare posti di lavoro pubblici? «Non sono ben informato sulla situazione che si è venuta a creare a Trento. Certamente esistono dei metodi validi per fare i concorsi. Tali metodi devono essere basati sulla trasparenza più assoluta: si deve pubblicazione in internet il curriculum vitae di ciascun candidato, le qualifiche dei commissari, e i verbali. Ma ci vuole anche una commissione esterna d'appello. Non si può più pensare che una sola commissione abbia facoltà di giudizio insindacabile. Bisogna sindacare. Questo metodo è il solo controllo che può far paura ai commissari e minimizzare le loro arbitrarietà. Per quanto riguarda i professori universitari, tuttavia, ritengo che i concorsi debbano essere aboliti. Ciascuna università che ha un posto da coprire si deve prendere la piena responsabilità di darlo a un asino piuttosto che a un genio. Dopo qualche tempo, il numero degli asini sarà talmente grande da provocare la bancarotta di quella università. E così ben sia. Si tratta di vedere la responsabilizzazione dei dirigenti dell'università che ora si trincerano dietro i risultati delle commissioni: commissioni che, per la grande maggioranza, scelgono la mediocrità al posto dell'eccellenza». Gli Stati Uniti sono famosi nel mondo per l'efficienza e la trasparenza. Ci può spiegare come funziona? «Io lavoro alla University of California, che è statale e quindi pubblica. Quando nel mio dipartimento c'è un posto da coprire, tutti i componenti del dipartimento (professori ordinari, associati e assistenti) scelgono il candidato. Ciascun membro del dipartimento cerca di votare per il candidato che crede migliore, secondo la sua idea di eccellenza. Si formano delle coalizioni che, se non scelgono bene, a medio e lungo andare distruggono il dipartimento: è una questione di eccellenza sostenibile». L'Italia potrà percorrere la «via americana»? «Non vedo la volontà politica di un rinnovamento dell'università italiana nel senso dell'eccellenza. Non sono stato io a dirlo ma lo stesso Ministro Mussi: "Entrando nell'università ho trovato un discreto bordello". La stessa cosa si potrebbe dire del Ministero dell'Università e della Ricerca che ha una grande responsabilità nel disastro regnante. A mio parere, il Ministero dell'Università e della Ricerca dovrebbe essere abolito». 

Qualcuno potrebbe dire: se Paris ritiene che il sistema accademico italiano è marcio, lui come ha fatto a diventare professore? Possibile che alcuni diventino docenti in maniera limpida se il meccanismo è corrotto? «Che il sistema è marcio non lo dico solo io. Lo dicono molti professori che vi stanno dentro. Io fui bocciato due volte ai concorsi di economia agraria in Italia. La seconda volta quando ero già professore ordinario alla University of California. Mi ero presentato, senza sponsor, anche ai concorsi di analisi economica e di econometria (nel 1980) e i "grandi elettori" del tempo decisero all'ultimo minuto di dichiararmi idoneo in econometria. Non sapevo chi avrei dovuto "ringraziare" e così non ho ringraziato nessuno. Se in un cesto di mille mele ve ne sono cinquecento marce, e non le togliamo, che cosa succede?». Il «caso Paris» ha fatto discutere molto sulla stampa nazionale. Perché questa sua denuncia è rimasta isolata? «Perché, a parer mio, nell'università italiana regna la "sindrome di Stoccolma", cioè l'atteggiamento della vittima che si "affeziona" alla persona che l'ha vittimizzata e ne rimane plagiata. Le persone che fanno parte del sistema non hanno scampo. Devono sottostare alle regole non scritte ma ben risapute, pena l'impossibilità di fare ulteriore carriera. Le persone che sono rimaste fuori sono troppo scoraggiate». 

I suoi colleghi statunitensi come vedono l'accademia italiana? «I miei colleghi sono ambivalenti nei confronti dell'università italiana. Da una parte apprezzano moltissimo le punte di eccellenza che pure esistono. Dall'altra sanno che il sistema di reclutamento italiano impedisce a chiunque di loro di avere l'opportunità di essere assunto sulla base dei propri meriti e quindi non ci provano nemmeno». I ricercatori italiani godono di buona fama all'estero. Come può un «sistema malato» produrre professionisti validi? «Qui parliamo dell'autoselezione. I giovani che studiano, nonostante il disastro intellettuale e accademico della riforma Berlinguer, esistono. Poi vengono rifiutati dal sistema universitario che preferisce, in molti casi, parenti e portaborse. Allora questi giovani scelgono l'esilio. Per fare questo passo ci vuole carattere e determinazione, condizioni necessarie e, per molti versi, sufficienti per farsi apprezzare nel nuovo ambiente. Il disastro italiano chiamato "fuga dei cervelli" non sta tanto nel fatto che i giovani italiani se ne vadano all'estero ma nella realtà che non esiste un simile flusso contrario di giovani stranieri che cerchino lavoro in Italia». Crede, come spesso si dice, che la pubblica amministrazione trentina sia un'eccezione positiva del «sistema Italia»? «Dico la mia da osservatore distante che legge i giornali in internet. Non è possibile che quando in un sistema (n-1) elementi sono corrotti non lo sia anche l'ennesimo». 

Ha seguito la polemica del difensore civico del Trentino, che ha raccolto le lamentele di cittadini, i quali denunciavano un "sistema mafioso" della politica? Non si parlava della mafia della lupara, ma di un sistema che esclude, emargina, penalizza. Cosa ne pensa? «Il comportamento mafioso è quello di appropriazione indebita della cosa pubblica a fini di tornaconto personale. Quando si stabiliscono delle reti di interesse personale si cerca di escludere quelli che non stanno al gioco. Non mi meraviglierei se questo tipo di comportamento si fosse manifestato anche in Trentino». Quella che lei chiama «mafia accademica» esiste solo in Italia? «Qui in California non ne ho visto le tracce come quelle esistenti in Italia. La mafia academica italiana si è sviluppata perché favorita da una legislazione sui concorsi universitari che va totalmente rivoluzionata. Questa legislazione e questo sistema di reclutamento non esistono al di fuori dell'Italia».

(Pubblicato dal coblogger Condorbianco)