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lunedì 6 agosto 2007

Chiesa di destra


ANCORA SU DON GELMINI
(E ANCORA GRAZIE, ASTIME)
DIN DON – DOPO LA LOBBY EBRAICA, SECONDA GAFFE DI DON PIERINO: “NON VOLEVA ACCUSARE LA MASSONERIA, BENSI’ LA NEW LEFT LAICISTA, ANTICLERICALE, POLITICALLY CORRECT”, DICE IL PORTOCROCE MELUZZI, “MASSONE IN SONNO” - TRUFFE E GALERA E DOSSIERAGGIO…1 - DON GELMINI: MELUZZI 'MASSONE IN SONNO', NON CE L'AVEVA CON NOI
(AGI) - Non parlava della Massoneria, almeno non intesa come istituzione, Don Pierino Gelmini nell'accusare "la loggia massonica radical-chic" che combatte la chiesa cattolica e che sosterrebbe l'indagine contro di lui per abusi sessuali. E' il suo portavoce Alessandro Meluzzi a fare chiarezza, costretto per il secondo giorno di fila a rettificare le dichiarazioni del focoso sacerdote dopo la gaffe sugli ebrei.

Un chiarimento ancora piu' significativo, se si considera che lo stesso Meluzzi e' un massone dichiarato, iscritto alla loggia Ausonia di Torino, anche se ha recentemente annunciato l'intenzione di diventare diacono permanente nell'ambito della Chiesa greco melchita cattolica, entrando cosi' "in sonno".
(Don Pierino Gelmini)

"Non c'e' alcuna ostilita' di don Pierino nei confronti della Massoneria - tiene a precisare Meluzzi - cosi' come non c'e' ostilita' della Massoneria nei suoi confronti. Ha usato l'aggettivo 'massonica' non come nome proprio, ma come nome comune: forse sarebbe stato meglio il termine usato da Castellitto in 'Caterina va in citta'', cioe' 'conventicola': un ambiente politico e culturale radical-chic, la new left laicista, anticlericale, politically correct, che in America ha rovinato i college americani e fa proseliti anche da noi".

Una lobby non meglio precisata: "I nomi non li so e se li sapessi non li faccio - precisa Meluzzi - ma penso a tutti coloro che con una visione molto elitaria non hanno mai avuto un atteggiamento benevolo nei confronti delle realta' popolari, e tra queste naturalmente la Chiesa". Nessuna polemica con la Massoneria, dunque, anche se Meluzzi ammette che "Don Pierino ha parlato con la franchezza e la schiettezza dei profeti. E' stato ingenuo, ma nel senso latino del termine, 'in-gens', cioe' nobile: nella commedia plautina era il nobile quello buono e onesto, e lui e' cosi': sembra semplice perche' manca di malizia. Siamo orgogliosi - ribadisce - della sua ingenuita'".

2 - TRUFFE E GALERA: L’ARMADIO SEGRETO DI DON PIERINO
Da L’Unità
 - Attività di dossieraggio. «Da quali armadi e schedari sono uscite le notizie sul passato di don Gelmini?». A tarda sera Alessandro Meluzzi prende voce in nome e per conto di don Gelmini e minaccia querele. Ce l’ha con il giornalista de «La Stampa» che ieri ha pubblicato la storia segreta del prete anti-droga, quella che non figura nelle biografie ufficiali, quella che parla di carcere, di truffe e di scomuniche. Quella che il tempo ha cancellato e di cui è difficile trovare traccia anche negli archivi delle agenzie giornalistiche. «Articoli come quelli scritti in questi giorni su don Gelmini - dice Meluzzi - presuppongono un’attività di dossieraggio. Ora questo lavoro sarà valutato attentamente da don Gelmini che deciderà poi se avviare iniziative legali».

Tracce ufficiali ce ne sono nell’archivio «Ansa» nei riepiloghi dei lontani anni 70: «... il sostituto procuratore della Repubblica dott Renato Grillo ha trasmesso il fascicolo relativo alla vicenda giudiziaria in cui sono cui sono coinvolti Padre Eligio (al secolo Angelo Gelmini), il fratello don Pietro Gelmini e l’avv Carmelo Conte (57 anni), in carcere dal 12 marzo con l’accusa di aver truffato un commerciante di formaggi di Crescentino, Viro Passero (35 anni), spicca contro di loro altrettanti ordini di cattura... ».
(Silvio Berlusconi - Foto U.Pizzi)

«Era il 13 novembre 1969 - scrive «La Stampa» - quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, nella sua villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. E già all’epoca fece scalpore che questo sacerdote avesse una Jaguar in giardino... All’epoca, Gelmini aveva un certo ruolo nella Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires. Ma aveva scoperto la nuova vocazione. «Rinunciai alla carriera per salire su una corriera di balordi», la sua battuta preferita.

I freddi resoconti di giustizia dicono in verità che fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa. Scappato in Vietnam viene condannato a quattro anni di carcere che sconta tutti. «Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare “promiscuità” con gli altri reclusi». Cattiverie? Le biografie ufficiali sorvolano su questi episodi.


Dagospia 06 Agosto 2007

venerdì 3 agosto 2007

La prevalenza del cretino


LA PREVALENZA DEL CRETINO
E' il titolo di un libro che anni fa ebbe un certo successo, e che sosteneva come - a furia di promozioni - si finisca sempre per mettere le persone in posizioni al di là di quelli che sono i loro limiti, le loro capacità, cosicchè fanno regolarmente cose "cretine".
La storia è di ieri. Un pastore nel sud Italia si avvicina alla battigia*, e preleva dieci litri d'acqua di mare per farne non so quale intruglio da spalmare per la salute degli zoccoli dei suoi ovini. Che sia o no basata su fatti scientificamente accertati, all'efficacia dell'intruglio lui crede (affari suoi in ogni caso).
La sua sfortuna è di essere notato da due zelanti servitori dello Stato, che gli contestano il comportamento (l'aver prelevato acqua di mare) come reato, in base al Codice di Navigazione, che vieta di prelevare elementi naturali dal mare, come sabbia, rocce, e appunto acqua marina, in ingenti quantità.
Questo poveraccio ora rischia di vedersi sporcata la fedina (e una multa fino a 9000 euro, mica cazzi, eh!) per aver prelevato l'acqua necessaria a fare un paio di castelli di sabbia.
E poi dicono che i cittadini non credono alle istituzioni.
Zelanti funzionari dello Stato, posso dirvelo? Vi siete comportati come due imbecilli.

* si dice battigia, non "bagnasciuga" come affermava Mussolini...

martedì 31 luglio 2007

Senza titolo


ECCO PERCHE’ NON VOTEREMO  PRESTO PER LE POLITICHE

Fatto numero unoLa Stampa (cioè FIAT, cioè Confindustria) sta sempre più criticando Berlusconi.

Fatto numero due: persino Gianfranco Fini, visto che il suo appiattimento sul Cav. gli sta costando la perdita di pezzi del suo partito (e quindi vede vacillare la propria leadership) comincia a dire che la linea strategica del nanetto è sbagliata. Anzi, comincia a vagheggiare manifestazioni di piazza targate AN (e basta, senza il resto della defunta cidielle).

Fatto numero tre: nonostante tutti i tentativi, Cesa & Pierferdy si guardano bene dal rientrare all’ovile della cidielle, anzi non perdono occasione per prenderne le distanze e – se è necessario e fattibile per loro – venire in soccorso della maggioranza in Senato

Fatto numero quattro: il Gran Fanfaluchiere di Arcore continua a sbracciarsi come un dannato, a far comizi con claques ululanti in ogni dove, a ribadire che la maggioranza è illegittima e stalinista, come fosse già in campagna elettorale, ma dei suoi non lo segue nessuno.

Fatto numero cinque: la sinistra estrema fa come sempre la sinistra estrema, pone ricatti ad ogni minuto, ma dopo aver fatto dimettere (inutilmente) Prodi a gennaio s’è presa un bello spavento e al di là del continuo abbaiare, non morde, probabilmente mèmore della vaccata di ottobre ’98.

Conclusioni: La cidielle non esiste più, per un motivo semplicissimo. Finché Berlusconi poteva far credere ai suoi di esser l’unico in grado di condurli stabilmente alla greppia del potere, a patto di stare uniti (altrimenti perdono nonostante abbiano la maggioranza, vedi ’96), tutti i suoi alleati erano proni ai suoi ordini. E disponibili a subire qualsiasi ricatto dai pagliacci verdevestiti. Ora hanno capito (da oltre un anno) che non è più così, che il Berlusca è decotto e non riesce più a vincere nemmeno con le carte truccate della porcata calderoliana. E lo scaricano, ma non sanno come fare, per cui tirano a logorarlo. Ma hanno bisogno di tempo, magari addirittura di far finire questa legislatura. E questo perché sono nient'affatto convinti di vincere - e magari pensano con orrore a rivincere con "lui" come leader...) Lui lo ha capito, e si agita un po’ per nervosismo, un po’ per tirarsi su con i sondaggi (quali? I suoi? Quelli in cui Forza Italia è sempre tra il 30 e il 35%?). Ma non credo gli servirà a molto, solo a prolungare la sua agonia politica. Purtroppo per la destra, per la sinistra che è malata di berlusconismo, e per noi tutti come Italiani, probabilmente non sarà breve.

Democristacci


C'entrano sempre!


Val la pena di dare un’occhiata ai precedenti dell’onorevole Cosimo Mele, assurto in questi giorni ai clamori della cronaca per l’arcinota storia di squillo e coca; a giudicare dai suoi trascorsi il nostro [divorziato: due figli di primo letto e due dalla seconda moglie] non sembrerebbe un modello di virtù cristiane. Lello Parise, sulla "Repubblica" di oggi lo definisce "tutto politica e sregolatezza".

Finito in gattabuia nel 1999, andava a giocare al casinò con i quattrini ["centinaia di milioni"] raggranellati con le tangenti estorte dedicandosi con passione ad appalti pubblici ed assunzioni. Arrestato e processato con l’accusa di concussione e corruzione, nel 2000 l’ex democristiano tenta di riciclarsi bussando alle porte di An; ottenuto un secco rifiuto, trova rifugio tra le accoglienti braccia dell’Udc, dove sono di bocca buona.

Le sue ultime parole famose? Quelle pronunciate qualche anno fa, a proposito dell’arresto di Andrea Silvestri, suo compagno di partito: "La spettacolarizzazione della giustizia non rende un servizio ai cittadini". Questione di punti di vista.
Lu Mimmo, come Mele viene confidenzialmente chiamato dai suoi concittadini ed elettori, è, del resto, in ottima compagnia.

Qualcuno ricorda la dichiarazione di Pierferdy Casini all’Espresso di qualche tempo fa? "Non candiderò nessun indagato, tranne Cuffaro". Non è andata esattamente così. All’inossidabile Totò bisogna aggiungere l'ex vicepresidente della Regione Molise, Aldo Patriciello, indagato dal 2004 per una frode negli appalti; il sottosegretario Teresio Delfino, candidato in Piemonte nonostante un avviso di garanzia nell'inchiesta sui fondi dell'Enoteca d'Italia. In Sicilia, spicca il nome di Saverio Romano, sottosegretario al Welfare, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa e referente della cosca di Villabate, secondo le dichiarazioni del pentito Francesco Campanella.

Rientra in gioco Calogero Mannino e viene candidato anche il sottosegretario Giuseppe Drago, condannato a 3 anni e 3 mesi per peculato e abuso. Nel 1998, quando era presidente della Regione Sicilia prelevò 230 milioni di lire dai fondi riservati del governatore, dichiarando successivamente di averli spesi in beneficenza. Nella lista del Senato è comparso al quarto posto in Veneto Settimio Gottardo, l'ex sindaco di Padova che ha patteggiato una pena di 17 mesi per l'accusa di corruzione per una tangente sulla costruzione del nuovo palazzo di giustizia. Il deputato veronese Annamaria Leone ne chiese la sospensione "per gravi violazioni dei doveri morali". Non è stata ricandidata. E si è dimessa dal partito guidato dal segretario Lorenzo Cesa, arrestato nel 1993. Cesa ammise di aver ricevuto centinaia di milioni per gli appalti Anas, fu condannato nel 2001 a 3 anni e 3 mesi per corruzione ma la Corte d'appello di Roma annullò la sentenza perché lo stesso magistrato aveva svolto prima la funzione di pm e poi di giudice. In seguito i reati sono caduti in prescrizione.Queste (ed altre) informazioni riguardanti le disavventure giudiziarie dei candidati Udc sono tratte dal libro "Onorevoli Wanted" di Peter Gomez e Marco Travaglio; una lettura assai istruttiva.

(Postato dalla coblogger "Beatasolitudine")

lunedì 30 luglio 2007

No comment


DEMAGOGIA COMPARATA

“Spezzeremo le reni alla Grecia.”

DUCE
Programma indecente, realizzato in modo indecente. Faceva meglio a tacere e a non far nulla.


“Soluzione finale per gli ebrei”

hitler
Programma osceno, QUASI perfettamente realizzato. Si fosse limitato alla demagogia, senza agire, sarebbe stato moooooolto meglio.



“Puniremo i fannulloni”

PS
Smettetela di dirlo, e fatelo.

Senza titolo


Riflessioni
del mio cervello sinistro su un interessante articolo de La Stampa.
Ai lettori il parere...(a seguire, quelle del cervello destro)

”Se non intervengono grosse novità”, scrive La Stampa, “ il centrosinistra ha davanti a sé solo due strade: perdere le elezioni perché si ripresenta con la sinistra estrema, e perderle perché non si ripresenta con la sinistra estrema. (…)Vista da destra la situazione è rosea”, prosegue La Stampa:”allo stato presente dei rapporti di forza e stante l’attuale legge elettorale il centro-destra vincerebbe comunque le elezioni, qualsiasi cosa facciano Casini e i suoi (se l’Udc si alleasse con il Partito Democratico contro il resto della Casa delle Libertà, molti dei suoi elettori non seguirebbero il partito).”
Personalmente, non ne sono convinto.Una cosa è fare i sondaggi a freddo, una cosa è pensare di riavere B. a Palazzo Chigi e Tremonti al Tesoro, per davvero. Il CSX nei sondaggi, solo perché si è candidato Veltroni, è passato da -18% a -3%. Mica cazzi.

“C’è un problema, però. Anche ammettendo che Berlusconi, insieme a molte leggi di parte, abbia fatto alcune ragionevoli riforme (cosa di cui, lentamente, ci si comincia ad accorgere persino a sinistra), resta il fatto che al termine del suo quinquennio il suo stesso elettorato era profondamente deluso, e anche gli osservatori più vicini al centro-destra rimproveravano al suo governo di aver fatto molto di meno di quel che era necessario (oltreché possibile, stante la sua amplissima maggioranza parlamentare).”
Nemmeno di questo sono convintissimo. Anche se la propaganda di B. sta facendo breccia, i dati son dati. Se volete li pubblico. Ma comunque è difficile convincere le persone che con B. al potere stavano meglio…

“Certo si possono avere le opinioni più disparate su Prodi e Berlusconi, e si può pure pensare che sia impossibile far peggio di Prodi.” (sublime, l’insinuazione apparentemente distaccata del giornalista; poi dicono che La Stampa è di sinistra: è della FIAT, accidenti!)

“E tuttavia è difficile, anche con il massimo di benevolenza per le riforme passate del centro-destra, pensare che il mero ritorno di Berlusconi al potere permetta quel cambio di passo nel cammino delle riforme di cui l’Italia ha disperatamente bisogno da quindici anni.”
Ah, ecco, lo ammettono anche loro, a denti stretti…

”È questo, e non la debolezza del governo Prodi, il vero problema politico dell’Italia. L’Unione sta dimostrando, per chi si fosse illuso del contrario, di non essere in grado di modernizzare l’Italia.” Grazie: le hanno sabotato la maggioranza  già labile di per sé, con la porcata di Calderoli,al Senato…

“Ma la Casa delle Libertà aveva già fornito la sua dimostrazione negativa nel quinquennio precedente. Difficile immaginare che quel che non le riuscì allora le possa riuscire adesso. Credo che la maggior parte dei cittadini non intossicati di politica abbiano perfettamente chiaro il rebus italiano, e siano sempre più scettici e disincantati innanzitutto perché ne avvertono la insolubilità. Con questi attori in campo, con queste regole del gioco, con questa cultura politica, non se ne uscirà mai.”
Eh, qui hanno ragione, temo…

”Ma esistono alternative? Personalmente penso di no, almeno nel breve periodo. Perché qualcosa di sostanziale cambiasse effettivamente nello stanco gioco della politica italiana sarebbero necessarie almeno tre condizioni, che al momento non paiono a portata di mano.” Sentiamo.

“La prima è che i due parafulmini, Prodi e Berlusconi, facessero un passo indietro lasciando a leader più giovani - ma soprattutto meno segnati dall’odio - di condurre le danze della politica.”
Sì, figurati. Finché il nanetto di Arcore avrà fiato in corpo, mai si accomoderà in esilio dorato ad Hammamet e ditorni.

“La seconda condizione è la nascita di quello che si potrebbe chiamare il «partito del merito»: una forza politica radicalmente riformista e modernizzatrice, non pregiudizialmente schierata con la destra o con la sinistra, ma abbastanza forte in Parlamento da risultare necessaria per formare un governo.”

“La terza condizione è più difficile da definire, ma è forse la più importante: sarebbe utile ripensare la storia di questi quindici anni, la storia della seconda Repubblica, anche come una storia comune, in cui i riformisti di entrambi gli schieramenti sono stati ostaggio delle rispettive ali conservatrici (non necessariamente radicali, o estremiste o massimaliste: talora sono proprio i cosiddetti moderati che bloccano le riforme).”
Interessante, val la pena pensarci su. Sull’argomento, essendo culturale, Berlusconi non metterebbe becco. Salvo per citare Romolo e Remolo, come disse qualche anno fa in uno sfoggio di cultura.

”Se quest’opera di ripensamento venisse compiuta con lucidità e spregiudicatezza, probabilmente alla fine ci accorgeremmo che, in molti campi, la destra e la sinistra si assomigliano molto di più di quanto siamo disposti a credere, e che quei campi sono precisamente quelli che bloccano le riforme: in entrambe - destra e sinistra - è fortissimo il partito della spesa, per entrambe il merito conta pochissimo, per entrambe la manutenzione del consenso delle famiglie viene prima della crescita delle imprese (chi non ne fosse convinto confronti, in un anno qualsiasi della seconda Repubblica, l’aliquota fiscale che grava sulle imprese italiane con quella degli altri Paesi europei).”
Ecco che salta fuori La Stampa della FIAT: Riforme per loro vuol dire aiuti alle imprese. Una sorta di assistenzialismo all’incontrario. Ebbasta, dai!

”Una storia economico-sociale comune aiuterebbe anche a porre su basi solide il dialogo fra i due poli. E’ ingenuo invitare ad «abbassare i toni», o a un maggiore garbo istituzionale, se poi le analisi della storia e della società italiana continuano ad essere inquinate dalla faziosità e dall’odio.”
Giusto. Cominciate col dire che i morti son morti e si rispettano, ma nel ’45 ci fu chi lasciò le penne per la democrazia, e chi ce le lasciò per fedeltà a Hitler.

“Forse non vedremo mai niente di veramente diverso, ma se mai cambierà qualcosa sarà quando sentiremo parlare in un modo diverso delle riforme altrui, siano esse la legge Biagi o le liberalizzazioni di Bersani, la riforma pensionistica di Maroni o la lotta all’evasione di Visco.”
Qualunquismo puro. L’inutile (non dannosa, per carità, ma inutile) legge cosiddetta Biagi, accostata alle liberalizzazioni; la riforma di Maroni, accanto alla lotta all’evasione. Tutto fa brodo.

“Fino a quel giorno, è inutile illudersi, lo spettacolo resterà quello di questi anni: la destra ostacolerà le riforme della sinistra qualsiasi cosa contengano, e la sinistra farà lo stesso con quelle della destra.”
Insomma, smettetela di litigare e aiutate le imprese.
 

Senza titolo


Riflessioni
del mio cervello destro su un interessante articolo de La Stampa.
Ai lettori il parere...(ho appena scritto quelle del cervello sinistro)

”Se non intervengono grosse novità”, scrive La Stampa, “ il centrosinistra ha davanti a sé solo due strade: perdere le elezioni perché si ripresenta con la sinistra estrema, e perderle perché non si ripresenta con la sinistra estrema. (…) Vista da destra la situazione è rosea”, prosegue La Stampa:”allo stato presente dei rapporti di forza e stante l’attuale legge elettorale il centro-destra vincerebbe comunque le elezioni, qualsiasi cosa facciano Casini e i suoi (se l’Udc si alleasse con il Partito Democratico contro il resto della Casa delle Libertà, molti dei suoi elettori non seguirebbero il partito).”
Eh. non ha torto. FIno a che la sinistra non si convince che lo sviluppo e la sicurezza non sono (in sé) concetti reazionari, non vincerà mai le elezioni.

“C’è un problema, però. Anche ammettendo che Berlusconi, insieme a molte leggi di parte, abbia fatto alcune ragionevoli riforme (cosa di cui, lentamente, ci si comincia ad accorgere persino a sinistra), resta il fatto che al termine del suo quinquennio il suo stesso elettorato era profondamente deluso, e anche gli osservatori più vicini al centro-destra rimproveravano al suo governo di aver fatto molto di meno di quel che era necessario (oltreché possibile, stante la sua amplissima maggioranza parlamentare).”
Sacrosanto, B. è i cancro dei valori di destra, ma ha un tale volume di fuoco, che il popolo bue si beve di tutto. Poi è vero che ha fatto la patente a punti (bellissimo) e la legge antifumo (bellissima), e che non è tutta colpa di Tremonti lo sfascio dell'economia. Certo che mi aspettavo di più, eh.

“Certo si possono avere le opinioni più disparate su Prodi e Berlusconi, e si può pure pensare che sia impossibile far peggio di Prodi.” Boh, c'è poi tale differenza?

“E tuttavia è difficile, anche con il massimo di benevolenza per le riforme passate del centro-destra, pensare che il mero ritorno di Berlusconi al potere permetta quel cambio di passo nel cammino delle riforme di cui l’Italia ha disperatamente bisogno da quindici anni.”
Beh, c'è poi tutta questa differenza, tra destra e sinistra?

”È questo, e non la debolezza del governo Prodi, il vero problema politico dell’Italia. L’Unione sta dimostrando, per chi si fosse illuso del contrario, di non essere in grado di modernizzare l’Italia.” Grazie: lo si diceva sin dalla campagna elettorale, che erano un'armata Brancaleone...

“Ma la Casa delle Libertà aveva già fornito la sua dimostrazione negativa nel quinquennio precedente. Difficile immaginare che quel che non le riuscì allora le possa riuscire adesso. Credo che la maggior parte dei cittadini non intossicati di politica abbiano perfettamente chiaro il rebus italiano, e siano sempre più scettici e disincantati innanzitutto perché ne avvertono la insolubilità. Con questi attori in campo, con queste regole del gioco, con questa cultura politica, non se ne uscirà mai.”
Eh, qui hanno ragione, temo…

”Ma esistono alternative? Personalmente penso di no, almeno nel breve periodo. Perché qualcosa di sostanziale cambiasse effettivamente nello stanco gioco della politica italiana sarebbero necessarie almeno tre condizioni, che al momento non paiono a portata di mano.” Sentiamo.

“La prima è che i due parafulmini, Prodi e Berlusconi, facessero un passo indietro lasciando a leader più giovani - ma soprattutto meno segnati dall’odio - di condurre le danze della politica.”
Sì, figurati. Finché il nanetto di Arcore avrà fiato in corpo, mai si accomoderà in esilio dorato ad Hammamet e ditorni.E agli ideali della destra, chi ci penserà? Mah!

“La seconda condizione è la nascita di quello che si potrebbe chiamare il «partito del merito»: una forza politica radicalmente riformista e modernizzatrice, non pregiudizialmente schierata con la destra o con la sinistra, ma abbastanza forte in Parlamento da risultare necessaria per formare un governo.”
Ma che, scherzate? Il merito a sinistra? Oddio, se penso a Previti, non è che a destra siamo messi meglio...

“La terza condizione è più difficile da definire, ma è forse la più importante: sarebbe utile ripensare la storia di questi quindici anni, la storia della seconda Repubblica, anche come una storia comune, in cui i riformisti di entrambi gli schieramenti sono stati ostaggio delle rispettive ali conservatrici (non necessariamente radicali, o estremiste o massimaliste: talora sono proprio i cosiddetti moderati che bloccano le riforme).”
Interessante, val la pena pensarci su. Ci vorrebbe una bella legge di sbarramento. Ma poi chi glielo dice, a Umberto?

”Se quest’opera di ripensamento venisse compiuta con lucidità e spregiudicatezza, probabilmente alla fine ci accorgeremmo che, in molti campi, la destra e la sinistra si assomigliano molto di più di quanto siamo disposti a credere, e che quei campi sono precisamente quelli che bloccano le riforme: in entrambe - destra e sinistra - è fortissimo il partito della spesa, per entrambe il merito conta pochissimo, per entrambe la manutenzione del consenso delle famiglie viene prima della crescita delle imprese (chi non ne fosse convinto confronti, in un anno qualsiasi della seconda Repubblica, l’aliquota fiscale che grava sulle imprese italiane con quella degli altri Paesi europei).”
Ecco che salta fuori La Stampa sindacale: i valori di destra sono ostaggio della sinistra. Ma dai!

”Una storia economico-sociale comune aiuterebbe anche a porre su basi solide il dialogo fra i due poli. E’ ingenuo invitare ad «abbassare i toni», o a un maggiore garbo istituzionale, se poi le analisi della storia e della società italiana continuano ad essere inquinate dalla faziosità e dall’odio.”
Giusto. Cominciate col dire che i morti son morti e si rispettano, ma nel ’45 ci fu chi lasciò le penne per l'onore patriottico, e chi lo fece per insegnare ai poveri a rialzare la testa. Che schifo!.

“Forse non vedremo mai niente di veramente diverso, ma se mai cambierà qualcosa sarà quando sentiremo parlare in un modo diverso delle riforme altrui, siano esse la legge Biagi o le liberalizzazioni di Bersani, la riforma pensionistica di Maroni o la lotta all’evasione di Visco.”
Qualunquismo puro. L’inutile (non dannosa, per carità, ma inutile) legge cosiddetta Biagi, accostata alle liberalizzazioni; la riforma di Maroni, accanto alla lotta all’evasione. Tutto fa brodo.

“Fino a quel giorno, è inutile illudersi, lo spettacolo resterà quello di questi anni: la destra ostacolerà le riforme della sinistra qualsiasi cosa contengano, e la sinistra farà lo stesso con quelle della destra.”
Insomma, smettetela di litigare e aiutate le imprese.