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lunedì 19 agosto 2013

Nota per i gonzi che gli credono


TANTO PER NON DIMENTICARE...




Ritorno dalla montagna e vedo, girovagando qua e là, su un sito che apprezzo, quanto riporto qui sotto.

«Se non vado in politica, mi mandano in galera e mi fanno fallire per debiti».
(Silvio Berlusconi lo ripete sia ad Enzo Biagi che ad Indro Montanelli, dal 1993)

«Silvio Berlusconi è entrato in politica per difendere le sue aziende».
(Marcello Dell’Utri, 28 dicembre 1994)

«La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori».
(Fedele Confalonieri, “La Repubblica”, 25 giugno 2000)

«La situazione della Fininvest con 5 mila miliardi di debiti. Franco Tatò, che all’epoca era l’amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d’uscita: ‘Cavaliere, dobbiamo portare i libri in tribunale’ (…) I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l’inchiesta della P2, andò in carcere e perse l’azienda».
(Marcello Dell’Utri, intervistato da Antonio Galdo; l’intervista è stata pubblicata nel libro “Saranno potenti”, 2003)

«Silvio Berlusconi è entrato in politica con 5 mila miliardi di debiti e con le banche che tentavano di strozzarlo; oggi vanta 29 mila miliardi di attivo e figura tra i sette uomini più ricchi del pianeta».
(Daniele Capezzone, 30 ottobre 2005)

«Le offese quotidiane di Berlusconi mi inorgogliscono, perché vengono da chi, seduto sui suoi miliardi, non conosce né vergogna, né le esigenze vere e i bisogni degli italiani. Lui ha perso la testa oramai come uomo, come politico e anche come imprenditore, arrivando a disprezzare il lavoro di una imprenditrice che si è fatta da sola, che non ha una barca ed ha invece una sola casa con il mutuo. Solo quello che si ruba si nasconde ed è forse per quello che le sue principali abitazioni sono all’estero».
(Daniela Santanché, 10 aprile 2008)

«Come tutti i grandi imprenditori, Berlusconi non ha la purezza di San Francesco».
(Bruno Vespa a Panorama, 12 novembre 2009)

Tutte cose dette dai suoi, eh?

Come dite? Su quale sito ho visto queste cose? No, no, non su un sito di sinistra. Sono su "destradipopolo" (http://www.destradipopolo.net/).

Buone ferie.

venerdì 2 agosto 2013

Gli italiani elettori

GLI ITALIANI ELETTORI




I grillini: vengono di solito nominati come se l’elettorato di Casaleggio fosse un tutt’uno di convinta protesta antipolitica e qualunquista. Io non ne sono affatto convinto. C’è tra loro una larga minoranza di ex elettori di destra, delusi da Berlusconi e soci, ma che aderiscono entusiasticamente al messaggio di Grillo perché manda tutto in vacca e appiattisce gli onesti imbelli di sinistra con il nano corrotto di destra. Così, visto che per Grillo son tutti uguali, possono smettere di votare B. continuando a combattere il PD. E in più possono aggregarsi al carro di un altro populista, il che dalle loro parti è sempre un bel vedere.  Poi ci sono i delusi di sinistra, che possono continuare a fare le anime belle. Per loro è un’apoteosi. Finalmente c’è qualcuno che dichiara che il PD era complice del PDL, aiutati in questo da Travaglio. Ahimè sono la maggioranza dell’elettorato grillesco. A costoro sfugge che una cosa è il non essere  stati capaci di opporsi al dittatore, per insipienza, per miopia, per paura, o per semplice impossibilità politica, e un’altra è essere aspiranti dittatori. Sfugge a costoro che, se il PDS di Occhetto o l’Ulivo di Prodi o il PD di Veltroni avessero vinto le elezioni sempre, i loro governi non avrebbero mai neppure tentato le nefandezze anticostituzionali, non avrebbero mai incoraggiato i razzismi, non avrebbero mai sdoganato il fascismo, non ci avrebbero mai fatto fare le figure di merda planetarie, e l’economia non avrebbe conosciuto i rovesci, che invece sono il lascito lugubre di vent’anni di berlusconismo imperante.

I moderati: no, non parlo degli elettori di Berlusconi, che tutto sono meno che moderati. Parlo di quelli che prima votavano per B. e ora per Monti. Meglio tardi che mai, per carità. Ma danno la sensazione che hanno scoperto tardi la propria vocazione moderata e democratica. Avessero avuto davvero a cuore la Costituzione e le Istituzioni, avrebbero voltato le spalle al Mignottauro di Arcore almeno dieci anni prima. Ma l’istinto per loro è insopprimibile, sotto sotto continuano a pensare che è meglio un mafiosetto in doppiopetto, finché lo si può sostenere senza lordarsi troppo l’immagine, rispetto a un politico pulito ma di sinistra. E questi sono, in Italia, i moderati.

Gli elettori di sinistra: apriti cielo, qui le sottocategorie sono millanta. Quasi ogni due persone ci potrebbe essere un partito. Ma ragionando per gruppi ci sono quelli del PD e quelli di SEL (lasciamo stare gli altri, che ormai sono due gatti e non incidono). Quelli del PD continuano a votarlo con schifo (e li capisco, del resto io sono tra di loro). E ce ne sono di due tipi. Quelli che lo votano per l’ideale, e quelli che lo votano per resistenza a B. e a questa destra. Dei primi apprezzo l’ostinazione, ma non ne apprezzo la dose di pragmatismo: se votate gli ideali, dovreste mettere al primo posto l’idea che, se vince il PD, la democrazia non è in pericolo. Esattamente come fanno gli altri, che votano PD per antiberlusconismo. Perché se pensi all’ideale di sinistra-e-basta, tanto vale votare SEL, scusa: però poi non ti incazzare se quelli fanno cadere un governo, poniamo, sulla TAV, o sulle trentacinque ore come ha fatto Bertinotti nel ’98, quando fece cadere Prodi riconsegnando l’Italia a un Cavaliere che, incredulo, non sapeva se prendervi per il culo o ringraziarvi.
Gli elettori del PD: sono sempre meno, ma vanno ringraziati per la tenacia. Con una dirigenza così un altro partito sarebbe già scomparso dall’orizzonte. Lo si vota, di fatto, solo come argine al berlusconismo. Io stesso dico che, se fossi certo che Berlusconi, Grillo e soci non vinceranno le prossime elezioni, mi asterrei con grande gusto dal deporre la scheda. Ma sarebbe il caso che i dirigenti si dessero una mossa: non tanto e non solo per salvare il PD, quanto per evitare che l’Italia cada dal berlusconismo  nel grillismo.

I berlusconiani: anche qui ce ne sono di vari tipi. C’è quello che vota B. perché sdogana i suoi istinti peggiori: lo fa sentire legittimato a dire “dagli al negro” (o al comunista, o all’islamico), e soprattutto a chiedere la raccomandazione, a non pagare le tasse. C’è in costoro anche la rivalsa derivante da decenni di senso d’inferiorità verso chi ha studiato. E sono la parte peggiore. Poi ci sono i cattolici radicali, quelli che in nome dei “valori non negoziabili”,valori  che guarda caso hanno a che fare con tutto meno che con l’onestà e la democrazia, sarebbero disposti a rivotare Mussolini come negli anni ’20. Poi c’è una pletora di gonzi che si informa solo sui TG (alcuni TG) e quindi crede ancora che B. sia un imprenditore pulito, perseguitato dalle toghe rosse. Mi fanno un po’ pena.


“E i leghisti?”, dirà qualcuno. I leghisti, che per fortuna oramai sono frequenti come il panettone a Ferragosto, e infatti sono sempre più cattivi, non li considero nemmeno più. Con il tramonto dell’unico malfattore disponibile a tenerli in vita, sono destinati a scomparire, almeno dall’arco dei partiti in Parlamento: hanno imboccato la strada del tramonto, come i radicali, i monarchici e i neofascisti. Come i berlusconiani, non possono più contare nemmeno su connivenze e protezioni in alto loco: né in Confindustria, né in Vaticano. Amen.

La legge stavolta è uguale per tutti


condannato berlusconi

giovedì 1 agosto 2013

I HAVE A DREAM

HO UN SOGNO: VIVERE PER 
UNA VOLTA IN UN PAESE CIVILE


Ragazzi, manca poco alla sentenza,  minuti forse. 
Parlando con amici di sinistra, sento speranza e paura. Speranza che lo condannino, paura per le conseguenze: "e se il PD si spacca? E se cade il governo? E se lui se ne inventa una delle sue? E se riesce a far credere all'elettorato ancora una volta di essere innocente e perseguitato?"

Signori: a me interessa che lo condannino. 
Non perchè é Berlusconi, ma perché è colpevole. 
E in un Paese civile, tutte le altre considerazioni non devono interessare  magistrati, nemmeno quando, come in questo caso, sono sottoposti a una pressione mediatica preventiva spaventosa.

Se il PD si spacca, mi spiace per il PD. Se cade il governo, non so se mi spiace, dato che sinora non ha fatto granché. E morto un governo se ne fa un altro (alle elezioni non si credo che si vada).
Lui se ne inventerà di sicuro unna delle sue, che avrà certo come fulcro il solito messaggio in cui si atteggerà a perseguitato politico. Ma tanto lo farà comunque, anche se venisse assolto.

Quindi, che lo si condanni, e con i suoi bei tre anni di interdizione. 
La legge deve essere uguale per tutti.

lunedì 15 luglio 2013

Basta coi razzisti


VA' A CASA TUA, CHE E' MEGLIO




Lega sei alla frutta, fattene una ragione.
Che dire però di Calderoli, se non che è da secoli che affermo che la lega è razzista, e infatti è dal suo ventre che escono con regolarità rutti e rigurgiti razzisti – quando non addirittura neonazisti? Ma c’era bisogno di quest’ultima oscena pagliacciata, di questa demente uscita del porcellatore padano, per giungere a tali conclusioni’ Sono vent’anni, signore e signori, che questi analfabeti, questi violenti demagoghi, questi nazisti inconsapevoli (spero inconsapevoli almeno), ci propinano con impressionante regolarità i loro deliri antiimmigrati, antimeridionali, antiomosessuali, anticomunisti, antieuropei, anti-tutto-ciò-che-par-loro-diverso. E mi son sentito rispondere per vent'anni di non esagerare, che quelle del Bossi erano solo "provocazioni", battute. Dimenticando che anche il nazismo potè attecchire su decenni di provocazioni e battute. E tutto accadeva, in questi vent'anni in Italia, con la compiacente e a volte ghignante e compiaciuta complicità dei sedicenti “moderati”, quelli del PDL. E ahimè, con la colpevole ignavia della sinistra. C’è solo da sperare che la misura sia colma.

A proposito di sinistra, e del PD
Si è detto e scritto di tutto, al riguardo, negli ultimi anni. Credo che il paradosso della sinistra, apparentemente inesplicabile, possa essere riassunto così: in un ventennio in cui la concorrenza (leggi: la destra, il centrodestra italiano) ha dato di sé lo spettacolo peggiore che una forza politica possa dare di sé, dimostrando una incredibile incapacità di governo ma anche una stupefacente indifferenza (se non peggio) verso la Costituzione e le regole democratiche, una forza contrapposta appena normale avrebbe dovuto vincere tutte le elezioni a mani basse. 

Invece la sinistra ha solo saputo dividersi tra imbelli (incapaci persino di denunciare ad esempio il razzismo leghista), massimalisti che oggettivamente favorivano la paura dei komunisti insita nell’elettore medio (vero Bertinotti?) e anime belle, aduse a parlar forbito nei dibattiti rivolti agli intellettuali, ma senza mai farsi sentire dal popolo. 
Come mai?

“La solita, cronica divisione interna che affligge la sinistra dal congresso di Livorno in poi”, si dirà, e in parte è vero. Ma temo ci sia dell’altro. 

Temo che ci sia stata una paura folle. Una paura che indusse la classe dirigente (si fa per dire) del PDS-DS-PD a venire a patti col nemico percependolo “troppo forte”, per cui ci siamo raccontati per vent’anni che “ad attaccare Berlusconi si fa il suo gioco”, che era meglio sorvolare su ineleggibilità, conflitto d’interessi, leggi ad personam e via vomitando, per la paura di venire aggrediti e distrutti dall’enorme potere mediatico-politico-economico del Caimano che, non va dimenticato, disponeva di appoggi potentissimi, dagli USA di Bush al Vaticano ai salotti buoni della finanza italiana e - quand'era al governo - degli immancabili Servizi deviati. 
Un fondo di verità quindi c’era, e la paura aveva un suo fondamento, visti i casi Boffo e Mitrokin, per non parlare dell’intercettazione a Fassino.
Ma porca vacca, avrei voluto vedere un partito con la schiena dritta. Perché potevamo perdere uguale, come è stato per vent’anni. Ma c’è modo e modo.


PS. Ciò non toglie che ritornerei a votare PD su una gamba sola, se si votasse domani. L’alternativa è regalare il Paese ai soliti noti.

mercoledì 30 gennaio 2013

Sì bella e perduta - pensieri di un patriota di sinistra

FRATELLI D'ITALIA


Ragazzi, sarà che sto invecchiando.
Ma sta di fatto che più i capelli imbiancano e le rughe avanzano, più vedo le magagne del mio Paese, e più lo amo e mi commuovo quando sento l'Inno.
Tra l'altro, ho scoperto su You tube che gli stranieri apprezzano molto il nostro inno nazionale, mentre noi lo consideriamo - musicalmente - un po' scarsino.

Ma tantè: è il nostro, e io - che vuoi farci? - quando lo sento mi emoziono, mi commuovo.
E credo anche di sapere perché.

Maggio-giugno 1976, Friuli: brigata Julia, ottavo reggimento, seconda compagnia.
Una sera, qualche settimana dopo il terremoto di Gemona, eravamo in tendopoli e si era organizzata una festa per risollevare il morale ai profughi.

Canti popolari, scenette, lazzi, balli.
Alla fine, prima del silenzio, l'inno nazionale.
Completo, mica le due strofette che cantano i calciatori.

E allora una magia -sarà che non avevo vent'annni...
Ma me la ricordo ancora.

Pompieri, scout, soldati, alpini, senzatetto e profughi, feriti e sani, soldati americani che venivano dalla base Nato più vicina, crocerossine, infermieri, volontari, medici, preti,...
Tutti quanti in piedi, sotto le stelle, alla brezza di maggio, napoletani e milanesi, valdostani e "furlàn", romani e siculi, comunisti e democristiani, ci stringemmo attorno alla bandiera, cantando "l'italia s'è desta".
E non c'era bisogno d'altre parole, la bandiera e la Costituzione non avevano bisogno d'altro.

Fratelli, non sempre dello stesso parere, ma fratelli nella ricostruzione e nel soccorso.
E mentre vedevo, sull'attenti, l'ammmainabandiera, quella notte pensavo a mio nonno prigioniero degli Austriaci nel '15-'18, e pensavo a mio padre partigiano...

E sotto il mio cappello d'alpino, sotto i caschi dei pompieri, sotto la croce rossa cucita sui camici, sotto il cappello da bersagliere o l'elmetto da fante, sotto i miseri vestiti che il terremotato friulano aveva ricevuto in dono da Napoli o da Roma, batteva  la stessa emozione.

Poi è arrivato Bossi, e Berlusconi ha sdoganato i fascisti.
Ricordiamocelo, il 24 e 25 febbraio.

Auguri, Italia.

lunedì 31 dicembre 2012

Auguri

BUON ANNO ITALIA


Entro nel solito tabaccaio per comprare i miei sigari e il tabacco da pipa, e vedo un bel cartello, con su scritto: "Fatemi capire, i Maja hanno parlato della fine del mondo o di un anno di merda?" All'autore del cartello un bell'otto per la sintesi. In effetti il 2012 non è stato esaltante, direi. Ma non è colpa sua. Sono venuti al pettine i nodi di decenni di sperperi, aggravati da un ventennio di seconda repubblica (voto: tre) e da quasi un decennio di potere berlusconiano (voto: zero).

Ma è il momento di dare le pagelle.

Berlusconi: zero. Ondivago lo è sempre stato, ma ultimamente riesce a dire tutto e il suo contrario addirittura nella stessa intervista, nella stessa frase. Candido Monti, ma mi fa schifo. Caondiderei Alfano, ma scendo in campo io al suo posto perché lui non ci ha il quid. Il legame con la Lega è essenziale per vincere e battere i komunisti, ma possiamo vincere anche senza la Lega. Ho lasciato il potere per senso di responsabilità ma ho lasciato il potere perché travolto da un komplotto. Previsione: non arriva al venti per cento. Abbiamo visto che nel 2006 riuscì a recuperare il 6-7% di svantaggio in una campagna elettorale interminabile (da novembre ad aprile), e aveva ben altro appeal a destra di quanto ne abbia oggi, aveva l'appoggio del Vaticano e dei poteri forti, aveva alleata una Lega che viaggiava attorno al 10% (il venti, al Nord, il che gli diede il pareggio al Senato). Oggi ha meno appeal, meno tempo a disposizione, ha perso tutti gli appoggi, se avrà la Lega alleata, questa oggi vale il 5%. Inoltre è accerchiato. Non ha più solo da guardarsi dai Komunisti, ma anche da Monti e persino da Beppe Grullo. Quindi è disperato. C'è da aspettarsi che sfoderi qualche dossier falso su Monti o Bersani, come già fece con Fassino e Prodi.

Maroni:sei di incoraggiamento, giusto perché si ritrova per le mani un partito allo sbando. Recpuerare consensi non sarà facile per lui. Può sperare di conservare la Lombardia solo se si allea con Berlusconi, ma è un grosso rischio perché rischia la rivolta interna e la marginalizzazione definitiva. Previsione: non supera il sei per cento, se gli va bene.

Monti: troppo presto per giudicare. Se riuscirà a non cedere ai relitti umani presenti nell'UDC e a presentare liste pulite; se riuscirà ad aprire davvero al centrosinistra dopo le elezioni (perché c'è poco da dire, ci vorrebbe per lui un miracolo per superare il PD), allora meriterà otto. Anche perchè ha messo al primo posto dell'agenda-giustizia il conflitto d'interessi. Previsione: tra il venti e il venticinque, con buone probabilità di fare da ago della bilancia al Senato.

Bersani: otto per le primarie, cinque per le cose che sta dicendo su Monti. Gli attacchi preventivi verso di lui, benché condotti per ora con un certo garbo, non li capisco. Sarà una legislatura costituente, si spera, e avrà quindi bisogno dei centristi. Ha un vantaggio, secondo i sondaggi, blindato. Non ci capisce perché imposti la campagna contro Monti e non contro Berlusconi, che - non va dimenticato - per quanto ferito e politicamente morente rimane il grande nemico dell'Italia e va sconfitto de-fi-ni-ti-va-men-te. Ora, io capisco che bisogna pur far vedere che non si è montiani sennò si rischia di perdere voti a sinistra , si fa incazzare SEL e s'ingrassa Beppe Grullo, ma che bisogno c'è di infiammare i rapporti con il centro? Se si finisce a litigare col centro, Bersani, mi spiace, ma hai cominciato tu. Previsioni: non meno del 30%, più probabilmente attorno al 35. Se non fa cazzate.

Vendola: sei, in recupero. Sta moderando il suo massimalismo e ciò gli fa onore. Si spera che al di là delle trombonate che deve sparare per far stare buoni i suoi elettori più rossi e incazzati, si comporti nei fatti in modo più ragionevole di, per dirne uno, Bertinotti (due alla memoria). Previsioni. tra il sei e l'otto per cento.

Casini: otto alla furbizia, quattro in trasparenza. Che diavolo vuol dire che sarai lieto di sottoporre le tue candidature a Bondi, però i candidati dell'UDC li sceglie l'UDC? La vecchia ambiguità di democristiano non se ne vuole proprio andare, eh? Ha avuto l'acume di lasciare per primo Berluska al suo destino (tre a me, per la rima), un lustro fa, però ne è stato per una dozzina d'anni un reggicoda dei più fedeli. Lo stesso si può dire di Fini, con l'aggravante che se n'è andato dal PDL assai più tardi.

Montezemolo? Quattro. L'ho già detto altrove: http://www.blogger.com/blogger.g?blogID=2947502949930589969#editor/target=post;postID=3757766158098018410
"Un altro manager/imprenditore "prestato" alla politica, con un bel programma neoliberista, che ha passato la sessantina, è ossessionato dalla propria immagine, e si rivolge ai moderati "che non vogliono consegnare il Paese alla sinistra". 
Questa devo averla già sentita.
(…)
Certo, sempre meglio che un pazzoide puttaniere corrotto e corruttore, amico dei fascisti e dei razzisti, con una certa tendenza all'egocrazia. "

Grillo( voto zero. E basta.

giovedì 8 novembre 2012

Cicca cicca


GLI AMERICANI SCELGONO OBAMA.
E SUBITO PARTE LA RAPPRESAGLIA 
DEI FINANZIERI.




Chiusura in forte calo anche per Wall Street. Il Dow Jones perde il 2,36% a 12.933,20 punti, il Nasdaq cede il 2,48% a 2.937,29 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 2,37% a 1.349,59 punti. Pesa un report di Fitch: Obama deve agire rapidamente per evitare il "fiscal cliff", precipizio fiscale, che rappresenta un rischio per la ripresa e per la "tripla A" degli Stati Uniti. 

Non riuscire a risolvere la questione del "fiscal cliff" provocherebbe una combinazione di tagli automatici della spesa e aumenti della pressione fiscale, "provocherebbe probabilmente un downgrade del paese nel 2013". E ancora: "il problema del presidente Obama e del congresso è affrontare di petto le scelte difficili su tasse e spesa", questioni che devono essere gestite "nelle prossime settimane se gli Stati Uniti vogliono evitare una crisi economica e fiscale". (dal sito de La Repubblica)

Ecco, adesso è palese. Romney aveva promesso ai finanzieri, quelli che stanno affamando il mondo dal 2008, una Wall Street senza regole, e all’1% più abbiente, quello che controlla la maggioranza della ricchezza, di pagare ancor  meno tasse – il che implicava affamare ancora di più il restante 99%.
Ma gli Americani hanno scelto Obama e punito i repubblicani.

E così subito le borse registrano un arretramento: i riccastri e gli speculatori mettono il broncio a un presidente liberal e nero, mentre parte il ricatto delle agenzie di rating (le stesse che assegnavano la tripla A anche a Lehman Brohers il giorno prima che fallisse): o Obama fa quello che avrebbe fatto Romney, o noi gli declassiamo gli Stati Uniti. Cicca cicca.

Per fortuna, ammesso che poi lo facciano, non credo che la cosa abbia grossi riverberi né sull’economia, né sulla politica USA.
Non sull’economia, perché all’attendibilità di Fitch, Standard&Poors’, Moodys oramai credono in pochi. Non sugli orientamenti di Obama, perché tanto non può più essere rieletto una terza volta, quindi ha le mani libere (è vero che avrà contro il congresso, controllato dai repubblicani, ma questo è un altro discorso e comunque era vero anche prima delle elezioni del 6 novembre).

Se qualcuno pensa ancora che Obama sia schiavo della finanza, eccolo servito. La finanza è potente, e disposta ad usare tutte le armi che ha per difendere i suoi schifosi privilegi. Ma per chi facesse il tifo, non ci sono dubbi.

mercoledì 7 novembre 2012

Siamo salvi


Evvai. Una notte da incubo, non ho dormito quasi.
Fino alle ore piccolissime sembrava prefigurarsi la possibilità che vincesse Romney: un populista evasore fiscale, pronto a cavalcare il peggio dell'America - dal razzismo alla paccottiglia reaganian-bushista in fatto d'economia - e a difendere le stronzate dei Tea Party contro i diritti civili e in definitiva contro la democrazia liberale, pur di accaparrarsi la poltrona più importante del mondo.

Abbiamo corso il rischio di avere alla Casa Bianca un cretino incompetente, un vero fantoccio in mano alle peggiori lobbies (da quella dei fabbricanti d'armi a quella dei petrolieri a quella dei finanzieri di Wall Street, proprio quei finanzieri che stanno affamando il mondo, giù giù fino a quella degli inquinatori allegri e convinti e dei guerrafondai per principio).
E vaglielo a dire ai tuttugualisti di casa nostra, che continuano a ripetere che tanto anche in USA i democratici sono di destra...

Poi verso le tre si è capito che Romney non sfondava, e sono andato a dormire.
O meglio ci ho provato. Tra un risveglio agitato e l'altro, facevo strani e tormentati pisolini in cui sognavo continuamente lo stesso incubo: l'annuncio della vittoria di Romney e le urla di gioia dei repubblicani, con quella virago di Sarah Palin che sparava colpi di fucile in aria.

Poi è venuta mattina, un bel sole mi ha svegliato filtrando dalla finestra semichiusa, mi sono alzato, ho acceso la radio, e subito ho sentito la voce di Obama che ringraziava i suoi sostenitori.
Ho capito che aveva vinto lui, e mi sono venute le lacrime agli occhi.
Per il sollievo.
Per quattro anni ancora gli integralisti, i ricconi e il KKK restano fuori dalla stanza dei bottoni.
Thanks God, it's Obama again.

martedì 30 ottobre 2012

Astenersi è un diritto, ma...

...MA POI SI TACE, EH?


Qualche considerazione s'impone sul momento fluido della politica italiana. 

a) Sulle elezioni in Sicilia. Con il segno "più" metto la vittoria del centrosinistra (mai successo prima in Trinacria), con un candidato dichiaratamente e coraggiosamente antimafia, e il disastro del PDL (allo sbando totale). Ma le note positive finiscono qui. il CSX ha vinto con un'alleanza tra il PD e Casini, il quale - non va dimenticato - era lo sponsor di Cuffaro e non si è pentito di questo, mica cazzi. Oltre tutto, ha vinto (ha ragione Alfano) solo perché il centrodestra si è diviso in due, altrimenti il PDL avrebbe preso il 40% e tanti saluti. La Sicilia è ancora di destra... Inoltre, l'astesionismo ha colpito soprattutto a destra, come pure Grillo.  A livello nazionale il fenomeno non sarà altrettanto clamoroso, ma se il PD vincerà e potrà governare sarà solo grazie al Porcellum redivivo, al si-salvi-chi-può in seno alla destra e alla somma astensioni+M5S, che eroderanno voti soprattutto "di là". Altrimenti, gli toccherà fare patti con i democristi di Casini, con tanti cari auguri ai diritti civili...

b) Berlusconi è fuori di cranio quanto mai prima, ma c'è poco da gioirne, perché il prolungamento della sua agonia politica può solo far danni. Non che si possa temere una sua vittoria alle prossime politiche, però può far traballare il governo, alzare lo spread, rinforzare le retrocedenti tendenze fascistoidi-razziste-antitasse. Può insomma condizionare il futuro governo pur standone fuori (sai che bello, se dopo le elezioni si deve trattare con lui perché al Senato non si ha la maggioranza...)

c) Dovrei esser contento, per una volta che l'astensionismo ha colpito di più a destra. Ma resto della mia idea, e Michele Serra sulla Repubblica di oggi è del mio stesso avviso. Scrive: "chi è andato a votare, per quanto minoranza, pesa come una totalità. E chi non ha votato, per quanto maggioranza assoluta, pesa meno della più insignificante delle listarelle (...) grazie all'astensione di massa, per vincere e governare bastano meno voti, sempre meno voti. Lo stesso numero di voti che non erano sufficienti, pochi anni fa, per arrivare secondi o terzi, oggi bastano per vincere. Ovviamente chi non va a votare ha le sue rispettabili ragioni, ed il diritto di farlo. Ma perde il diritto di lamentarsi per quanto accadrà, ed acquisisce il dovere di tacere e subire, perché a taciuto e subito nel giorno delle elezioni."

E questo, signori, va ricordato ai cacadubbi che albergano a sinistra, sempre "choosy" davanti a qualsiasi idea e proposta perché non è mai abbastanza idealista, non è mai abbastanza pulita, non è mai abbastanza di sinistra. E grazie a loro ci siamo goduti dieci anni di delirio berlusconiano.


PS: sul federealismo, mi spiace dover dire "l'avevo detto", ma purtroppo avevo ragione quando dicevo a destra e a sinistra che il decentramento decisionale non purifica il sistema, non abbassa i costi, non è garanzia di democrazia. Almeno non in Italia.

lunedì 29 ottobre 2012

20 ottobre 1921 - 26 ottobre 2012

CIAO, MAMMA


Il tuo ultimo regalo: metterci un anno ad andartene, ma senza soffrire. Darci dodici mesi per abituarci all'idea. Mentre dispensavi a noi tutti, da un posto ormai sempre più lontano, perle di folle saggezza, e moti di dolcissima bontà.

Ecco, la bontà: sei la persona più buona che abbiamo mai conosciuto: non solo noi figli e parenti, ma tutti (proprio tutti) coloro che ti hanno conosciuta lo dicono.
Mi sono ritrovato a pensare che, se c'è qualcosa di buono o di dolce in me, beh, non posso che averlo ereditato da te.
Ecco, per questo ti ringrazio forte, mamma.
E anche perché resterai sempre nel mio cuore.
Ti sia lieve la terra.

giovedì 27 settembre 2012

Personaggi di fine impero

SI, D'ACCORDO, MA..



...MICA SONO DEI MARTIRI.



E NEMMENO EROI.


Va bene, è vero. Un Paese che mette in galera un giornalista non è del tutto libero, né del tutto civile. La legge va cambiata. Però non mi è piaciuta l'intemerata di Repubblica, che titola "accanimento giudiziario" riguardo al caso Sallusti, che proprio un perseguitato ad personam non mi pare (mica è colpa del giudice se il Codice Penale è fatto un in certo modo), nè tanto meno i commenti semi agiografici sulla povera "vittima" Sallusti.

Il personaggio, sedicente giornalista, è un lugubre manganellatore, che in questi anni di potere berlusconian-fascista si è prestato alle peggiori nefandezze, compresa l'indecente aggressione al povero Welby o al papà di Eliana Englaro, ma anche comprese la campagne di fango del caso Mitrokin (rivelatosi poi una bufala senza precedenti), e il caso Boffo. Non si contano le notizie tendenziose o addirittura false sparate in prima pagina, i titolazzi razzistoidi e di incitazione all'odio da parte dei giornali diretti da questo servo del potere.

Va bene, è vero che il Codice Penale è eccessivo nel prevedere il carcere per il giornalista che incorra negli errori (?) di Sallusti. Ma è indecente che la destra ora s'atteggi a farne una battaglia in difesa della libertà di stampa, dopo che per anni ha cercato di imbavagliare i giornali di opposizione, di epurare la RAI dai giornalisti scomodi (e in parte vi riuscì pure). Io me li ricordo, quando invocavano (loro) il carcere per i giornalisti che avessero pubblicato le intercettazioni. Adesso dovrebbero almeno tacere.

Va bene, è vero che la Polverini ha fatto un gesto dignitoso, sputtanando l'intero Consiglio Regionale, e dimettendosi. Però è poco credibile, quando si atteggia a Giovanna D'Arco della legalità, dopo che per tre anni ha lasciato fare solo per tenere in piedi una maggioranza finta di ladri veri: s'accorge solo ora, madonnina infilzata, che dalle sue parti si rubava a man salva? Solo ora che la magistratura ha scoperchiato il letamaio?
Ed è poco credibile quando scarica l'intera responsabilità sul consiglio regionale (composto da tutti i partiti) e salva la giunta (composta dai soli partiti di destra) come fosse immacolata.
Sono gli stessi, dai, è lo stesso sistema. Smettiamola col mettere sempre tutti tra i colpevoli.

Va bene.  E' vero che la FIAT è in grave difficoltà. Però, caro Marchionne, la smetta di dire che la colpa è dell'alto costo del lavoro (ammonta al 7-8% del costo di ogni auto, e in Italia è ormai più basso che in Germania o Francia, e di gran lunga) o della rigidità dei sindacati (vuol provare a fare una trattativa con i sindacati francesi? O addirittura con quelli tedeschi, che niente meno siedono in consiglio d'amministrazione? Altro che quelle sciacquette di CISL o UIL (la CGIL non la nomino, con lei Marchionne si rifiuta).


Va bene, è vero che Marchionne ha preso in mano una FIAT sull'orlo del fallimento, e che ora è salva. Ma a che prezzo? Al solito prezzo: facendolo pagare ai lavoratori e non chiedendo investimenti agli azionisti. Siamo alle solite. Adesso Marchionne piagnucola, davanti a Monti: "Ah, se avessimo le stesse agevolazioni che ci dà il Brasile, allora sì che saremmo competitivi!" Hai capito il grande manager! Hai visto il campione del neoliberismo? Se non interviene mamma Italia, non è capace di recuperare competitività, nemmeno tagliando posti di lavoro, investimenti e stipendi. Lui sì che sa come funziona il famoso Libero Mercato. Nel frattempo, quelli di Wolksvagen, che evidentemente non lo sanno, continuano a sottrargli clientela e quote di mercato da sotto il naso. Con più tasse, meno aiuti statali, un costo del lavoro molto superiore e sindacati assai più combattivi.



martedì 11 settembre 2012

USA, Europa, Italia e civiltà

RESA DEI CONTI GLOBALE?


Mi ero proprio stancato. Ed è per questo che, per un po', non ho più scritto qui. Anche perché mi sono esaurito i nervi in una estenuante diatriba con alcuni fascistoidi mezzi matti su You Tube: per capirci, gente che crede che gli ebrei controllino le nostre menti via radio, che Mazzini fosse satanista, e via delirando.

Ora qualche riflessione mi urge, però.

a) In USA: Battaglia di civiltà. Obama il progressista contro una copia di Berlusconi in salsa Yankee. Da una parte un presidente non brillantissimo, di sinistra ma per quanto glielo consente un paese come gli USA di oggi, cioè poco.
Dall'altro, un evasore, uno che è nato riccastro e ora è ricco sfondato per aver comprato e venduto aziende senza  mai produrre un posto di lavoro, anzi lasciando sul lastrico un sacco di gente. Uno che pur di conquistare la Casa Bianca è disposto a negare il diritto all'aborto, per dire. Insomma, peggio (se è possibile) di Giòrg Dàbliu. Il che è tutto dire. Per fortuna i sondaggi danno Obama in vantaggio. Ma la pancia dei profondi USA, quella razzista e con il mito della pistola in tasca, quella che ha paura dei comunisti ma non sa cosa il comunismo sia, è sempre in agguato, pronta a svegliarsi. Speriamo bene. Perché se torna al potere il neoliberismo selvaggio in USA sono cavolacci amari per tutti. Anche per noi.

b) In Europa: Altra battaglia di civiltà tra due idee di Europa. Da una parte riprende fiato l'idea che il mercato NON ha sempre ragione per definizione, che il federalismo ha senso se è solidale e che l'Unione Monetaria senza Unione Politica è una fesseria. Alla buon'ora. Dall'altra si agitano furibondi e disperati i paladini del neoliberismo (aridàjie!), i nazionalistucoli da strapazzo come quel deficiente fascista del presidente ungherese, spalleggiati, va da sé, dai localisti egoistici come la Frega Nord da noi. Di qua, Egalitè. Di là, Fregali Te.
Anche qui, speriamo bene. Qualche speranziella per un lieto fine ce l'ho, anche se si tratta di un lieto fine che arriva dopo vent'anni e passa di disastri perpetrati dai pazzoidi delle destre di oggi, i quali (aiutati da una sinistra un po' dovunque sottomessa) hanno fatto strame di ogni concetto di unità sociale in nome del Mercato. Se c'è un  Dio prenderà a calcinculo Reagan, la Thatcher, Milton Freedman, e compagni, anzi no: camerati.

c) In Italia: Solita battaglia per il cadreghino. Davanti a tutto 'sto po' po' di casino mondiale, nessuno che ponga al centro del dibattito politico nulla di quanto sopra. Ci si scanna sulla responsabilità civile dei giudici o sulla formula con cui andare a votare: mattarellum, proporzionale, collegi, e altre amenità. 
Non spero granché salvo che non ritorni in qualche modo a condizionare la politica il delinquente di Arcore o qualche fascistucolo in camicia verde. Tutto è meglio fuorché loro. Persino che continui Monti.


venerdì 25 maggio 2012

Se la sinistra non ride, la destra piange

COSA VERRA' DOPO L'IMPLOSIONE 
DEL BERLUSCONISMO


E insomma dai, c'è da divertirsi.

A) In casa PDL
Alfano si presenta in conferenza stampa, dopo che il PDL è praticamente sparito dalle amministrazioni locali, per commentare il tutto. Ci riesce senza pronunciare una sola volta la parola "sconfitta". Berlusconi non sa che pesci pigliare. Depresso, demoralizzato, comunque sempre più preoccupato per i suoi processi e la "roba" di famiglia, tenta di mantenere in vita la sua creatura politica, il partito di plastica, con il polmone d'acciaio. 
Accanimento terapeutico puro. Intanto spera di guadagnare tempo, le elezioni politiche ci saranno tra dieci mesi. Un nuovo predellino non si può fare, e lui non ci può più mettere la faccia (anche perché sennò stavolta, altro che il modellino della madonnina, gli tirano...).

Ha ragione però a dire che il Grillume gli sottrae elettori. E allora pensa di fare un listone civico. Patetico. Anche ammesso, alle prossime elezioni - se non s'inventa qualche altra diavoleria delle sue - rischia la cannibalizzazione: listone civico più PDL tra il 15 e il 20%, e senza uno straccio d'alleato. Ben gli sta.

B) In casa Lega
Giramento di Maroni generale. Al congresso di luglio ne vedremo delle belle. non sono così sicuro che il vecchiaccio di Gemonio voglia farsi da parte. Se non lo fa, la Lega ne esce balcanizzata, una bella guerra civile interna e rischia di sparire per davvero. Se non è già sparita. Adesso pensano di non andare al Parlamento (quello vero, di Roma, non la pagliacciata di Mantova), per aventinizzarsi nelle amministrazioni locali - le poche che son rimaste leghiste. Può essere un'idea per ritornare alle origini e ri-radicarsi nel territorio.
Nel frattempo, a me italiano e patriota, l'idea di non averli più lì a legiferare le loro cazzerie, beh, devo dirlo? Mi fa star bene, ecco.

C) In casa PD
Il solito casino. Riescono a non vincere anche quando vincono. Adesso sembra che persino D'Alema si stia convincendo che allearsi al centro non sarebbe un buon affare. Nel frattempo ripetono per l'ennesima volta da quindici anni che si devono rinnovare con una proposta politica forte e di programma. L'avessero fatto anziché ripetuto, non sarebbero in queste condizioni. Speriamo bene.

D) In casa Grillo
Adesso si ride. Eh già, perché ora che i cinquestelluti cominciano a conquistare qualche poltrona, i nodi verranno al pettine. Come si fa a essere partito di lotta e di governo, per dire, è una cosa difficilissima, che ha schiantato gente più tosta di loro. Come si fa a essere un movimento che si candida e che vince le elezioni, sì, ma senza struttura né gerarchia, con un Grillo fra i piedi?
Si perché a Grillone devono molto (se non ci fosse stato lui, col cavolo...), però al di là delle dichiarazioni formali è un bel ducetto pure lui.

E) In casa Terzo Polo
Casini, che aveva fiutato la fine del Berlusconismo con un lustro d'anticipo e infatti s'è smarcato con un tempismo che Fini non ha avuto (e infatti lo sta pagando), visti i risultati delle amministrative ha staccato la spina al Terzo Polo. Rutelli? Non pervenuto.
Penso che sopravviverà solo l'UDC, magari cambiando nome per l'ennesima volta, nella speranza di essere ancora una volta "l'ago della bilancia".

F) Arriva Montezemolo
Un altro manager/imprenditore "prestato" alla politica, con un bel programma neoliberista, che ha passato la sessantina, è ossessionato dalla propria immagine, e si rivolge ai moderati "che non vogliono consegnare il Paese alla sinistra". 
Questa devo averla già sentita.
Ma è capace che l'elettorato di destra abbia trovato un Berlusconi beneducato, magari non eversivo. E allora siamo a posto.
Ho idea che il prossimo avversario possa benissimo essere lui.
Certo, sempre meglio che un pazzoide puttaniere corrotto e corruttore, amico dei fascisti e dei razzisti, con una certa tendenza all'egocrazia.
Ma voglio vederlo, Luca Cordero, come farà a coalizzare davvero l'area ex-PDL senza vellicare le loro tendenze anti-tasse, anti-immigrati, anti-ordine, anti-Europa, e via discorrendo.

Teniamoli d'occhio.


sabato 7 aprile 2012

E adesso tentenna.

SE NE VA, O FORSE NO.





Ha dato delle dimissioni, dice lui, "irrevocabili" da segretario federale della Lega. Pochi minuti dopo però accetta di buon grado la carica di presidente del partito (quello di prima, un Carneade qualsiasi, viene gentilmente invitato ad andarsene e bisogna insistere tre volte perché lo faccia, il che la dice lunga sulla leadership di Bossi al momento attuale).


Non contento, non ha ancora deciso al riguardo però potrebbe ricandidarsi alla segreteria nel prossimo congresso autunnale. Staccare le chiappe dalla poltrona evidentemente è difficile anche per lui.
Ma diamogli tempo, capire davvero che la sua parabola politica è terminata non è facile.
Saranno i fatti a farglielo capire, più presto che tardi.

venerdì 6 aprile 2012

Simul stabunt, simul cadent


FINE DI UN MITO


1. Una delle mie speranze è stata, da una ventina d’anni, di campare abbastanza a lungo da assistere alla fine politica di Berlusconi e del berlusconismo, da una parte, e di Bossi e del leghismo dall’altra.
Figuriamoci se adesso non mi rallegri: non perché anche nella Lega ci siano i soliti ladri e corrotti (lo si sapeva da un pezzo, solo non era emerso da un’indagine di questa portata), ma perché finalmente la cosa è emersa agli occhi dell’opinione pubblica. E’ la fine del mito della Lega degli onesti che si contrappone alla Roma ladrona e corrotta. La fine del mito razzista della presunta superiorità morale antropologicamente fondata della “gente padana”, onesta e lavoratrice ma che evade le tasse per sedicente legittima difesa.

2. A parte l’umana pietà per la malattia  che lo colpì otto anni fa, non ho mai nascosto l’orrore che mi fa da sempre un lugubre individuo come Umberto Bossi, né il disprezzo profondo che sento per le sue “idee”: dissoluzione della Patria, egoismo localista, razzismo a piene mani, incoraggiamento della violenza, contiguità col neofascismo, appoggio strumentale a un partito eversore, il PDL, che ha fatto entrare la corruzione, il furto, l’illegalità e la sopraffazione nei salotti buoni della politica, anzi nella stanza dei bottoni, senza vergogna e anzi consegnando le chiavi del palazzo e della cosa pubblica a una banda che non si sa se sia più incompetente o più disonesta.

Non provo quindi nessuna simpatia per quest’uomo, e nessuna fiducia nella sua presunta onestà.
Ma non posso fare a meno di pensare che dopo la sua menomazione sia stato mantenuto artificialmente in vita dal punto di vista politico dalla cricca che lo circondava, un po’ come accadeva ai segretari del PCUS (chi si ricorda il Breznev degli ultimi anni, ormai incapace di reggersi in piedi e probabilmente anche di intendere e volere, ma sempre presente nell’iconografia ufficiale?).

Adesso, tradito da una famiglia che si è approfittata un po’ troppo del suo lassismo morale e della sua fiducia, si dimette, con un gesto di innegabile dignità e con la solita astuzia politica, nella speranza che ciò riduca i danni sul piano elettorale – il 6 maggio è ormai alle porte.
Sotto sotto, è possibile che covi la speranza di continuare a comandare lui – del resto lo hanno prontamente eletto presidente onorario della Lega, per acclamazione. Come Silvio.

Dietro a due astri al tramonto, o forse già tramontati, ribollono le lotte intestine per la successione in due partiti che, orfani delle loro leadership storiche, sono in piena crisi d’identità.
C’è da sperare che quello che nascerà dalle macerie della vecchia Lega, e da quelle del vecchio PDL, sia più pulito, meno becero, e soprattutto più civile, non più incline ad ascoltare le sirene dell’eversione populista.