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lunedì 6 novembre 2006

Evviva "Addio Pizzo"


LEGGO E VOLENTIERI DIFFONDO IL SEGUENTE

APPELLO CONTRO LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA*


La criminalità organizzata è un problema nazionale.

Perchè non se ne parla mai abbastanza, perchè si tende a dimenticare?

A Palermo è nato il comitato antiracket ADDIO PIZZO e dal sito
www.addiopizzo.org si può conoscere la missione dei volontari di questo
comitato e le loro azioni.

Sono convinto che nel nostro paese continuare a parlare di mafia sia un
piccolo e modesto modo di solidarizzare con chi quotidianamente subisce la
prepotenza e l’arroganza del crimine.

Pur non facendo parte del Comitato ADDIO PIZZO, ho deciso autonomamente di
promuoverne il sito www.addiopizzo.org in rete, invitando con mail e
messaggi le persone a conoscere l’opera di questo gruppo di volontari.

Credo che sia giusto diffondere le idee che si ritengono meritevoli.

Ringrazio per la cortese attenzione


*Postato da Luca D. sul Forum "Storia e Politica.

giovedì 2 novembre 2006

La bambina di Cogoleto


PER PAURA DELL'ORFANOTROFIO?

La bimba bielorussa di Cogoleto non è un pacco postale, oltre che a essere accudita e amata ha diritto
alla sua privacy.

So che questo post potrà essere impopolare.
Ma da genitore adottivo, non posso trattenere il mio sdegno.

Mi riferisco alla coppia di Cogoleto che ha sequestrato la bambina che aveva in affido.
E preciso che:

a) Tutta la comprensione umana per il caso (capisco perfettamente che temessero il ritorno della bimba in quell'orfanotrofio), ma hanno violato la legge. E la legge va rispettata. E la legge italiana sull’adozione e l’affido è tra le più avanzate al mondo, perché mette al primo posto il diritto del bambino di avere una famiglia che corrisponda alle sue esigenze, e non il desiderio (che non è un diritto, è solo un desiderio legittimo) della coppia a diventare genitori.

b) La bambina li chiamava “mamma e papà”? Colpa loro. Loro (quelli che erroneamente i mass media chiamano “genitori affidatari”, NON sono genitori, sono solo ospiti, cioè affidatari) hanno acconsentito che la bambina li chiamasse così. Sbagliato, sbagliatissimo: se non sei certo che quel bambino diventerà tuo figlio anche legalmente, consentirgli di chiamarti “papà” o “mamma” è illuderlo. E prendere per il sedere un bimbo, sia pure in buona fede, sia pure per un umano desiderio di genitorialità, è uno sbaglio enorme.
c) Il giornalista che ha OSATO intervistare la bambina (e che appariva tutto contento della sua prodezza sul TG1 e sul TG2 di ieri sera), per fare lo scoop, ha commesso un grave errore morale, illudendo la bambina ancora di più, e violando (se non nella lettera, certamente nello spirito) la legge sulla privacy dei minori.
d) Il genitore adottivo è profondamente diverso dall’affidatario: il genitore adottivo è genitore a tutti gli effetti, l’affidatario (non genitore) è SOLO un ospite temporaneo per un bambino che ha dei problemi. Illudere il bambino, CONSENTENDOGLI di chiamarti “mamma” o “papà”, è un crimine, non solo per la legge, ma anche sul piano etico, perché gli metti in testa che diverrà tuo figlio quando non è vero.

Tutta la mia comprensione umana alla coppia di Cogoleto. Ma hanno fatto una grande stupidaggine,  non cogliendo la differenza tra affido e adozione.
E adesso ne paga le conseguenze emotivo-affettive quella bambina.

Due parole chiare sulle mafie


Con la criminalità non si "convive"!
Tempo addietro un ministro della repubblica di uno dei più discussi governi della storia repubblicana ebbe il coraggio di fare delle affermazioni alquanto idiote e irresponsabili, successivamente smentite, su uno dei più incresciosi problemi italiani: La criminalità organizzata.
Mafia in Sicilia, camorra in Campania, 'ndrangheta in Calabria, sacra corona unita in Puglia, tanti modi per esprimere quel potere che ha controllo politico e sociale in zone del Mezzogiorno dove la sovranità dello stato tarda a farsi sentire. Non basterà un esercito o le parole di  insensato odio di un dentista bergamasco prestato alla politica a bloccare l'escalation di violenza che ha investio Napoli in questi giorni.
Napoli, città in cui mi sento legato e dove ho le mie origini, può uscire da questo vortice di odio, e lo può fare con un informazione sempre più fitta e attenta.
Roberto Saviano con il suo Gomorra
 , un libro che racconta il potere della camorra, la sua affermazione economica e finanziaria, e la sua potenza militare, la sua metamorfosi in comitato d'affari. La storia parte dalla guerra di Secondigliano di qualche anno fà, dall'ascesa del gruppo Di Lauro al conflitto interno che ha generato 80 morti in poco più di un mese.
Come Saviano siamo in tanti che vogliono uscire da questa mentalità, dare opportunità a quei giovani che vivono a Secondigliano o Scampia, dove la disoccupazione può raggiungere cime del 50% ed il reddito mensile di un lavoratore in nero non supera i 500 Euro.
E non bastano nemmeno i semplici discorsi del nostro Presidente della repubblica, anche egli napoletano, a cambiare la situazione di Napoli e del Mezzogiorno.
Napoli può cambiare e lo può fare adesso! E il cambiamento può partire solo dalle menti più giovani come Saviano e come hanno fatto i ragazzi di Locri dopo l'omicidio Fortugno.

Dalla quarta di copertina del libro Gomorra:
"Questo incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci "fresche", appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate, si riversano fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle viscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umano, vengono abusivamente "sversate" nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde - dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi - che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere ma testimoniano utopie farneticanti, pulsioni messianiche, millenarismi oscuri. Questa è oggi la camorra, anzi, il "Sistema", visto che la parola "camorra" nessuno la usa più...."

(postato dal coblogger Condorbianco)

domenica 29 ottobre 2006

Licenza di uccidere


Il caso:
Napoli: tabaccaio indagato per omicidio
Non più eccesso di difesa, ma omicidio volontario e lesioni aggravate:
 sono queste, per ora, le ipotesi di reato per le quali è iscritto nel registro degli indagati Santo Gulisano, il tabaccaio, ex poliziotto, che venerdì ha reagito a un tentativo di rapina uccidendo un malvivente e ferendone un altro. La procura attende che l'autopsia, nella giornata di lunedì, e la successiva analisi balistica accertino la dinamica dei fatti avvenuti a Crispano (Napoli): in base a questi elementi, l'accusa potrebbe essere modificata in eccesso colposo oppure rientrare nei casi previsti dalla recente normativa sulla legittima difesa.
Gulisano, proprietario della tabaccheria, ha sparato un colpo mortale per difendere il figlio, minacciato con una pistola puntata alla nuca da un pregiudicato, morto all' istante. Un passato in polizia, nel corpo dei falchi e della squadra mobile, ora in pensione, Gulisano è apparso profondamente scosso in seguito all'accaduto: «In 30 anni di attività come poliziotto - ha spiegato agli investigatori - non mi è mai capitato di sparare ad un uomo». Oltre a Gulisano, ascoltato nella scorsa notte per oltre tre ore, alla presenza dell'avvocato Luigi Ferrante, il pm Francesco Soviero, titolare dell'inchiesta, ha sentito anche tre testimoni oculari, che si trovavano nel locale al momento della rapina. Nei prossimi giorni verrà interrogato anche G.D.G., 16 anni, tuttora ricoverato al Cardarelli, dove è stato ricoverato per le ferite riportate alle braccia e al fianco. Il proprietario della tabaccheria ha premuto il grilletto due volte, uccidendo Amura, e ferendo successivamente il minorenne: secondo quanto sostenuto nei primi interrogatori, anche il ragazzo possedeva un'arma, che però non è stata trovata. Non si esclude che il giovane abbia avuto il tempo di disfarsene, uscendo dal locale.
Gulisano ha raccontato di aver temuto per la vita di suo figlio e di aver puntato la pistola per difenderlo. L'uomo ha perso un figlio di 31 anni tre anni fa, morto di infarto, probabilmente in seguito al trauma subito per l'incidente stradale in cui erano morti due amici. Al momento della rapina, Gulisano si trovava dietro al bancone, in una zona meno visibile del negozio, quando Amura, dopo aver dimostrato di essere in possesso di un'arma vera, sparando contro una vetrina, ha minacciato il figlio, dopo aver ottenuto 200 euro che però non gli erano bastati. Il malvivente infatti aveva intimato al giovane di «consegnare tutto», portandolo successivamente al centro della stanza e costringendolo ad inginocchiarsi, mirando prima alla bocca e poi alla nuca con una calibro 7,65. È a questo punto che è intervenuto il padre: non visto, Gulisano è riuscito a prendere una pistola riposta nel cassetto, nascondendola dietro il proprio corpo, e l'ha poi puntata contro Amura. Questione di pochi secondi, «l'impressione che l'uomo stesse per sparare», e un gesto di troppo che interferisce sul successivo drammatico fotogramma dell'azione: il complice di Amura - ha raccontato Gulisano nell' interrogatorio - tenta di spostare la pistola, sollevando con uno scatto il braccio del tabaccaio. Esito della manovra, il colpo mortale. Elemento da approfondire, per delineare la posizione del tabaccaio, il fatto che Golisano a questo punto non si sia fermato: sparando anche in direzione del minorenne, che ormai era in fuga.
Gulisano ha detto al pm di aver sparato per difendere il figlio, che aveva una pistola puntata alla nuca da Franco Amura, il rapinatore ucciso. È stato interrogato per oltre tre ore dal pm che ha anche ascoltato in qualità di testimoni tre persone che si trovavano nel locale al momento della rapina. «Non voleva uccidere: Gulisano ha sparato per difendere suo figlio, puntando agli arti inferiori del rapinatore - ha detto l'avvocato Luigi Ferrante, legale del negoziante -. Quando il complice si è reso conto dell'accaduto ha iniziato a indietreggiare, senza mai rivolgere le spalle al mio assistito, e con un'arma in pugno. Probabilmente a questo punto è partito l'altro colpo».
Corriere della sera

La legge
E’ stata definitivamente approvata la riforma sulla legge della legittima difesa.
Non sarà più punibile chi spara al ladro dentro casa, nel suo negozio, nell’ambito di un’attività professionale o imprenditoriale.Il provvedimento, costituito da un solo articolo, modifica l’articolo 52 del Codice penale, in materia di “difesa legittima”. L’articolo, in origine, prevedeva che «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa». La nuova legge approvata definitivamente dalla Camera aggiunge due commi all’articolo 52. 

In caso di violazione di domicilio sussiste il rapporto di proporzione rispetto all’offesa se si utilizza un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o l’altrui incolumità, beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione. La norma si applica anche se il fatto avviene nell’ambito di un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Non sarà più punibile, dunque, chi si difende da un’aggressione sparando o colpendo il malvivente con un’arma da taglio, con un corpo contundente, a patto che vi sia pericolo d’aggressione e non vi sia desistenza da parte dell’intruso. Il provvedimento è stato approvato con 244 voti favorevoli e 175 contrari, fra l'esultanza dei leghisti. «Da oggi i delinquenti - dice il ministro della Giustizia Roberto Castelli - devono avere qualche timore in più e le brave persone, vittime delle aggressioni, qualche problema in meno. È stato finalmente sancito il principio per cui un aggressore e un aggredito non sono più sullo stesso piano. È stato riconosciuto il diritto dell'aggredito di difendersi».

 Il provvedimento è, invece, bocciato dall’Unione delle Camere penali. «Purtroppo è stata approvata un’altra legge ingiusta - dice Ettore Randazzo, presidente dell’Ucpi - che autorizza la legittima offesa». Drastico anche il giudizio di Giuliano Pisapia, capogruppo di Rifondazione comunista in commissione Giustizia. «Una norma incostituzionale - dice Pisapia - in quanto pone sullo stesso piano il bene della vita e dell’incolumità personale e beni di carattere patrimoniale. Un ulteriore vulnus alle regole di uno stato di diritto».
In che caso viene applicata questa legge?

(pubblicato dalla coblogger Sabry65)

venerdì 27 ottobre 2006

Berlusconi devia i servizi?


SPERIAMO TUTTI QUANTI CHE SIA UNA BUFALA...
IL SISMI CON BERLUSCONI AL GOVERNO...
...pare non si occupasse della difesa dello Stato, ma della persecuzione dell'opposizione politica e dell'aggressione a parti della Magistratura.
Dal Corriere della Sera:

ROMA — Una lista di nomi: qualche politico (di sinistra) e molti magistrati. Intitolata "aree di sensibilità". E poi, sotto lo stesso titolo, una sorta di programma operativo per contrastare le presunte attività anti-governative evidentemente attribuite alle persone inserite nell'elenco. E' un documento senza data né intestazione, riferibile all'estate del 2001, quando s'era appena insediato il governo guidato da Silvio Berlusconi. E' stato trovato nell'archivio dell'ufficio Sismi di via Nazionale a Roma, quello gestito da Pio Pompa, strettissimo collaboratore del direttore Nicolò Pollari.
I magistrati milanesi che indagano sul ruolo del servizio segreto militare nel sequestro di Abu Omar stanno ancora valutando il valore di queste carte. Ma nel frattempo le hanno trasmesse al comitato parlamentare di controllo sui Servizi. Insieme ad altri documenti trovati nell'anonimo ufficio romano. Tra i quali una comunicazione della Cia del maggio 2003 in cui si riferirebbe che l'imam egiziano scomparso da Milano tre mesi prima si trovava nelle carceri egiziane. Particolare che dalle indagini è emerso solo un anno più tardi. E che smentirebbe quanto i vertici del Sismi hanno sempre sostenuto, e cioè che di Abu Omar non avevano mai saputo nulla.
Se la comunicazione della Cia ha un legame diretto con l'inchiesta sul rapimento dell'imam, gli altri documenti trovati nell'ufficio di Pompa e inviati al Parlamento riguardano il funzionamento e le finalità del Servizio. Dell'elenco di nomi — anzi di soli cognomi — di politici e magistrati non si conosce l'origine, né il motivo per cui era finito nelle mani del funzionario del Sismi che lo ha conservato. La lista si apre con Violante, e gli altri politici sono Brutti, Visco, Bargone (l'ex sottosegretario ds nei governi di centrosinistra), Veltri e Leoluca Orlando. Compaiono anche un non meglio precisato "De Benedetti", Arlacchi e "Floris D'Arcais", evidente riferimento al direttore del periodico Micromega Paolo Flores d'Arcais. Gli altri sono magistrati, dal procuratore generale di Torino Caselli all'ex presidente dell'Anm Edmondo Bruti Liberati, seguiti da pubblici ministeri palermitani e milanesi (c'è quasi l'intero pool Mani pulite, da Borrelli in giù) e poi di Napoli, Roma, Bari e qualche altra città.
Sotto la stessa indicazione "aree di sensibilità" viene poi disegnato un progetto di "disarticolazione, graduale ma costante, del dispositivo approntato in sede politico-giudiziaria da noto esponente, già appartenente all'ordine giudiziario, che si è proposto quale ideologo e poi catalizzatore e garante occulto di un gruppo di appartenenti a quell'ordine". Quel "dispositivo", secondo il documento, aveva in animo delle "iniziative di aggressione" di tipo "politico-giudiziario" nei confronti di "esponenti dell'attuale maggioranza di governo e di loro familiari", paventate nei tribunali di Milano, Torino, Roma e Palermo. Al fianco di queste, provenienti da Spagna e Gran Bretagna, vengono ipotizzate altrettante "attività aggressive svolte in sinergia" con i magistrati italiani.
Contro queste possibilità si ipotizzano specifiche iniziative di "disarticolazione", "neutralizzazione" e "ridimensionamento " dei presunti progetti anti- governativi. Viene addirittura auspicata la creazione di un gruppo di "soggetti di riferimento" cui affidare lo specifico compito di studiare preventivamente le immaginate "iniziative aggressive". E si specifica che bisogna fare in fretta ad organizzare le contromosse, perché l'attuazione dei programmi definiti "destabilizzanti" viene data per imminente, non appena la vecchia maggioranza divenuta opposizione al governo Berlusconi avesse superato il trauma della sconfitta subita. Tra gli organismi che avrebbero dovuto mettere in atto le "aggressioni" al governo di centrodestra e ai suoi esponenti è indicato pure l'Olaf, l'ente dell'Unione Europea contro le frodi e la corruzione del quale facevano parte anche magistrati italiani.
Per il contrasto a questi supposti pericoli vengono suggerite delle azioni di "supporto conoscitivo" da sviluppare all'interno delle istituzioni (ad esempio individuando i "focolai di contrapposizione tecnico-politica alla linea del governo"), e più in generale attraverso lo studio delle "fonti aperte", sia in Italia che nel resto del mondo.
A parte l'utilizzo di una terminologia che a tratti suona perfino inquietante per l'assonanza con certi comunicati di gruppi terroristici interni (il termine più ricorrente è "disarticolazione"), colpisce l'organicità di un progetto sul quale gli inquirenti ritengono necessario fare chiarezza, tanto da portarlo a conoscenza di un organismo parlamentare. Chi ne era in possesso, Pio Pompa, in una memoria inviata ai magistrati ha detto di non poter rispondere sulla sua attività per motivi di riservatezza e "nell'intento di tutelare la sicurezza nazionale". Quanto all'imponenza del suo archivio ha spiegato: "Nella mia missione sono obbligato ad acquisire, classificare e custodire tutte le informazioni che ottengo, senza distinzione di genuinità, affidabilità e attendibilità, etc... Si acquisiscono informazioni utili e inutili; ciò non significa che anche quelle inutili debbano essere cestinate e non custodite".

Giovanni Bianconi 26 ottobre 2006

giovedì 26 ottobre 2006

Indulto


Il provvedimento di clemenza votato da due terzi del Parlamento su proposta del ministro guardasigilli Clemente Mastella continua a far discutere.
Secondo i senatori della Lega sono già 1.148 i detenuti nuovamente arrestati dopo essere usciti dal carcere.
Secondo Mastella solo il 3,5% e' tornato in carcere tra i detenuti rilasciati.
Altro aspetto controverso la mancata esclusione degli "omicidi bianchi".
Per la vicenda della Società Italiana per l'Amianto (Sia) di Grugliasco, 1.096 morti e 322 malati ai quali si devono aggiungere altre 800 vittime della Eternit - sostiene Tibaldi senatore, membro della commissione Lavoro - non pagherà nessuno, e le vittime ed i familiari non riceveranno nemmeno i risarcimenti.
Uno degli ultimi casi?
Sequestra e violenta una ventenne americana. Era stato scarcerato il 10 agosto scorso; finito in galera proprio per violenze e rapine a mano armata e avrebbe dovuto scontare ancora 3 anni e 6 mesi di reclusione ma, grazie alla legge sull'indulto, era tornato libero.
Anzi, in regime di libertà vigilata, con l'obbligo di restare a casa fra le 21 e le 6 del mattino.
Fare un elenco dei nomi dei "graziati", dei nuovi reati, dei nuovi delitti sarebbe lungo, molto lungo.
Secondo il segretario dei Ds, Piero Fassino, l'indulto non e' stato un provvedimento apprezzato dai cittadini.
No, non credo sia stato apprezzato, soprattuto dai parenti delle vittime e da chi ha trovato la forza di denunciare.
Il giornale.it
La repubblica.it

(Postato dalla coblogger Sabry65)

Perché voto chi voto?


SOCIOLOGIA DELLA POLITICA: ORIENTAMENTI MOTIVAZIONALI E VALORIALI DEGLI ELETTORATI


Riporto qui i dati di un'indagine (non tutti, per carità).
Poi se volete vi dico la mia come sociologo.
Ma gradirei i commenti di visitatori...


Fonte: “Sinistra e Destra”, a cura di Patrizia Castellani e Piergiorgio Corbetta
(Il Mulino, Bolgona, 2006)
Risultati di una ricerca svolta all’interno di ITANES (ITAlian National Election Studies) mediante interviste faccia a afaccia DOXA su 1048 persone, seguita da 12 focus group tenuti in 3 città (Torino, Cesena, Palermo) che hanno coinvolto 86 persone.
Il campione di 1048 intervistati è rappresentativo dell’elettorato per distribuzione geografica, età, genere.

MOTIVAZIONI DELL’ELETTORATO DI DESTRA E DI SINISTRA
(alcune motivazioni)
Si è definito “Pacifista”:
84,1% elettore di sinistra
77,0% elettore di centro
72,3% elettore di destra
61,4% elettore non collocato

“Moderato”:
68,9% elettore di sinistra
75,5% elettore di centro
73,4% elettore di destra
43,9% elettore non collocato

“Antifascista”
79,2% elettore di sinistra
63,7% elettore di centro
43,2% elettore di destra
37,0% elettore non collocato

“Progressista”
59,3% elettore di sinistra
39,4% elettore di centro
40,4% elettore di destra
19,6% elettore non collocato

“Anticomunista”
16,9% elettore di sinistra
55,8% elettore di centro
59,7% elettore di destra
17,3% elettore non collocato

Paura verso il comunismo e verso Berlusconi, per autocollocazione politica:
Verso il comunismo, a destra 56,8% “Molta o abbastanza paura”
Al centro, 32,6%
Verso Berlusconi, a sinistra 77,4% “molta o abbastanza”
Al centro, 37,2%

Indicatore del pregiudizio verso gli immigrati (valori medi, scala da 0 a 10)
Sinistra 3,72
Centro 4,78
Non collocati 5,10
Destra 5,24

Indicatore del convenzionalismo (disponibilità a limitare la libertà di espressione individuale – valori medi scala da 0 a 10)
Sinistra 5,20
Centro 6,50
Non collocati 6,60
Destra 6,40

Indicatore della dominanza sociale (visione della cosietà come competizione implacabile tra gruppi e a somma zero)
Sinistra 3,25
Centro 4,00
Non collocati 3,60
Destra 4,20

Percezione della propria insicurezza (pericolo fisico, insicurezza economica, terrorismo)
Sinistra 4,10
Centro 4,00
Non collocati 4,90
Destra 3,90

Percezione dell’insicurezza collettiva (come sopra)
Sinistra 7,70
Centro 7,50
Non collocati 7,90
Destra 7,50

Percezione dell’efficacia politica (del proprio impegno e di quello dei politici)
Sinistra 2,7
Centro 2,0
Non collocati 1,4
Destra 2,0

Interesse proprio per la politica
Sinistra 5,0
Centro 4,0
Non collocati 2,0
Destra 4,0